27/12/2025
Nel corso dell’Ottocento il Comune di Genova sperò a più riprese di riottenere il Palazzo Ducale, divenuto proprietà del Regno di Savoia dopo il Congresso di Vienna, per farne la sede del Municipio.
Da parte del Governo non arrivò mai un rifiuto netto, ma una lunga serie di aperture verbali e promesse mai realmente mantenute, che finirono per trascinarsi per decenni.
Nei fatti, però, lo Stato non aveva alcuna intenzione di rinunciare a un edificio ritenuto troppo utile per le proprie funzioni. L’assenza di un’alternativa credibile per ospitare un grande tribunale divenne il pretesto perfetto per rimandare continuamente il trasferimento.
Il Comune si vide così costretto ad accontentarsi di Palazzo Tursi, ceduto in fretta dai Savoia quando si resero conto che la loro prevista residenza cittadina presentava un problema tutt’altro che secondario: nessuna via di fuga rapida verso il mare in caso di rivoluzione.
La svolta arrivò solo nel 1917. Con la costruzione del nuovo ospedale di San Martino, Genova poté finalmente mettere sul tavolo una proposta concreta: offrire allo Stato il vecchio Pammatone in cambio del tanto desiderato Ducale.
A quel punto, la restituzione del palazzo sembrò davvero a portata di mano.
Mentre si faceva concreto il cambio di proprietà, emerse subito un altro problema: la facciata su Piazza De Ferrari.
All’epoca quel lato del palazzo era tutt’altro che monumentale: una lunga palazzata anonima, priva di fascino, lontanissima dall’eleganza che oggi associamo al Ducale.
Nel 1924 entrò in scena l’architetto Arturo Pettorelli, con una proposta destinata a cambiare radicalmente il volto del palazzo. In una piazza che ancora non prevedeva la costruzione del Palazzo della Navigazione Generale Italiana, Pettorelli immaginava una facciata completamente esposta sulla piazza, dominata da un avancorpo centrale leggermente sporgente.
Il piano terra sarebbe stato interamente aperto da un porticato, capace non solo di dialogare con lo spazio urbano, ma anche di rendere il cortile interno liberamente accessibile a tutti.
E Pettorelli pensava anche al colore: l’intera facciata sarebbe stata dipinta con decorazioni ispirate a quelle storiche, che allora si intravedevano ancora, sbiadite, in alcuni punti del palazzo.
Bisognerà però attendere oltre dieci anni per una sistemazione concreta dell’edificio. La direzione dei lavori passerà a Orlando Grosso, che sceglierà una soluzione più misurata: quella che, di fatto, costituisce la base del Palazzo Ducale che conosciamo oggi.
E non finisce qui: il tribunale si trasferirà a Pammatone solo nel 1974, mentre bisognerà aspettare il grande restauro del 1992 perché il Ducale venga finalmente restituito, in pieno, alla cittadinanza genovese.
Ma questa, come si dice, è un’altra storia.
E voi?
Avreste preferito il Ducale immaginato da Pettorelli, più aperto, decorato e monumentale, o quello che Genova ha scelto di tenere?
⛲ ⛲️