06/05/2025
Sammezzano, 5 maggio 2025 — C’è un lieto fine per il castello da “Mille e una notte” che domina la vallata di Leccio, nel Valdarno fiorentino. Dopo tre decenni di cancelli sbarrati e aste andate a vuoto, la SMZ Srl riconducibile alla famiglia Moretti ha ottenuto dal tribunale l’omologa del concordato: l’acquisto è cosa fatta, salvo diritto di prelazione dello Stato (sessanta giorni da oggi).
I nuovi proprietari portano con sé una storia personale che parla di musica, imprenditoria e amore per l’arte. Ginevra Moretti, trentenne fiorentina, è cresciuta fra i cantieri navali del gruppo di famiglia e si è laureata in storia dell’arte a Bologna; negli ultimi anni ha finanziato diversi micro‑restauri in Toscana attraverso un suo trust filantropico. Al suo fianco c’è il marito Maximilian Fane, 31 anni, direttore d’orchestra inglese e co‑fondatore della Mascarade Opera Foundation di Firenze. Insieme hanno costituito la SMZ con l’idea di vivere in una delle ali durante i lavori, aprendo progressivamente il resto del complesso con visite guidate, laboratori musicali e residenze per artisti. Il loro piano prevede 80–100 milioni di euro per il restauro filologico del piano nobile, la rigenerazione del parco storico di 180 ettari e la demolizione dell’ecomostro in cemento armato realizzato negli anni Settanta. "Non un resort, ma un museo di sé stesso" ripetono.
La storia di Sammezzano comincia nel 1605 come tenuta agricola dei Medici, passa ai Panciatichi e si sublima tra il 1853 e 1889 grazie al marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, politico liberale e viaggiatore instancabile. Furono 36 anni di cantiere, maestranze da Siviglia e dalla Provenza, marmi di Carrara, maioliche policrome, calligrafie arabe che decorano 365 ambienti – uno per ogni giorno dell’anno. Dopo la morte degli eredi, il castello attraversò il Novecento come hotel‑casino di charme frequentato dall’aristocrazia romana, poi scivolò nell’abbandono: il corpo in cemento con piscina olimpionica (1975) ne comprometteva la simmetria, e dal 1990 crolli, vandalismi e infiltrazioni hanno minacciato capolavori come la Sala dei Pavoni, la Sala dei Gigli e il Corridoio delle Stalattiti. A salvare la memoria sono stati i volontari del comitato FPXA Save Sammezzano, che fra 2012 e 2020 hanno portato oltre 30 000 visitatori in aperture straordinarie, facendo del castello uno dei casi emblematici di “eredità a rischio” in Italia.
Se tutto filerà liscio, dal 2026 potremo attraversare di nuovo quei corridoi caleidoscopici, a cantiere ancora aperto, per assistere a una rinascita che sembrava impossibile.
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