La Parola

La Parola Da più di trent'anni parole, non chiacchiere. E una rivista mensile per una discussione pubblica delle idee

La Parola è una rivista di cultura politica che, da più di 30 anni, fa di democrazia, libertà, uguaglianza, solidarietà i suoi principi di riferimento, nel confronto fra le diverse anime della sinistra sociale e politica presenti nel territorio romagnolo.


«Primo compito di un partito che vuole rifare l'Italia e far

e
l'Europa è dare voce ai senza parola. Perché se non
gliela dà il partito, questa voce, non gliela dà nessuno». (Mario Tronti)


Sono grandi e urgenti i compiti che stanno davanti a coloro che vedono nella politica e nei partiti lo strumento per costruire una società più giusta e più libera per tutti, senza esclusioni. Perchè se qualcuno viene escluso, si infrange anche la giustizia "degli altri", non si chiama più giustizia. Questo è il ruolo che da decenni, senza stancarsi, La Parola tenta di svolgere tra ragione critica e dialogo: guardare criticamente, non lasciar perdere, non rinunciare, non cedere all’esistente. Le parole – e tanto più La Parola - non cambiano il mondo, ma possono cambiare le persone, il loro punto di vista, lo sguardo, la loro spinta a riconoscere e cambiare quel che non va.

2 GIUGNO, GLI INVITATI D’ONORENel 1946 gli analfabeti in Italia erano 5 o 6 milioni, con il 5 per cento in più tra le do...
02/06/2026

2 GIUGNO, GLI INVITATI D’ONORE

Nel 1946 gli analfabeti in Italia erano 5 o 6 milioni, con il 5 per cento in più tra le donne. (Del resto a una donna, in fondo, cosa serviva leggere e scrivere? I genitori che mandavano a scuola il maschio dicevano pressappoco così). E tra coloro che non erano conteggiati tra gli analfabeti, quanti erano quelli che avevano fatto solo la prima o la seconda, giusto capaci di fare la propria firma?
Ma quel popolo andò a votare per il 90 per cento, e le donne anche di più degli uomini: 13 milioni le donne, 12 milioni di uomini. I contrari al suffragio universale abbaiavano che il popolo non era pronto. Nel 1908 quando Anna kuliscioff aveva lanciato la battaglia per il suffragio femminile si era opposto, guarda un po’, Filippo Turati, il socialista, suo marito: giusto il principio, disse, ma non è il momento, adesso non sono pronte.
Perché, stando a questo ragionamento, alla nascita dello Stato italiano, gli Italiani erano pronti, se nel 1861 gli italofoni erano un misero 2%? Tutti quelli che parlavano solo il dialetto erano pronti? Cosa vuol dire, poi, “pronti”?

Gli analfabeti, le donne analfabete, escluse perenni da scuola e politica, che quella mattina si misero vestito buono e scarpe, e andarono al seggio, i più disgraziati che magari “senza essere pronti” avevano pagato la loro opposizione al fascismo: loro, proprio loro prima di tutti erano gli invitati d’onore alla festa di quella mattina di giugno.
Sapevano tutti e-sat-ta-men-te cosa voleva dire Assemblea costituente, Costituzione, Repubblica parlamentare? Sapevano che volevano dare un taglio alla loro storia, rovesciare tutto, chiudere per sempre con quella guerra di bombe e sangue a cui li aveva portati un orribile disegno di potenza e dominio, avere una vita più decente e giusta, potere mandare i figli a scuola almeno un po’, poter dire e pensare liberamente, scegliere chi li avrebbe governati…

E così, anche quelli che non erano “pronti” andarono a mettere la loro croce, uguale alla loro firma, su una paginetta colorata che non avevano mai visto.
Quegli invitati d’onore hanno avuto tutto quello che volevano e che spettava loro? No. Tanto sì, non certo tutto. Che la vita (cioè la storia, quella piccola e quella grande) procede a stento, zavorrata da mille curve e pesi, lo sapevano anche loro. E l’abbiamo visto bene.
A ottanta anni esatti da quel mattino di giugno, lo vediamo addirittura su scala planetaria. E anche noi non siamo pronti, verrebbe da dire, per portare avanti il lavoro, di nuovo analfabeti sulle pagine di una storia che facciamo fatica a leggere e che non ci piace.
Ma non essere pronti è la condizione in cui ci si trova davanti ai compiti più grandi e irrinunciabili. Il compito della vita, in definitiva.
Non essere pronti ma non rinunciare.

CARO PROFESSORE«Meglio una testa ben fatta che una testa ben piena». Se ogni scuola avesse – come dovrebbe avere! – un f...
31/05/2026

CARO PROFESSORE

«Meglio una testa ben fatta che una testa ben piena».
Se ogni scuola avesse – come dovrebbe avere! – un frontone solenne simile a quello di Delfi, questa sarebbe la scritta giusta per il lato a Oriente.
E «Riconosci la tua identità terrestre» per il lato a Occidente.
L’aurora e il punto di approdo di ogni vita che non voglia andare sprecata.

Edgar Morin, famiglia ebrea sefardita originaria di Livorno, 1921-2026,

I TEMPLI FUTURIChe il racconto venga da Renzo Piano aggiunge alla storia tutta la sua forza immaginativa e costruttiva c...
25/05/2026

I TEMPLI FUTURI

Che il racconto venga da Renzo Piano aggiunge alla storia tutta la sua forza immaginativa e costruttiva che ti invita a cercare anche la tua.
«Quando ho compiuto sessant’anni, con mia moglie feci un viaggio in Giappone, e visitai il tempio di Ise. Quel tempio viene distrutto e rifatto ogni vent’anni.
I giovani arrivano al tempio a vent’anni, vedono come si fa, a quaranta lo ricostruiscono, poi rimangono a spiegare ai ventenni».

Che magnifica catena. Una di quelle che non legano ma tengono insieme.
Non è di questo che i bambini e i ragazzi hanno bisogno? Vedere “come si fa”. Non come si fa a fare “le cose” che tanto cambiano sempre, ma come si fa a dare il proprio movimento alla propria vita. Con perseveranza. Perchè le cose escono dalla perseveranza. C’è insistenza nella perseveranza, qualcosa di “severo” come indica l’origine della parola.

Poi, se imparano, saranno loro i nostri alati messaggeri, gli architetti dei nuovi templi, la nostra eredità per il mondo futuro nel quale non saremo.

NOSTALGIA Nell’ultimo numero del nostro giornale, due pagine sono dedicate al lavoro di Educazione civica che il Comune ...
23/05/2026

NOSTALGIA

Nell’ultimo numero del nostro giornale, due pagine sono dedicate al lavoro di Educazione civica che il Comune ha fatto con gli studenti delle classi quarte delle Scuole Superiori della città. Una è riservata alle parole dei ragazzi. Tra tutte, ce ne sono alcune che quasi commuovono.
«Spesso ho la sensazione […] che manchi una cultura alternativa verso cui tendere. Guardo con nostalgia agli anni […] in cui i giovani sembravano avere veramente voglia di un cambiamento chiesto e attuato attraverso movimenti culturali, riviste, le proteste studentesche. Mi chiedo quando sia svanito tutto questo»
Quando è svanito tutto questo?

La nostalgia per qualcosa che non si è avuto è il sentimento di una mancanza, un bisogno, una aspirazione, un orientamento ideale se non puramente concettuale.

È chiaro: loro devono fare, loro, ma noi dobbiamo “stare”.
Incarnare «una cultura alternativa verso cui tendere», saper leggere il sentimento di questa mancanza si occuperebbe di tanti ragazzi e ragazze in modo più attento, umano, rispettoso, efficace, ma anche realistico – sì, è anche una questione di realismo – di quanto non facciano tutti quei ciechi Decreti sicurezza che vogliono sgominare le baby gang senza capire e senza dare, senza stare.

CRIMINALI, STRANIERI, GRAMMATICAÈ lì che annaspa annaspa facendo schizzare spruzzi qua e là come fanno quelli che non sa...
18/05/2026

CRIMINALI, STRANIERI, GRAMMATICA

È lì che annaspa annaspa facendo schizzare spruzzi qua e là come fanno quelli che non sanno nuotare quando perdono il salvagente. Sta andando giù ormai da tempo, e non capisce nemmeno che più si agita più diventa pesante, e meno può galleggiare sulla superficie circostante. Non impara nemmeno dai clamorosi e stupidi errori che fa. Neanche il caso Rogoredo dove si era cannibalescamente tuffato (scambiando anche quello per una provvisoria zatterina) gli ha insegnato qualcosa. Non sa stare zitto, e anche stavolta ha parlato anzitempo e senza neanche fare due calcoli.
«Criminale di seconda generazione» che (addirittura?!) «sui social inneggia ad Allah». Osta però. Che si sia offeso il suo rosario che sventola qua e là, scambiando anche quello per un salvagente?
«Vorrei poter capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba»
Due stringatissime frasi che diventano come due minuscoli stralci delle loro due autobiografie così diverse. Documenti che parlano di loro.

È vero, qui, in questa vicenda c’è un pericoloso straniero, c’è, incomprensibile nella lingua e non integrabile. Non sarà tanto strano (nel nostro Paese e nel mondo che ci gira intorno), ma è straniero.

FANTASIA La Presidente del Consiglio e il Ministro della Scuola hanno accolto a Reggio Emilia la principessa Kate venuta...
15/05/2026

FANTASIA

La Presidente del Consiglio e il Ministro della Scuola hanno accolto a Reggio Emilia la principessa Kate venuta dall’Inghilterra per conoscere da vicino asili nido e scuole dell’infanzia condotte con quello che ormai in tutto il mondo (e imitato in tutto il mondo) si chiama “Metodo Reggio Emilia”.
Il Ministro ha accompagnato la principessa in varie scuole raccontando via via come e quando questa Grande opera (l’ha chiamata proprio così) sia nata più di mezzo secolo fa quando non esisteva nemmeno una legge nazionale sulle Scuole dell’infanzia.
«Vede principessa, qui ci fu una vera miniera di idee, idee sognate e poi attuate in opere che hanno migliorato non solo la vita dei reggiani, piccoli e grandi, ma di tutto il nostro Paese. Proprio come un pugno di lievito buttato nella massa di farina. Qui governavano i comunisti, con una classe politica preparata e amministratori che sapevano pensare e fare: non solo pensare al prossimo discorso pubblico per fare buona impressione, non solo fare senza pensare, non solo ripetere le parole che arrivavano da Roma o che erano discorso corrente».

«Ho sempre ammirato il vostro metodo e la vostra filosofia» ha detto la principessa. Pare che abbia detto proprio così: «la vostra filosofia».
Allora non è così difficile da capire: che ci vuole una filosofia, uno sguardo alto e d’insieme sul mondo, per fare qualcosa che duri e diventi salto in avanti per tutti, tutti-tutti, non solo per i tuoi.

«È vero - ha concluso alla fine della visita la presidente del Consiglio – quei comunisti, mi tocca riconoscerlo, avevano una idea fissa: una filosofia solidaristica ed egualitaria che ha fatto bene a tutto il nostro Paese, perché la democrazia è fatta di atti e realizzazioni materiali»

Ma nooo, non è vero niente... È tutto solo una fantasia pensata per immagini. Però sarebbe stato carino.

Invece che gli amministratori di oggi, (e proprio quelli di sinistra) studiando ed ereditando questa alta tradizione, possano trarne una spinta ispirativa non è solo una fantasia. È una necessità che sale dalle cose, dalle dure cose, dall’asfittica aria che ci pesa. Ispirazione non vuol dire imitazione, né conservazione, ma ossigenazione di una atmosfera troppo bassa, apprendimento di un’arte politica che apre orizzonti.

nella foto: Ione Bartoli, 95 anni, storica dirigente comunista, assessora ai servizi sociali a Reggio dal 1971. Si osservi la stretta di mano: anche di lì, da quelle mani, viene quella filosofia

UTILE E INUTILEMentre lavoriamo al nuovo numero del nostro giornale, ripuntiamo la luce su un pezzo di Luca Capacci del ...
11/05/2026

UTILE E INUTILE

Mentre lavoriamo al nuovo numero del nostro giornale, ripuntiamo la luce su un pezzo di Luca Capacci del numero di aprile che parla della Scuola e dei nuovi programmi per gli Istituti Tecnici in vigore dal prossimo settembre.

«Tra guerre, bollette e mondiali di calcio sfumati, sta passando sottotraccia un importante e repentino cambiamento che riguarda gli Istituti Tecnici: da settembre entrerà in vigore la nuova riforma. Le scuole ne sono state informate a marzo, quando il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso pubblico il nuovo quadro orario.
L’idea di riformare i Tecnici era stata approvata a settembre 2022 dall’allora maggioranza “di larghe intese” del governo Draghi con il DL n. 144, cosiddetto “Aiuti-ter”. All’art. 26 venivano dettagliati gli obiettivi: più autonomia alle scuole (anche nella scelta delle materie da insegnare), più rapporto stretto con le imprese e il territorio, più laboratori, più rapporti diretti con gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) e le nuove “lauree professionali” biennali, il tutto - ovviamente - “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Il Ministero di Valditara ha poi dato corpo alla riforma»

Insomma, Luca Capacci ce lo spiega: sono state tolte ore di Italiano e Matematica. Ma per che cosa? Per avere più rapporti con le aziende, ovviamente aziende del “territorio”, come si dice. L’idea che ci sono “territori” ricchi di felici aziende e altri che ne sono del tutto carenti non importa a nessuno? Non è evidente a tutti che ci sono zone con molte risorse e altre poverissime?
E che questo scavi proprio lì dove ci sarebbe bisogno di colmare è una domanda troppo “filosofica” per una mentalità aziendal-commerciale? Non è evidente che questo produrrebbe non “più autonomia” ma più differenze? Ma soprattutto quali tratti, aspetti, talenti, sogni dei nostri figli staranno a cuore alle famose "aziende del territorio"?

Mettiamo sotto gli occhi del Ministro una bella contro-proposta: «prima di tutto, solo cose “inutili”. Tutto quello che è “inutile” nella vita. Il bello è che così, all’età di 18 anni, si ha un bagaglio di sapere inutile con cui si può fare tutto. Mentre col sapere utile si possono fare solo piccole cose».
L’dea di destinare alle “piccole cose” una folta schiera di ragazzi ha naturalmente come controparte il fatto che intanto pochi altri si occuperanno delle grandi. E che la selezione avvenga a 14 anni dimostra che è una selezione sociale non meritocratica (come amerebbero farci credere).
Le legga con calma Ministro, queste parole, che, tra parentesi, sono di una filosofa non di un perdigiorno scansafatiche.

La presentazione è domenica prossima, 10 maggio 2026, alle ore 17.00 in Biblioteca Malatestiana(L'informazione era venut...
07/05/2026

La presentazione è domenica prossima, 10 maggio 2026, alle ore 17.00 in Biblioteca Malatestiana
(L'informazione era venuta tagliata dalla locandina precedente)

La parola presenta i libri
06/05/2026

La parola presenta i libri

Il primo maggio. Garofano rosso. Eredità e presente
01/05/2026

Il primo maggio. Garofano rosso. Eredità e presente

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