17/06/2026
Digital Report 2026: Gli italiani leggono poco e hanno meno fiducia nei media tradizionali. Crollo delle vendite dei quotidiani e perdita di fiducia dei lettori verso una stampa adulterata dalla politica e dai gruppi imprenditoriali. In crescita l'informazione online
Un pubblico disincantato, distaccato, eppure immerso in un flusso informativo continuo. È il ritratto dell'Italia che emerge dal Digital News Report 2026, lo studio del Reuters Institute coordinato per l'Italia dal Master di giornalismo di Torino insieme ad Alessio Cornia (Dublin City University, Reuters Institute e Oxford University). Il sondaggio, condotto tra il 9 e il 28 gennaio 2026 su un campione di 2040 partecipanti, ha meso a confronto il nostro Paese con altre realtà internazionali come Spagna, Francia, Finlandia, Regno Unito e Stati Uniti.
Il crollo dell'interesse
L'Italia registra quest'anno un primato negativo: solo il 34% degli italiani si dichiara molto o estremamente interessato alle notizie. Si tratta del livello più basso tra i Paesi analizzati e del calo più marcato degli ultimi anni. Il disinteresse è particolarmente evidente nei confronti della politica, che appassiona solo il 16% del campione (anche se, in controtendenza, si nota un lieve aumento dell'attenzione nella fascia più giovane, tra i 18 e i 24 anni). Ma gli italiani continuano comunque a consultare le notizie, anzi la fruizione complessiva è in aumento. E' un paradosso: aumentano i contatti con l'informazione, ma diminuiscono drasticamente il coinvolgimento e l'interesse.
Il cambio generazionale
Tra i giovani dai 18 ai 24 anni, ben il 68% dichiara di non aver mai usato i quotidiani cartacei come fonte. L'online amplia il suo vantaggio sulla televisione, mentre la radio, dopo un periodo di calo, sembra aver trovato una sua stabilizzazione. Nonostante la spinta del web, la Tv mantiene ancora un piccolissimo margine come "fonte principale" per la popolazione complessiva.
Social, creator e intelligenza artificiale
La relazione diretta tra cittadini e media tradizionali si sta indebolendo, mediata sempre di più da piattaforme terze, content creator e chatbot. Il 36% degli italiani ha fruito di notizie prodotte da creator o veicolate dall'intelligenza artificiale nell'ultima settimana. La maggior parte dei contatti sui social avviene in modo “incidentale”: le notizie si incontrano per caso mentre si naviga. L'unica eccezione rilevante è la piattaforma X, dove prevale un uso intenzionale della ricerca informativa, anche se il social rimane utilizzato da una quota ormai limitata di italiani. L'intelligenza artificiale rappresenta per ora una nicchia, ma inizia a strutturarsi: il 15% degli utenti la sfrutta per semplificare concetti complessi o per approfondire determinati argomenti. Resta però il punto della credibilità: le notizie trovate sui social e tramite i chatbot raccolgono pochissima fiducia da parte degli utenti.
La fiducia e il giudizio sui media
Se la fiducia generale nel sistema informativo resta bassa, la credibilità tiene quando si parla di singole testate storiche e riconosciute. Tuttavia, il pubblico non risparmia le critiche: la copertura dei grandi temi e dei fatti complessi dell'attualità viene valutata negativamente dalla maggior parte degli intervistati, che giudicano i media tradizionali troppo parziali o superficiali. Critico anche il tema della sostenibilità economica: solo l'8% degli italiani è disposto a pagare per l'informazione online, anche se, tra chi decide di spendere, cresce la scelta dell'abbonamento continuativo.