10/08/2026
Riceviamo e Pubblichiamo da parte di un nostro amico anonimo.
È arrivato il momento di fare chiarezza.
La vicenda della fideiussione non può essere liquidata soltanto come una complicazione burocratica.
Può darsi che ci siano state difficoltà reali. Può darsi che il trasferimento delle risorse dall’Australia, le procedure bancarie e la scadenza anticipata rispetto a quella ordinaria abbiano creato problemi oggettivi.
Ma c’è una domanda alla quale, da tifoso e da cittadino, credo di avere il diritto di chiedere una risposta: come è possibile che una società professionistica arrivi, per la seconda volta in tre stagioni, a mettere a rischio una delle scadenze più importanti dell’intera stagione?
Non è una domanda sulla fideiussione.
È una domanda sulla solidità del progetto.
Perché se si tratta di un incidente, allora va spiegato come sia potuto accadere e soprattutto cosa si intenda fare perché non accada più.
Se invece è un problema di organizzazione e di gestione, allora qualcuno deve assumersene la responsabilità.
E se, ancora, dietro questa vicenda ci fosse un diverso livello di impegno della proprietà rispetto a quello che avevamo immaginato quando il progetto Pelligra è cominciato, allora sarebbe giusto che anche questo venisse detto con chiarezza.
Non lo diciamo per mettere in discussione a priori la volontà della famiglia Pelligra di continuare a investire nel Catania. Non abbiamo elementi per affermarlo e non ci interessa alimentare illazioni.
Ma proprio perché la proprietà ha investito molto nel club, ha acquistato Torre del Grifo e continua a dichiarare di credere nel progetto, pensiamo sia arrivato il momento di capire quale sia oggi quel progetto.
Qual è l’orizzonte?
Qual è il livello di investimento che si vuole sostenere?
Qual è il modello sportivo?
Qual è il modello manageriale?
E, soprattutto, chi è chiamato a realizzarlo e con quali responsabilità?
Perché ci sono due questioni diverse che non dovremmo confondere.
Una è la volontà della proprietà di continuare a investire.
L’altra è la capacità della struttura che gestisce il Catania di trasformare quella volontà in un progetto solido, credibile e sostenibile.
Se la proprietà vuole continuare, benissimo. Ma allora deve avere anche la forza di correggere ciò che non funziona.
Se invece il progetto è cambiato, la città ha il diritto di saperlo.
Perché il Catania non è una società sportiva come le altre.
È una parte dell’identità di questa città. È un pezzo della vita di migliaia di persone. È un riferimento sociale, emotivo e perfino economico per un’intera comunità.
E proprio per questo crediamo non sia più sufficiente andare avanti attraverso comunicati, rassicurazioni e dichiarazioni di circostanza.
Serve chiarezza.
Non necessariamente servono proclami.
Non servono promesse.
Non serve nemmeno spendere cifre folli.
Serve sapere che cosa si vuole fare, perché lo si vuole fare e chi ha la responsabilità di farlo.
Noi continueremo a tifare Catania, come abbiamo sempre fatto.
Ma proprio perché siamo tifosi, e non dirigenti, consulenti o parti correlate, crediamo di poter dire una cosa molto semplice:
questa città merita un Catania che abbia un progetto. E merita di conoscere quel progetto.