Insofferenti alle Catene

Insofferenti alle Catene Lotto contro ogni forma di oppressione, smascherando il privilegio e rifiutando la neutralità. Qui non c’è spazio per la complicità, solo per la resistenza.

Questo è uno spazio per chi è pronto a combattere il sistema, senza scuse, senza compromessi.

Per favore, sono da un anno con dolori disumani senza nessuna cura.Ai fibromialgici danno l'erba medica per il dolore. I...
12/25/2025

Per favore, sono da un anno con dolori disumani senza nessuna cura.
Ai fibromialgici danno l'erba medica per il dolore. Io nulla, ora capite perché voglio solo morire?

E no, non tutti i reumatologi e neurologi te la sanno diagnosticare quindi devo andare a pagamento.
E anche basta vivere con dolori così atroci?

Da più di un anno vivo con un dolore cronico costante, invali… Maria Grazia Martina Cacciatore ha bisogno del tuo sostegno per Aiutami a sopravvivere a questo dolore infernale

Da più di un anno vivo con un dolore cronico costante, invalidante, lancinante, disumano, assurdo.Un dolore che non pass...
12/22/2025

Da più di un anno vivo con un dolore cronico costante, invalidante, lancinante, disumano, assurdo.
Un dolore che non passa, che non risponde ai farmaci, che non dorme mai davvero.

Non è "solo mal di schiena", "mal di collo", "mal di scapole", "mal di gambe"...
È svegliarsi già stanchi. È il corpo che brucia, tira, è pieno di contratture, cede.
È non riuscire a stare seduto a lungo, in piedi a lungo, concentrato a lungo.
È vedere zero possibilità per il lavoro, l'autonomia, la socialità, la normalità.
Amici affetti da dolore cronico mi dicono potrebbe essere fibromialgia, o una sindrome come Ehlers-Danlos. Ma senza soldi, senza visite specialistiche, senza accesso rapido a esami adeguati, resto sospeso in un limbo: troppo malata per lavorare, troppo "non diagnosticata" per essere aiutata davvero.
Il medico di base non ha strumenti. Il privato è inaccessibile.
Nel frattempo il dolore, dopo un anno, ha fatto quello che fa sempre: ha aperto la porta ad ansia e depressione. Quando il corpo non collabora più, anche la mente cede.

Vivo a Milano con reddito zero.
Sono ospite temporaneo da un conoscente.
Ricevo l'assegno di inclusione per un'altra invalidità e il reddito a sero: circa 500 euro al mese.
Non bastano. Non bastano per l'affitto, la spesa, le cure, i farmaci, la psicologa. Non bastano per vivere, figurarsi per curarsi.

Non posso lavorare: gli sforzi fisici anche minimi, le posture prolungate, il freddo, l'umidità, lo stress peggiorano drasticamente il dolore. Anche lavori "leggeri" diventano impossibili quando il corpo ti presenta il conto ogni giorno. Gli antidolorifici e gli antinfiammatori non funzionano.
Vorrei provare alternative come il CBD oil, che per alcune persone fa la differenza, ma per chi vive di nulla è un lusso.

Questa raccolta fondi è per provare a sopravvivere con dignità.
Per accedere a visite specialistiche.
Per coprire cure e supporto psicologico.
Per avere il tempo e lo spazio necessari a capire cosa mi sta succedendo, invece di peggiorare nell'attesa e desiderare la morte.

Per essere chiara: sto male da un anno mesi senza sosta. Non ho nessuna autonomia.

Come userò i fondi:

- Eventuali terapie,
cure, farmaci che verranno prescritti non coperti,
- altre visite private specialistiche
- Spese diagnostiche (risonanze, TAC, esami neurofisiologici non coperti)
- Spostamenti sanitari se necessari
- fisioterapista con un esperto in neurodinamica per fare esercizi mirati (quando sarà il caso)
- terapie fisiche come tecarterapia, TENS, ultrasuoni, laserterapia;
- dispositivi medici e ausili fondamentali per affrontare la quotidianità, come: cuscino ortopedico per il coccige e il nervo sciatico, cuscino lombare per sostenere la schiena durante le ore di studio e lavoro al PC, eventuali supporti cervicali per alleviare i dolori alle braccia, impacchi, cerotti medicali, tutori e integratori specifici;
- Yoga terapeutico o Pilates clinico (con professionisti formati in riabilitazione)
- Psicoterapia anche per tecniche di rielaborazione del dolore (perché il mio dolore è cronico da un anno e si è integrato nel sistema limbico);
- fare la spesa alimentare, acquistando solo per fare un'alimentazione antinfiammatoria, cioè che riduce l'infiammazione cronica che alimenta il dolore. Quindi eliminando: glutine, lattosio, zuccheri semplici, cibi ultraprocessati.
Anche acquistando all’Eurospin o in discount, gli alimenti concessi (freschi, non processati, specifici per intolleranze) costano anche il triplo di più del normale.
È una dieta che mi aiuta a ridurre il dolore e recuperare mobilità, ma è difficile sostenerla economicamente senza aiuto.
Infatti proprio perché non riesco a sostenerla sono già sottopeso di 5 kg.

Ognuna di queste cose, apparentemente piccola, è parte della mia lotta per continuare a vivere, a costruirmi un futuro.
Nessuna di queste cose è gratuita. E ogni gesto di solidarietà è per me una spinta reale e concreta verso l'autonomia.

Anche una piccola donazione può aiutarmi.
E se non puoi donare, condividi. Ogni euro può portarmi più vicina alla fine di questo dolore atroce che nessun essere umano dovrebbe essere costretto a vivere.

Grazie di cuore ❤️‍

https://gofund.me/9fbbc70a6

11/23/2025

Le reazioni violente al nuovo emendamento sul consenso dicono molto della cultura misogina italiana.

"Art. 609-bis. – (Violenza sessuale)
Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità ovvero induce taluno a compiere o a subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi."

La proposta di legge che è stata approvata dalla Camera all’unanimità con 227 sì.
Introduce finalmente il concetto "consenso libero e attuale".
"Libero": il consenso non deve essere estorto, condizionato o manipolato.
"Attuale": il consenso deve valere durante tutto l'atto sessuale, non solo all'inizio, e può essere revocato in ogni momento. Quindi se una persona all'inizio dà il consenso, ma poi ti dice "No, basta, non mi va più". Ci si ferma. Niente di più ovvio.

Se non c’è questo "libero e attuale" consenso, l'atto può configurare violenza sessuale.

L'emendamento si allinea semplicemente con la Convenzione di Istanbul (strumento europeo contro la violenza di genere) che già richiede una definizione di consenso dal 2011.

Anche se è un grande passo, come sappiamo non risolverebbe neanche il problema culturale: servono educazione al consenso, formazione su cosa significa "libero e attuale".

E le parole di quest'uomo sono esattamente la prova di quanto sia necessaria una legge che definisce il consenso in modo chiaro.
Quando qualcuno dice "se una donna mi falsaccusa la elimino" sta confermando la cultura del possesso e della punizione che sostiene i femminicidi.
Sta dicendo che l'esistenza stessa delle donne è accettabile solo finché non mette in discussione il suo potere.
Non è la norma a essere pericolosa: è l'immaginario di chi la interpreta come un attacco personale.

La nuova legge non criminalizza i rapporti consensuali: definisce semplicemente che il consenso deve essere libero e attuale. È una tutela minima, necessaria, civile.
Se qualcuno la percepisce come una minaccia, il problema non è di sicuro la legge.
Il problema è la sua idea di sessualità basata sull'abuso, di relazione basata sulla sopraffazione e di dominio.

Il punto è semplice. Il cambiamento normativo non "predispone" alle false accuse.
Quelle, i dati lo ripetono da anni, restano una minuscola percentuale.
Quello che fa la legge è riconoscere finalmente che, in una società civile, chi viola il corpo di qualcuno senza un consenso libero e attuale deve essere punito.
Non è un'idea estrema: è la base minima della convivenza.
E infatti gli uomini che non ragionano come stupratori non si sentono minacciati.
Sono anzi entusiasti che l'Italia finalmente si stia iniziando ad allineare agli standard internazionali, perché comprendono che il consenso non è un ostacolo al desiderio, ma la sua condizione essenziale.

Questa non è una legge "contro gli uomini".
Non è una legge "per le donne".
È una legge sulla libertà sessuale di tutti.
Ma quando certi uomini reagiscono dicendo che sarebbe un "vantaggio per le donne" (non si parla neanche di genere nel testo), stanno confessando due cose senza neanche accorgersene.
La prima: riconoscono che le donne sono stuprate di più. È un fatto.
La seconda: provano fastidio all'idea che una maggior tutela venga data proprio al gruppo più colpito dalla violenza. È una benda che si sono messi da soli sugli occhi, un modo per non vedere che il problema sta nella cultura dello stupro, non nelle norme che cercano di limitarla.

La legge sul consenso non crea ingiustizie: ne corregge alcune tra le più antiche.
È un passo verso un mondo in cui il corpo di nessuno è un territorio da prendere, ma uno spazio che si condivide solo quando vuole.

E se qualcuno la vive come una minaccia, sta semplicemente dichiarando di aver sempre contato sull'ambiguità della legge per esercitare potere, non desiderio.

08/22/2025
Primo tatuaggio della mia vita ❤️🏳️‍⚧️🏳️‍🌈Spiego il mio posizionamento identitario:Sono una persona trans. I miei pronom...
08/08/2025

Primo tatuaggio della mia vita ❤️🏳️‍⚧️🏳️‍🌈

Spiego il mio posizionamento identitario:

Sono una persona trans. I miei pronomi sono maschili e neutri.
Sono un ragazzo trans non-binary - non sono sicuro, ma forse il termine tecnico è transmasc?
Il mio aspetto, la mia voce, il mio modo di vestire potrebbero non rendere questa cosa immediatamente evidente. Ma non sono una donna. Non lo sono mai stato e non lo sarò mai.

Rispettare i miei pronomi - maschili e/o neutri - richiede una sola cosa: rispetto.
Non devo sottopormi a una medicalizzazione obbligatoria per "meritarlo".
Se farò dei passi di transizione fisica sarà per me e quando lo deciderò io, non per soddisfare lo sguardo altrui.
Il mio corpo ha già ben poco di stereotipatamente femminile e non devo "maschilizzarmi" forzatamente per ottenere legittimità: non vi devo un aspetto "più maschile", né una performance da "uomo vero" secondo i cliché. Che è quanto di più trovo tossico, fra l'altro.
E no: non devo indossare una canotta sporca di sugo, né lavarmi con la benzina agricola per essere chiamato con i pronomi corretti.

Mi riconosco in ciò che scrisse Monique Wittig: "Le lesbiche non sono donne".
Non perché vivano in un limbo ontologico, ma perché, nel sistema eterosessuale, donna non è una semplice categoria biologica: è una posizione politica di subordinazione all'uomo.
Rifiutare quel ruolo significa collocarsi fuori dal binarismo gerarchico che lo sostiene.

Ma anche per questo, è qui arriva il punto: non mi identifico nell'uomo.
Perché, se nella struttura patriarcale la donna è la subordinata, l'uomo è il predatore e prevaricatore. E questo è ciò da cui sono più lontano possibile.
Sono attratto da persone socializzate come donne (cis, trans, non-binary, intersex), e continuo a definirmi lesbica, non "uomo etero".
Lesbica per me è importante: non è solo un orientamento, ma un'identità che parla di resistenza, di affinità e di rifiuto dei ruoli imposti dal patriarcato.

Forse anche per questo non credo di voler ricorrere a una transizione fisica.
Il mio corpo, privo di forme accentuate, è già lontano dagli stereotipi femminili - salvo agli occhi degli over 40 tossici a cui eccita la fantasia della "ragazzina indifesa predabile" che proiettano solo in base al mio corpo minuto.
Questa non è attrazione: è l'egomania patriarcale che si alimenta del potere di ridurre l'altro a oggetto fragile da possedere.
Ma assolutamente non voglio il corpo machista di un uomo.

E per l'espressione estetica vale lo stesso discorso: mi piace curarmi, e rivendico il diritto di farlo.
Il fatto che molti uomini si trascurino non è "naturale", è frutto di un pensiero misogino che dice: sono io che scelgo, sono io il cacciatore, il prodotto da valutare è la donna - e deve solo farsi comprare.
Quando mi vesto in modo più socialmente "sexy", non solo mi sento strafigo, ma ho anche la possibilità di rivendicare che il mio corpo assegnato femmina non è osceno, non è "provocante", non sta invitando nessuno al sesso solo perché ho una v***a e un seno (minuscolo).

Il pronome maschile, oggi, mi fa sentire bene: è la validazione del mio non essere donna.
Il pronome femminile, al momento, non mi fa sentire a mio agio, salvo nei contesti transfemministi FLINTA dove usiamo il femminile sovraesteso, dove c'è il rifiuto radicale di tutto ciò che ho appena detto, e, in quei casi, sono a mio agio con tutti i pronomi.

Le cose potranno cambiare. Se e quando accadrà, lo dirò io. E andrà bene così.

Compagnə, sorelle, vi chiedo aiuto.Condividete più che potete. Condividete questa raccolta fondi, che è anche una denunc...
08/06/2025

Compagnə, sorelle, vi chiedo aiuto.
Condividete più che potete. Condividete questa raccolta fondi, che è anche una denuncia, perché io non ho i privilegi per farcela da solə.
Perché il mio corpo, la mia identità, la mia esistenza stessa sono considerate sacrificabili.

Come probabilmente moltə di voi, sono natə dalla parte sbagliata della storia, secondo chi questa storia la scrive con il sangue:
con un corpo disgustosamente $e$$ualizzabile, ma una personalitá che non si piega e un orientamento che non serve al patriarcato.
Sono cresciutə dentro una casa violenta travestita da famiglia, poi sono statə spezzatə da istituzioni che hanno confermato che sì, ero io il problema.
E invece no.
Il problema è il sistema.

Se muoio, se mi ammalo, se crollo, va bene così per lo Stato.
Perché non valgo, non rientro. Perché per questo Stato patriarcale, misogino, abilista, omolesbobitransfobico e fascista,
se crepo, è un problema in meno.

Io non chiedo ca**tà.
Io chiedo giustizia, rete, sorellanza, mutuo soccorso.
Io chiedo voce. Per me, e per tuttə.

Chi può, aiuti. Chi non può, condivida.
Chi c'è, non taccia.

Perché il femminismo o è intersezionale o non è.
Perché la rivoluzione o è collettiva o è vetrina.
Perché sopravvivere è già resistenza.

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- In riferimento a quest'ultima regola, una precisazione per le persone etero cisgender: È molto importante per noi che una persona cisgender ed etero capisca che si trova in una pagina Q***r. Una pagina dove non solo vengono pubblicati post che approfondiscono tematiche q***r. Ma uno spazio soprattutto dedicato alle persone Q***r. Persone che possono essere trans*, lesbiche, gay, pansex, bisex, asessuali, non binary, intersex. Persone che possono avere avuto vissuti di discriminazioni e violenze per il loro orientamento sessuale e/o per la loro identità di genere. È quindi molto importante nutrire un profondo rispetto ed empatia per tutti questi vissuti. Un invito che vorrei fare alle persone cisgender ed etero presenti in questa pagina, è quello di considerare questo uno spazio dover poter imparare e conoscere. Quindi un'occasione per conoscere persone, vissuti e storie di persone lgbtqia+. Conoscere attraverso all'ascolto. Conoscere anche attravero domande. Quindi, ben vengano le persone cisgender ed etero interessate a conoscere il favoloso pianeta q***r in tutte le sue sfumature. Non è accettato il cisplaining o il mansplaining perché si tratta, appunto sovradeterminare, non conoscere. God Save the Q***r è uno spazio safe per tutt*, ma con una particolare attenzione alle persone LGBTQIA+, ovvero dove queste persone possano sentirsi safe anche nel poter parlare dei loro vissuti e di condividere anche storie della loro vita. Ma ciò è possibile soltanto in una clima safe. Gli admin della pagina provvederanno ad allontanare chi ha comportamenti discriminatori. E chi fa parte della pagina può segnalare agli admin della pagina eventuali comportamenti discriminatori. È altrettanto importante che chi racconta delle storie venga tutelat*. Quindi, per esempio, qualsiasi forma di di victim blaming non sarà assolutamente tollerata. Sia se il victim blaming venisse rivolto a una persona di questa pagina, sia se venisse fatto victim blaming nei confronti di persone esterne alla pagina. Inoltre, anche qualora il victim blaming fosse fatto nei confronti di una persona esterna alla pagina, (ad esempio si sta parlando di un articolo di giornale), tale comportamento potrebbe triggerare qualcun* che in vita sua ha subito forme di victim blaming. Chiaramente non sono tollerati atteggiamenti discriminatori nemmeno da parte di membri della comunità LGBTQIA+, per esempio omosessuali che discriminano bisessuali/pansessuali, LGB che discriminano persone transgender, transgender medicalizzati che discriminano transgender non-med, transgender binari che discriminano persone non-binary etc. Come stabilito dalla prima regola, se avete comportamenti discriminatori, non siete i benvenuti qui.