15/12/2014
Cari lettori, utenti e amici,
Oggi il Politicometro ha chiuso ufficialmente i battenti. Con la deposizione della cessazione di attività della testata in Tribunale, ho messo la parola fine alla più incredibile esperienza giornalistica della mia vita.
Sono passati quasi tre anni da quel 15 marzo 2012 in cui creammo - lo dico con un po' di orgoglio - la prima testata di fact-checking in Italia. Una testata nata da tre giovani "pazzi" genovesi (io, Alessandro e Daniele) che si è fondata per tre anni sul lavoro di quindici splendide persone (ancor prima che professionisti). In mezzo c'è stato tutto: elezioni, primarie, dirette sui talk-show, articoli sui giornali, servizi in tv, interviste in radio, eventi organizzati in giro per l'Italia, l'affetto dei lettori, il Festival del Giornalismo di Perugia e il primo Global fact-checking summit a Londra. Ma ci sono stati anche i litigi interni, le minacce dei politici, le collaborazioni promesse dalle "grandi" testate e mai mantenute, un crowdfunding fallimentare e tanti errori di gestione, in primis da parte mia. Per tutti questi motivi oggi non esistono più le condizioni per andare avanti. Mettere la parola fine al Politicometro è stata una decisione difficile - personalmente mi piange il cuore - ma era un atto di responsabilità necessario di fronte alla realtà delle cose.
Oggi vi racconto di una "battaglia" persa nel mondo del giornalismo italiano, ma nonostante ciò voglio vedere un lato positivo e rincuorante: tre anni fa nessuno (o quasi) in Italia sapeva che cosa fosse il fact-checking, oggi - e mi piace pensare anche grazie al Politicometro - si sa e si pratica anche nelle testate "tradizionali". Certo, c'è ancora moltissimo da fare, ma almeno siamo partiti!
Invito tutti quindi a continuare a seguire e sostenere i progetti di fact-checking italiani (soprattutto Pagella Politica) perché il Politicometro può morire, ma il modo di fare giornalismo che ha proposto (con tutti i limiti e gli errori che possiamo aver commesso) deve andare avanti e diventare la normalità!
Non mi resta che ringraziare una per una tutte le persone con cui ho avuto il piacere di lavorare in questi tre anni: con loro e grazie a loro abbiamo dato vita a un sogno, abbiamo in parte riscattato una generazione nata senza (o con pochissime) prospettive, abbiamo dimostrato che con voglia, passione e duro lavoro le cose si possono fare; anche in Italia, anche nel mondo dell'editoria. Certo, non siamo stati bravi in tante altre cose, altrimenti oggi non sarei qui a raccontarvi questa storia, ma di sicuro usciamo tutti da quest'avventura con più esperienza, più coraggio e più conoscenze professionali.
E soprattutto - lasciatemelo dire - usciamo tutti come persone migliori.
un abbraccio virtuale ai nostri 2.085 "mi piace"
Matteo Agnoletto