19/06/2026
LA PICCOLA VANDEA DELLA PROVINCIA DI LATINA (SETTEMBRE 1798): L'INSURREZIONE DEL “DIPARTIMENTO DEL CIRCEO” E LA FOIBA SONNINESE DEL CATAUSO
"La voragine di erosione carsica denominata Catauso, situata a 2 km da Sonnino, è tristemente nota come il luogo di sepoltura dei ribelli antifrancesi, giustiziati durante il triennio giacobino (1796-1799). L’insurrezione venne soffocata in brevissimo tempo: un centinaio di ribelli p***e la vita, molti vennero sottoposti a corte marziale, un terzo finì nel Catauso. L’impopolarità delle imposte decise dal governo repubblicano, ma anche motivi religiosi, come l’abolizione delle Confraternite (interrompendo così l’assistenza negli ospedali, ai poveri, la sepoltura dei defunti), la vendita dei beni ecclesiastici, la sistematica spoliazione degli arredi sacri, la proibizione di seppellire nei cimiteri prossimi alle chiese, furono le motivazioni.
Pare però che il malcontento non esprimesse nostalgia per il Governo Pontificio, anche se la laicizzazione dello Stato era costellata da episodi di intolleranza che minavano una religiostà popolare molto radicata. La sollecitazione e l’organizzazione cospirativa della rivolta originò da parte di elementi prossimi alla Stato Napoletano; è noto infatti che due ‘forestieri’ fecero insorgere Sezze e che a Terracina, dopo l’uccisione del generale Leduc, vennero ostentate bandiere e coccarde napoletane. Ma anche l’Inghilterra, in guerra contro la Francia, aveva interessi ad allearsi con i rivoltosi e con gli elementi più reazionari della Curia Papale. La rivolta fu solo in parte popolare, visto che tra i condannati ci furono anche i possidenti, come nel caso dei sonninesi Benedetto Barnabai e Filippo Pagliuga, condannati alla fucilazione per aver incitato il popolo alla rivolta.
Del resto, che i nobili, alcuni ufficiali dell’ex esercito pontificio e qualche rappresentante del clero, fossero alla testa dei ribelli era ben noto al generale Girardon, cui venne affidata la repressione. Il malcontento popolare per la soppressione delle feste religiose ebbe il suo culmine quando i canonici di Terracina vennero arrestati durante la funzione di Pasqua e quando fu provato che con la vendita dei preziosi ex voto ed arredi sacri erano state pagate le diarie arretrate dell’Armata. Ma fu soprattutto l’organizzazione della Guardia Nazionale sedentaria, che doveva garantire la sicurezza pubblica nei singoli centri, basata sulla coscrizione degli uomini di età compresa fra i 18 e i 50 anni, senza compenso, a creare per reazione la diserzione dai turni, cosa che comportò arresti e fucilazioni e la coscrizione obbligatoria dei giovani dai 18 ai 25 anni.
Tra il 23 e il 29 settembre del 1798 oltre venti uomini vennero giustiziati nella sola Sonnino, più tardi teatro di ulteriori esecuzioni. Dai registri dei defunti delle Parrocchie di S. Angelo, di S. Giovanni e di S. Pietro risulta che i rivoltosi furono giudicati rei della Controrivoluzione dalla Commissione Militare francese. Dopo il processo pubblico, istruito nella Parrocchiale di S. Angelo, e un’ora dopo la sentenza, l’esecuzione della condanna a fucilazione avvenne, per ordine del comandante della truppa polacca Choynack’i, in Contrada la Selvotta, presso La Portella, in Piazza S. Pietro o nell’Arringo. Giovanni Falcone (detto Ciaffone), Serafino Caputo, Tommaso Pietrocola (detto Tirondo) furono sepolti nei pressi di una fornace da ‘calcinar’ le pietre. I corpi invece di tutti gli altri: Giovanni di Paolo, Giovanni Caputo, Pietro De Sanctis, Benedetto Barnabai, Filippo Pagliuga, Lorenzo d’Alesio, Giovanni De Sanctis (detto Piccarino), Alessandro Falconi, Antonio Ciarmatore, Vincenzo Pietrocola, Luigi Rinaldi (detto Ciocco), Giovanni Berti (detto Moscateglio), Stefano Verdone (detto Pandolfo), Antonio Appone, Giacomo Falcone, vennero caricati su un carro e gettati nel Catauso".
(Alcune foto della presentazione del libro svoltasi il 13 giugno a Sonnino, luogo del racconto, scattate proprio nella bella piazza S. Pietro dove vi furono alcune esecuzioni di ribelli antifrancesi. Insieme all'autore Francesco Tetro sono intervenuti l'assessore alla cultura Luciano De Angelis, l'assessore al bilancio Gianni Celani e il nostro editore Dario Petti)