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Guido Giannuzzi si è deliziato nella lettura degli scritti sulla musica di E.T.A. Hoffmann: «Hoffmann (morto a soli quar...
11/06/2026

Guido Giannuzzi si è deliziato nella lettura degli scritti sulla musica di E.T.A. Hoffmann: «Hoffmann (morto a soli quarantasei anni, nel 1822) lasciò un corpus di scritti musicali stupefacente per quantità e per qualità che, per la prima volta in italiano, la casa editrice L’orma (all’interno del visionario progetto di pubblicazione dell’intera produzione hoffmanniana) ha di recente dato alla stampe in traduzione integrale, per la cura di Marco Mangani».

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Volessimo usare tinte fosche, cominceremmo dicendo che il dettato nelle scuole italiane è morto, e lo hanno fatto fuori ...
10/06/2026

Volessimo usare tinte fosche, cominceremmo dicendo che il dettato nelle scuole italiane è morto, e lo hanno fatto fuori quarant’anni fa gli autori del DPR 104/85 che ha sostituito i vecchi programmi del 1955. Nessuna condanna esplicita, semplicemente nel testo neppure una volta viene citato quello che fino ad allora era stato un esercizio essenziale nel percorso verso la capacità di “leggere, scrivere, far di conto”, a lungo obiettivo principe delle elementari in Italia. Anzi, il decreto contiene una frase messa apposta, parrebbe, per cancellare il dettato una volta per tutte: “Sembrano comunque da evitare esercitazioni scritte di lingua che non siano ancorate a un bisogno, spontaneo o indotto che esso sia, di comunicare le proprie idee e i propri sentimenti”. E c’è qualcosa di meno adatto di un dettato per comunicare idee e sentimenti?

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«Il racconto della scuola è stato un tema frequentato spesso, e comprensibilmente, dalla nostra narrativa più engagée. N...
09/06/2026

«Il racconto della scuola è stato un tema frequentato spesso, e comprensibilmente, dalla nostra narrativa più engagée. Non solo negli ultimi anni, all’interno di un romanzo che si impegna volentieri, e che elegge proprio la condizione della scuola a spunto privilegiato di un racconto che nutre scopi pedagogici espliciti; ma anche nella nostra tradizione, con radici risorgimentali e sviluppi riformistici – basti pensare a De Amicis e Collodi, o nel Novecento a Mastronardi, Lodi, Rodari, a Onofri, e più di recente a Dai Pra e Cenciarelli (in mezzo il caso, e l’equivoco, di Alessandro D’Avenia, con i suoi professori-maestri-di-vita che si vorrebbe veder radiati dall’insegnamento per assenza di senso del limite e di sano materialismo). Quanto all’oggi, ovvero all’attualità strettissima, è interessante rilevare che nel mondo della scuola sono ambientati due dei migliori romanzi presenti nella dozzina del Premio Strega di quest’anno».

Gianluigi Simonetti su "I convitati di pietra" di Michele Mari e "L'invenzione del colore" di Christian Raimo.

Iacopo Gardelli ha intervistato Claudio Giunta professore di letteratura italiana all’Università di Torino, da sempre at...
08/06/2026

Iacopo Gardelli ha intervistato Claudio Giunta professore di letteratura italiana all’Università di Torino, da sempre attento all’universo scolastico (ricordiamo la sua recente curatela di un classico come "Scuola sotto inchiesta" di Guido Calogero, per IBL Libri; nonché il bel saggio "«Ma sei io volessi diventare una fascista intelligente?». L’educazione civica, la scuola, l’Italia", per Rizzoli), che ha coordinato la commissione incaricata di stilare le Indicazioni per la lingua e letteratura italiana, assieme a Claudio Marazzini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca.

L'intervista completa è sul sito.

Stefano Trucco ci parla dello scrittore più odioso di sempre: «Nelle foto Inman (1895-1963) appare talmente antipatico e...
07/06/2026

Stefano Trucco ci parla dello scrittore più odioso di sempre: «Nelle foto Inman (1895-1963) appare talmente antipatico e odioso da far sospettare l’AI. Un ricco sudista che vive a Boston e non ha mai lavorato un giorno in vita sua; reazionario, razzista, misogino, che odia Roosevelt e ammira Mussolini; pubblica poesie mediocri che non interessano a nessuno; tormentato da un’armata di malattie vere e immaginarie passa quasi tutto il tempo nella sua camera da letto buia; alla fine si uccide».

Le aule di ieri e di domani: l'editoriale di Filippo D'Angelo.👉 Domenica 7 giugno Snaporaz torna in edicola: siamo l'ins...
06/06/2026

Le aule di ieri e di domani: l'editoriale di Filippo D'Angelo.

👉 Domenica 7 giugno Snaporaz torna in edicola: siamo l'inserto culturale del Secolo XIX.

"L’abolizione dell’uomo" è una complessa riflessione sul sistema di valori che per Lewis deve sostenere ogni tipo di ins...
05/06/2026

"L’abolizione dell’uomo" è una complessa riflessione sul sistema di valori che per Lewis deve sostenere ogni tipo di insegnamento, in particolare quello della letteratura, e che prende spunto da un volume chiamato "Il Libro Verde", autori Tizio e Caio, da identificare con "The Control of Language: A Critical Approach to Reading and Writing" di Alec King e Martin Ketley, uscito nel 1939. Il Libro era concepito «for boys and girls» (“ragazzi e ragazze” e non “bambini e bambine” come traduce Rialti), «in the upper forms in schools», cioè del secondo grado di istruzione che nel Regno Unito va all’incirca dagli 11 ai 18 anni, ma a detta degli autori poteva essere utile anche agli studenti dei primi anni dell’Università (da modificare quindi la traduzione del sottotitolo, che sarà: "Riflessioni sull’educazione con particolare riferimento all’insegnamento dell’inglese negli ultimi anni delle scuole secondarie"). Non un “volumetto di grammatica inglese”, come si legge nella nuova edizione, ma un “volumetto sulla lingua inglese” («a little book on English»). Al centro dell’interesse di Lewis non c’è l’istruzione dei bambini, ma l’educazione dei giovani che nel 1943 erano o sarebbero partiti per la guerra.

Marco Grimaldi su "L’abolizione dell’uomo", che raccoglie le letture tenute da C.S. Lewis nel febbraio del 1943 al King’s College di Newcastle, poi pubblicate nello stesso anno e ora apparse in una nuova traduzione di Edoardo Rialti (Adelphi, 2026).

L'articolo completo è sul sito.

Alessandro Gori oggi interviene sulla polemica sorta da alcune disimpegnate dichiarazioni di Francesco De Gregori: «Per ...
04/06/2026

Alessandro Gori oggi interviene sulla polemica sorta da alcune disimpegnate dichiarazioni di Francesco De Gregori: «Per chi se la fosse persa, il cantautore romano ha detto una cosa molto semplice: che prova un certo imbarazzo quando cantanti, attori e personaggi dello spettacolo in generale intervengono sulle grandi questioni internazionali come se possedessero competenze particolari in materia. Ha spiegato di non sentirsi titolato a dire agli altri cosa pensare di Gaza, di Israele o di qualsiasi altra crisi geopolitica e di non capire per quale motivo l’opinione di un musicista dovrebbe avere più peso di quella di un idraulico, di un ventriloquo o di una incaricata Stanhome. La gente ha iniziato a strapparsi la faccia come le indiane lakota davanti ai corpi esanimi dei figli sul campo di battaglia del Rosebud (17 giugno 1876)».

Forse per la parabola di Malerba il paragone più sensato è con quella di Giuseppe Pontiggia. Entrambi, dopo i libri sper...
03/06/2026

Forse per la parabola di Malerba il paragone più sensato è con quella di Giuseppe Pontiggia. Entrambi, dopo i libri sperimentali giovanili, ne rimontano i moduli con affabilità postmoderna. Ma entrambi sentono anche che qualcosa continua a non andare. Alla fine Pontiggia si libera dal peso un po’ inerte del romanzo nelle Vite di uomini non illustri, e Malerba al tavolino mai disertato delle sue storie brevi. In tutti e due i percorsi, come in tanta parte della narrativa (non solo italiana) che negli ultimi decenni prova a uscire dalle secche di convenzioni inattendibili, hanno un ruolo cruciale i motivi dominanti o le cornici che legano i pezzi delle raccolte.
A questo punto, però, sembrerebbe di dover tornare a una domanda delicata: non sarà che in Malerba, e in altri suoi colleghi, ciò che è buono non è nuovo e ciò che appare nuovo non è buono?
Difficile rispondere; come difficile è il destino della letteratura, in particolare della narrativa, nel lungo crepuscolo della civiltà moderna.

L’articolo di Matteo Marchesini è disponibile integralmente sul sito.

Che ruolo occupa, oggi, Taxi Driver, nella storia del cinema e nell’immaginario collettivo? Certo è stato uno dei film d...
01/06/2026

Che ruolo occupa, oggi, Taxi Driver, nella storia del cinema e nell’immaginario collettivo? Certo è stato uno dei film d’autore più saccheggiati nei decenni che sono seguiti. Il monologo di De Niro allo specchio («You talkin’ to me? », «Dici a me»?) si ritrova tra l’altro nel cartoon Aladdin della Disney nel 1992 (vedi il monologo del Genio trasformista, cui dà voce di Robin Williams); ed è alla base della videoinstallazione through a looking glass (1999) di Douglas Gordon, con due proiezioni opposte e speculari delle immagini del film di Scorsese. (Del recente *****, noto anche come Redacted, del videoartista Arthur Jafa, che rifà il massacro finale con vittime afroamericane, non posso dire nulla, perché non l’ho visto.)
Nel 2010 Lars von Trier ha proposto a Scorsese un remake di Taxi Driver articolato come Le cinque variazioni (il film in cui il regista danese aveva imposto regole assurde al filmmaker Jordan Leth per rigirare un suo corto del 1967), ma non se ne è fatto nulla. Grazie al cielo non sono mai andati in cantiere né videogame tratti dal film né remake, anche se l’ultima parola non è mai detta – e chissà che una Emerald Fennell o un Denis Villeneuve non ci abbiano fatto un pensierino…

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