07/08/2026
“Se non vuoi che un uomo sia infelice politicamente, non dargli due lati di una domanda da cui preoccuparsi; dagliene uno. Ancora meglio, non dargliene affatto.”
(Fahrenheit 451, R. Bradbury)
Una grande verità, una verità non certo novità. Ma l’arte dell’oggi non è togliere la scelta, è far credere che ce ne sia ancora una.
Sediamoci comodi e guardiamo lo spettacolo che ci offrono: destra contro destra, la nuova opposizione. Piccole risse interne, finti litigi da salotto televisivo. Una coreografia, non un conflitto. Destre che finiranno in coalizione, con gli stessi termini, con le stesse politiche, che senza dare nell’occhio, avanzano come partito unico.
Sì, qualche sfumatura di nero. Li distinguiamo, ma mentre noi puntiamo i proiettori sulle differenze, loro si riconoscono nella battaglia comune.
E mentre tra i nostri confini continuiamo a discutere di sicurezza e insicurezza, il mondo tende l’orecchio, e sente: “siamo così di destra che ormai perfino l’opposizione a un governo di destra, è di destra”.
La nostra è una politica ridotta a un paio di parole. Parole dettate da destra, usate anche a sinistra, ma solo per dirsi contro, senza ampliare il vocabolario.
Una politica che ci permette, senza impegno, di inserirla nel nostro parlare quotidiano, e sentirci così parte di una democrazia. La politica che non parla più politichese.
Oggi siamo di fronte a uno scenario tanto interessante quanto paradossale: è la destra italiana a essere riuscita a democraticizzare la politica. Sono riusciti ad abbattere barriere culturali, linguistiche, economiche, il divario tra il potere e le persone comuni. Hanno rubato persino il proposito, della sinistra.
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A cura di Marianna Sorrini ✍️