Juri Marketing Critico

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25/08/2026

Siamo arrivati ai no crema solare e stavolta non ho parole neanche io. La caption la lascio così, tanto un video più lungo di tre minuti non lo vede nessuno. Ciao e buon rientro.

22/08/2026

Ho una scarpiera all’ingresso che sta in piedi per fede. Una vite l’ho stretta al contrario nel 2019 e da allora quando apri l’anta bisogna accompagnarla, sennò cede. Potrei buttarla, costava quaranta euro. Non la butto.

Il punto è che le cose che ci stanno più a cuore in casa quasi mai sono quelle venute bene. Sono quelle che ci hanno dato problemi. E questo IKEA lo sa da prima che glielo spiegasse la ricerca: il montaggio non è il prezzo da pagare per risparmiare, è il momento in cui quel mobile smette di essere merce e diventa roba tua.

Chi lavora con i marchi di solito prova a togliere ogni attrito al cliente, a rendere tutto liscio, immediato, senza sforzo. Qui succede il contrario e funziona meglio. Vale la pena chiedersi quanto valore stiamo buttando via ogni volta che semplifichiamo tutto.

Nel video c’è l’esperimento che lo dimostra, e un dettaglio che quasi nessuno cita.

11/08/2026

La parte che nessuno racconta della Terza Onda è che il professore ci è cascato pure lui.

Lo racconta lui stesso, anni dopo, in un resoconto che resta ancora oggi la fonte principale: all’epoca l’esperimento fu documentato pochissimo, solo due righe su un giornalino scolastico. All’inizio era un esercizio didattico, poi ha iniziato a piacergli. La classe che si alza in piedi quando entra. Le risposte ridotte a tre parole. Nessuno che alza la mano per contraddirlo. Si accorge a metà settimana che non sta più conducendo un esperimento sul conformismo, ci sta dentro anche lui, e fermarsi gli costa fatica.

Vale per ogni gruppo online che hai visto crescere bene. Un linguaggio che chi sta fuori non capisce, dei rituali, un nemico. Chi lo amministra non è fuori dal meccanismo, è solo quello che si accorge per ultimo di esserci dentro.

Fermarsi è costato fatica a un uomo di venticinque anni dopo cinque giorni. Tu quel meccanismo ce l’hai addosso da anni, tre ore al giorno, e non c’è nessuno che accende lo schermo vuoto. #

26/07/2026

Ho provato a contare quanti creator conosco che nell’ultimo anno hanno aperto un locale di panini. Ho perso il conto a metà.

Nel video ragiono sul perché proprio il cibo. Qui mi porto a casa un’altra domanda, quella che non riesco a togliermi.

Un locale ha l’affitto, i fornitori, le persone che ci lavorano dentro. Regge solo se dietro c’è qualcosa che va oltre la copertina del contenuto.

Il resto lo dico nel video.

24/07/2026

Consigliare film è la cosa più autobiografica che ci sia. Non stai dicendo quali sono i migliori, stai dicendo quali ti hanno fatto diventare come sei.

Io il cinema l’ho imparato comprando i DVD di Woody Allen uno alla volta, quando non c’era un algoritmo a scegliere al posto mio. E forse è per questo che i film che mi porto dietro non sono quasi mai i più realistici. Sono quelli dove qualcuno si inventa una favola, una storia, una bugia, e quella roba finta finisce per dire il vero meglio della realtà.

Qui dentro ci sono Truffaut, Michele Soavi, Tim Burton, Spielberg e di nuovo Woody Allen, ma quello che non ti aspetti. Cinque registi lontanissimi, un solo filo che li tiene insieme.

Se cerchi film da vedere che ti restano addosso invece dei soliti consigli usa e getta, parti da questi. Quello che manca scrivilo nei commenti, che tanto lo so che manca il tuo preferito.

Oggi foto, niente video. Ciao.
21/07/2026

Oggi foto, niente video.
Ciao.

12/07/2026
01/07/2026

C’è una cosa che facciamo tutti davanti a una serie come Breaking Bad: a un certo punto smettiamo di giudicare il protagonista e iniziamo a fare il tifo.

Non perché sia buono. Perché è bravo. E il potere, quando è competente, ci ipnotizza anche quando dovremmo voltarci dall’altra parte.

Nel video lo lego a un libro di cinquecento anni fa. Ma la domanda che mi porto dietro è un’altra: quante volte, nella vita vera, abbiamo scambiato il potere per la ragione?

28/06/2026

Ho un calendario che, se lo riempio tutto, smette di funzionare. Non perché manchi il tempo: perché manca lo spazio.

C’è una differenza enorme tra essere pieni ed essere produttivi. Pieno vuol dire che reagisci. Vuoto vuol dire che puoi finalmente scegliere.

Nel video parlo di creatività, ma vale per qualsiasi cosa: la prossima idea buona non arriverà aggiungendo. Arriverà quando avrai tolto.

24/06/2026

C’è una cosa che non ho detto nel video, e che forse è la più scomoda.

Quando una cornice culturale, che sia “arte”, “goliardia”, o “street photography”, ottiene il consenso di testate, curatori e istituzioni, smette di essere la posizione di una persona sola. Diventa un sistema di legittimazione collettiva. E quel sistema non chiede a nessuno di essere d’accordo: funziona per adesione passiva. Non lo contesti, quindi lo validi.

Il caso Banhoff non è la storia di un uomo con cattive intenzioni che ha ingannato tutti. È la storia di come un dispositivo comunicativo, la parola “arte”, abbia reso superflua una domanda. Non perché qualcuno l’abbia nascosta. Ma perché nessuno l’ha posta.

E questo riguarda anche chi lo ha criticato nel 2015. E chi lo critica oggi. Compreso me, che nel video parlo di consenso senza fermarmi su un punto: anche guardare queste foto adesso, per analizzarle, per condannarle, è esercitare lo stesso sguardo che stiamo discutendo.

Cosa cambia, se cambia qualcosa, tra guardare per condannare e guardare per possedere?

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Florence

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