Insofferenti alle Catene

Insofferenti alle Catene Lotto contro ogni forma di oppressione, smascherando il privilegio e rifiutando la neutralità. Qui non c’è spazio per la complicità, solo per la resistenza.

Questo è uno spazio per chi è pronto a combattere il sistema, senza scuse, senza compromessi.

04/30/2026
01/21/2026

Potete consigliarmi un buon reumatologo in Lombardia? Abito in provincia di Milano.
Possibilmente che la sua disponibilità non sia troppo lontana.
È un anno che sto così e ogni giorno voglio solo morire.
Ho provato ad andare fino ad adesso tramite asl perché sono povero, ma come spesso accade, i medici generici non sono minimamente preparati e ti fanno solo perdere tempo.

Quindi userò quei 500 euro della raccolta fondi per fare privatamente.

Potete consigliarmi da chi andare in Lombardia per diagnosi e terapia del dolore?
Ho dolori troppo invalidanti. Non riesco neanche a camminare senza essere lentissimo che i muscoli delle gambe mi tirano, mi bruciano, sento f***e. E le sento pesantissime.
Ho f***e pungenti e acutissime al collo, a tutta la schiena, ai glutei e alle gambe, e contratture che si estendono dalla testa ai piedi, che rendono i muscoli sempre tesi e doloranti.
A volte ho sensazione di scosse elettriche, altre volte formicolio intenso, altre intorpidimento totale, altre bruciore.
Il dolore peggiora la sera, con la pioggia, l'umidità, il freddo e in alcune posture. Non riesco a stare troppo tempo (anche un'ora è troppo tempo) seduto, né in piedi, e ho una stanchezza cronica indipendentemente da quanto dormo 💔
Ho un problema di malocclusione per il quale ho fatto una radiografia e un problema di minima scoliosi per il quale ho fatto un'altra radiografia. Ma per i medici non giustifica né il dolore che provo, né il fatto che antidolorifici e antinfiammatori non mi fanno nessun effetto.

Sto così ormai da un anno. È partito con un dolore al fianco/gluteo a dicembre 2024 e man mano è peggiorato e si è esteso.

Questi sintomi mi stanno distruggendo.
Non riesco a lavorare né a svolgere attività di autonomia senza dolore costante.
La parte peggiore per me è quella "sociale" e psicologica.
Perché a volte mi organizzo per qualcosa ma sto troppo male con i dolori e la stanchezza che rinuncio ad andarci. Passo anche per paccaro.
E la depressione e i pensieri suicidi, come immagino venga a qualsiasi persona affetta da problemi di salute cronici senza cure.

Fino a quattro mesi fa, quando abitavo ancora in Salento, ho avuto accesso solo a valutazioni che non hanno portato a diagnosi chiare, spesso i medici hanno ritenuto che, alla mia giovane età (33 anni), fosse "impossibile" avere questi problemi, quindi non mi hanno aiutata a curarmi e il dolore peggiora.
Qui in provincia di Milano sta succedendo la stessa cosa con il mio medico generico.

Potete indicarmi uno specialista che possa aiutarmi?

https://gofund.me/04d394e5f

"Da più di un anno vivo con un dolore cronico costante, invalidante, lancinante, disumano, assurdo.Un dolore che non pas...
01/17/2026

"Da più di un anno vivo con un dolore cronico costante, invalidante, lancinante, disumano, assurdo.
Un dolore che non passa, che non risponde ai farmaci, che non dorme mai davvero.

Non è "solo mal di schiena", "mal di collo", "mal di scapole", "mal di gambe"...
È svegliarsi già stanchi. È il corpo che brucia, tira, è pieno di contratture, cede.
È non riuscire a stare seduti a lungo, in piedi a lungo, concentrati a lungo.
È vedere zero possibilità per il lavoro, l'autonomia, la socialità, la normalità.
Amici affetti da dolore cronico mi dicono potrebbe essere fibromialgia, o una sindrome come Ehlers-Danlos. Ma senza soldi, senza visite specialistiche, senza accesso rapido a esami adeguati, resto sospesa in un limbo: troppo malata per lavorare, troppo "non diagnosticata" per essere aiutata davvero.
Il medico di base non ha strumenti. Il privato è inaccessibile.
Nel frattempo il dolore, dopo un anno, ha fatto quello che fa sempre: ha aperto la porta ad ansia e depressione. Quando il corpo non collabora più, anche la mente cede.

Vivo a Milano con reddito zero.
Sono ospite temporaneo da un conoscente, non so per quanto posso stare qui, poi non so dove andrò.
Ricevo l'assegno di inclusione per un'altra invalidità e il reddito a zero: circa 500 euro al mese.
Non bastano. Non bastano per l'affitto, la spesa, le cure, i farmaci, la psicologa. Non bastano per vivere, figurarsi per curarsi.

Non posso lavorare: gli sforzi fisici anche minimi, le posture prolungate, lo stress peggiorano drasticamente il dolore. Anche lavori "leggeri" diventano impossibili quando il corpo ti presenta il conto ogni giorno. Gli antidolorifici e gli antinfiammatori non funzionano.
Vorrei provare alternative come il CBD oil, che per alcune persone fa la differenza, ma per chi vive di nulla è un lusso. E senza ancora una diagnosi non me lo prescrivono gratuitamente.

Questa raccolta fondi è per provare a sopravvivere.
Per accedere a visite specialistiche.
Per coprire cure e supporto psicologico.
Per avere il tempo e lo spazio necessari a capire cosa mi sta succedendo, invece di peggiorare nell'attesa e desiderare la morte.

Per essere chiara: sto male da un anno senza sosta. Non ho nessuna autonomia."

English/Français/Italiano English: For over a year now I… Maria Grazia Martina Cacciatore ha bisogno del tuo sostegno per Please help me survive this infernal chronic pain

11/23/2025

Le reazioni violente al nuovo emendamento sul consenso dicono molto della cultura misogina italiana.

"Art. 609-bis. – (Violenza sessuale)
Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità ovvero induce taluno a compiere o a subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi."

La proposta di legge che è stata approvata dalla Camera all’unanimità con 227 sì.
Introduce finalmente il concetto "consenso libero e attuale".
"Libero": il consenso non deve essere estorto, condizionato o manipolato.
"Attuale": il consenso deve valere durante tutto l'atto sessuale, non solo all'inizio, e può essere revocato in ogni momento. Quindi se una persona all'inizio dà il consenso, ma poi ti dice "No, basta, non mi va più". Ci si ferma. Niente di più ovvio.

Se non c’è questo "libero e attuale" consenso, l'atto può configurare violenza sessuale.

L'emendamento si allinea semplicemente con la Convenzione di Istanbul (strumento europeo contro la violenza di genere) che già richiede una definizione di consenso dal 2011.

Anche se è un grande passo, come sappiamo non risolverebbe neanche il problema culturale: servono educazione al consenso, formazione su cosa significa "libero e attuale".

E le parole di quest'uomo sono esattamente la prova di quanto sia necessaria una legge che definisce il consenso in modo chiaro.
Quando qualcuno dice "se una donna mi falsaccusa la elimino" sta confermando la cultura del possesso e della punizione che sostiene i femminicidi.
Sta dicendo che l'esistenza stessa delle donne è accettabile solo finché non mette in discussione il suo potere.
Non è la norma a essere pericolosa: è l'immaginario di chi la interpreta come un attacco personale.

La nuova legge non criminalizza i rapporti consensuali: definisce semplicemente che il consenso deve essere libero e attuale. È una tutela minima, necessaria, civile.
Se qualcuno la percepisce come una minaccia, il problema non è di sicuro la legge.
Il problema è la sua idea di sessualità basata sull'abuso, di relazione basata sulla sopraffazione e di dominio.

Il punto è semplice. Il cambiamento normativo non "predispone" alle false accuse.
Quelle, i dati lo ripetono da anni, restano una minuscola percentuale.
Quello che fa la legge è riconoscere finalmente che, in una società civile, chi viola il corpo di qualcuno senza un consenso libero e attuale deve essere punito.
Non è un'idea estrema: è la base minima della convivenza.
E infatti gli uomini che non ragionano come stupratori non si sentono minacciati.
Sono anzi entusiasti che l'Italia finalmente si stia iniziando ad allineare agli standard internazionali, perché comprendono che il consenso non è un ostacolo al desiderio, ma la sua condizione essenziale.

Questa non è una legge "contro gli uomini".
Non è una legge "per le donne".
È una legge sulla libertà sessuale di tutti.
Ma quando certi uomini reagiscono dicendo che sarebbe un "vantaggio per le donne" (non si parla neanche di genere nel testo), stanno confessando due cose senza neanche accorgersene.
La prima: riconoscono che le donne sono stuprate di più. È un fatto.
La seconda: provano fastidio all'idea che una maggior tutela venga data proprio al gruppo più colpito dalla violenza. È una benda che si sono messi da soli sugli occhi, un modo per non vedere che il problema sta nella cultura dello stupro, non nelle norme che cercano di limitarla.

La legge sul consenso non crea ingiustizie: ne corregge alcune tra le più antiche.
È un passo verso un mondo in cui il corpo di nessuno è un territorio da prendere, ma uno spazio che si condivide solo quando vuole.

E se qualcuno la vive come una minaccia, sta semplicemente dichiarando di aver sempre contato sull'ambiguità della legge per esercitare potere, non desiderio.

08/22/2025
Primo tatuaggio della mia vita ❤️🏳️‍⚧️🏳️‍🌈Spiego il mio posizionamento identitario:Sono una persona trans. I miei pronom...
08/08/2025

Primo tatuaggio della mia vita ❤️🏳️‍⚧️🏳️‍🌈

Spiego il mio posizionamento identitario:

Sono una persona trans. I miei pronomi sono maschili e neutri.
Sono un ragazzo trans non-binary - non sono sicuro, ma forse il termine tecnico è transmasc?
Il mio aspetto, la mia voce, il mio modo di vestire potrebbero non rendere questa cosa immediatamente evidente. Ma non sono una donna. Non lo sono mai stato e non lo sarò mai.

Rispettare i miei pronomi - maschili e/o neutri - richiede una sola cosa: rispetto.
Non devo sottopormi a una medicalizzazione obbligatoria per "meritarlo".
Se farò dei passi di transizione fisica sarà per me e quando lo deciderò io, non per soddisfare lo sguardo altrui.
Il mio corpo ha già ben poco di stereotipatamente femminile e non devo "maschilizzarmi" forzatamente per ottenere legittimità: non vi devo un aspetto "più maschile", né una performance da "uomo vero" secondo i cliché. Che è quanto di più trovo tossico, fra l'altro.
E no: non devo indossare una canotta sporca di sugo, né lavarmi con la benzina agricola per essere chiamato con i pronomi corretti.

Mi riconosco in ciò che scrisse Monique Wittig: "Le lesbiche non sono donne".
Non perché vivano in un limbo ontologico, ma perché, nel sistema eterosessuale, donna non è una semplice categoria biologica: è una posizione politica di subordinazione all'uomo.
Rifiutare quel ruolo significa collocarsi fuori dal binarismo gerarchico che lo sostiene.

Ma anche per questo, è qui arriva il punto: non mi identifico nell'uomo.
Perché, se nella struttura patriarcale la donna è la subordinata, l'uomo è il predatore e prevaricatore. E questo è ciò da cui sono più lontano possibile.
Sono attratto da persone socializzate come donne (cis, trans, non-binary, intersex), e continuo a definirmi lesbica, non "uomo etero".
Lesbica per me è importante: non è solo un orientamento, ma un'identità che parla di resistenza, di affinità e di rifiuto dei ruoli imposti dal patriarcato.

Forse anche per questo non credo di voler ricorrere a una transizione fisica.
Il mio corpo, privo di forme accentuate, è già lontano dagli stereotipi femminili - salvo agli occhi degli over 40 tossici a cui eccita la fantasia della "ragazzina indifesa predabile" che proiettano solo in base al mio corpo minuto.
Questa non è attrazione: è l'egomania patriarcale che si alimenta del potere di ridurre l'altro a oggetto fragile da possedere.
Ma assolutamente non voglio il corpo machista di un uomo.

E per l'espressione estetica vale lo stesso discorso: mi piace curarmi, e rivendico il diritto di farlo.
Il fatto che molti uomini si trascurino non è "naturale", è frutto di un pensiero misogino che dice: sono io che scelgo, sono io il cacciatore, il prodotto da valutare è la donna - e deve solo farsi comprare.
Quando mi vesto in modo più socialmente "sexy", non solo mi sento strafigo, ma ho anche la possibilità di rivendicare che il mio corpo assegnato femmina non è osceno, non è "provocante", non sta invitando nessuno al sesso solo perché ho una v***a e un seno (minuscolo).

Il pronome maschile, oggi, mi fa sentire bene: è la validazione del mio non essere donna.
Il pronome femminile, al momento, non mi fa sentire a mio agio, salvo nei contesti transfemministi FLINTA dove usiamo il femminile sovraesteso, dove c'è il rifiuto radicale di tutto ciò che ho appena detto, e, in quei casi, sono a mio agio con tutti i pronomi.

Le cose potranno cambiare. Se e quando accadrà, lo dirò io. E andrà bene così.

Compagnə, sorelle, vi chiedo aiuto.Condividete più che potete. Condividete questa raccolta fondi, che è anche una denunc...
08/06/2025

Compagnə, sorelle, vi chiedo aiuto.
Condividete più che potete. Condividete questa raccolta fondi, che è anche una denuncia, perché io non ho i privilegi per farcela da solə.
Perché il mio corpo, la mia identità, la mia esistenza stessa sono considerate sacrificabili.

Come probabilmente moltə di voi, sono natə dalla parte sbagliata della storia, secondo chi questa storia la scrive con il sangue:
con un corpo disgustosamente $e$$ualizzabile, ma una personalitá che non si piega e un orientamento che non serve al patriarcato.
Sono cresciutə dentro una casa violenta travestita da famiglia, poi sono statə spezzatə da istituzioni che hanno confermato che sì, ero io il problema.
E invece no.
Il problema è il sistema.

Se muoio, se mi ammalo, se crollo, va bene così per lo Stato.
Perché non valgo, non rientro. Perché per questo Stato patriarcale, misogino, abilista, omolesbobitransfobico e fascista,
se crepo, è un problema in meno.

Io non chiedo ca**tà.
Io chiedo giustizia, rete, sorellanza, mutuo soccorso.
Io chiedo voce. Per me, e per tuttə.

Chi può, aiuti. Chi non può, condivida.
Chi c'è, non taccia.

Perché il femminismo o è intersezionale o non è.
Perché la rivoluzione o è collettiva o è vetrina.
Perché sopravvivere è già resistenza.

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