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Labranca era bravissimo a cogliere il rimosso del pop, a interpretarlo secondo categorie adeguate, a mettere in contatto...
08/09/2026

Labranca era bravissimo a cogliere il rimosso del pop, a interpretarlo secondo categorie adeguate, a mettere in contatto l’inconscio politico dei fenomeni estetici con la cruda realtà sociale, e a criticare l’uno e l’altra in modo credibile. Un po’ come capita nello struggente paragrafo di “Neoproletariato” in cui il narratore verifica che la parca spesa fatta al discount di periferia da una giovane e tenera coppia neoproletaria con bebé – povera ma piena di dignità nello scegliere i prodotti più economici: «mi consolavo pensando che per fortuna vi erano ancora proletari veri, che vivevano a fatica, ma resistevano e sognavano un giorno la rivalsa di un luccicante ipermercato» – ebbene quella spesa così parsimoniosa serve solo a risparmiare i soldi necessari a pagare le rate mensili della lussuosa Audi A4 Avant che aspetta la coppia nel parcheggio. Una vettura «dall’aspetto spiccatamente sportivo che irradia potenza e un po’ di aggressività, ma al tempo stesso signorilità ed eleghanzia».

L’articolo di Gianluigi Simonetti è online.

«Ogni guerra lascia scorie: nel vostro libro, per esempio, si racconta di Olga, ucraina, a cui il marito, tornato dal fr...
07/09/2026

«Ogni guerra lascia scorie: nel vostro libro, per esempio, si racconta di Olga, ucraina, a cui il marito, tornato dal fronte, ha messo in mano una granata. Cosa significa quindi riparare, quando quasi sempre ciò che è rotto non tornerà com’era?»

«La violenza dei combattenti ha pesanti ricadute anche dopo la cessazione dei conflitti armati. Diverse ricerche criminologiche si sono concentrate sui disturbi post-traumatici da stress e su altre patologie correlate all’esposizione continua o al coinvolgimento diretto in uccisioni e atrocità. Tra le conseguenze meno presenti nell’agenda politica, ma oggi sempre più documentate, vanno citate le violenze domestiche, soprattutto di genere, che sono in stretta connessione con ciò che avviene al fronte. È appunto la storia di Olga, da lei citata, e della trasformazione di un uomo mite, suo marito, in un uomo violento anche dentro alle mura domestiche, perseguitato dai suoi fantasmi nati “al fronte”. Nel nostro libro Cornelli e io ci impegniamo a ragionare sul fatto che parlare di pace significhi anche – se non soprattutto – arrivare a considerare che chi scrive gli accordi non può non considerare che le riparazioni dei danni di guerra non devono limitarsi a compensazioni economiche o materiali che gli Stati sconfitti pagano ai vincitori».

👉 Docente di Criminologia all’Università di Milano-Bicocca, Adolfo Ceretti è tra i maggiori studiosi italiani di giustizia riparativa, il percorso grazie al quale, con la mediazione di un terzo, chi ha commesso un reato e chi lo ha subito arrivano a parlarsi. In "Per una pace possibile" (Feltrinelli, 2026), scritto con Roberto Cornelli, Ceretti porta questo sguardo sulla guerra. Gli abbiamo parlato alla vigilia del Festival della Mente di Sarzana, dov’è intervenuto l’altro ieri.

L'intervista completa è online.

Domani in edicola. 🗞️ In anteprima l’editoriale dell’inserto di settembre “La guerra in tempo di pace” di Filippo D’Ange...
05/09/2026

Domani in edicola. 🗞️

In anteprima l’editoriale dell’inserto di settembre “La guerra in tempo di pace” di Filippo D’Angelo.

«Si sa, un pubblico non si forma da solo. La mediazione editoriale tende a soddisfare una domanda già esistente; i premi...
04/09/2026

«Si sa, un pubblico non si forma da solo. La mediazione editoriale tende a soddisfare una domanda già esistente; i premi letterari amministrano le medie più di quanto le contrastino; e la critica tende sempre più a confondere il giudizio di valore con la promozione. A venir meno, in ultima istanza, è una società letteraria “stretta”, entro la quale la parola critica, pur non pretendendo di restaurare autorità ormai perdute, possa tornare a incidere sulla formazione del gusto (senza peraltro essere subito identificata e sanzionata dalla buoncostume del mainstream). Il comportamento dei nativi digitali non smentisce questa diagnosi, ma conferma che l’autorità si è trasferita altrove: i giovani non sono necessariamente meno disposti a leggere; sono di certo meno inclini ad accettare le indicazioni della scuola, della critica e delle case editrici, e hanno costruito un canone parallelo attraverso comunità digitali e nuove figure di mediazione.

Sulle risorse che il romanzo può ancora mettere in campo riflette Alberto Casadei, storico e teorico della letteratura . In Narrazioni mutanti. Sulla letteratura italiana del XXI secolo, pubblicato da Mimesis, Casadei si interroga sulle forme narrative ancora capaci di produrre conoscenza, e sulle trasformazioni che le tecnologie digitali (comprese le IA) hanno introdotto nell’intero ambiente letterario, dalla promozione e dalla circolazione delle opere sino alle loro strutture profonde, in una cultura sempre più transmediale».

L'articolo completo è online.

Carola Allemandi ha ripercorso per Snaporaz le tappe di un percorso elvetico tra le tombe: «In Svizzera. Il tempo è gala...
03/09/2026

Carola Allemandi ha ripercorso per Snaporaz le tappe di un percorso elvetico tra le tombe: «In Svizzera. Il tempo è galantuomo, in uscita per Humboldt Books, la scrittrice Rosa Matteucci e il fotografo Louis De Belle tracciano non solo le storie degli illustri a cui hanno reso omaggio con la loro visita in alcuni cimiteri della Confederazione, ma anche il volto del paese contemporaneo. Il vero cuore del viaggio dei due autori non è tanto la manifestazione della morte nell’architettura funebre, quanto il suo inserimento naturale nel paesaggio. Se Rosa Matteucci ci porta dentro le vicende dei quindici nomi incisi sulle pietre, il fotografo ritrae il contesto, il mondo di fuori in relazione con la loro storia».

L’articolo completo è sul sito.

Wargames è un cult minore del cinema per ragazzi anni ’80. Per tanti aspetti non è invecchiato benissimo, ma queste prim...
02/09/2026

Wargames è un cult minore del cinema per ragazzi anni ’80. Per tanti aspetti non è invecchiato benissimo, ma queste prime scene parlano di qualcosa di attualissimo: il crescente impiego in ambito bellico di tecnologie basate su sistemi di intelligenza artificiale addestrati sulle simulazioni di scenari di guerra. E proprio come viene detto nel film, anche nella realtà di oggi l’IA serve in teoria ad aiutare chi combatte a prendere le decisioni migliori, ma nei fatti è utile soprattutto per eliminare il «potere decisionale» dei «ruoli operativi più bassi nella gerarchia militare, spesso più vicini all’azione e dunque potenzialmente più propensi a disobbedire e a rifiutarsi di uccidere». Dunque, «se i ranghi minori vengono automatizzati, il potere di vita e di morte si concentra ancora di più al vertice. La posta in gioco non è l’espulsione degli esseri umani dall’esercizio diretto della forza letale, ma la rimozione degli attori meno controllabili».
Sono righe, queste ultime, tratte da Giocare alla guerra. Come l’industria ludica militarizza le nostre menti, interessante saggio uscito recentemente per Nottetempo e firmato da Dario Bassani…

[continua sul sito]

"C’è un [...] elemento interessante che lega questi due romanzi, e che ha a che fare con il tennis solo in maniera later...
01/09/2026

"C’è un [...] elemento interessante che lega questi due romanzi, e che ha a che fare con il tennis solo in maniera laterale, ovvero la presenza delle figure paterne. In un presente letterario in cui sono quasi sempre le madri a guidare o manovrare la formazione dei personaggi, Della Cioppa e Zani scelgono invece di tratteggiare due figure paterne decisive per il loro modo di vivere il presente e immaginare il futuro, in certi casi ignorando, o silenziando, il volere dei figli. In "La mancina" Aleni gioca a tennis perché questo è il sogno del padre, ma quando cominceranno a nascere le prime difficoltà e ad affiorare la distanza tra il sogno paterno e le prospettive della figlia («Nico si fa duecentosessanta chilometri all’andata e altrettanti al ritorno per assistere alle mie partite. È l’unico dei padri che non si perde un match e prego ogni giorno che abbia avuto un imprevisto e che la macchina l’abbia lasciato a piedi, per non vederlo attaccato con le mani alla recinzione»), il rapporto simbiotico perderà la sua forza. Nel romanzo di Zani, "Come ti difendi", invece la figura paterna assume un valore decisivo nell’esistenza di Sergio, che si trova costretto ad abbandonare i propri sogni e a fare il pescatore, a cacciare tonni nel mar Adriatico".

In Petrolio, opera ultima o meglio postuma di Pasolini, l’Appunto 71, dedicato alla Visione, mostra al lettore una carre...
31/08/2026

In Petrolio, opera ultima o meglio postuma di Pasolini, l’Appunto 71, dedicato alla Visione, mostra al lettore una carrellata esemplare di peccati contemporanei. I Tabernacoli che nel percorso catabatico servono a custodire e mostrare i Modelli dei corrispondenti Gironi si segnalano nell’ottavo paragrafo per un’anomalia: sono scoperchiati, e il Modello ne giace al di fuori, come un oracolo pronto ad ammannire consigli a coloro che si apprestano «al Culto della sua Imitazione». Nell’istante in cui Carlo, il protagonista, incoccia il Modello dell’Abiura, costui sta parlando «a un gruppo di accoliti, i quali hanno la sua stessa faccia antipatica e i suoi stessi vestiti» e la frase che sta pronunciando, ci dice l’autore, è la seguente: «Che, ce sta qualcuno che va ancora co’ i froci?».

Il tono, come sempre in quest’opera enigmatica e ancora troppo poco nota ai lettori non specialisti, oscilla tra la solennità dei riferimenti danteschi (la tomba scoperchiata, tra Cristo e Farinata degli Uberti nel Canto X dell’Inferno) e il sarcasmo del polemista degli Scritti Corsari e delle Lettere Luterane. Quello su cui vorrei fermarmi qui però è l’avverbio: “ancora”. Ma ancora, rispetto a quando?

👉 L'articolo di Gilda Policastro è disponibile integralmente sul sito.

Marla Moffa ha scritto per Snaporaz un racconto di rarefatte atmosfere montaliane. Lo trovate sul sito.
30/08/2026

Marla Moffa ha scritto per Snaporaz un racconto di rarefatte atmosfere montaliane. Lo trovate sul sito.

“Abracadabra”, visto prima a Contemporanea Festival di Prato e poi a Santarcangelo Festival, è l’ultimo lavoro di France...
28/08/2026

“Abracadabra”, visto prima a Contemporanea Festival di Prato e poi a Santarcangelo Festival, è l’ultimo lavoro di Francesca Pennini/Collettivo Cinetico, che torna in scena dopo molto tempo e dopo vari incidenti, e nasce da un esperimento radicale di sparizione per centotrenta giorni. Sparizione dalla famiglia, dagli amici, dai conoscenti e sparizione anche dal mondo virtuale. Nessuna notizia, nessun messaggio. Ignoto il luogo della fuga.
Sul palcoscenico vuoto si vede una grossa scatola di legno, la voce fuori campo di Pennini ricorda il paradosso del gatto di Schrödinger. Detto in parole semplici e approssimative, fintanto che la scatola, sottoposta a un atomo radioattivo, non viene aperta, per la meccanica quantistica il gatto contenuto all’interno è allo stesso tempo vivo e morto. Il paradosso ha l’obiettivo di mostrare l’assurdità che si ottiene applicando le regole della meccanica quantistica al mondo macroscopico. Di Pennini ascoltiamo la voce ma non vediamo il corpo. Potrebbe trovarsi anch’esso chiuso nella scatola ed essere paradossalmente vivo e morto allo stesso tempo.

Indirizzo

Salita Di Santa Caterina 2/17c
Genova
16123

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