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🌍« Il Mondiale più inclusivo di sempre non è più solo un sogno, ma una realtà».Con queste parole Gianni Infantino presen...
11/06/2026

🌍« Il Mondiale più inclusivo di sempre non è più solo un sogno, ma una realtà».

Con queste parole Gianni Infantino presentava, ormai più di due anni fa, il calendario della Coppa del Mondo 2026: la prima edizione allargata a 48 squadre, con un programma di ben 104 partite “spalmate” tra Stati Uniti, Messico e Canada.
Due anni dopo, di quell’inclusività sbandierata ai quattro venti pare rimasto ben poco. Gli USA, sulle cui spalle gravano i maggiori oneri organizzativi - in termini di gare ospitate e di città coinvolte - sembrano aver scelto un’altra direzione.
Lo ha provato sulla sua pelle Omar Artan, arbitro di punta del movimento calcistico africano e, proprio per questo, designato per la prestigiosa rassegna iridata. Ma Artan è somalo, e la Somalia è soggetta a un travel ban totale per volere dell’amministrazione . Così, dopo lunghi controlli e un interrogatorio di svariate ore, l’arbitro è stato bloccato e respinto e riaccolto tra fiori e bandiere, come un eroe, a Mogadiscio.
Il caso di Artan non rappresenta un’eccezione, ma solo l’episodio più controverso di una lunga serie.

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✒️di Davide Cocetti

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di Davide Cocetti. « Il Mondiale più inclusivo di sempre non è più solo un sogno, ma una realtà».Con queste parole Gianni Infantino presentava, ormai più di due anni fa, il calendario della Coppa del Mondo 2026: la prima edizione allargata a 48 squadre, con un programma di ben 104 partite "sp...

🎬Ultima puntata prima della pausa estiva del   di Koinè Journal (niente paura torniamo prestissimo) a cura di Stefania C...
10/06/2026

🎬Ultima puntata prima della pausa estiva del di Koinè Journal (niente paura torniamo prestissimo) a cura di Stefania Chiappetta

✒️Difficile parlare di purezza artistica in una serie come . Ancora più complesso, considerato il suo recente quanto disastroso finale, è cercare un minimo di quella solidità tecnica che nella prima stagione era stata il collante delle immagini. Ora, a riguardare i 26 episodi che compongono le tre stagioni, compresi i due speciali arrivati in piena pandemia Covid, verrebbe da domandarsi quando il suo creatore, Sam Levinson, abbia smesso di voler bene ai suoi protagonisti. Tanto da non saperli nemmeno più a scrivere. Nonostante i sette anni di vitalità è sembrato di trovarsi a osservare dei personaggi sconosciuti, bloccati in spirali distruttive impossibili da attraversare. Non c’era più alcuna salvezza per loro, e forse non la si è mai nemmeno cercata.
Eppure, sotto la polvere di un’ultima stagione morta ancor prima di iniziare, nel giallo spento che riempie il font del suo titolo, si sperava almeno di vedere nel finale l’anima di Euphoria.

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©️Vanity Fair

di Stefania Chiappetta.Difficile parlare di purezza artistica in una serie come Euphoria. Ancora più complesso, considerato il suo recente quanto disastroso finale, è cercare un minimo di quella solidità tecnica che nella prima stagione era stata il collante delle immagini. Ora, a riguardare i 26...

📉Il Rapporto Istat 2026, presentato il 21 maggio a Roma, restituisce l’immagine di una scuola e di un’università attrave...
09/06/2026

📉Il Rapporto Istat 2026, presentato il 21 maggio a Roma, restituisce l’immagine di una scuola e di un’università attraversate da tendenze contrastanti. Da un lato aumentano gli iscritti agli atenei, diminuisce l’abbandono scolastico e il numero dei giovani che restano esclusi da percorsi di studio e lavoro è in costante calo. Dall’altro, persistono forti divari territoriali, cresce la dispersione scolastica implicita e il successo educativo continua a essere strettamente legato alle condizioni familiari e socioeconomiche di partenza.
Nel 2024 la spesa pubblica per l’istruzione ha raggiunto gli 88,95 miliardi di euro, sostenuta anche dalle risorse del PNRR. Si tratta di un aumento rispetto agli 84,38 miliardi del 2023, ma il dato continua a collocare l’Italia al di sotto della media europea: l’investimento nazionale corrisponde infatti al 4,0% del PIL, contro il 4,8% registrato mediamente negli altri Paesi dell’Unione.
Eppure i numeri mostrano con chiarezza quanto l’istruzione continui a rappresentare uno dei principali fattori di inclusione nel mercato del lavoro. Nel 2025, a livello nazionale, il tasso di occupazione tra i laureati e le laureate è pari all’85,3%, valore che scende al 74,6% tra i diplomati e al 56,1% tra coloro che possiedono al massimo la licenza media. Dunque, un primo punto fondamentale è il seguente: il titolo di studio continua a incidere in modo determinante sulle opportunità professionali e sulla stabilità occupazionale.

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✒️di Stefano Ambrosino

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di Stefano Ambrosino. Il Rapporto Istat 2026, presentato il 21 maggio a Roma, restituisce l'immagine di una scuola e di un'università attraversate da tendenze contrastanti. Da un lato aumentano gli iscritti agli atenei, diminuisce l'abbandono scolastico e il numero dei giovani che restano esclusi d...

07/06/2026

Maggio è il mese della salute mentale. La rivoluzione digitale ha permesso un accesso illimitato ad informazioni anche in questo ambito che, però, spesso spingono all’autodiagnosi. Quali sono i rischi di questo fenomeno? E perché l’algoritmo ci spinge a “fare da soli”?

✒️di

📉Le nuove generazioni sono costrette a fare le valigie per cercare opportunità altrove, lasciando indietro una popolazio...
04/06/2026

📉Le nuove generazioni sono costrette a fare le valigie per cercare opportunità altrove, lasciando indietro una popolazione che invecchia, sempre più isolata e rancorosa. In un clima di totale disillusione, in cui il “centro” e le istituzioni sembrano interessarsi solo a quei poli strategici, la retorica radicale vince facile: non offre soluzioni complesse, ma colpevoli perfetti (immigrazione, Europa, élite). E, soprattutto, promette il ritorno a un’epoca d’oro che nessuna propaganda elettorale potrà mai ricostruire.
È in questo esatto vuoto pneumatico che si inserisce il fallimento dei partiti tradizionali, in particolare di quelli di sinistra, oggi percepiti come distanti dalle zone rurali e provinciali. Questa percezione deriva da un focus quasi esclusivo su istanze urbane e agende politiche post-materialiste, finendo per ignorare le necessità pratiche, materiali e quotidiane di chi vive lontano dai grandi centri metropolitani.
È quella che l’economista Andrés Rodríguez-Pose definisce “la vendetta dei luoghi che non contano”: territori trascurati in cui il disagio viene intercettato da movimenti populisti e di destra, capaci di offrire risposte identitarie e una vicinanza che, per quanto retorica, appare tangibile e diretta.

✒️di Alessandro Bardone

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di Alessandro Bardone. La deindustrializzazione è ormai una realtà consolidata nel nostro Paese. Storicamente, l’Italia si è affacciata all'industrializzazione in ritardo e, a parte qualche focolaio al Nord, il vero sviluppo è avvenuto solo nel secondo dopoguerra. Furono gli aiuti americani a ...

🇮🇹Una volta terminato il Secondo conflitto mondiale, lo Stato italiano aveva continuato ad inquadrare numerosi aspetti d...
02/06/2026

🇮🇹Una volta terminato il Secondo conflitto mondiale, lo Stato italiano aveva continuato ad inquadrare numerosi aspetti della vita delle , come il lavoro, la famiglia o la sessualità, nella cornice della politica emancipazionista. La “questione femminile”, infatti, tra fine XIX ed inizio XX secolo si era fossilizzata su di un’unica nozione: le donne avrebbero raggiunto l’uguaglianza attraverso i diritti politici, il lavoro salariato, l’educazione e la partecipazione socioassistenziale (Maud Anne Bracke: 33). Durante il periodo delle guerre mondiali, inoltre, il passaggio da “tempo di pace” a “tempo di guerra” aveva portato le donne ad assumere nuovi doveri, in particolare patriottici, uscendo eccezionalmente dai confini tradizionali di genere. A tal proposito nel 1919 la Legge Sacchi abolì la cosiddetta autorizzazione maritale che fino ad allora aveva limitato fortemente l’azione femminile in diversi ambiti, dall’azione politica a quella sociale, economica e famigliare. Se da una parte, tuttavia, le donne si accorsero dei limiti teorici e pratici dell’emancipazionismo, in parte a seguito dei cambiamenti dagli anni Cinquanta, dall’altra le guerre appena concluse avevano contribuito a far emergere in loro una nuova comprensione di sé stesse, delle proprie ambizioni e aspirazioni nella vita privata come nella società. Accanto a questa consapevolezza, si affermarono presto nuovi spazi e possibilità di partecipazione alla res publica anche per il genere femminile (Silvia Salvatici: 110). Perchè questa emancipazione, 80 anni dopo, non si è ancora conclusa?

✒️di Sofia Lazzarini

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di Sofia Lazzarini. Una volta terminato il Secondo conflitto mondiale, lo Stato italiano aveva continuato ad inquadrare numerosi aspetti della vita delle donne, come il lavoro, la famiglia o la sessualità, nella cornice della politica emancipazionista. La “questione femminile”, infatti, tra fin...

31/05/2026

‼️Soli 80 anni fa le cittadine italiane votavano per la prima volta.
Ad oggi ci sono luoghi del mondo un cui il diritto al voto per le donne è messo in discussione, il che apre una questione: il diritto al voto di un uomo non sarebbe mai messo in discussione a differenza del diritto al voto per le donne che a quanto pare necessita di essere ancora ricordato e difeso.

✒️di Lucrezia Passarelli

🇷🇴Non era l’Ucraina. È successo in Romania.Secondo le ricostruzioni disponibili, due notti fa un drone partito durante u...
30/05/2026

🇷🇴Non era l’Ucraina. È successo in Romania.

Secondo le ricostruzioni disponibili, due notti fa un drone partito durante un attacco russo contro obiettivi ucraini ha violato lo spazio aereo della Romania e si è schiantato su un edificio residenziale nella città di Galați, a pochi chilometri dal confine. L’impatto ha provocato un’esplosione e un incendio, causando il ferimento di due persone.

Le immagini diffuse nelle ultime ore mostrano un palazzo colpito, fumo, soccorsi e residenti evacuati. Una scena che fino a oggi sembrava appartenere soltanto alle città ucraine devastate dalla guerra.

Bucarest parla di una “grave escalation”, mentre la NATO ha ribadito di essere pronta a difendere “ogni centimetro” del territorio dell’Alleanza. Mosca, invece, respinge le accuse e sostiene che sia troppo presto per stabilire con certezza l’origine del drone e promette indagini “obiettive”.

Una domanda però attraversa l’Europa: quando un conflitto oltrepassa un confine e colpisce un Paese membro della NATO, si può ancora parlare di semplice incidente?

Intanto, notizia di pochi minuti fa, l’Italia ha autorizzato l’invio di 100 militari al confine tra Romania e Ucraina, al momento nuovo fronte caldo per la diplomazia.

✒️di Andrei Cazacu

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🗺️Ci sono giorni in cui l’umanità dimostra di poter superare ogni confine. Il 29 maggio 1953 è esattamente uno di questi...
29/05/2026

🗺️Ci sono giorni in cui l’umanità dimostra di poter superare ogni confine. Il 29 maggio 1953 è esattamente uno di questi: il momento in cui, per la primissima volta, lo sguardo dell’uomo si è posato sul mondo dal suo punto più alto.

Eravamo agli inizi degli anni Cinquanta, in un’epoca in cui il pianeta cercava faticosamente di lasciarsi alle spalle le macerie e i traumi della Seconda Guerra Mondiale. L’esplorazione geografica estrema era diventata l’arena in cui le nazioni cercavano un nuovo riscatto e prestigio. L’Impero Britannico, ormai vicino al crepuscolo, decise di puntare tutte le sue fiches sull’ultima grande sfida rimasta inviolata: il Monte Everest.

Fino ad allora, la “Montagna delle Montagne” aveva respinto spietatamente ogni avventuriero, rivelandosi una fortezza inespugnabile fatta di valanghe, tempeste e un’aria troppo sottile per i polmoni umani.

Ma quella mattina di fine maggio, la storia cambiò corso. L’alpinista e apicoltore neozelandese Edmund Hillary e l’esperto sherpa nepalese Tenzing Norgay si lasciarono alle spalle l’ultimo campo base. Sfidando temperature polari e una drammatica carenza di ossigeno a 8.848 metri di quota, riuscirono dove innumerevoli spedizioni avevano fallito. Alle 11:30 calcarono la vetta. Ci rimasero solo un quarto d’ora, il tempo sufficiente per scattare qualche fotografia storica e seppellire nella neve dei dolci e un piccolo crocifisso.

Questo trionfo epocale non fu un caso, ma il frutto dell’impeccabile organizzazione logistica guidata dal Colonnello John Hunt, capace di domare le insidie estreme della montagna.

La notizia dell’impresa fu tenuta gelosamente segreta e inviata a Londra tramite un messaggio in codice. Venne annunciata al mondo intero il 2 giugno, in perfetta e voluta coincidenza con la mattina dell’incoronazione della giovane Regina Elisabetta II. Hillary divenne cavaliere, Tenzing un eroe globale: insieme non avevano semplicemente scalato una montagna, ma avevano inaugurato l’era dell’alpinismo moderno.

✒️di Nicolò Crosta

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🇨🇺Mentre in Pakistan   e Teheran faticano a trovare un accordo definitivo sul cessate il fuoco in medio oriente, un altr...
27/05/2026

🇨🇺Mentre in Pakistan e Teheran faticano a trovare un accordo definitivo sul cessate il fuoco in medio oriente, un altro scenario stuzzica la fantasia di Donald . Sono ormai settimane infatti che si susseguono notizie circa una imminente invasione statunitense nell’isola caraibica e diversi fatti confermano questa ipotesi.

Raul , fratello di Fidel e leader morale del paese comunista, è stato infatti legalmente accusato di aver contribuito all’abbattimento di due aerei di esuli e all’omicidio di 3 cittadini statunitensi. L’accusa, portata avanti dal Dipartimento di Giustizia, e stata annunciata durante l’anniversario dell’attacco e ha preceduto l’invio della porta aerei nucleare Nimitz nelle acque del Golfo del Messico.

L’azione legale, reale o presunta che sia, e l’utilizzo di strumenti militari contro un regime sembrano ricalcare in toto quello che è successo a gennaio in Venezuela, con la successiva caduta di Maduro, e lasciano presagire un imminente azione speciale sull’isola.

Che Cuba sia al centro degli interessi esteri di Washington non è certamente una sorpresa e anzi l’ipotesi di invasione si pone in continuità con la competizione tra i due paesi e con la Dottrina Donroe interpretata come nuovo dottrina Monroe.

L’operazione potrebbe essere letta sia in ottica di competizione internazionale, ovvero mandare un messaggio alla Cina, sia in ottica di politica interna con l’intento di riconquistare fette di elettorato dopo la deludente campagna iraniana e acquisire il voto cubano, caro al Capo del Dipartimento di Stato Rubio.

Siamo di fronte ad un azione militare al vertice come in Venezuela, di un mutamento radicale di regime a L’Avana o solo a fumo negli occhi di un informazione ormai assuefatta alla guerra?

✒️di Paolo Trojan

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