12/01/2024
Carlos ‘Escopeta’ Monzon, uno dei più grandi pesi medi della storia, moriva l’8 gennaio di ventinove anni fa.
Qualche tempo fa, avevo seguito la serie di Netflix sulla sua vita: è incredibile come certi particolari fossero stati ricostruiti alla perfezione, tipo il KO di Roma ai danni di Nino Benvenuti.
Ne era anche - e soprattutto - uscito un ritratto di Escopeta che, secondo i miei studi, è piuttosto fedele alla personalità del fenomenale campione di Santa Fe: indurito dalla vita, da un'infanzia di povertà e privazioni e, di conseguenza - o per propria natura - anaffettivo, spietato e cattivo.
Nato il 7 agosto del 1942 da famiglia di modeste origini, Carlos lasciò gli studi a soli dieci anni, da subito affrontando con precocità la vita lavorativa e la disciplina del pugilato.
Presto, nella provincia di Santa Fe, si cominciò a parlare dei combattimenti di questo giovanissimo e longilineo fighter animato da una spietatezza che lasciava esterrefatti gli spettatori.
Una vita che fin dal principio fu durissima, non poté non imprimere un marchio di rudezza al carattere del grande Monzon, del quale si può dir tutto ma non certo che fosse una persona gioviale e simpatica.
A Carlos non mancava nulla tra le corde: aveva agilità, potenza, velocità, tecnica e freddezza.
Non guastava di certo, al suo personaggio, l'essere di aspetto tenebroso.
In un certo senso, la sua antipatia ne accresceva il fascino che colpiva le donne più belle del mondo e non lasciava indifferenti nemmeno gli uomini, se è vero che uno dei più grandi idoli di sempre per il genere femminile, Alain Delon, nutriva per Monzon una sorta di ossessione competitiva ed imitativa.
Conclusa nel 1962, con una vittoria su Bienvenido Cejas, una grande carriera da dilettante, il ventenne Escopeta, chiamato così per la secchezza del diretto alla stregua di un colpo di fucile, irruppe nel professionismo col piglio del campione. Dei primi ventidue incontri ne p***e solo tre, peccando in quegli isolati casi di inesperienza.
Nel 1967 esordì davanti alla folla del leggendario Luna Park di Buenos Aires in un incontro finito in parità contro Bennie Briscoe.
Dopo le prestigiose vittorie contro Douglas Hountley e Thommy Bethea e la conquista del Titolo Sudamericano dei Medi, ottenuto nel 1969, Monzon ebbe la grande chance mondiale contro il nostro Nino Benvenuti.
Il 7 novembre del 1970, Escopeta venne a Roma a conquistarsi un titolo mondiale guadagnato con un destro terrificante alla dodicesima ripresa ma che, in tutta onestà, non era mai stato in discussione, dato il totale dominio dell'argentino.
La rivincita di Montecarlo del maggio successivo non fece che dare ulteriori conferme della superiorità di Monzon, che spedì definitivamente al tappeto il pugile istriano in sole tre riprese.
Iniziava così uno dei più lunghi regni di sempre sui pesi medi, la categoria storicamente più difficile del pugilato.
Carlos Escopeta Monzon difese la propria cintura da ben quattordici assalitori.
Tra questi, campioni di massima grandezza come Matequilla Jose Napoles ed Emile Griffith!
Con le due vittoriose difese consecutive contro Rodrigo Valdes, il 30 luglio del 1977, si concluse l'impareggiabile carriera di Monzon.
Come spesso accade, avere tutto dalla vita, ricchezza, fascino e fama, non si traduce in garanzia di felicità.
Condannato per aver ucciso, gettandola dalla finestra, la seconda moglie e madre di suo figlio, Carlos Monzon trovò la morte rientrando in carcere da un permesso, nel gennaio del 1995, a cinquantadue anni d'età.
Con quella tragica fatalità, purtroppo abbastanza comune nelle lunghe e rettilinee strade del paese sudamericano, si spense la vita del carismatico campionissimo di Santa Fe, non prima di aver dato luogo all'infinito ardere della propria immortale leggenda.
Grazie per leggere le mie storie sui campioni di pugilato,
[Marco Nicolini]