21/08/2026
La tempesta d’agosto su arriva provvidenziale: si sposa bene con gli esteri, che i media italiani non hanno mai seguito volentieri, e permette di sfumare sullo sfondo la vita quotidiana di milioni di persone, tra le ferie con la benzina a 2 euro, la sanità pubblica-gratuita-universale che è ormai un ricordo, e la sensazione diffusa di impoverimento generale.
Quella tempesta è lo sbocco naturale per chi ha sempre provato fastidio per le inchieste giornalistiche, grandi e piccole. E ora a meno di un anno dalle elezioni, annusa l’occasione di regolare i conti con il bersaglio grosso: il giornalismo di inchiesta in rai, a partire da Report ma non solo.
Le scivolate plurime di (amicizie sbagliate, biografie auto-incensate, sviste uruguaiane sul caso Minetti) da questo punto di vista tornano utili. Ma nel momento in cui queste diventano involontario strumento per una operazione politica ostile, alla ricerca della Soluzione Finale, in primo piano non ci va la persona del conduttore, ma l’impianto della trasmissione. Dice bene Milena Gabanelli : “Sia chiara una cosa: i programmi sono fatti da una squadra. Uno da solo non fa niente. Colpire la squadra mi pare che sia un delitto “.
Dunque il punto è sostenere un impianto comunicativo che considera il giornalismo di inchiesta come un servizio e non come un peso di cui liberarsi.
✒️di Maurizio Blasi
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di Maurizio Blasi. La tempesta d’agosto su Report arriva provvidenziale: si sposa bene con gli esteri, che i media italiani non hanno mai seguito volentieri, e permette di sfumare sullo sfondo la vita quotidiana di milioni di persone, tra le ferie con la benzina a 2 euro, la sanità pubblica-gratu...