07/09/2026
AUTONOMIA, I GIOVANI DEMOCRATICI REPLICANO A POLI BORTONE: «ALLE CANTELMO PIENONE. MA DIETRO QUELLE SEDIE C’ERANO PERSONE»
Maldarizzi: «Sull’Autonomia si confronti nel merito invece di cercare distrazioni». Bove: «Le sedie erano circa 300 ed erano tutte occupate, tanto che molte persone hanno seguito l’incontro in piedi. Ridurre tutto a una conta racconta perfettamente un certo modo di intendere la politica che non ci appartiene».
Una sala piena, circa trecento sedie occupate e diverse persone costrette a seguire l’incontro in piedi. È questa la realtà dell’iniziativa “Prendersi cura” che sabato ha portato Elly Schlein alle Officine Cantelmo di Lecce, ben diversa dalla rappresentazione offerta dalla sindaca Adriana Poli Bortone. Un appuntamento durato oltre tre ore, attraversato dalle testimonianze di associazioni, realtà del Terzo settore e soprattutto da tanti giovani.
Dalla dichiarazione della sindaca sulla presunta capienza di “200 posti” delle Cantelmo che arriva la replica dei Giovani Democratici. «Anziché affrontare i nodi concreti dell’Autonomia differenziata, Adriana Poli Bortone sceglie ancora una volta la strada dell’arma di distrazione di massa», dichiara Isanna Maldarizzi, segretaria regionale dei Giovani Democratici della Puglia. «I giovani pugliesi non si fanno incantare dai cavilli del passato: la riforma Calderoli incide sul nostro futuro adesso. Accusare l’opposizione di falsità serve solo a nascondere un disegno che rischia di spaccare ulteriormente la Repubblica e di trasformare diritti fondamentali in privilegi dipendenti dal codice postale. Dalla sanità alla scuola, dalle oopportunità lavorative alla possibilità di costruire il proprio futuro nella propria terra, il Mezzogiorno rischia di pagare ancora una volta il prezzo più alto. Per la nostra generazione significa parlare concretamente di diritto a restare. Perché non c’è libertà di scegliere dove vivere se partire diventa l’unica possibilità per avere un salario dignitoso, una casa e un futuro. Elly Schlein sta conducendo una battaglia cruciale per l’unità sostanziale del Paese e per le nuove generazioni. Chi in Puglia avalla questo disegno per disciplina di partito dovrebbe spiegare ai ragazzi e alle ragazze pugliesi perché i loro diritti dovrebbero valere meno di quelli di un coetaneo nato qualche centinaio di chilometri più a nord».
Netta anche la replica di Enrico Bove, segretario dei Giovani Democratici di Lecce e trai promotori dell’iniziativa: «Partiamo dai fatti, perché evidentemente ce n’è bisogno. Sabato alle Officine Cantelmo c’era il pienone. Le sedie predisposte erano circa 300, erano occupate e diverse persone hanno seguito l’incontro in piedi. Io a quell’evento ho partecipato in prima persona, quindi non ho bisogno di immaginare cosa sia successo: ero lì, e dal palco era evidente che ci fosse un pubblico gremito. Basterebbe guardare una qualsiasi fotografia della sala per rendersene conto. Ma il passaggio più interessante della dichiarazione della sindaca non è neppure l’errore sui numeri. È il modo in cui, quasi involontariamente, riesce a raccontare la propria idea di politica: contare le sedie prima ancora di vedere le persone che ci sono sedute sopra. Ed è paradossale che lo faccia proprio parlando di un incontro nel quale abbiamo provato per oltre tre ore a sostenere l’esatto contrario».
«Sabato non abbiamo riempito un palco di dirigenti per fare la solita passerella. Abbiamo messo al centro le persone e le loro storie. Una giovane studentessa e cameriera ha raccontato cosa significa entrare oggi in un mercato del lavoro fatto troppo spesso di paghe basse, precarietà e sfruttamento, ricordando che dietro statistiche e percentuali c’è “la carne viva delle nostre esistenze”. El Hadji ha raccontato cosa significhi crescere in un Paese, sentirsi parte della sua comunità e non vedersi ancora riconosciuta pienamente la cittadinanza. Io ho provato a raccontare perché tanti ragazzi che guardavano ai partiti con diffidenza abbiano deciso di entrarci: perché precarietà, diritto allo studio, costo della casa e possibilità di restare nella propria terra non sono fallimenti individuali, ma problemi collettivi che richiedono risposte collettive. Mentre lei oggi conta le sedie, noi sabato parlavamo proprio della necessità di smettere di ridurre le persone a numeri. Di cambiare la grammatica della politica, ripartire dal basso, dall’ascolto, dalle fragilità e dalle esperienze concrete delle persone. Tranquillizziamo la sindaca: il problema sabato non era riempire le Cantelmo. Il problema, semmai, è stato trovare una sedia per tutti. Ma noi continueremo comunque a preoccuparci meno di contare le persone e molto di più di ascoltarle. Perché dietro ogni numero c’è un volto, una storia, un bisogno. E per noi la politica dovrebbe cominciare esattamente da queste modalità».
Conclude Isanna Maldarizzi, segretaria regionale dei Giovani Democratici della Puglia: «Come Giovani Democratici non resteremo a guardare mentre il futuro dei giovani pugliesi viene sacrificato sull’altare della disciplina di partito. Continueremo a mobilitarci per difendere il diritto a restare, perché nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra partire dalla propria terra e rinunciare alle proprie aspirazioni. Restare deve tornare a essere una possibilità, non un privilegio; partire una scelta, non una condanna. L’Italia che vogliamo è un Paese unito non soltanto nei suoi confini, ma nei diritti e nelle opportunità. Un Paese nel quale nascere a Lecce, a Bari o a Taranto non significhi avere meno possibilità di curarsi, studiare, lavorare e costruire una vita rispetto a chi nasce altrove. Perché la Repubblica o tiene insieme i destini delle persone, oppure smette di essere davvero una comunità. I diritti fondamentali non possono cambiare valore attraversando un confine regionale. I diritti non hanno un codice postale».
- Le dichiarazioni di Poli Bortone: https://ledicola.it/politica/autonomia-differenziata-poli-bortone-attacca-schlein/