Quaderno Africano

Quaderno Africano Documentary Profile of Africa and the World. all pictures and videos.

Ci sono immagini che non nascono per essere semplicemente guardate, ma per creare connessioni.Questa esposizione nasce d...
10/05/2026

Ci sono immagini che non nascono per essere semplicemente guardate, ma per creare connessioni.

Questa esposizione nasce dai miei viaggi in Africa, da incontri reali, sguardi silenziosi e storie vissute lontano da casa ma incredibilmente vicine dal punto di vista umano.

Ogni fotografia esposta rappresenta un frammento di vita raccolto lungo il cammino, con il desiderio di raccontare culture, persone e identità senza filtri.

Essere parte di Atlas of Humanity significa proprio questo: usare la fotografia per avvicinare mondi diversi attraverso l’umanità che condividiamo.

Questa è la prima di una serie di esposizioni che porterò con me nei prossimi mesi, e sapere che queste immagini continueranno a viaggiare anche attraverso gli occhi di chi le osserva, per me, ha un valore enorme.

Ci sono fotografie che raccontano un luogo, e altre che raccontano un legame.Questa immagine l’ho scattata in Madagascar...
10/05/2026

Ci sono fotografie che raccontano un luogo, e altre che raccontano un legame.

Questa immagine l’ho scattata in Madagascar, in un villaggio Vezo affacciato sull’oceano.
Tra tutti i volti incontrati durante il viaggio, quello di questa bambina mi è rimasto dentro in modo speciale.

Forse per il suo sguardo, forse per la semplicità di quel momento, o forse perché alcune persone riescono a lasciarti qualcosa anche senza parlare la tua lingua.

Esporre questa fotografia oggi, insieme a Atlas of Humanity, ha per me un valore ancora più profondo.
Perché non vedo solo un ritratto, ma il ricordo autentico di un incontro che porterò con me per sempre.

10/05/2026
Un altro appunto dal mio quaderno, i volti del Madagscar.Ritratti ravvicinati, senza distanza.Perché a volte avvicinarsi...
16/02/2026

Un altro appunto dal mio quaderno, i volti del Madagscar.

Ritratti ravvicinati, senza distanza.
Perché a volte avvicinarsi è l’unico modo per capire davvero.

In questi volti c’è il Madagascar che amo raccontare:
rughe che parlano di tempo, sguardi che custodiscono storie, silenzi più forti di mille parole.
Non ho chiesto pose, né cercato perfezione.
Ho solo lasciato che fossero loro, così come sono.

Ogni ritratto è un incontro.
Un istante di fiducia condivisa.
Un dialogo fatto di occhi, respiri e rispetto.

Il Madagascar non è solo paesaggi straordinari.
È soprattutto la sua gente.
Ed è da qui che, per me, parte ogni racconto.

Progetto e foto





08/02/2026

Il falso leone non è una maschera. È memoria.
Non è uno spettacolo per turisti, non è una festa con una data sul calendario.
È una danza che nasce dalla paura e dal rispetto.
Da quando i leoni attraversavano davvero i villaggi.
Da quando l’uomo imparava a convivere con ciò che poteva ucciderlo.
Il falso leone entra tra la gente, ruggisce, provoca, spaventa e fa ridere.
È teatro, rito, gioco.
È il modo in cui una comunità racconta sé stessa, senza palco e senza filtri.
Qui il confine tra spettatore e protagonista non esiste.
Ci sei dentro, che tu lo voglia o no.
Fotografare il Simb significa accettare il caos, il sudore, il ritmo dei tamburi.
E ricordarsi che certe tradizioni non si osservano da lontano: si vivono.

08/02/2026

Un altro appunto dal quaderno. 🌍🔥La Dancalia non è una terra facile.È dura, spoglia, accecante al sole e al vento.Il cal...
04/02/2026

Un altro appunto dal quaderno. 🌍🔥

La Dancalia non è una terra facile.
È dura, spoglia, accecante al sole e al vento.
Il caldo è torrido, l’acqua scarseggia, e spesso le popolazioni locali devono fare i conti con conflitti e tensioni ai confini. Ma è anche una delle esperienze più affascinanti che abbia vissuto.

Qui ho incontrato gli Afar, popolo fiero, forte e sorprendentemente accogliente.
Ogni gesto, ogni sguardo, ogni abito racconta una storia: delle loro tradizioni, della loro resistenza, del legame profondo con questa terra.

Ho camminato con loro lungo i sentieri di polvere e sale,
ho visto donne trasportare acqua con una forza che sembra infinita,
uomini intagliar pietre e costruire rifugi con pazienza millenaria,
e bambini correre tra rocce e vulcani, giocando come se il mondo fosse solo loro.
Ogni momento, ogni scena, è stato un dono di fiducia:
mi hanno permesso di entrare nella loro vita, di osservare e fotografare senza mai forzare nulla,
raccontando con le immagini quello che le parole non riescono a catturare.

La Dancalia ti mette alla prova,
ma ti restituisce la bellezza di una cultura che vive con coraggio, orgoglio e armonia,
anche nei luoghi più ostili del pianeta.

Queste dieci immagini sono solo un piccolo scorcio del loro mondo.
Un invito a guardare, ascoltare, sentire.

Progetto e foto





Un altro appunto dal quaderno. 🇲🇬Oggi mi sono spostato nell’entroterra, fino ad Ambatolampy,una piccola città famosa in ...
02/02/2026

Un altro appunto dal quaderno. 🇲🇬

Oggi mi sono spostato nell’entroterra, fino ad Ambatolampy,
una piccola città famosa in tutto il Madagascar
per le sue fonderie artigianali di alluminio.
Qui, lontano dalle coste e dal rumore delle onde,
ho avuto l’opportunità di entrare in una fabbrica artigianale
dove ancora si lavora il metallo con le mani, il fuoco e l’esperienza.

Alluminio che arriva da pezzi di recupero,
vecchie lattine, bulloni, scarti raccolti e riciclati,
fuso in forni di mattoni a temperature altissime
e versato nei modelli fatti a mano, con sabbia e polvere di carbone.
È un processo antico, che richiede forza, abilità e precisione,
e molti di questi artigiani lavorano senza protezioni,
come se il metallo bollente facesse parte di loro stessi.

Ho visto la trasformazione lenta e spettacolare
del metallo fuso in pentole, marmitte, oggetti d’uso quotidiano,
ma anche in piccole sculture che raccontano il Madagascar:
lemuri, baobab, zébu… forme che nascono dal fuoco e dalla tradizione.

Ogni colpo, ogni soffiata di vento nella fabbrica
sembra parlare della storia di questa città,
della creatività che nasce dal poco,
della dignità di chi fa e rifà, giorno dopo giorno,
un mestiere tramandato di generazione in generazione.

E mentre osservavo quel metallo che prendeva forma,
ho pensato a come, anche qui, le mani raccontano storie
che le parole non raggiungono.

Progetto e foto





24/01/2026

Ho avuto l’onore di essere invitato a una cerimonia funebre dei Vezo, la popolazione che vive lungo la costa ovest del Madagascar.

Qui il villaggio si ferma.
Il tempo rallenta.
La salma resta in casa finché tutti i familiari non arrivano. Fuori, la comunità accompagna l’addio con canti, danze e stornelli. Non è solo dolore: è presenza, è rispetto, è un ultimo cammino fatto insieme.

Un modo diverso di salutare,
ma profondamente umano.





Indirizzo

Via Antonio Mangini
Livorno
57126

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