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02/01/2026

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Palazzo Grassi – Punta della Dogana | Open Lab con Jean Jullien

4 – 5 – 6 gennaio 2026
Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Venezia

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Da domenica 4 a martedì 6 gennaio 2026, sul canale Instagram dell’istituzione va in scena un workshop digitale in tre puntate, quest’anno curato da Jean Jullien. Artista e illustratore di fama internazionale, Jean Jullien è noto per il suo linguaggio immediato e poetico, capace di trasformare gesti, oggetti e situazioni quotidiane in immagini iconiche, ironiche e profondamente contemporanee.
Pensato appositamente per la community online di Palazzo Grassi, l’Open Lab inviterà il pubblico a osservare la realtà con uno sguardo nuovo, allenando l’attenzione ai dettagli e trasformando l’esperienza quotidiana in un esercizio creativo condiviso.

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29/12/2025

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Rothko a Firenze

a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna
dal 14 marzo al 23 agosto 2026
Palazzo Strozzi, Firenze

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Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente permettendo di ripercorrere l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore attraverso un vocabolario intriso di spiritualità e poesia. In mostra, opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

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17/12/2025

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Palazzo Grassi – Punta della Dogana | Le nuove mostre del 2026: Michael Armitage, Amar Kanwar, Lorna Simpson, Paulo Nazareth

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Michael Armitage. The Promise of Change

a cura di Jean-Marie Gallais, curatore, Pinault Collection, in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, art director, Serpentine Galleries, per il catalogo, e Caroline Bourgeois, advisor, Pinault Collection, e Michelle Mlati, storica dell’arte
dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027
Palazzo Grassi

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Amar Kanwar. Co-travellers
a cura di Jean-Marie Gallais, curatore, Pinault Collection
dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027
Palazzo Grassi

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Lorna Simpson. Third Person
a cura di Emma Lavigne, direttrice generale e curatrice generale, Pinault Collection Mostra realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York
dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Punta della Dogana

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Paulo Nazareth. Algebra
a cura di Fernanda Brenner, curatrice indipendente
dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Punta della Dogana

https://www.smallzine.it/the-message-lannunciazione-di-kaws-nel-cortile-di-palazzo-strozzi/Un breve riflessione di Lored...
16/12/2025

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Un breve riflessione di Loredana Barillaro - per SMALL ZINE - su "The Message", l'installazione di Kaws a Palazzo Strozzi. 🔥

Qui il testo integrale! 👇

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THE MESSAGE | l’Annunciazione di Kaws nel cortile di Palazzo Strozzi
di Loredana Barillaro

E’ incredibile come Palazzo Strozzi riesca ad accogliere e a far convivere linguaggi visivamente molto distanti fra loro creando però connessioni altrettanto forti.

E’ questo il caso del singolare connubio di cui è possibile accorgersi appena oltre la soglia del Palazzo, dove si è chiamati a rintracciare il rapporto fra l’altissima tradizione della pittura di Beato Angelico e la contemporaneità giocosa dell’installazione di Kaws “The Message” collocata già da qualche mese, nel cuore del palazzo.

Lo stile pop dell’artista statunitense rende ancora più inclusiva l’offerta di Palazzo Strozzi a dimostrazione che, in fondo, l’arte è il messaggio.

Cos’è dunque il messaggio? Ebbene, l’installazione realizza un particolare corto circuito che non interrompe ma crea un ponte, un singolare interscambio fra il messaggio dell’Arcangelo alla Vergine che annuncia la buona novella e quello che quotidianamente possiamo leggere sui nostri smartphone.

Cosa annuncia il messaggio di Kaws, esso appartiene ancora alla tradizione? Quale sarà il suo significato universale? Se abbiamo imparato a conoscere il segno dell’iconografia tradizionale dobbiamo elaborare e costruire una nuova memoria, una nuova annunciazione, quale sarà dunque il miracolo di questa nostra contemporaneità?

Sembra quasi di poter indovinare il dialogo fra i due protagonisti, la moderna trasmissione del messaggio in un’epoca in cui lo scambio verbale ha bisogno evidentemente di filtri, di strumenti che possano attenuare il suono della voce, che possano mitigare il senso di quello che si dice, un mezzo che possa ci aiuti a comprendere, talora a porre distanza, a farci coraggio. Kaws narra la tradizione con i codici della contemporaneità, con ciò che ci è familiare e in fondo ci rassicura.

© SMALL ZINE e Loredana Barillaro

https://www.smallzine.it/una-boccata-darte-per-nuove-comunita-artistiche-intervista-a-bianca-buccioli/In occasione della...
15/12/2025

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In occasione della mostra "Paesi miei. Storie e gesti di Una Boccata d’Arte" in corso a Firenze negli spazi di Manifattura Tabacchi, Loredana Barillaro ha intervistato, per SMALL ZINE, Bianca Buccioli, Project manager di Una Boccata d’Arte.

Qui di seguito il testo integrale 🔥

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UNA BOCCATA D’ARTE PER NUOVE COMUNITÀ ARTISTICHE | Intervista a Bianca Buccioli
di Loredana Barillaro

Loredana Barillaro/ Bianca, mi dica, che cos’è “Una Boccata d’Arte”?

Bianca Buccioli/ Una Boccata d’Arte è un progetto di arte contemporanea diffusa, fondato nel 2020 da Marina Nissim, imprenditrice e collezionista, e promosso da Fondazione Elpis, con l’obiettivo di portare la ricerca di giovani artisti in piccoli borghi e comunità locali spesso lontani dai grandi circuiti espositivi e dalle grandi mete turistiche. Ogni anno vengono selezionati e invitati 20 artisti, italiani e internazionali, per lavorare in 20 borghi, uno per ciascuna regione d’Italia. Gli artisti sono invitati a trascorrere un periodo nel borgo assegnato, a entrare in contatto con il territorio, conoscerne gli abitanti, osservarne usi e specificità e, a partire da questa esperienza, realizzare un’opera o un intervento site-specific pensato esclusivamente per il paese.

L’elemento distintivo del progetto è la sua dimensione relazionale. Le opere nascono attraverso un dialogo continuo tra artista e comunità. In alcuni casi gli abitanti partecipano attivamente: offrono racconti, ricordi, spazi, competenze artigianali, materiali locali e questo coinvolgimento trasforma il processo artistico in una pratica partecipata, dove le opere realizzate rappresentano uno degli esiti del percorso condiviso durante i mesi. Al tempo stesso, il progetto offre ai borghi un’occasione di apertura, di riflessione su se stessi e di valorizzazione delle identità che ne fanno parte. Non si tratta di portare l’arte “dall’esterno”, ma di far emergere ciò che i luoghi già contengono in potenza, traducendolo nel linguaggio dell’arte contemporanea.

Nel corso delle sei edizioni, il progetto ha prodotto 120 interventi, alcuni rimasti permanenti nei borghi, altri che hanno poi trovato una nuova destinazione. Ma soprattutto ha costruito una rete di relazioni che include artisti, amministrazioni, curatori, artigiani, aziende, partner tecnici, che insieme a noi rendono possibile la realizzazione dei progetti in tutta Italia. E adesso siamo a lavoro sulla settima edizione, che inaugurerà a giugno 2026.

LB/ Alla luce di tutto ciò, relativamente al progetto in mostra a Manifattura Tabacchi di Firenze, dal titolo “Paesi miei”, secondo lei come può una “mappatura” dei territori trasformarsi in opera d’arte? Può dunque il paesaggio, inteso come relazioni di comunità, farsi narrazione mediante l’intervento dell’arte e degli artisti?

BB/ Paesi miei. Storie e gesti di Una Boccata d’Arte è una mostra che racconta l’esperienza di sei edizioni che si sono svolte dal 2020 in 120 borghi italiani. Il percorso si sviluppa attraverso una selezione di opere, tutte prodotte nel corso della sesta edizione, di Giuseppe Abate, Roberto Casti, Adele Dipasquale, Gabriele Ermini, Bibi Manavi, Qeu Meparishvili e Aiko Shimotsuma. A queste si affianca l’intervento-archivio di Atelier Tatanka, studio di progettazione grafica, arti visive e stampa risograph, con base a Bologna. L’installazione è il risultato di un’immersione nell’archivio di comunicazione di Una Boccata d’Arte – che raccoglie migliaia di immagini, testi, informazioni relative alle sei edizioni e ai 120 progetti realizzati tra il 2020 e il 2025 – e delle successive operazioni di analisi, selezione e sintesi effettuate dallo studio. Il processo di trasposizione dell’archivio vuole raccontare l’esperienza di Una Boccata d’Arte attraverso il tema del territorio, inteso sia come collocazione fisica delle opere, sia come panorama antropologico dei borghi che le accolgono.

L’installazione-archivio occupa lo spazio della prima sala sviluppandosi su una dimensione orizzontale e una verticale e crea così una mappatura di luoghi, opere d’arte, artisti e persone che non potrà mai essere del tutto esaustiva ma prova a tenere insieme le fila di un discorso collettivo. Così, la mappatura smette di essere un semplice strumento di orientamento e si trasforma in un dispositivo narrativo, capace di rivelare storie, memorie e legami invisibili. In questo senso, forse, diventa opera d’arte.

In Una Boccata d’Arte, i territori vengono vissuti in maniera diretta da artiste e artisti, che incontrano le comunità, le tradizioni e i gesti quotidiani come parte di un paesaggio vivente. L’iniziativa restituisce la complessità dei luoghi: non solo la loro geografia fisica, ma anche quella umana, affettiva e sociale. L’intervento artistico non impone una forma, ma raccoglie e amplifica ciò che già esiste, rendendolo visibile: un paesaggio, fatto di relazioni, incontri e pratiche collettive.

LB/ LB/ Perché la scelta di raccogliere i risultati del progetto, durato sei anni, negli spazi di Manifattura Tabacchi?

BB/ Manifattura Tabacchi ha rappresentato uno spazio pilota, una sorta di banco di prova per un progetto più ampio e in continua evoluzione. Lo spazio è un’ex fabbrica in rigenerazione della città di Firenze, ed è anche la sede di Toast Project, organizzazione attiva nella produzione culturale fondata nel 2019 da Stefano Giuri e Gabriele Tosi, quest’ultimo curatore storico di Una Boccata d’Arte per la regione Toscana.

Con Stefano e Gabriele ho condiviso la curatela della mostra, a cominciare dalla scelta del luogo espositivo: siamo partiti dall’idea di privilegiare la continuità di relazioni già presenti sul territorio, in questo caso Firenze, e rendere più solida una rete di collaborazioni con altre realtà vocate al contemporaneo. In più avevamo bisogno di uno spazio capace di dare una forma unitaria a un progetto che vive principalmente nella frammentazione territoriale: venti borghi, venti comunità, venti contesti diversi ogni anno. La scelta di Manifattura Tabacchi nasce dall’esigenza di accogliere e restituire questa pluralità di esperienze in un unico luogo, permettendo al pubblico di leggere l’intero percorso nella sua complessità. Manifattura Tabacchi, con la sua identità di ex complesso industriale rigenerato, oggi dedicato alla sperimentazione artistica e culturale, è diventata il contesto ideale per questo tipo di narrazione.

In definitiva, che cosa ha prodotto questa mostra? Può “Paesi miei” connotarsi quale sorta di archivio di una memoria e di un’azione partecipata e condivisa e quindi collettiva?

BB/ La mostra intende essere un punto di raccordo, uno spazio di sintesi in cui le esperienze nate nei borghi trovano un nuovo modo di essere viste, interpretate e rilette all’interno di una narrazione collettiva. Sì, possiamo considerarla un vero e proprio archivio di memoria partecipata che conserva le tracce delle relazioni nate, documenta i processi e non solo i risultati, restituisce la voce degli artisti e quella delle comunità coinvolte e permette di capire come l’arte possa incidere sui territori e sulle persone.

Ma soprattutto, si tratta della prima tappa di una nuova progettualità che intende espandere il racconto decentrato e situato realizzato da Una Boccata d’Arte all’interno di nuovi scenari cittadini e non solo. In questo senso, la mostra diventa non solo un archivio, ma anche un luogo di osservazione e di rilancio, da cui il progetto può continuare a crescere e a espandersi.

© SMALL ZINE e Loredana Barillaro

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13/12/2025

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FONDAZIONE ELPIS | Due mostre e un progetto inedito di residenze

Fondazione Elpis lo scorso mese di novembre ha inaugurato un programma che intreccia due mostre e un progetto inedito di residenze, segnando un passaggio importante della sua storia: l’apertura dei nuovi spazi di Atelier Elpis, destinati a diventare luogo di produzione e ricerca.

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A te non resta che abitare questo desiderio | Ornella Cardillo – Giuseppe Lo Cascio – Natalya Marconini Falconer – Stella Rochetich
a cura di Sofia Schubert
dal 13 novembre 2025 al 1° febbraio 2026

Basement/ “The Flower Requiem Whistling Vases”
di Vica Pacheco
a cura di Threes
dal 13 novembre 2025 al 1° febbraio 2026

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10/12/2025

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DA LUNEDÍ 8 DICEMBRE È ONLINE IL PODCAST “RACCONTA ISMAELE. LA BALENA TRA MITO E REALTÀ”

Realizzato da Chora Media a partire da "Moby Dick. La balena”, la mostra in corso a Palazzo Ducale di Genova fino al 15 febbraio 2026

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Il podcast, realizzato da Chora Media, racconta il modo in cui ci siamo interfacciati con questi maestosi animali nel corso della storia. Ogni episodio, infatti, scandaglia uno degli aspetti del nostro rapporto con le balene: bellezza, conflitto, mito, ricerca. La host-voce narrante è quella di Simone Pieranni, giornalista e scrittore, che ha viaggiato e vissuto all’estero per molti anni, rimanendo sempre molto legato a Genova, la sua città di origine.
Le puntate usciranno sul thread di Fuori da qui, il podcast settimanale di Simone Pieranni. Il podcast avrà anche una pagina dedicata sul sito di Chora.

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05/12/2025

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Pinacoteca Agnelli | Alice Neel, Piotr Uklański e Paul Pfeiffer

La Pinacoteca Agnelli lo scorso mese di ottobre ha inaugurato la programmazione espositiva per l’autunno 2025, con tre progetti inediti.

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La Pinacoteca Agnelli inaugura la programmazione espositiva per l’autunno 2025, che da venerdì 31 ottobre, in contemporanea con Artissima e con l’art week torinese 2025, sino a lunedì 6 aprile 2026 presenta al pubblico tre progetti inediti: la prima grande retrospettiva italiana dedicata ad Alice Neel (Merion Square, PA, 1900 - New York, NY, 1984) I Am the Century; il progetto espositivo di Piotr Uklański (1968, Varsavia) Faux Amis, parte di Beyond the Collection, che prevede inoltre due interventi al Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando”, Università di Torino e al Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti”, Città di Torino; Vitruvian Figure (Juventus), la nuova installazione dell’artista americano Paul Pfeiffer (1966, Honolulu, HI) su La Pista 500, vincitore del Premio Pista 500 annunciato durante Artissima 2024, che torna quest’anno nella sua terza edizione.

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05/12/2025

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Chez moi | Vashish Soobah

a cura di Gabriella Rebello Kolandra
dal 14 novembre 2025 al 10 gennaio 2026
Platea | Palazzo Galeano, Lodi

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Vashish Soobah porta a Lodi una nuova produzione realizzata appositamente per lo spazio di Platea. Il titolo della mostra richiama i numerosi bar e ristoranti disseminati sul territorio mauriziano – terra di origine della famiglia Soobah – che utilizzano nei propri nominativi la formula “Chez”, eredità linguistica del periodo coloniale francese e letteralmente “casa di”.

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04/12/2025

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“Fantastica”. | I vincitori dei premi dedicati agli artisti della 18a Quadriennale d’arte

Fondazione La Quadriennale di Roma ha annunciato i tre artisti vincitori della 18a Quadriennale d’arte, Fantastica, nel corso della Cerimonia ufficiale di premiazione a Palazzo Esposizioni Roma.

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I premi – “Premio Quadriennale”, “Premio Giovane Arte” e “Premio Giovani Collezionisti” – confermano l’impegno dell’istituzione nel riconoscere e valorizzare le ricerche più significative dell’arte italiana contemporanea.

La cerimonia di premiazione si è svolta alla presenza di Andrea Lombardinilo, Presidente Fondazione La Quadriennale di Roma, Tatyana Nikiforova, Responsabile del Patrimonio artistico di Fondazione Roma, partner culturale della mostra nel suo ruolo di sostenitore del “Premio Quadriennale” e del “Premio Giovane Arte”, Antonio Valentino, Presidente, Federica Pecci Ruggieri e Giampiero Ruzzetti, Vicepresidenti dell’Associazione Giovani Collezionisti, sostenitrice del premio “Giovani Collezionisti”, insieme alle giurie e agli artisti vincitori.

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30/11/2025

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VALIE EXPORT & KETTY LA ROCCA | BODY SIGN

a cura di Andrea Maurer e Alberto Salvadori
dal 16 dicembre 2025 al 7 febbraio 2026
Thaddaeus Ropac Milano

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VALIE EXPORT e Ketty La Rocca hanno utilizzato il corpo come strumento per sfidare la società patriarcale, mettendo in luce la dicotomia tra l’utilizzo del linguaggio nello spazio pubblico e quello privato per riconoscere e trasmettere le proprie idee, dimostrando come fosse necessario un campo d’azione più ampio. Entrambe hanno superato i limiti imposti da un unico mezzo espressivo, sperimentando la fotografia, il video, la scultura e la performance come strumenti fluidi e permeabili.

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26/11/2025

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MARCO CORDERO | Elegia per un ghiacciaio

BAC Bellano Arte Cultura presenta un nuovo progetto espositivo inedito: un racconto dedicato alla memoria fragile del paesaggio.

a cura di Chiara Gatti in collaborazione con Storyville
dal 29 novembre 2025 al 12 aprile 2026
San Nicolao Arte Contemporanea – Museo Giancarlo Vitali, Bellano

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La navata di San Nicolao e le sale del Museo Giancarlo Vitali ospitano, da sabato 29 novembre 2025 a domenica 12 aprile 2026, una selezione di sculture di Cordero, che da anni concentra la sua ricerca sui temi eterni della montagna, affidandosi a una materia inattesa come la carta dei libri con cui simula superfici petrose, la ruvidezza della pietra, le venature del marmo, in un gioco di allegorie tra la metamorfosi della materia e l’entropia della natura.
L’approdo di Marco Cordero conferma la volontà progettuale di affidare agli artisti contemporanei la lettura dello spazio, attraverso una scelta misurata di opere capaci di abitarne il vuoto mistico con una presenza densa, stratificata, in dialogo con le urgenze del presente. Una direzione già annunciata dall’omaggio estivo a Marina Apollonio – madre putativa dell’arte optical e cinetica italiana – protagonista della personale Uroboro, che aveva segnato in modo decisivo l’avvio del nuovo programma artistico, orientandolo verso le sperimentazioni più avanzate della ricerca odierna.

Indirizzo

Florence

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