07/09/2026
Cโรจ stato un tempo in cui la ๐ฐ๐ฎ๐ฟ๐ฟ๐๐ฏ๐ฎ non era una curiositร da riscoprire, ma era normalmente presente nelle campagne siciliane. Un baccello scuro, duro, lucido, da sgranocchiare lentamente, con quel sapore dolce che ricorda il cacao, il miele, il caramello. Non a caso la chiamavano il ๐ฐ๐ถ๐ผ๐ฐ๐ฐ๐ผ๐น๐ฎ๐๐ผ ๐ฑ๐ฒ๐ถ ๐ฝ๐ผ๐๐ฒ๐ฟ๐ถ: si trovava sugli alberi quando il cioccolato vero era un lusso.
Il carrubo, soprattutto nella Sicilia sud-orientale tra ๐ฅ๐ฎ๐ด๐๐๐ฎ, ๐ ๐ผ๐ฑ๐ถ๐ฐ๐ฎ ๐ฒ ๐ด๐น๐ถ ๐๐ฏ๐น๐ฒ๐ถ, รจ un albero antico e testardo: resta verde anche quando la campagna sembra bruciata dal sole, fa ombra, resiste alla siccitร e per generazioni ha dato frutti, mangime, farina e sciroppi.
Dentro la carruba ci sono anche i semi, ๐ถ ๐ณ๐ฎ๐บ๐ผ๐๐ถ ๐ฐ๐ฎ๐ฟ๐ฎ๐๐ถ, legati alla pesatura delle pietre preziose. E giร questo basterebbe per fermarsi a raccontare unโaltra storia interessantissima: un frutto povero che ha dato il nome alla misura della ricchezza.
Oggi la carruba รจ molto meno presente sulle nostre tavole, anche se un suo derivato si nasconde in tanti alimenti con la dicitura ๐๐ฐ๐ญ๐ฌ, usato come addensante.
Ma forse proprio per questo ha ancora piรน fascino. Perchรฉ racconta una Sicilia pratica, contadina. Una Sicilia che sapeva trasformare anche un baccello duro come il legno in qualcosa da mordere, usare e trasformare.
La carruba si raccoglie tra fine agosto e inizio settembre. E per questo oggi le abbiamo voluto fare un piccolo omaggio.