24/06/2025
Ieri alla Camera, durante il dibattito in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo, ha preso la parola un gigante della politica. Ancora una volta ha dato una lezione esemplare di cosa significhi fare Politica — quella con la P maiuscola — nei momenti che davvero contano.
Come solo i grandi dirigenti di partito sanno fare. Con lucidità e profondità, ha detto parole che andrebbero ascoltate con attenzione da chiunque abbia a cuore le sorti della nostra democrazia.
L’Europa non può rispondere declamando principi che non trovano più nel diritto internazionale il punto di caduta. Perché il nodo è qui, nel comprendere che l’uso della forza non può mai sostituire il primiato del diritto. Non si tratta di negare le tragedie di questi mesi, dei morti in Ucraina, delle decine di migliaia di vittime a Gaza, l'attacco da parte degli americani all'Iran voluto da quel primo ministro, Netanyahu, per il quale la corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto. L'azione incostituzionale dell’amministrazione americana è un errore, destinata a rendere il mondo meno sicuro. Mai come oggi, però , l’Europa è afona, assente.
Noi contestiamo il regime iraniano, lo abbiamo sempre contestato, sostenendo l’opposizione delle donne iraniane ma anche per bloccare il suo progetto nucleare iraniano. Ma la strada non è bombardare. La strada è trattare. Il punto è che per fare tutto questo serve una strategia, viceversa se si sceglie di essere vassalli, si può solamente obbedire.
Il punto è che quando la storia deraglia, abiura la sua capacità di silenziare le armi, solo la politica - non i generali, non i tecnici non i filosofi o gli economisti - solo la politica è in grado di ricucire, di rammendare i brandelli di una tela strappata.
E allora non basta limitarsi a dire che siamo e saremo alleati, buoni amici degli Stati Uniti, chiunque sia al vertice. Certo, siamo e saremo alleati di Washington e non solo per il contributo di vite che quella nazione ha offerta alla sconfitta di Hi**er e Mussolini.
E però, i veri alleati e i veri amici sono quelli che quando l’alleato compie azioni o operi decisioni destinate a rendere il mondo un posto peggiore e meno sicuro, si alza in piedi e a schiena diritta dicono: "stai sbagliando e su quella strada noi non ti seguiremo".
Non si chiama disobbedienza, si chiama dignità del sentirsi alla testa di un Paese che difende i suoi interessi, alzando lo sguardo sul mondo. L’Italia non è e non deve diventare territorio a disposizione di un presidente degli Stati Uniti che si finge pompiere mentre appicca il fuoco.
La verità è che non esiste una soluzione militare. L’unica via è la diplomazia, perché l’unica speranza, l’unico traguardo rimane la pace. La mattanza di Gaza e le nuove bombe sull'Iran esigono parole esplicite di condanna. Il diritto a vivere, il diritto a non essere uccisi quando ci si alza poco più di un metro da terra ed al piede si calza la scarpa numero 27 o 28 e si cerca disperatamente di accaparrarsi un pugno di riso, quel diritto a vivere non può essere mai mai mai mai posto in discussione.
Non lasciamo chiusa in un cassetto la nostra storia, la tradizione di una grande politica estera, fondata sulla cooperazione, sul dialogo e sulla pace. Se può, Presidente Meloni, glielo diciamo con rispetto, da questi banchi dell’opposizione, di quella storia e di quella tradizione cerchi oggi di essere all'altezza.
Vi invito ad ascoltare il suo intervento, che trovate al link qui allegato. Perché in tempi drammatici come quelli che stiamo vivendo negli ultimi mesi, è fondamentale sapere non solo cosa dire, ma anche come e quando dirlo.
E Gianni Cuperlo ce lo ha mostrato, ancora una volta.
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