31/05/2026
A Torino ne restano 381, ma 119 saranno rimosse entro novembre: non è solo la chiusura di un capitolo della telefonia, è una trasformazione che interroga memoria, decoro, inclusione e futuro dei quartieri.
C’è stato un tempo in cui una cabina telefonica poteva salvare una serata, un amore, perfino un’emergenza. Oggi, a Torino, molte di quelle scatole di metallo e plexiglass sono diventate l’opposto: piccoli vuoti urbani, involucri stanchi, talvolta deposito di rifiuti, talvolta semplice relitto di un’infrastruttura che il digitale ha reso marginale. Eppure il loro congedo non è affatto una faccenda minore. Perché quando una città decide di rimuovere 119 cabine telefoniche su 381 ancora presenti, entro novembre 2026, non sta soltanto facendo pulizia: sta ridisegnando il proprio paesaggio quotidiano e, in controluce, il rapporto fra tecnologia, servizi e memoria collettiva.
A Torino ne restano 381, ma 119 saranno rimosse entro novembre: non è solo la chiusura di un capitolo della telefonia, è una trasformazione che interroga memoria, decoro, inclusione e futuro dei quartieri.