11/08/2026
Un caro cliente, un ottimo giornalista e un grande uomo.
Ci ha lasciati Angelo Vecchio, giornalista, scrittore e drammaturgo.
Nato a Licata l’11/01/1949, formatosi tra Catania e Palermo, dove si laureò in Scienze politiche, fu cronista di nera e giudiziaria della vecchia scuola: cominciò negli anni Settanta a “L’Ora”, divenne professionista a “Diario”, lavorò al “Giornale del Sud” fondato da Giuseppe Fava, a Canale 21, a Telecolor e per lunghi anni al “Giornale di Sicilia”, collaborando con “Il Giorno” e con l’AGI. Raccontò la mafia con un linguaggio asciutto, essenziale, senza fronzoli e senza paura, e da quel mestiere trasse una quarantina di libri tra saggi, romanzi e racconti — da “Cosa nostra” a “Calderone, l’ombra del boss”, da “La mafia dalla A alla Z” a “I segreti di famiglia” — oltre a testi teatrali, tra cui il dramma dedicato a un’altra grande licatese, Rosa Balistreri. Non è un caso che portino il nome di due giornalisti uccisi da Cosa nostra i premi che gli furono conferiti, il Giuseppe Fava nel 1988 e il Mario Francese nel 1998; né che Licata gli avesse tributato, il 18/09/1994, il Premio Rosa Balistreri.
Con la nostra associazione ebbe un legame concreto e generoso. Donò ad A testa alta il catalogo completo delle sue opere, quaranta titoli che custodiamo come patrimonio culturale dell’associazione e che sostengono le nostre battaglie civili; nel 2014, a Licata, aprì con la sua relazione su mafia e politica l’assemblea delle associazioni antimafia e antiracket della provincia di Agrigento che avevamo promosso.
Alla famiglia tutta, e in particolare al figlio, l’avvocato Ivano Vecchio, e alla nuora, l’avvocatessa Lara Damanti, giunga l’abbraccio di A testa alta. I suoi libri restano con noi e continueranno a parlare, perché le parole di chi ha raccontato la verità non muoiono: ci aiutano, ancora, a camminare a testa alta.