08/06/2026
Dieci anni fa la mia amica Emilia, compagna di sogni e di cammini, mi guardò negli occhi e disse: “Ho un sogno. Voglio arrivare a Roma a piedi. Con te.”
Io abbassai lo sguardo. Non potevo. La dialisi mi legava all’ospedale. Due giorni di assenza erano già troppi. Quel sogno sembrava impossibile, chiuso in una sala bianca tra un bip e l’altro di una macchina.
Chi avrebbe immaginato che il tempo, a volte, scrive finali più grandi di quelli che osiamo sognare?
Dieci anni dopo, eccolo il miracolo: ero io a guidare i passi. Non da solo, ma come guida ufficiale di un evento Nazionale, lungo tutta la Via Francigena. Davanti a me, un gruppo di guerrieri: dializzati e trapiantati che non hanno mai smesso di credere. Insieme, chilometro dopo chilometro, fino ad abbracciare la Città Eterna.
E l’abbiamo fatto grazie ad ANED, che ha trasformato la mia prigione di allora nel mio cammino di oggi.
Grazie a Carolina Panico e Giuseppe Pucci: la vostra fiducia è stato il mio primo passo.
Grazie a Paolo Nenci, a Sara, a **Carlo**… e a ogni volto, ogni nome che il cuore ricorda anche quando la memoria inciampa. Perdonatemi se non riesco a nominarvi tutti: siete incisi nei miei passi.
A Roma non siamo arrivati solo con le gambe. Siamo arrivati con la vita.
E abbiamo dimostrato che nessun macchinario, nessuna diagnosi, può davvero fermare un sogno quando cammina insieme ad altri.
Grazie per questa esperienza che mi ha insegnato la cosa più semplice e più grande: si può. Sempre.