11/06/2026
DISTRUGGI IL SISTEMA, NON IL PIANETA.
Il riscaldamento globale e la distruzione degli ecosistemi non sono fatalità ma conseguenze dirette di un sistema capitalista fondato sulla logica del profitto illimitato, sul consumo di suolo e sulla dipendenza da fonti fossili (gas, petrolio, carbone). Questo modello economico sta alterando i ritmi naturali del pianeta, trasformando le nostre estati in stagioni invivibili e distruggendo l'equilibrio climatico a cui eravamo abituati. Il sistema industriale ha talmente surriscaldato il pianeta che i fenomeni naturali oggi agiscono su una base già compromessa. L'indebolimento delle correnti polari e l'arrivo di un "Super El Niño" (con temperature del Pacifico superiori di 2°C alla media) minacciano l'Europa e l'Italia con ondate di calore estreme, tempeste distruttive e un innalzamento dei mari fino a 90 cm. Il capitalismo scarica i costi della crisi sulle classi più deboli creando disuguaglianza di classe: davanti a temperature estreme, i consigli istituzionali di "stare all'ombra" sono inutili per chi lavora nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche o nella logistica. Chi vive in quartieri cementificati e case mal isolate paga il prezzo più alto. I governi continuano a finanziare la guerra e i combustibili fossili, mentre mancano sempre i fondi per i trasporti pubblici e la messa in sicurezza dei territori. La transizione ecologica viene proposta come un lusso accessibile solo a chi ha grandi disponibilità economiche. Mentre 3 miliardi di persone soffrono la sete, le grandi multinazionali dell'Intelligenza Artificiale e delle criptovalute consumano milioni di litri d'acqua al giorno solo per raffreddare i propri server. Entro il 2027, l'AI consumerà una quantità d'acqua spropositata, aggravando la crisi idrica globale. In Italia, il disinvestimento pubblico porta alla perdita del 42,4% dell'acqua potabile nelle tubature (fino al 60% al Sud), collezionando sanzioni europee anziché tutele per i cittadini. Nonostante i proclami internazionali (come il Transition Away della Cop28), i colossi dell'energia continuano ad avviare nuove esplorazioni petrolifere. Per questo i movimenti giovanili si stanno mobilitando via mare anche con la Flotilla per la giustizia climatica per esigere un trattato internazionale vincolante (Fossil Fuel Treaty) che imponga lo stop ai combustibili fossili. Non basta cambiare le lampadine o i comportamenti individuali. Per salvare il pianeta e garantire un accesso equo alle risorse primarie (come l'acqua e un clima vivibile) è necessario scardinare un sistema economico che mercifica la terra e i corpi per l'arricchimento di pochi. Va cambiato il sistema, non distrutto il pianeta.
E' tornata la nostra rivista Cara Catastrofe con il nuovo numero.
Contattaci per avere la tua copia!