Ad Gentes Onlus

Ad Gentes Onlus http://www.adgentes.it - Sito registrato nella lista dei siti cattolici italiani - http://www.siticattolici.it/

L’iniziativa editoriale “Ad gentes” merita grande attenzione e considerazione. Merita un plauso la scelta di utilizzare il web per diffondere notizie, storie, riflessioni, curiosità. Coraggiosa e giusta la linea editoriale: rivolgersi ai lettori con temi che riguardono la politica, la sanità, la cultura, il volontariato. Non credo che si voglia fare un giornalismo investigativo o d’assalto, facile a catturare lettori, ma un giornale che dia voce a chi non ne ha, agli ultimi, a chi fa in silenzio il proprio dovere a chi non urla, non ricatta. Magari avrete pochi lettori …ma non importa sicuramente crescerete. Sono anni difficili quelli che verranno, per noi e per le generazioni future: i sacrifici sono necessari. La politica è vero che deve essere più sobria, meno casta e più vicina alla gente ma è anche vero che i tagli non possono sacrificare la partecipazione democratica perchè tagli eccessivi nella politica portano a far prevalere i piu’ potenti, i gestori di potere, i più ricchi. La democrazia diventa un oligarchia cioè il governo di pochi eletti.

Chi sono i “Maranza” ?Ormai nel linguaggio comune è entrato il termine «maranza». Così diffuso che la Treccani lo ha uff...
09/08/2026

Chi sono i “Maranza” ?

Ormai nel linguaggio comune è entrato il termine «maranza». Così diffuso che la Treccani lo ha ufficialmente incluso, nel 2025, tra i neologismi. Non si sa esattamente quale sia l’etimologia della parola, ma la teoria più accreditata fatta propria dall’Accademia della Crusca la fa risalire al dialetto meridionale «maranza», che significa «melanzana». In que-sto caso, l’origine avrebbe una connotazione legata al colore della pelle, riferendosi a persone di origine nordafricana. Un’altra ipotesi, molto diffusa a Milano dove il fenomeno è più radicato, vede «maranza» come un insieme tra «marocchino» e «zanza», quest’ultimo un termine del gergo milanese per indicare un piccolo ladruncolo o imbroglione.

Indipendentemente dall’origine, oggi la Treccani definisce il «ma-ranza» come un «giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente e dal linguaggio volgare». Si tratta solitamente di ra-gazzi di seconda generazione, spesso nati in Italia ma con origini nordafricane. La definizione della Crusca è simile: «Ragazzo o ragaz-za, che appartiene a gruppi di giovani che condividono e ostentano atteggiamenti da strada, particolari gusti musicali, capi d’abbiglia-mento e accessori appariscenti e un linguaggio spesso volgare».

«Negli ultimi anni il termine maranza si è diffuso tra i giovani -principalmente attraverso i social network- per iden-tificare un certo tipo di ragazzi (meno frequentemente ragazze) accomunati dagli stessi stili d’abbigliamento (ad es. abiti griffati, perlopiù contraffatti), gli stessi gusti musicali (come la trap), e un linguaggio e un atteggiamento talvolta grezzi o volgari», spiegano le note dell’Accademia. Aggiungendo che «nell’estate 2022, alcuni raduni di giovani avvenuti tra Peschiera del Garda e Riccione hanno portato il “fenomeno maranza” all’attenzione dei media nazionali, e il termine si è diffuso nella stampa e nei telegiornali. L’opinione pubblica si è divisa tra chi ritiene i maranza un fenomeno sociale pericoloso e criminale, e chi invece ne evidenzia le contraddizioni e mette in risalto gli aspetti più ridicoli e caricaturali». Inoltre, spiega Marco Biffi, ordinario di Linguistica italiana presso l’Università di Firenze e responsabile del sito web dell’Accademia della Crusca, nel suo articolo Giovani, lingua e mode: se maranza non sempre fa rima con violenza, «vedo un rischio in questo modo di usare le parole, e chi le usa per professione dovrebbe saperlo. Il fatto che in gruppi di violenti ci siano anche alcuni maranza non significa, ovviamente, che maranza significhi violento. Così si rischia di marchiare inutilmente, con facili e superficiali sovrapposizioni, migliaia di ragazzi che non farebbero e non fanno del male a nessuno, e che semplicemente aderiscono giovanilmente, come avviene in ogni generazione, alla moda di un momento». Fenomeno sociale negativo non privo di violenze e rabbia come viene descritto da alcuni social o solo una minoranza di una maggioranza invece non violenta e integrata?

09/08/2026

Lettera di Buone Vacanze

Con l’arrivo dell’estate, tante famiglie si preparano a lasciare per qualche settimana i ritmi frenetici del lavoro, della scuola, degli impegni quotidiani, per concedersi un tempo di riposo, di silenzio, di incontro.
Anche quest’anno, la nostra redazione desidera accompagnare i lettori in questo passaggio con una parola semplice ma sentita: buone vacanze.

Il riposo non è un lusso, ma un dono. Le vacanze possono diventare l’occasione per riscoprire la dimensione del riposo troppo spesso dimenticato nella corsa quotidiana. Non si tratta soltanto di “staccare la spina”, ma di ritrovare un ritmo più umano, più vero, in cui ci sia spazio per la famiglia e per i propri affetti.

Un tempo per la famiglia. Le vacanze sono spesso l’unico periodo dell’anno in cui genitori e figli possono trascorrere insieme lunghe giornate senza l’assillo degli orari. È un’occasione preziosa per rinsaldare i legami familiari, per ascoltarsi e vivere momenti di spensieratezza. Papa Francesco ha più volte ricordato quanto sia importante che le famiglie ritrovino tempo per stare insieme, senza lasciarsi rubare i momenti più preziosi dalla tecnologia o dagli impegni. Le vacanze possono essere davvero un piccolo laboratorio di comunione familiare.

Un tempo per lo stupore. Che si tratti di montagna, di mare, di campagna o di città d’arte, il tempo delle vacanze offre l’opportunità di contemplare la bellezza del creato e delle opere dell’uomo con occhi nuovi. Un tramonto ammirato in silenzio, una passeggiata in un bosco, la visita a una cattedrale o a una piccola chiesa di paese possono diventare, per chi sa guardare, anche autentiche esperienze spirituali.

Non dimenticare chi resta. In questo tempo di riposo, un pensiero speciale va anche a chi le vacanze non può permettersele, o a chi, per motivi di lavoro o di salute, resta a casa. La ca**tà cristiana non va in vacanza: un saluto, una visita, un gesto di attenzione verso gli anziani soli o le famiglie in difficoltà possono trasformare anche i giorni d& #39;estate in un tempo di autentica testimonianza cristiana.

Buon riposo a tutti. A tutti i nostri lettori, dunque, auguriamo vacanze serene, all’insegna del riposo autentico, della vita familiare, dell’attenzione verso il prossimo. Che questo tempo sia occasione per ritrovare le forze del corpo e dello spirito, per tornare, a settembre, rinnovati nel cuore.

Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre

09/08/2026

Estate rovente – Gli effetti del caldo

È bene sapere che il caldo eccessivo mette a dura prova le nostre fisiologiche resistenze, per lo più causando, il più delle volte, cali di pressione, per la disidratazione, sudore e surriscaldamento generale. Non di rado si manifestano stress, spossatezza, stanchezza , riduzione delle capacità cognitive, con la normale conseguenza che ci sentiamo più nervosi, irritabili e svogliati.
Non vorremmo arrivare al classico colpo di calore che si evidenzia quando il nostro corpo supera la temperatura dei 40°, con confusione mentale e sopraggiunta raggiunta soglia di svenimento...

Fisicamente occorre integrare gli oligoelementi preziosi quali Potassio e Calcio che si possono perdere per via della nostra naturale reazione necessitante il raffreddamento corporeo che di norma avviene. E la perdita col sudore di questi preziosi elementi può provocare sintomi di nausea, vertigini, crampi e cefalee. Non si esclude l’aumento del Cortisolo, ovvero l’ormone deputato dello stress, per cui può anche verificarsi, mentalmente, un abbassamento della soglia di attenzione.

Amabili gesti, di terapeutica efficacia , contro giorni e notti roventi possono essere: portare i sofferenti in un luogo fresco, all’ombra e con una sufficiente ventilazione-meglio se sono coperti da abiti leggeri che alleviano la respirazione. Sempre in voga il Rimedio della Nonna e cioè applicare panni di acqua fresca su zone tipiche come collo, fronte, ascelle. Meglio ancora, e sempre utile, farli sdraiare e con le gambe sollevate, specie se si avverte bassa pressione.
Da evitare, assolutamente bevande alcoliche, non fare assumere antipiretici( è solo caldo e non si tratta di infezioni). Evitare di mettere ghiaccio su petto, spalle, e braccia, si restringerebbero i vasi sanguigni e potrebbero bloccare la normale dispersione del calore.

Si tratta di precauzioni e sistemi con princìpi di primo soccorso immediato e nel proprio domicilio. Casi più gravi o disperati richiedono l’intervento di 118, ambulanze e CRI per il trasporto in Ospedale, per gli
accertamenti di rito e le cure necessarie. Attenzione dunque a soggetti anziani, bambini e predisposti o con patologie particolari diagnosticate.

Emerge la grande ed indispensabile presenza di acqua potabile, vista la sua preziosità tenendo conto che il nostro Corpo ne possiede circa il 75%,ma spesso accade, specie nel periodo estivo, la sua penuria, se non assenza in molte zone, paesi e città delle nostre parti. Occhio però che intervengono, a svantaggio, sprechi inutili, piscine private riempite continuamente, acquedotti obsoleti e disperdenti in continuazione, disperati nuclei che raffreddano i selciati e marciapiedi davanti alle loro abitazioni con continui getti d’acqua.
Riflettiamo sulle nostre azioni e possibilità di intervento per migliorare ed abbattere grandi preoccupazioni, di ordine sanitario, specie se dovesse ancora durare un Meteo Bollente…

In ogni caso BUONA ESTATE, sin tanto che potete goderla.
Ci risentiamo nel prossimo mese di Settembre.
Sereni AUGURI di Riposo

Luglio 2026

Piero Privitera

Informazione sanitariaAlzheimer, un test del sangue potrebbe predire chi svilupperà sintomi tra 5 – 10 anniUn test del s...
09/08/2026

Informazione sanitaria

Alzheimer, un test del sangue potrebbe predire chi svilupperà sintomi tra 5 – 10 anni

Un test del sangue già approvato in Usa per confermare una diagnosi di Alzheimer in persone già con deficit cognitivi manifesti, può anche prevedere il rischio di sviluppare i sintomi dell'Alzheimer con un anticipo fino a dieci anni, in individui inizialmente asintomatici. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori del Mass General Brigham di Boston e pubblicato su Jama. I risultati sono stati presentati alla Conferenza Internazionale dell'Associazione Alzheimer in corso a Londra. Sebbene non sia ad oggi raccomandato per l'uso di routine in individui asintomatici, il test del sangue per la proteina p-tau217 si dimostra quindi promettente per la stima del rischio a lungo termine. In pratica è emerso che gli anziani asintomatici con livelli molto elevati nel sangue di p-tau217, presentano un rischio stimato del 38% di sviluppare un deterioramento cognitivo entro cinque anni e fino al 78% in dieci anni. Il test del sangue ha fornito quindi importanti indizi sullo sviluppo futuro dei sintomi, che vanno oltre quanto offerto dalle scansioni cerebrali e dai test genetici. L'esame del sangue per p-tau217 ha recentemente ottenuto l'approvazione in Usa solo a scopo di diagnosi: non è rivolto alla popolazione generale, bensì solo a individui over-55 già indirizzati allo specialista e con problemi cognitivi. Il nuovo studio che ha coinvolto ricercatori di tre continenti potrebbe estenderne il valore prognostico. I ricercatori hanno raccolto dati provenienti da sei studi condotti in Nord America, Giappone e Australia. Gli studi includevano 2.684 anziani cognitivamente sani. I ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue per determinare i livelli di p-tau217 ed eseguito scansioni PET all'inizio dello studio. Hanno visitato annualmente i partecipanti per valutare la funzione cognitiva. Circa 478 partecipanti hanno sviluppato un deficit cognitivo. Livelli più elevati di p-tau217 all'inizio dello studio erano significativamente associati al deficit cognitivo. Gli individui con livelli iniziali molto elevati di p-tau217 presentavano un rischio del 38% di sviluppare un deficit cognitivo in cinque anni. Questo rischio aumentava con il tempo, raggiungendo il 78% in 10 anni. "Questo è un passo fondamentale per comprendere meglio cosa la p-tau217 possa rivelarci sul rischio di deterioramento cognitivo di una persona", afferma l'autrice principale Rachel Buckley.

Informazione sanitariaOMS, 45% dei casi di demenza possono essere evitatiFino al 45% dei casi di demenza potrebbero esse...
09/08/2026

Informazione sanitaria

OMS, 45% dei casi di demenza possono essere evitati

Fino al 45% dei casi di demenza potrebbero essere evitati o ritardati adottando stili di vita corretti e mettendo in atto semplici interventi preventivi. È il messaggio lanciato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione della pubblicazione, oggi, delle linee guida sulle strategie per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza. "Oggi sappiamo più che mai cosa determina il rischio di demenza, e queste linee guida traducono questa conoscenza in azioni concrete", ha affermato in una nota il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. Oltre 57 milioni di persone convivono con la demenza in tutto il mondo e quasi 10 milioni di persone ricevono una nuova diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza e si stima che rappresenti il 60-70% dei casi. Sebbene non esista una cura per la demenza, fino al 45% dei rischi può essere attribuito a fattori di rischio modificabili: il fumo, il consumo di alcol, l'isolamento sociale, la sedentarietà, l'inquinamento atmosferico e le malattie non trasmissibili come l'ipertensione e il diabete. Le nuove linee guida danno indicazioni sulle strategie che possono ridurre il rischio di ammalarsi. L'allenamento e la stimolazione cognitiva, innanzitutto, insieme alla partecipazione ad attività sociali possono essere utili per preservare le funzionalità del cervello. Tra gli interventi efficaci, anche l'aumento dell'attività fisica, la cessazione del fumo, la riduzione del consumo di alcol, l'adozione di una dieta sana e la riduzione dell'esposizione all'inquinamento atmosferico. Importante anche la gestione di patologie cardiometaboliche come ipertensione, diabete e colesterolo alto, e l'utilizzo, se necessario di apparecchi acustici. Salvo nei casi di carenza diagnosticata, non è raccomandata, invece, l'assunzione di vitamine B ed E, acidi grassi polinsaturi omega-3 (PUFA) e multivitaminici o minerali. "I Paesi dispongono ora di raccomandazioni chiare e basate su evidenze scientifiche che possono mettere in pratica immediatamente per proteggere la salute cognitiva delle persone", ha concluso Tedros.

Rifugi climatici urbani: cosa sono e perché non possiamo più farne a meno - Trovare soluzioni di adattamento alla crisi ...
04/07/2026

Rifugi climatici urbani: cosa sono e perché non possiamo più farne a meno - Trovare soluzioni di adattamento alla crisi climatica è una questione di sopravvivenza.

Lo sa bene chi abita nei grandi centri urbani: in città le temperature superano di diversi gradi quelle delle aree rurali circostanti. Il fenomeno si chiama “isola di calore” ed è una diretta conseguenza della cementificazione selvaggia e della scarsità delle aree verdi, come della presenza pervasiva di veicoli a combustione e impianti di condi-zionamento civili, che per raffrescare producono aria calda.
La transizione verso metropoli meno roventi è più vivibili è sempre più indispensabile, per questo alcune città stan-no provando a sperimentare strategie e progetti di coesistenza con il caldo estremo. L’urbanistica per mitigazione delle temperature ha una competenza specifica nel disegnare città pronte a coesistere con il caldo estremo.
Ormai ci sono sempre più soluzioni, più o meno tecnologiche, per realizzare progetti in grado di trasformare i cortili scolastici in rifugi climatici urbani.
I rifugi climatici urbani sono spazi pubblici e a uso pubblico in cui le persone, in particolare quelle più vulnerabili, trovino riparo dal caldo estremo.
Possono essere spazi al chiuso, come biblioteche o centri civici ad accesso libero, o all’aperto come i cortili scolastici. Una definizione scientifica condivisa di rifugio climatico oggi ancora non esiste ma, riferendosi agli spazi all’aperto, i requisiti minimi condivisi prevedono la presenza di verde, di acqua e di ombra, ad accesso libero a tutti ma regolamentato.
I rifugi climatici sono una strategia di lungo periodo che unisce cura del territorio, adattamento alla crisi climatica, dimensione educativa e sociale. Sono un nuovo paradigma urbano. Si definiscono nuovo paradigma urbano perché intrecciano transizione ecologica, giustizia climatica e benessere collettivo.
I rifugi climatici costruiscono consapevolezza e cura del territorio: puntano a integrare comfort climatico e inclusione sociale. L’idea dei rifugi climatici nasce dai ‘’cooling spots,’’ i punti di raffrescamento climatizzati, furono ideati negli anni Novanta dagli Stati Uniti. In Europa guardiamo però al modello Barcellona.
La città sp****la già a partire dal 2018 ha iniziato a lavorare sul rifugio climatico proprio iniziando a rigenerare i cortili delle scuole, aprendoli a tutti in orario extrascolastico. Depavimentati e arricchiti di ombra, acqua e natura, i cortili rigenerati permettono da un lato a bambini e bambine di far esperienza di didattica educativa in uno spazio aperto, verde e fresco, dall’altro sono un’oasi per cittadini e turisti. Oggi il 98% della popolazione di Barcellona ha a disposizione un rifugio climatico estivo a 10 minuti a piedi. Entro il 2030 l’obiettivo è che averne entro i 5 minuti.
Il progetto DUT MAINCODE a Torino elaborato da Urbanisti prevede che partendo dal concetto di “open schooling”, ovvero il considerare la scuola come uno spazio aperto, collaborativo e orientato alla comunità, si lavora con bambine e bambini, insegnanti, famiglie e comunità locali, per ripensare lo spazio pubblico. I progetti pilota sono due, uno alla scuola Carlo Levi di Torino, uno in un istituto di Halandri, Comune dell’area metropolitana di Atene. Inoltre, l’obiettivo non è solo adattare le città a un clima sempre più caldo, ma anche investire nel futuro educativo, sociale e culturale delle comunità locali. Sappiamo tutti che all’ombra si sta meglio che al sole, ma crediamo nel valore della partecipazione e nell’importanza della sensibilizzazione. La coprogettazione alla scuola Levi, in un contesto vulnerabile e non solo a livello climatico, ha previsto il coinvolgimento dei 600 alunni tramite alcuni ambasciatori per classe. I bambini hanno disegnato il cortile che vorrebbero: verde, con l’acqua, orto, panchine, altalene e così via: un cortile dove poter fare lezione all’aperto ma anche giocare con la sabbia, ad esempio, grazie ad un premio di architettura chiediamo ai professionisti di concretizzare le idee in un progetto esecutivo. La cittadinanza è stata coinvolta e infatti verrà firmato anche un patto di collaborazione fra città e scuola. Torino è la prima città italiana ad aver integrato il concetto di rifugio climatico nel proprio Piano di Resilienza Climatica, nel 2020. A Milano, Bologna e Firenze le amministrazioni comunali hanno prodotto una mappa dei rifugi climatici della città. Per legge, ogni città ha il piano regolatore, ma non uno di adattamento alla crisi climatica». E ‘indispensabile trovare soluzioni perché l’Europa è il continente che si riscalda di più rispetto al contesto globale e in Italia le morti relative a effetti diretti e indiretti del caldo estremo sono superiori al cosiddetto saldo di variazione naturale. Si dovrebbe istituire un coordinamento europeo, l’idea di far rete fra chi si occupa di rifugi climatici pensiamo al caldo estremo di queste settimane non è un’eccezione ma la nuova normalità, non possiamo non tenerne conto. Bisogna agire subito partendo con strumenti normativi nella pianificazione urbanistica.

04/07/2026

Salverete il mondo !

La chiusura dell’Anno Scolastico ci regala sempre scene di giubilo, entusiasmo, allegria e felicità dei Ragazzi,
Giovani, Adolescenti, (Altri dovranno sostenere Esami di Stato). Essi sciamano contenti, cartelle e zaini per aria e, non risparmiandosi in baci e abbracci, testimoniano così la loro volontà di gioire, sperando di rivedersi per poi…ripartire! Sono i Nostri Giovani che rappresentano le Età che albergano in loro. Sono la Speranza del Cuore e della Mente in ognuno di noi, quale Virtù che non delude.
Laddove il Mondo e l’Ambiente (da tempo ormai) sono compromessi, l’energia delle nuove generazioni, la loro gioiosa partecipazione e disponibilità, ne rappresentano l’impegno e la promessa di metterci la faccia e
le…braccia- La loro carta d’identità si trova in Enti, Oratori, Fondazioni, con partecipazione a convegni, meeting, incontri, celebrazioni (come la recente presenza, vibrante di gioia, alla Festa di Pentecoste svoltasi
di recente a Nicolosi(CT) o nell’animare i vari GREST e se invitati, o spontaneamente, risultano essere i Veri Ponti che uniscono, come quando vanno a svegliare ed animare Piazze e Quartieri periferici della Città, anche dando coraggio agli sforzi di Parrocchie e che non vengono premiati dai residenti.
E ci vanno per promuovere, anche accettando critiche, ma lasciano i …semi. Prima o poi spunteranno le piantine e poi i fiori ed i frutti… e non mancano d’essere prestatori d’opera nelle Caritas Diocesane, con la loro solida partecipazione. Questa è l’osmosi del baratto giovanile- Io ti dò e non chiedo, mi basta avertelo dato il segnale. Ecco come regalano la SPEME che anticipa la fiducia perduta dell’Umanità. La loro spiccata intelligenza unisce e supplisce l’energia che ci è mancata dolorosamente e che ci separa. Quello che a noi più grandi è calato, precluso, è stata la volontà d’essere liberi, freschi, determinati come loro.
L’Empatia giovanile si armonizza nell’essere custodi di una Nuova Invulnerabilità- Non dimenticano infatti che: “ In heaven someone still love you…” (Nel Cielo qualcuno ancora Vi ama ...)- Loro non giocano al ribasso nelle trattative. Non conoscono gelosie o incertezze; hanno quel tono che convince e che tanti ascoltano. Danno segnali chiari, diversi da noi grandi, che conviene aprire ed accettare. I loro legami possono portare lontano. Guardano negli occhi e aspettano risposte chiare. I loro ritmi indicano nuovi modi
di vivere, abitare i giorni nostri. Possono portarci nella corretta direzione domandandosi il Nuovo Domani del Mondo. È la loro attitudine giovanile che può compiere questo necessario lavoro di ricucitura e nuova svolta di Essere. In Termodinamica si insegna che l’Energia è l’Attitudine al lavoro!
Tanti diventano ... ALFIERI DEL LAVORO insigniti dalla Presidenza della Repubblica, dando una mano a Enti ed Organizzazioni Umanitarie…e puliscono spiagge, facendole respirare dai rifiuti e ... lasciti inurbani e puzzolenti e se è il caso, spalano pure fango nelle avversità meteoriche, coadiuvando nella sofferenza dei simili. Loro sì che sono Belli fuori e Puliti dentro… e non hanno bisogno di Spot televisivi…
Grazie Ragazzi, Giovani, Grandi Uomini in itinere, i vostri progetti, le vostre idee e testimonianze d’Amore confezionate con Pace e Disponibilità, confortano e guariscono le sofferte ansie dovute alle nostre carenze.
Abbiamo confuso i Valori (Guerre e conflitti, da smettere nel mondo),rimandando confronti e trasformando
tutto in litigi, scontri, dimenticando l’incontro con l’altro nostro simile ed originale che è l’ Essere Umano.
Buona estate di lavoro, necessaria priorità e, poi Riposatevi, se potete. Sicuri che le vostre spinte e messaggi, decolleranno in qualcosa di Bello e Grande, ne siamo convinti che “SALVERETE IL MONDO !”

Giugno 2026

Piero Privitera

Informazione sanitariaDopo un infarto o un ictus 1 italiano su 3 salta i controlliAl via la campagna “Da Quore a Cuore, ...
04/07/2026

Informazione sanitaria

Dopo un infarto o un ictus 1 italiano su 3 salta i controlli

Al via la campagna “Da Quore a Cuore, abbassare i livelli di colesterolo cattivo. Dopo un infarto, un ictus o un episodio acuto di arteriopatia periferica circa 1 italiano su 3 non segue correttamente i controlli e le terapie, esponendosi a un aumento del rischio di nuovi eventi cardiovascolari. È quanto emerge da un’indagine, promossa da Novartis e realizzata da IQVIA. La rilevazione ha coinvolto un campione di 309 italiani con ipercolesterolemia che avevano avuto un precedente evento cardiovascolare e ha scoperto che alla base di questo allontanamento dai percorsi di cura ci sono diverse cause: accanto a chi tende a sottovalutare il rischio residuo (23%), emerge una quota significativa di pazienti (27%) consapevoli ma emotivamente fragili che ha difficoltà di mantenere un rapporto costante con il medico curante.
A questi pazienti è indirizzata la nuova edizione della campagna di sensibilizzazione sfruttando lo sguardo dei bambini, rilancia un messaggio semplice a chi ha avuto un infarto, un ictus o è ad alto rischio cardiovascolare: è necessario controllare regolarmente i livelli di colesterolo cattivo Ldl e rispettare la periodicità dei controlli. “Dopo un infarto o un ictus il rischio cardiovascolare resta elevato nel tempo, anche quando i sintomi sembrano sotto controllo. È proprio in questa fase che molti pazienti tendono ad allontanarsi dai percorsi di cura” afferma il presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco) Massimo Grimaldi. Le linee guida “raccomandano un obiettivo di colesterolo Ldl inferiore a 55 mg/dL per la maggior parte dei pazienti in prevenzione secondaria ad altissimo rischio e questo obiettivo deve essere mantenuto con costanza nel tempo” aggiunge il presidente della Società Italiana di Cardiologia (Sic) Gianfranco Sinagra. ”La campagna di sensibilizzazione Da Quore a Cuore rappresenta un progetto di grande importanza per Novartis” commenta Chiara Gnocchi, communication & advocacy head di Novartis Italia. “L’edizione 2026, attraverso i messaggi autentici dei bambini sul valore del cuore, invita i pazienti che hanno già avuto un evento acuto cardiovascolare a cambiare prospettiva e a riscoprire l’importanza di tenere sotto controllo il rischio cardiovascolare”.

Informazione sanitariaStare all’aperto alla luce diurna potrebbe ridurre il rischio di demenza esistentiLivelli più elev...
04/07/2026

Informazione sanitaria

Stare all’aperto alla luce diurna potrebbe ridurre il rischio di demenza esistenti

Livelli più elevati di esposizione alla luce diurna potrebbero ridurre il rischio di ammalarsi: lo indica lo studio pubblicato sulla rivista General Psychiatry e condotto presso la dell’Università di Medicina di Guangzhou, in Cina. I ricercatori hanno misurato l’esposizione alla luce diurna e notturna per 87.577 adulti che indossavano smartwatch al polso. Durante un periodo di studio medio di 8,1 anni, 741 partecipanti hanno sviluppato demenza. Un’esposizione media alla luce diurna superiore a 1.000 lux (un livello di luce moderatamente intensa, equivalente a una giornata nuvolosa trascorsa all’aperto) è risultata associata a una riduzione del 16% del rischio di demenza. Un’esposizione più prolungata a luce diurna intensa (almeno 5.000 lux) è risultata associata a un’ulteriore riduzione del rischio. Un’esposizione inferiore a 0,7 ore al giorno a luce diurna intensa si è dimostrata un fattore predittivo di demenza più forte rispetto ad altri fattori di rischio tipici della demenza. L’esposizione alla luce notturna non ha mostrato alcuna associazione significativa con il rischio di demenza. “L’esposizione alla luce diurna potrebbe fungere da nuovo indicatore del rischio di demenza” ha affermato l’autore principale del lavoro Hongliang Feng.

Il carcere che uccide:106 suicidi in un anno e mezzo, 64mila detenuti, zero futuroSolo il 40,8% di chi è in carcere oggi...
31/05/2026

Il carcere che uccide:

106 suicidi in un anno e mezzo, 64mila detenuti, zero futuro

Solo il 40,8% di chi è in carcere oggi è alla prima carcerazione. Il 59% c’è già stato. Un sistema che non reinserisce produce recidiva e insicurezza: lo dimostrano i dati del XXII Rapporto Antigone, mentre don Paolo Selmi della Casa della Ca**tà ricorda che «ogni suicidio in carcere è una sconfitta per lo Stato e per la comunità».

Il XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, presentato il 19 maggio 2026 dopo 102 visite di monitoraggio negli istituti penitenziari di tutta la pen*sola. È la fotografia esatta di un sistema che si è serrato su sé stesso, sbarre dentro le sbarre, circolari su circolari, con oltre il sessanta per cento dei detenuti italiani che trascorre quasi l’intera giornata chiuso in cella. Un titolo che arriva la stessa settimana in cui, a Milano, cinque persone si sono tolte la vita dietro le sbarre, tra cui un detenuto di San Vittore ben conosciuto dagli educatori della Fondazione Casa della Ca**tà, portando il numero dei suicidi dall’inizio del 2026 a ventiquattro. Due operatori penitenziari si sono aggiunti a quel numero, senza clamori. «Per noi le persone private della libertà non sono numeri o soggetti anonimi», dice don Paolo Selmi, presidente della Fondazione Casa della Ca**tà. «Ma individui con una storia, una fragilità, una sofferenza.» Gli educatori della Fondazione entrano regolarmente a San Vittore, parlano con i detenuti, costruiscono relazioni. Da qualche mese, in accordo con la direzione del carcere, hanno avviato in via sperimentale una presenza educativa nella sezione riservata alle persone ad alto rischio suicidario. I numeri del XXII Rapporto Antigone raccontano come sia arrivati fin qui. Al 30 aprile 2026 le carceri italiane ospitavano 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti, che nella realtà si riduce a soli 46.318 posti effettivamente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1 per cento. Sono ormai settantatré gli istituti con un affollamento pari o superiore al centocinquanta per cento; in otto carceri si supera il duecento per cento. Lucca al 240%, Foggia al 225%, Grosseto al 213%, Lodi al 212%, Milano San Vittore al 210%, Brescia Canton Monbello al 210%, Udine al 210%, Latina al 204%. Gli istituti che non hanno raggiunto il tutto pieno sono appena ventidue su centottantanove in tutta Italia. Il dato più paradossale è che il governo ha annunciato da tempo un piano carceri. Eppure, dall’avvio di quel piano, i posti realmente disponibili sono diminuiti di 537 unità. I tribunali di sorveglianza, dal 2018 al 2024, hanno accolto oltre trentamila ricorsi presentati da detenuti che denunciavano trattamenti inumani o degradanti. Trentamila. Quando arrivò la sentenza Torreggiani contro l’Italia, la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo che costrinse l’Italia a riformare il sistema penitenziario, i ricorsi presentati erano stati circa quattromila. Oggi siamo sette volte oltre quella soglia, e il Paese tace. Il sovraffollamento non dipende da un’ondata criminale. I reati in Italia sono sostanzialmente stabili: i delitti registrati nel 2024 ammontano a circa 2,4 milioni, pressoché identici ai 2,37 milioni del 2018, con una variazione dell’1,2 per cento in sei anni. Nei primi sette mesi del 2025 i reati denunciati sono addirittura calati dell’otto per cento. Gli omicidi volontari continuano a diminuire, 326 nel 2024, contro i 341 del 2023, e anche i femminicidi mostrano una flessione nel primo trimestre del 2026. La criminalità non spiega le carceri piene. Le pene sempre più lunghe, sì. Il governo dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre cinquantacinque nuovi reati, più di sessanta nuove aggravanti e oltre sessantacinque inasprimenti sanzionatori. Sommando i massimi edittali previsti per le nuove fattispecie, si superano complessivamente i quattrocento anni di reclusione aggiuntivi. Un'architettura repressiva che, come scrive Antigone, «non ha eguali nella storia recente». Il risultato è che in carcere non entrano più persone, gli ingressi dalla libertà sono in calo, passati da 43.489 nel 2024 a 42.005 nel 2025, ma chi ci sta, ci resta più a lungo. Le pene si allungano. Il sistema si intasa. E il sistema delle misure alternative, che avrebbe potuto alleggerire la pressione, inizia per la prima volta a rallentare. Le prese in carico degli Uffici per l’esecuzione penale esterna per l’affidamento in prova ai servizi sociali sono state nel 2025 24.627, in calo rispetto alle 26.151 del 2024. La detenzione domiciliare ha registrato un analogo arretramento: dai 14.247 nuovi casi del 2024 ai 13.519 del 2025. Eppure, alla fine di quell’anno, 24.348 persone detenute avevano un residuo pena inferiore ai tre anni e avrebbero potuto teoricamente accedere a una misura alternativa. Di queste, 7.790 avevano meno di un anno ancora da scontare. Sono murati vivi, per usare le parole del rapporto, non per necessità di giustizia, ma per inerzia di un sistema che non vuole aprirsi. Il titolo “Tutto chiuso” descrive qualcosa di letterale. Dal 2022 al 2025, attraverso una serie di circolari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il carcere si è fisicamente serrato. I detenuti del circuito dell’alta sicurezza non possono più fare socialità nei corridoi delle sezioni. Le aggressioni tra detenuti sono quasi raddoppiate negli ultimi quattro anni: da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025, più 73 per cento. Gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono cresciuti del 27,6 per cento. Un carcere chiuso non è più sicuro. È solo più violento, più solo, più disperato. La disperazione si misura in morti. Nel 2025 almeno ottantadue persone si sono tolte la vita in carcere, tra loro un minore straniero non accompagnato di diciassette anni, arrivato dalla Tunisia, morto a Treviso dopo poche ore di detenzione. Dall’inizio del 2026, altri ventiquattro suicidi. In poco meno di un anno e mezzo, centosessanta persone detenute sono morte. Il tasso di suicidi in carcere è di tredici casi ogni diecimila detenuti: uno dei valori più alti degli ultimi trent’anni. Il settantacinque per cento di quei suicidi è avvenuto in sezioni a custodia chiusa. Il carcere che si serra uccide. Un detenuto su cinque compie gesti di autolesionismo: gli atti autolesivi sono oltre 2.000 ogni diecimila presenti. Il quarantasei e mezzo per cento dei detenuti fa uso di sedativi o ipnotici. Il ventuno per cento utilizza stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi. In media, ogni cento detenuti c’è uno psichiatra per sette ore a settimana e uno psicologo per sedici. In un istituto di trecento persone, significa tre ore al giorno di presenza psichiatrica. Il resto è oblio farmacologico, celle chiuse, e noia. C’è poi il fallimento silenzioso del reinserimento, che è il vero cuore della crisi. Solo il 40,8 per cento di chi è in carcere oggi è alla prima carcerazione. Il 45,9 per cento c’è già stato da una a quattro volte. Il 10,6 per cento da cinque a nove volte. Il 2,7 per cento più di dieci volte. Un sistema che non reinserisce produce recidiva, e la recidiva produce insicurezza, quella reale, non quella agitata nei decreti. Solo il 29,3 per cento dei detenuti lavora, e l’85,6 per cento di questi lo fa alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, spesso in mansioni poco spendibili fuori. Solo il 4,9 per cento lavora per soggetti esterni. Il 7,9 per cento frequenta corsi di formazione professionale. Il 3 per cento è iscritto all’università. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, nel suo ultimo Discorso alla città, aveva denunciato come le condizioni di detenzione rischino di tradire il dettato costituzionale e di alimentare rabbia, umiliazioni e risentimento invece di favorire responsabilità e recupero. L’articolo 27 della Costituzione non dice che la pena deve punire. Dice che deve tendere alla rieducazione del condannato. Quel verbo, tendere, è diventato in Italia un’ironia. Il XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, chiede al governo un piano Marshall per le carceri da attuare prima dell’estate, per scongiurare la strage di suicidi che ogni anno si consuma nei mesi caldi: ritiro di tutte le circolari che hanno chiuso gli istituti, misure urgenti per ridurre il sovraffollamento, accesso alla detenzione domiciliare per chi ha meno di dodici mesi di pena residua, investimenti nel lavoro professionalizzante e nell’istruzione, telefonate quotidiane, sport all’aperto, stop all’abuso dell’isolamento. E la cancellazione della norma sul delitto di rivolta penitenziaria, che rischia di trasformare in crimine ogni atto di resistenza non violenta. «Ogni suicidio in carcere è una sconfitta per lo Stato e per la comunità», conclude don Selmi. «Occorre mettere realmente al centro la dignità della persona detenuta, la cura della sofferenza mentale, il reinserimento e la responsabilità condivisa. Perché parlare di carcere significa parlare anche della qualità della nostra democrazia.» Il silenzio che avvolge le carceri italiane non è neutrale. È una scelta. Ed è una scelta che ha un costo, in vite umane, in recidiva, in sicurezza perduta. «Tutto chiuso» non è solo il titolo di un rapporto. È la diagnosi di un Paese che ha deciso di non guardare.

Orazio D'Antoni

Indirizzo

Catania

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Ad Gentes Onlus pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi