12/03/2024
Dai castra bizantini ai castelli normanni origine dell’urbanizzazione in Basilicata
Con il termine latino limes alla lettera si soleva indicare un «sentiero, strada delimitante un confine tra due campi», in età imperiale passò a designare una strada militare fortificata o meglio l’insieme delle fortificazioni poste lungo i confini. In età medioevale il limes, che era parte integrante della linea difensiva, erano anche i castelli, usati per l’alloggio delle guarnigioni, e torri, per le segnalazioni e per ospitare presidi minori e gli stessi accampamenti per i legionari, debitamente fortificati, potevano diventare parte importante nella costituzione di una linea difensiva.
Altro termine che ricorre spesso, quando si parla di linea difensiva, è il termine kastrum con vari significati, che vanno dall’antico fortilizio romano alla dimora fortificata di un funzionario, che esercita l’autorità nella zona e può anche assumere rapporti di vassallaggio con altri; in altri casi è uno spazio chiuso, adibito a difesa, arroccato e circondato da mura.
Però il castrum che conosciamo in epoca romana, nel periodo bizantino diventa più che altro un accampamento militare, inserito in insediamento fortificato ed anche nel secolo successivo assume il significato di vero e proprio fortilizio, che poi diventerà castellion con i Normanni. .
Nella zona che stiamo esaminando e del quale stiamo valutando le delimitazioni, esso ha anche la funzione di un istmo, che mette in connessione le coste che vanno dal Tirreno allo Jonio, attraverso il corso del fiume Sinni; una zona molto importante per il governo bizantino, che voleva controllare i confini .
Tuttavia prima di procedere all’ exursus relativo al periodo medioevale, per non dimenticare che, senza soluzione di continuità, questi territori hanno visto sorgere e morire insediamenti, vogliamo ricordare alcune città. Lungo il corso di questo fiume, sin dall’antichità, sono sorti centri abitati enotri e non solo, che ora vanno sotto la definizione di città scomparse, che subirono sia l’influenza delle colonie greche, sia quella degli etruschi del Tirreno; centri che erano posizionati sulle alture e che, dai reperti, possiamo collocare sin dal IX secolo a.C, se non prima.
Sempre partendo dal Sirino, il monte, arriviamo a Siris fiume, e ad un centro Sirinos, che secondo gli archeologi più moderni doveva essere posizionato sulla collina, detta da sempre ”la città”, dove negli ultimi secoli sono affiorati materiali antichi, come conferma la studiosa Paola Zancani Montuoro. Ella, rifacendosi a un passo di Plinio, ricorda che tra le popolazioni della Lucania vi erano i Sirini, e questo toponimo ricorreva intorno a Rivello e al non lontano lago Sirino, e proprio sulla collina della Serra individuava un insediamento antico, da non confondersi con Siris, che potrebbe riportare agli Enotri. Poi vi era Semuncla, che troviamo anche in epoca medioevale, altra città scomparsa, che gli studiosi non collocano con certezza, ma che riporta ancora al termine Simnis. Esso nella sua radice, infatti, ha ancora il termine Simni e gli studiosi, pur non collocandolo con certezza, almeno fino a pochi anni fa, dopo gli studi del prof. Quilici, propendono a ubicarla sulla collina dell’attuale frazione di Seluci. L’importanza di questo centro è che si trovava sulla via Herculea, che collegava il Sannio e la Lucania; passando per Semuncla si arrivava fino a Nerulum, individuata prima a Rotonda poi a Castelluccio, in località Vigna della Corte, come asserisce la dott.ssa Bottino, dove la via Herculea incontrava la via Popilia, che andava da Capua a Reggio. Questa era la strada più importante della Lucania in epoca romana, in quanto metteva in comunicazione l’Appia con la Lucania e all’incrocio di queste due arterie sorgevano appunto Semuncla e Nerulum. C’era un altro importante centro su Colle dei Greci, in territorio di Latronico, che alcuni vollero identificare con Semuncla, ma viene riportato da altri come Acermons e che dai reperti doveva riferirsi a un sito preellenico e preromano, quindi sicuramente enotro. Sempre proseguendo verso la foce del Sinni, troviamo un altro importante insediamento, prima enotro e poi lucano, nella zona di Chiaromonte, centro scandagliato prima dal prof. Dino Adamisteanu e poi dal gruppo guidato dal prof. Lorenzo Quilici.
Proseguendo, sul monte Coppolo, di fronte all’antica Favale, ora Valsinni, sempre il prof. Quilici ha individuato i resti di un insediamento che potrebbe corrispondere all’antica Lagaria, la città fondata da Epeo, il costruttore del cavallo di Troia, fuggito dalla Grecia, dopo la caduta della città di Priamo, per sfuggire alle ire degli dei protettori di Ilo. La città portava il nome della madre di Epeo e il vino qui prodotto, il Lagarino, era noto ancora ai tempi di Orazio, deducendo da questo che questo centro era attivo ancora in epoca romana
Ma torniamo alle necropoli alto medioevali, che vogliamo prendere in esame in questo contesto. Esse si trovano in località Pantano di Senise e in contrada San Pasquale di Chiaromonte e si riferiscono ad una fase insediativa in questi luoghi in epoca longobarda, soppiantati dall’arrivo delle famiglie normanne nell’XI secolo, anche se in zona sono stati accertati siti di insediamenti, anche qui, pre ellenici e pre romani.
Con l’arrivo dei Normanni le strutture fortificate corrispondono all’insieme dei castra antichi, che la corona mantiene fino al 1200, recuperandone funzioni e materiali per realizzare una serie di fortificazioni sul territorio nei punti strategici e questa visione prosegue anche in epoca sveva, quando il castrum indicò sempre più il castello o la fortezza regia.
La valle del Sinni, che si estende dalla costa jonica alle pendici del Sirino, durante i secoli centrali del medioevo comprendeva sia il territorio del Mercurion, sia quello del Latinianon, due entità coinvolte negli insediamenti monastici italo-greci e vide sorgere sul finire degli anni ’90 un interesse particolare da parte del gruppo del prof. Quilici, coadiuvato dalla prof.ssa Gigli, che scandagliò, per quanto possibile, questa zona dai primi insediamenti. Da questi studi viene la conferma che qui nell’ XI secolo si svilupperanno insediamenti sulla sommità dei colli, rioccupando aree già occupate in precedenza. L’accentramento sulle alture fu agevolato dal sistema abitativo fortificato tipico dell’età normanna e facilitato dalla mancanza di grossi centri urbani preesistenti, infatti i centri cominciano a manifestarsi in epoca normanna. Questo è il momento dell’arrivo di importanti famiglie feudali come i Chiaromonte e poi i Sanseverino. Particolare importante il nascere di questi centri ha più ragioni strategiche che politiche, come si evince dalle tecniche murarie, che dovevano rispondere appunto a ragioni difensive ed anche pratiche. Dagli studiosi sono state individuate 15 località dove si rintracciano continuità di vita e centri abbandonati e scomparsi, distinti tra roccaforti e vedette..
Roccaforti erano Chiaromonte, Teana, Senise, Episcopia, Noepoli, Roccanova, Valsinni, e Colobraro; le vedette sorsero tra XI e XIII secolo e poi furono abbandonate; fra queste vi è il sito il località Cozzo dei Ceci, nel comune di Calvera, il Catarozzo nel comune di Francavilla in Sinni, che potrebbe essere identificato con il castello del Rubbio o Rubeo, il castello di Seluci, nel comune di Lauria, il Pizzo presso Valsinni e Cozzo della Madonna della Rocca a Colobraro.
Piccola chiosa, i riferimenti al centro di Calvera ci portano alle carte del monastero di Sant’Andrea i cui resti si pongono in località Cozzo dei Ceci .
In questo modo con questi presidi la valle del Sinni divenne una valle fortificata con due chiusure; una ad occidente rappresentata dal castello di Seluci ed una ad oriente, con una doppia fortificazione su due promontori Cozzo Madonna della Rocca e Pizzo, tra Valsinni e Colobraro . Vale la pena solo accennare che sul monte Coppolo di Valsinni il professor Quilici, come detto prima, aveva individuato un sito di epoca ellenica?, dove poteva essere collocata l’antica Lagaria, scomparsa o abbandonata in epoca medioevale e a nord- ovest di questo monte si trova il Pizzo con nelle vicinanze i resti di un Castello,da non confondersi con i resti di Lagaria.
Il sito di Seluci, invece, è menzionato in una bolla del 1079 e in documento di Carlo d’Angiò del 1278 e sarebbe scomparso alla fine del regno angioino nel meridione, anche se stando ai reperti affiorati potrebbe essere il riutilizzo di un sito precedente al periodo medioevale.
Per tornare ai centri di continuità, solo pochi di questi giungeranno fino al XI-XII e si svilupperanno nei secoli XIII –XIV, mentre diversi sono i centri e agglomerati sorti tra il XII e XIII secolo ad opera del processo di antropizzazione e sfruttamento della vallata operata dai Normanni e poi nel periodo federiciano, quando furono costruiti ex novo o ripresi centri fortificati per gestire il territorio, anche se molti di questi perderanno slancio e saranno abbandonati tra il XIV-XV secolo.
Non bisogna dimenticare a che dare nuovo slancio economico alla zona furono anche i monaci benedettini, cistercensi e certosini che soppiantarono i monaci italo-greci, con il favore dei feudatari del tempo.
E’ questo il periodo in cui sorse l’abbazia di santa Maria del Sagittario con le sue numerose grangie, la più importante delle quale è quella di Ventrile
A questi monasteri si deve la diffusione di innovazioni tecnologiche per lo sfruttamento delle risorse idriche e il ripopolamento della valle del Sinni. Fulcro nevralgico di questa rinascita fu Chiaromonte, centro della contea della famiglia Clermont, che andava dalle pendici del Pollino fino a Policoro e Scanzano, anche se il centro di Chiaromonte esisteva prima dell’arrivo dei Clermont e porterebbe al VII –VIII secolo d.C. e anche più indietro.
Nei pressi di Chiaromonte importanza ebbe Teana che nell’XI secolo conobbe grande espansione e venne da alcuni associato o addirittura identificato con Latiniano, costituito da una struttura fortificata a difesa di una rocca sulla valle del Serapotamo e delle strutture intorno di Calvera, Carbone e Chiaromonte.
Oltre a questi citati si svilupperanno altri centri sempre partendo da una struttura fortificata. A sostegno dell’esistenza di un importante sistema di avvistamento e allarme difensivo nella valle del Sinni, area di confine appunto dell’impero bizantino, vi è il toponimo di località Torre, posta tra l’odierna Agromonte e Colle dei Greci, una testa di ponte che collegava la valle del Sinni e quella del Mercure . Questo sistema probabilmente molto utile nei secoli precedenti in epoca Normanna fu abbandonato come il sito Catarozzo. Di questo sistema di avvistamento faceva parte Episcopia, posta su un promontorio roccioso proteso sul Sinni, a vedetta della vallata, dove il castello ha subito diversi rimaneggiamenti. Il primo nucleo del maniero, o meglio un cenno di fortificazione, doveva esistere prima dell’arrivo dei monaci italo greci Cristoforo, Saba e Marcario, se il loro agiografo, il patriarca Oreste, parla dell’esistenza di un castello a vedetta sul Sinni, che i monaci incontrarono sul loro cammino e nei pressi del quale edificarono la prima edicola intitolata a San Lorenzo. Se il loro arrivo è datato verso il 950 e la struttura esisteva già, si deve pensare che la sua costruzione risalga all’VIII-IX secolo ed essa in origine si sviluppava intorno alla torre circolare, identificata da molti come la base di una rocca longobarda, riutilizzata come primo nucleo difensivo dai bizantini. In epoca Normanna, verso 1090 intorno a questo primo nucleo fortificato, a vedetta sul Sinni, si sviluppò il castello, che mostra al suo interno ancora una torre a pianta quadrata nell’ala Sud, inglobata poi nelle abitazioni intorno al XVI secolo, che può far pensare alla funzione di avvistamento e protezione, secondo le esigenze normanno-sveve., per cui furono costruiti spalti difensivi di altezza di circa 10 metri, onde garantire avvistamento e comunicazione con il Catarozzo o Castrum Rubei e quella di Acermons, collocabile in località Torre o su un’altura poco distante, detta località Vignale, tra Pallareta e Colle dei Greci, dove l’equipe di Quilici trovò resti di strutture edilizie, che gli abitanti del posto chiamavano convento, ma che poteva anche essere una fortificazione .
Tra le rocche meglio conservate c’è il castello di Valsinni che come gli altri si sviluppa intorno ad un torrazzo, primo nucleo di torre fortificata a pianta quadrangolare che poi venne inglobata da altri ambienti, durante il periodo di maggior splendore della famiglia Morra.
Un cenno a parte merita il castello di Lauria della famiglia Loria, Riccardo e poi Ruggero di Lauria, importante famiglia molto remunerata per i servigi resi a Manfredi e Federico II e poi agli Aragonesi. Anche la struttura originaria di questo maniero potrebbe collocarsi in epoca longobarda bizantina, per raggiungere il massimo splendere con la famiglia Loria, imparentata con le famiglie più importanti della zona, fra cui i Sanseverino
Per concludere gli insediamenti del XI-XIV secolo seguono la logica difensiva su postazioni di altura, su speroni rocciosi facilmente difendibili, intorno ai quali, per aggregazione, si sviluppano i centri abitati. Dopo il XIV secolo comincia l’abbandono e il conseguente degrado, questo per il cambiamento delle strategie difensive dell’area. Da questo momento si prediligono le sommità di crinali poste lungo i due versanti del Sinni e degli affluenti Serapotamo e Sarmento.
Possiamo distinguere tre i momenti dello sviluppo abbandono dell’area: X-XI secolo con la famiglia Clermont rinascono centri esistenti come Chiaromonte, Senise, Noepoli, Teana; XII-XIV secolo si assiste alla nascita si strutture di emanazione normanna, con caratteristiche omogenee ed uniformi nella progettualità architettonica, sorgono così anche Episcopia, Roccanova, Colobraro, Valsinni. Dopo i Chiaromonte, con i Sanseverino si svilupperanno i centri monastici .
Prof.ssa Elisa Conte