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Mercoledì 12 novembre alle ore 20,30, ci sarà la presentazione del romanzo L'incanto del Lago Lucone, di Bruno Garzoni, ...
10/11/2025

Mercoledì 12 novembre alle ore 20,30, ci sarà la presentazione del romanzo L'incanto del Lago Lucone, di Bruno Garzoni, presso il museo archeologico di Gavardo. Vi aspettiamo numerosi.

Corso: Vedere Oltre i propri Limiti 15 Aprile 2024
02/04/2024

Corso: Vedere Oltre i propri Limiti 15 Aprile 2024

25/10/2023
«Montalbano stava tornando alla sua casa di Marinella una lunga giornata di travaglio al commissariato, era stanco, ma v...
09/06/2023

«Montalbano stava tornando alla sua casa di Marinella una lunga giornata di travaglio al commissariato, era stanco, ma viaggiava a lento dai finestrini aperti dell’auto gli arrivavano gli odori di una notte di mezzo maggio ventate di gelsomino dai giardinetti delle ville alla sua destra, folate di salmastro mare a sinistra. Dopo avere per un pezzo proceduto darrè la signora, il commissario le si affiancò e, piegandosi sul sedile del passeggero, le spiò: «Occorre niente, signora?».
(A. Camilleri, Il Patto) 📖

Buon venerdì lettori e lettrici! Oggi affrontiamo un quesito grammaticale che tutti noi abbiamo sentito più volte, soprattutto nella lingua parlata. Quando usiamo «gli» e quando siamo «le»? 🧐

Si tratta di due pronomi personali complemento spesso confusi, ma che seguono una regola semplicissima: gli indica esclusivamente il maschile e ha il significato di "a lui", mentre le indica il femminile e il corrispondente "a lei".

Ma da dove ha origine questa confusione? Dal latino!
👉 "Gli" infatti deriva dal latino illi, che in passato veniva usato indifferentemente per entrambi i sessi. Tuttavia nel corso dei secoli "gli" si è specializzato nell'indicare il maschile singolare, mentre per il femminile si è scelto di usare "le".

Lo sapevate? Quante volte vi è capitato di sentire questa incongruenza? Fatecelo sapere nei commenti 👇

Lettori e lettrici, LESedizioni ha una buona notizia 📢: il concorso letterario Parole in Viaggio continua! 📌 I manoscrit...
30/05/2023

Lettori e lettrici, LESedizioni ha una buona notizia 📢: il concorso letterario Parole in Viaggio continua!

📌 I manoscritti potranno essere inviati fino alla mezzanotte del 31 luglio 2023. Trovate il regolamento da firmare e ulteriori informazioni sul nostro sito.

Per qualsiasi dubbio, scriveteci all'indirizzo email [email protected]

Attendiamo le vostre storie! ✍

«Più che d’identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore: rappresentare...
26/05/2023

«Più che d’identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore: rappresentare il piacere della lettura d’un dato genere, più che il testo vero e proprio. Pure in qualche momento mi sono sentito come attraversato dall’energia creativa di questi dieci autori inesistenti. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri»
(Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore) 📖

Buona sera lettori e lettrici! Oggi affrontiamo un nuovo dubbio grammaticale che ancora oggi pare creare confusione: come si scrive soprattutto?

Spesso troviamo a chiederci se la forma corretta sia con una t o con due. Ma perché? Questa grafia è dovuta all'influenza di forme come dopotutto e oltretutto, ma è sempre scorretta in questo caso. 🚩

Quando si ha a che fare con parole composte, la normale generale prevede che in presenza della parola "sopra" ci sia un raddoppiamento della consonante che segue, come per esempio nella parola "sopralluogo".

Ecco dunque che la forma corretta è sempre "soprattutto". 📢
Vediamo un esempio: 👉 "Ho sempre apprezzato i film in bianco e nero, soprattutto quelli ambientati nel far west".

Vi è mai capitato di avere questo dubbio?

«Ciò che conta è tutto dentro di noi; da fuori nessuno ci può aiutare. Non essere in guerra con se stessi, vivere d'amor...
12/05/2023

«Ciò che conta è tutto dentro di noi; da fuori nessuno ci può aiutare. Non essere in guerra con se stessi, vivere d'amore e d'accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare.» 🔏
(Herman Hesse)

Oggi affrontiamo un altro dubbio della lingua italiana: si scrive d'accordo o daccordo?

Tutti sappiamo che questa locuzione avverbiale viene utilizzata per esprimere approvazione, ma va scritta con apostrofo o senza?

👉La forma corretta è d’accordo con la preposizione semplice "di" soggetta a elisione prima del sostantivo "accordo". L'apostrofo quindi è sempre necessario!

📖 Ecco un celebre esempio che ci insegna direttamente Voltaire:
"Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo".

Quali altre pillole grammaticali vorreste approfondire? Fatecelo sapere nei commenti 👇

Sempre ai margini della vita letteraria italiana, Italo Svevo riuscì a rispecchiare nelle sue opere, e soprattutto ne 'L...
06/05/2023

Sempre ai margini della vita letteraria italiana, Italo Svevo riuscì a rispecchiare nelle sue opere, e soprattutto ne 'La coscienza di Zeno', la crisi dell’essere umano, dilaniato tra psicanalisi, tempi moderni e catastrofi belliche.

Sempre ai margini della vita letteraria italiana, Italo Svevo riuscì a rispecchiare nelle sue opere, e soprattutto nella 'Coscienza di Zeno', la crisi dell’essere umano, dilaniato tra psicanalisi, tempi moderni e catastrofi belliche

Indirizzo

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25085

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Mercoledì 10:00 - 12:00
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