10/01/2026
Le stelle brillano ancora nel cielo, ma la casa è già tutto un andirivieni. Il pentolone è sul fuoco: all'alba l'acqua dovrà bollire. Ed ecco arrivare il macellaio con il paniere degli attrezzi sulle spalle: « Allora, bolle l'acqua? Sono pronte la panca, le corde, le carrucole? » Oggi pare non sia di buon umore, forse sta solo scherzando... « Ehi! , grida qualcuno; è Gerolamo che viene ad aiutarci: questo è un lavoro che gli piace e che sa fare veramente bene.
Le donne, intanto, hanno preparato la colazione: su un piatto fanno misera figura gli ultimi due salami dello scorso anno tocca al macellaio tagliare la prima fetta; assaggiandola si complimenta con Victor, il padrone: « Hai saputo conservarli proprio bene: sono ancora gustosi come quando li ho fatti. Ma ho un piccolo rimprovero da farti... gli altri sono finiti tutti male! >. « Oh, come mai? ». « Eh sì, sono stati mangiati..! La giornata inizia con il buon umore; prima di notte, quante « cavale » si udranno ancora! La caffettiera fa il giro del tavolo emanando un buon profumo; fuori, le prime luci del giorno rompono le tenebre. Siamo pronti... Victor davanti ed il macellaio dietro, entrano nella stalla, aprono lo sportello, ed il bestione, ignaro. mette fuori il muso; le grandi orecchie quasi toccano terra, gli occhi piccoli sono tutti nascosti nel grasso, grugnisce un po' e torna a ritirarsi: forse intuisce qualcosa. Victor entra nel recinto, gli lega una corda ad una zampa posteriore, e lo spinge fuori; macchè, non vuole uscire! Allora entriamo anche Gerolamo ed io e lo afferriamo per le orecchie e, aiutati da Victor che lo tira per la coda, finalmente lo portiamo fuori: le sue urla assordanti risvegliano tutto il villaggio. Il macellaio veloce gli mette il morso stringendo forte e lo trasciniamo fino alla panca; per fortuna è arrivato anche Pierre a darci una mano: da soli non ce l'avremmno fatta a sdraiarlo. Una coltellata precisa gli squarcia la gola: il sangue, d'un bel rosso scuro, zampilla in un paiolo, ed il macellaio lo rimesta con un ramoscello biforcuto perché non coaguli... più tardi servirà per fare i sanguinacci. Ancora qualche debole grugnito, qualche respiro, ed il maiale è morto; lo sistemiamo su una slitta e, mentre una donna gli versa addosso secchi di acqua bollente, noi, maneggiando veloci i coltelli, radiamo le dure setole su quella cotenna tesa Terminata la raschiatura si pratica un foro nei garretti posteriori, vi si passano le cordee, con l'aiuto delle carrucole, l maiale viene sollevato, quindi lavato ed asciugato. Ora con un'abilità tutta sua il macellaio lo squarta: gl'intestini vengono raccolti nel « van », i polmoni, il fegato, il cuore e la milza sono appesi ad un gancio e portati via. Gerolamo ha vuotato la vescica e, con uno stelo, l'ha gonfiata, poi l'ha offerta ai bambini che sono li a guardare, ma nessuno ha steso la mano per prenderla.
"Smorfiosi, esclama scuotendo il capo, come sono cambiati i tempi! Quando noi eravamno giovani, la vescica era il nostro unico pallone... e che corse e che calci per quelle poche ore che durava"!
Intanto, intorno al maiale, tutti tentano di valutarne il peso e fanno scommesse; fra un attimo lo si peserà, ed anche se nessuno avrà indovinato esattamente poco importa, tanto lo mangeremo tutto noi.. e dovremmo economizzare anche.
Gerolamo ed io, ognuno con una metà ('na mezzana) sulle spalle, entriamo in casa per deporle sul grande tavolo. Fuori il freddo è intenso: l'acqua usata per la raschiatura si è ghiacciata sul terreno; una bella terrina di vino caldo ci rimette di buon umore.
Tratto dal libro capolavoro"Solo le pietre sanno"
di Quirino Joly e Gianfranco Bini.
Fotografia ©️ Gianfranco Bini.