27/08/2026
Dalla post fazione di Roberto Battistelli, archivista e storico presso l’Archivio storico del comune di Colleferro e la Fondazione Camillo Caetani di Roma:
“Questo libro è nato all’interno di un archivio. Una simile constatazione potrebbe sembrare una banalità quando si parla di un libro di storia, cioè di un lavoro scaturito dall’analisi critica delle fonti documentarie, ma non in questo caso. Percorrendo le scale che portano nelle vecchie carceri del palazzo dell’ex Pretura di Segni, oggi sede del Giudice di Pace, Daniele Priori mi disse che sarei rimasto stupito da quello che di lì a poco avremmo trovato davanti ai nostri occhi. Sinceramente da archivista ero pronto a tutto e, di fatti, una volta girata la chiave nella toppa, aperta la porta e raggiunte le tre stanze, non restai indifferente al calore eccessivo e alla condizione nella quale versavano faldoni e registri mangiati dalla muffa. Pensai a quell’affermazione infelice usata da Benedetto Croce per definire gli archivi «bianche e tacite case dei morti», perché di certo quelle stanze non erano immacolate, «bianche», ma tutto faceva effettivamente pensare a dimore di personaggi ormai inghiottiti dal tempo.
Girando, infatti, tra gli scaffali, passando da uno spazio all’altro, tirando via un faldone, un secondo, un terzo, notai i nomi di coloro che furono i protagonisti dei processi civili e penali dal 1870 fino al tramonto del XX secolo. Fu da quel momento che Daniele Priori iniziò a scavare, ad individuare, a selezionare, a scoprire gli uomini e le donne che avevano abitato il mandamento di Segni sul finire dell’Ottocento, un po’ come l’«orco della fiaba» di cui parlò Marc Bloch per trovare una metafora adeguata all’identificazione dello storico che va alla ricerca spasmodica non del tempo, bensì dell’uomo, vero e unico ingranaggio del grande orologio della storia. Ecco allora schiudersi il vecchio cofano ed uscire dalla polvere la guardia municipale di Segni Gaetano Bonelli, alias Saccoccione, già denunciante di don Vincenzo Centi al tramonto dello Stato Pontificio, e a sua volta arrestato nel 1873 perché ritenuto dal sindaco Girolamo Cletimeni un appartenente alla «setta clericale»; Augusto Chima, meglio noto a Montelanico come Ciciliano, imputato una prima volta di «oziosità e di ferimenti» e, successivamente, protagonista di una storia controversa con una contadina dello stesso paese;
I giovani figli delle più ricche e potenti famiglie di Segni, Luigi Falasca e Ferdinando Valenzi; i contadini e i pastori accusati di schiamazzi notturni ma, di fatto, ritenuti moralmente colpevoli di affogare le proprie fatiche quotidiane nei bicchieri di vino serviti nelle osterie; gli otto consiglieri comunali di Segni e Bruno Cercelletta, puniti con una multa per aver frodato l’ufficio daziario sulla transazione dei barili di vino che servivano per ricompensare gli elettori in virtù del successo elettorale del 1897; i pretori Aniceto Marini, Carlo Ettore Viola e Luigi Ceschin, il consigliere comunale e procuratore Candido Geoffroy, il vicecancelliere Augusto Mazzi, l’avvocato Tito Rebecchi, i sindaci dei paesi del mandamento, gli agenti delle forze di polizia. Tutti loro, sono solo alcuni degli uomini e delle donne che abitarono queste terre, lasciando un’impronta, talvolta più di una e spesso non voluta, nelle stanze della Pretura di Segni”.