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florencecity.it - Rivista Fiorentina Inoltrarsi in Firenze come fiorentino o turista, il gusto, la bellezza, i segreti. Contattateci alla mail [email protected] .

Quale può essere una descrizione di Firenze che le renda giustizia, nessuna credo; quale descrizione potrebbe essere usata per descrivere i fiorentini, tutte credo. Ecco, Firenze è tutto perchè i fiorentini sono il suo cuore e come danno vita a questa città ne traggono i doni che essa offre. Spesso la “offendono”, la sporcano a parole e nei fatti, ma mai e poi mai la rinnegano, possono solo amarla anche se segretamente. Un giro su questo sito web per cercare insieme questa descrizione, questa immagine immutabile e plastica.

“Aver bevuto l’acqua del Porcellino” è appunto dichiarazione di essere fiorentino schietto, un viver delle mura e delle strade, un disincantato pedone ignaro di tutti i tesori che si nascondono fra vicoli e musei, un inguaribile amante della storia e dei segreti di questa città. In questo sito web, umilmente, cercheremo di farvi sentire quel sapore che solo dopo innumerevoli passaggi al piazzale si può riuscire ad apprezzare, solo dopo svariate passeggiate notturne nei vicoli del centro si riesce a percepire, solo dopo qualche visita al bargello si potrà realmente gustare. Quanti sono i libri, le canzoni, le fotografie o i video che esaltano Firenze senza mai rendergli giustizia? Il materiale disponibile è infinito, starà a noi cercare di fornirvelo classicamente o in nuova chiave il tutto per rendere omaggio e mai completare. Eventi storici, arte, segreti, locali da non perdere, passaggi obbligati o gusto del particolare, ogni sfumatura può essere vissuta dopo esser stata letta, ma solo ed esclusivamente se passerai del tempo su questo suolo, se ti aprirai con rispetto ai suoi pregi ed ai suoi difetti. Saranno graditi tutti i suggerimenti che vorrete darci e ci renderete felici se vorrete in qualche modo aiutarci con articoli, foto, storie e storielle. Coraggio avventuriamoci a Firenze!

Libertà per procura: La mia opera primaOgni genitore, bello o brutto che sia il bimbo, è orgoglioso di ciò che ha genera...
03/10/2026

Libertà per procura: La mia opera prima
Ogni genitore, bello o brutto che sia il bimbo, è orgoglioso di ciò che ha generato. Così è anche per me.
Libertà per procura è il mio primo libro, un romanzo giallo ambientato a Firenze.
Una lettera anonima può arrivare dopo tre anni, e uccidere.
Firenze, inverno, una notte di pioggia. L'avvocato Rosario Ciulli riceve una telefonata inaspettata. Poche ore dopo, il potente industriale Francesco Moretti viene trovato morto nel suo studio. Porta chiusa dall'interno, nessuna arma, nessun testimone, nessun tentativo di difesa da parte dell'uomo. Un delitto inspiegabile.
Quella stessa sera Moretti aveva ricevuto una lettera. Poche righe. Una minaccia di ricatto. Un segreto vecchio di tre anni che qualcuno aveva fatto riaffiorare.
A indagare è il commissario Giuliano Vinci, uomo di poche parole e sguardo che non perdona.

Libertà per procura: La mia opera prima Come ogni genitore, bello o brutto che sia il bimbo, è orgoglioso di ciò che ha generato. Così è anche per me. Li

Benvenuto Cellini autobiografiaPrima parteSeconda parteBenvenuto, anche se rifiutò, era attirato dalla proposta di Bagli...
01/10/2026

Benvenuto Cellini autobiografia
Prima parte
Seconda parte
Benvenuto, anche se rifiutò, era attirato dalla proposta di Baglioni di diventare un capitano, era amico degli uomini che avrebbe dovuto comandare ed era stato ben remunerato per i suoi servizi militari dal Papa.Ma il padre lo dissuase dall’intraprendere la vita militare e anzi lo invitò ad andare a Mantova, dove era stato da giovane per tanti anni e dove si era trovato particolarmente bene.

Benvenuto Cellini autobiografia Prima parte Seconda parte Benvenuto, anche se rifiutò, era attirato dalla proposta di Baglioni di diventare un capitano, era

La Compagnia della CazzuolaSulla falsariga della Compagnia del Paiolo, nacque un’altra compagnia di buontemponi.Feo d’Ag...
29/09/2026

La Compagnia della Cazzuola
Sulla falsariga della Compagnia del Paiolo, nacque un’altra compagnia di buontemponi.
Feo d’Agnolo, “sonatore di pifferi e persona molto piacevole”, una sera aveva allestito una cena nell’orto del Campaccio. Mentre gli invitati stavano degustando una ricotta, uno di questi, il Baia, vide che in un angolo dell’orto c’era un mucchio di calcina in cui un muratore aveva lasciato infilata dentro una cazzuola. Detto fatto, il Baia prese la cazzuola come se fosse un mestolo, la riempì di calcina e la infilò in bocca a Feo, che pensava ad un boccone di ricotta. Tutta la combriccola di amici cominciò a ridere a crepapelle e poi cominciò a gridare “cazzuola, cazzuola” e, senza porre tempo in mezzo, ecco che si era appena costituita la Compagnia della Cazzuola.
I membri di questa Compagnia erano ventiquattro, suddivisi in compagnia maggiore e compagnia minore, entrambe composte di dodici membri.

La Compagnia della Cazzuola Sulla falsariga della Compagnia del Paiolo, nacque un’altra compagnia di buontemponi. Feo d’Agnolo, “sonatore di pifferi e p

Benvenuto Cellini autobiografiaPrima parteIl libro in mio possesso è stato stampato a Firenze nel 1926, le sue pagine so...
22/09/2026

Benvenuto Cellini autobiografia
Prima parte
Il libro in mio possesso è stato stampato a Firenze nel 1926, le sue pagine sono diventate molto delicate, tanto che alcune, nonostante le mie attenzioni, solo nel girarle si sono lesionate.
Su queste è riportata la storia scritta di proprio pugno dallo stesso Cellini, nella lingua italiana parlata nel 1500. Durante la lettura si incontrano numerosi termini desueti e ormai inusitati che risultano alquanto incomprensibili, così bisogna fare un’attenta ricerca per ricostruire il racconto.
Benvenuto era figlio di Elisabetta di Stefano Granacci e di Giovanni D'Andrea di Cristofano Cellini. I due da giovani erano vicini di casa.
Il padre usciva poco, musicista particolarmente dotato, suonava la viola e il flauto. Si infatuò presto di Elisabetta e dato che i rispettivi genitori si conoscevano bene, fu molto facile per loro giungere al matrimonio.

Benvenuto Cellini autobiografia Prima parte Il libro in mio possesso è stato stampato a Firenze nel 1926, le sue pagine sono diventate molto delicate, tanto

Icchè ci vah ci vole"Icchè ci vah ci vole" rappresenta la vera filosofia del pragmatismo alla fiorentina. Una frase che ...
17/09/2026

Icchè ci vah ci vole

"Icchè ci vah ci vole" rappresenta la vera filosofia del pragmatismo alla fiorentina. Una frase che racchiude l’essenza più autentica dello spirito di Firenze. Tradotto in italiano, corrisponde a "quello che ci va, ci vuole", una vera e propria filosofia di vita.

Nel quotidiano, i fiorentini usano questa espressione per commentare una situazione inevitabile.

Per esempio, se c'è da spendere per comprare qualcosa di cui non puoi fare a meno. Icchè ci vah ci vole. Un lavoro che richiede molto tempo e impegno. Icchè ci vah ci vole. Una ricetta tradizionale richiede tre ore di cottura lenta. Icchè ci vah ci vole.

In pratica se una cosa va fatta, va fatta bene e con i mezzi necessari, senza perdersi in troppe lamentele o scorciatoie.

Icchè ci vah ci vole "Icchè ci vah ci vole" rappresenta la vera filosofia del pragmatismo alla fiorentina. Una frase che racchiude l’essenza più autenti

I pomeriggi di un tempo ai giardini della FortezzaI giardini della Fortezza si trovano sul lato est della Fortezza da Ba...
15/09/2026

I pomeriggi di un tempo ai giardini della Fortezza
I giardini della Fortezza si trovano sul lato est della Fortezza da Basso, tra i bastioni medicei ed i viali di circonvallazione che Giuseppe Poggi realizzò nella metà del 1800, correggendo i dislivelli tra i fossati che circondavano le antiche mura e creando tre piani leggermente sfalsati con alberi e piante di grande impatto scenografico per il diverso colore che il fogliame assume durante il succedersi delle stagioni.
La grande vasca ellittica al centro, quasi un piccolo lago in miniatura, è orlata da una bassa recinzione in ferro che funge da protezione senza però nascondere lo specchio d'acqua alla vista dei passanti e il getto principale posizionato in mezzo che spinge verso l'alto crea un dinamico gioco di spruzzi e di luci.

I pomeriggi di un tempo ai giardini della Fortezza I giardini della Fortezza si trovano sul lato est della Fortezza da Basso, tra i bastioni medicei ed i viali

Sembra che questo modo di dire faccia esplicito riferimento al veleno dei serpenti che lo utilizzano tramite i propri de...
10/09/2026

Sembra che questo modo di dire faccia esplicito riferimento al veleno dei serpenti che lo utilizzano tramite i propri denti per paralizzare la preda e per neutralizzarne la resistenza. Dopo il morso letale infatti i serpenti attendono pazientemente ma anche implacabilmente che il veleno faccia effetto per poter poi saziarsi di animali spesso più grandi e più forti di loro.
Per assonanza l’espressione “avere il dente avvelenato” assume il significato di essere pieno di astio o di rancore, essere in collera, non perdere occasione per criticare, dimostrare apertamente la propria avversione.
(da Adagi ma non troppo di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Sembra che questo modo di dire faccia esplicito riferimento al veleno dei serpenti che lo utilizzano tramite i propri denti per paralizzare la preda e per neutr

Gli antifonari fiorentini di TofanelliPrima parteSeconda ed ultima parteLa dicitura “in Choro o Choralis libera”, fa cap...
08/09/2026

Gli antifonari fiorentini di Tofanelli
Prima parte
Seconda ed ultima parte
La dicitura “in Choro o Choralis libera”, fa capire che l’originale da cui è tratto questo tomo era di grandi dimensioni (60-90 cm e larghi 40-60). Questo perché poggiato su un leggio, al centro del coro, poteva essere ben visibile al gruppo corale dei frati che ne cantavano il contenuto.
La prima pagina di un altro di questi antifonari, è incentrata sul mistero dell'Incarnazione e del ruolo di Maria nella storia della salvezza, che vuole celebrare l'unione perfetta tra fede umana e le promesse divine.
Nell’ultima pagina è presente un sigillo in ceralacca rossa impresso sulla carta, questo raffigura un simbolo araldico, o più probabilmente, un emblema religioso composto da rami di palma: una cornucopia incrociata con rami di palma o spighe di grano; forse un marchio tipografico o xilografico di convalida, come quelli che venivano utilizzati nei testi sacri liturgici ufficiali.

Gli antifonari fiorentini di Tofanelli Seconda ed ultima parte La dicitura “in Choro o Choralis libera”, fa capire che l’originale da cui è tratto ques

Gli antifonari fiorentini di TofanelliPrima parteSono entrato casualmente in possesso di tre stupendi antifonari del XVI...
03/09/2026

Gli antifonari fiorentini di Tofanelli
Prima parte
Sono entrato casualmente in possesso di tre stupendi antifonari del XVIII secolo. Attirato dalla loro particolarità, ho voluto fare delle ricerche sul web per trovare più informazioni possibili su queste pubblicazioni.
Misurano tutti 25 x 18 cm, ma cambia lo spessore a causa del diverso numero di pagine contenute. Il primo è spesso 3,5 cm e contiene 304 fogli; il secondo 4 cm con 365 fogli; il terzo 3 cm con 279 fogli.
Gli antifonari, sono dei messali o libri liturgici, stampati o manoscritti storici e dunque pregiati. La tradizione cattolica attribuisce il primo antifonario realizzato intorno al 600, per volere di papa Gregorio Magno.

Gli antifonari fiorentini di Tofanelli Prima parte Sono entrato casualmente in possesso di tre stupendi antifonari del XVIII secolo. Attirato dalla loro parti

I magazzini dell'olio, la carestia del 1764-67 e le conseguenze dell'editto di Pietro LeopoldoIn occasione di anni di ca...
01/09/2026

I magazzini dell'olio, la carestia del 1764-67 e le conseguenze dell'editto di Pietro Leopoldo
In occasione di anni di carestia, particolare importanza assumeva l’essere stati previdenti, ed avere per tempo accantonato derrate alimentari e principalmente generi di prima necessità quali grano ed olio.
Ma, a parte i periodi di vacche magre, fu all’inizio del XVIII secolo che il problema di conservare l’olio divenne preminente, poiché questo non serviva soltanto in ambito alimentare, ma anche come mezzo di illuminazione. Nel 1739 la raccolta di olive e, di conseguenza, la produzione di olio fu ridottissima, e l’oro giallo aveva raggiunto prezzi altissimi sul mercato, un po’ come oggi accade con il gas.
Dopo averci battuto il naso, nel 1761 fu pensato di costruire un grande magazzino per riporvi l’olio che l’Uffizio della Grascia aveva requisito.
#176467

I magazzini dell'olio, la carestia del 1764-67 e le conseguenze dell'editto di Pietro Leopoldo In occasione di anni di carestia, particolare importanza assumev

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