01/02/2026
"L'esilio" di Teresa Mioli - recensione di Aurora Castro
La silloge si muove tra due poli: da una parte l'amore come unica dimensione degli amanti; dall'altra, la quotidianità, la routine familiare. È una raccolta di poesie che si apre alla musica, al ritmo lirico delle immagini poetiche che si fanno un unicum con la natura, i simboli e i sogni.
Baciami e risvegliami
sconfiggi l'esilio
che mi condanna alla segregazione
Sono versi d'amore limpidissimi quelli con cui l'autrice chiama l'amato, implorandolo, quasi rendendo folli i baci "dolci quanto il miele".
La delicatezza, l'equilibrio con cui avviene l'amore è sostituito allo stesso tempo dalla difficoltà del sentimento, che sembra sempre sfuggire come un "dio crudele".
La tua passione
d'amore scellerato
mi spaventa disarma
mi arrende al dolore
amoroso
Se da un lato la silloge può apparire atemporale dall'altro porta con sé una grazia: la ricerca di una bellezza profonda che colma l'assenza dell'amato.
Qui, il tradimento è quasi uno strappo che l'autrice non dimentica, un luogo dove potersi rifugiare, l'esilio "dove tutto parla di lui che ha già dimenticato".
L'esilio non stringe
le nostre carni
ma sento meno le tue colpe
e come Dio ti perdono
In queste poesie si possono cogliere una dicotomia e un unione. I corpi degli amanti perdono i contorni, svaniscono e conducono il lettore all'interno di una sfrenata passione d'amore in cui perfino la luna è fatale e lontana come i fiori e i madrigali "caldi di sangue innamorato".