29/09/2025
“Il testo “testimonianza” che Maria Teresa Lavina ci offre, anzi ci regala, è il profilo di due figure a lei sommamente care: il nonno Emilio e il papà Giuseppe.Il racconto, meglio il ricordo, si riferisce a una parte della loro esistenza, quella della fanciullezza e prima giovinezza. Una parte breve dunque, ma ricca di spunti interessanti e di avvenimenti importanti.In particolare sono messi con maestria in evidenza i loro caratteri, capacità e talenti, e pure i loro intimi sentimenti. Tutte quelle doti che essi seppero così bene utilizzare nell’avvenimento più importante per entrambi nella loro gioventù: la partecipazione, da protagonisti, nelle guerre in cui furono coinvolti: il nonno nella Prima guerra mondiale del secolo XX, il papà nella Seconda, tutti e due a 28 anni, tutti e due in posizione di comando.[...]Vite spezzate nel loro primo germoglio, o marcate per sempre, nel corpo e nell’anima, durante la loro successiva esistenza.Eppure, quei lontani fuochi non sono ancora spenti e l’uomo ancora oggi sta riprendendo con pari ferocia quell’istinto di conquista, di rivendicazione e di distruzione, che pareva ormai un lontano ricordo.Con la guerra tutto si sconvolge: affetti, famiglie, sogni, convivenza gioiosa e pacifica. Si muore, muoiono i propri cari, si creano situazioni orribili, non degne dell’essere umano.Maria Teresa vuole sì alzare come un memoriale ai suoi cari eroi, ma nello stesso tempo vuole gridare e lanciare un monito forte alle generazioni di oggi e indurle a riflettere se l’umanità, con tutte le nuove enormi potenzialità tecniche e di comunicazione, tali da rendere ormai piccolo il nostro intero pianeta, non si avvia tutta insieme verso nuovi orizzonti di pace, con interscambi di beni, di cultura, di spiritualità, volti alla reciproca conoscenza, amicizia e compartecipazione, non solo non potrà costruire un mondo migliore per i suoi figli, ma si voterà alla distruzione più totale”.Dalla prefazione di Elvio Chiappe