07/05/2021
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Il termine si riferisce al fenomeno della su piccola scala che si sviluppa e si diffonde in un ambiente urbano. I protagonisti di questi crimini, sono , a partire dai 12 anni. Si riuniscono in gruppi e attuano comportamenti scorretti e dannosi per persone o cose, da piccoli furti, ad aggressioni, atti vandalici e spaccio di droga.
È facile pensare che la microcriminalità abbia trovato terreno fertile in ambienti con condizioni severe a livello , e ; in realtà fenomeni del genere sono presenti anche in situazioni in cui il background sociale è moderatamente elevato.
Se da una parte abbiamo ragazzini con una situazione familiare distrutta da un lutto, o da una separazione difficile, abbandono, genitori in carcere, (altro); dall’altra abbiamo adolescenti, con alle spalle famiglie benestanti, ma poco presenti, o troppo protettivi; ragazzi arroganti e ribelli che si legano a questi gruppi per noia e trasgressione.
È abbastanza chiaro che non esiste un’unica causa che spinga a commettere determinate azioni, ma è parte di un complesso.
Di certo, un contributo fondamentale è dato dalla loro visione del , che si divide in due tipi di intenzione.
di intenzionalità: il soggetto non si ritiene responsabile di azioni e conseguenze, perciò ritiene che non spetta a lui cambiare le cose, rimanendo intrappolato in una visione di sé stesso come nullità. Reagisce in due modi; facendosi trasportare dagli eventi come una pedina, seguendo gli altri passivamente, oppure cercando di annullarsi del tutto fino a suicidarsi.
dell’intenzionalità: al contrario del primo, il soggetto si ritiene onnipotente. Se la realtà lo contraddice? Pensa che il Mondo intero ce l’abbia con lui e vive con la convinzione di volersi appropriare del rispetto della gente attraverso minacce e percosse. Cerca lo scontro con l’altro (di solito i più vulnerabili) per far capire che è in grado di dominare, ma al contempo ha bisogno che ci sia qualcun altro come spettatore del suo .
Author: Sabrina Marra