28/05/2026
Beat, scratch, musica strumentale e infine, il rap.
Esistono nelle pieghe nascoste di Spotify delle piccole perle di dischi che spesso non vengono allo scoperto, come "Scressioni" di DJ Gaso, classe 1988; è uno di quei profili che si sono costruiti lontano dai riflettori, dentro contesti locali e serate dove il djing resta ancora una pratica culturale prima che intrattenimento. Attivo dal 2014, tra Puglia e Bologna, si muove tra scratch, selezione e organizzazione, mantenendo un legame costante con una visione classica dell’Hip Hop.
Il suo primo progetto prende forma senza un piano preciso. Nasce da sessioni di beat e scratch registrate nel tempo, a cui si è aggiunta, progressivamente, l’esigenza di dire qualcosa di più personale. Non attraverso il rap in senso stretto, ma usando direttamente lo scratch come linguaggio.
Il risultato è un disco che sta a metà tra beat tape e progetto di turntablism, dove la componente tecnica non è fine a sé stessa ma funzionale a un’idea espressiva. Non è pensato solo per addetti ai lavori: l’obiettivo dichiarato è renderlo accessibile anche a chi non segue da vicino questo tipo di produzioni.
Dentro il progetto convivono più contributi. Le strofe di Sesto Carnera e Stk'On si inseriscono senza spostare l’equilibrio generale, mentre Jail firma uno dei contributi più completi, tra beat, strofa e lavoro sul suono. Completano il quadro le produzioni di Jesko, PKay Prozak e Rattacash, che danno varietà senza uscire da un perimetro preciso.
Il percorso di DJ Gaso parte da lontano, tra breakdance e writing in un piccolo paese della provincia di Foggia, con un immaginario costruito attorno a spazi periferici e cultura condivisa. L’influenza di dischi come Orgasmi Meccanici degli Alien Army e il riferimento a DJ Gruff aiutano a capire la direzione. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.
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A cura di Marco Giani✍️
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