La Baita di Vetro

La Baita di Vetro Un rifugio in un pascolo erboso, dove ascoltare storie, mangiando tè e biscotti.

Per una sera, ritrovare il tempo di leggere una storia, una fiaba, un racconto nato da un incontro. E se il grigiore incombe, si scappa in montagna, per trovare ispirazione, idee e luce.

•Piccolo weekend fuoriporta {con vista}•E’ sabato mattina e la colazione 🍚🍯🥤 è quella abbondante che precede le mie picc...
25/06/2018

•Piccolo weekend fuoriporta {con vista}•

E’ sabato mattina e la colazione 🍚🍯🥤 è quella abbondante che precede le mie piccole grandi avventure. Del resto sarà parte del carburante di questo fine settimana, dato che l’unico motore impiegato sarà il mio! Dopo un controllo delle biciclette, parto con il mio 👨🏼‍🚒 per Iseo, ⛵️.

*Tappa 1: brunch e amiche speciali*
Lasciamo Sampe per avviarci, con calma, verso Iseo e il suo pittoresco lago, dove pranzeremo con GioBirke, una preziosa amica lacustre appassionata di sport e in particolare di corsa. Il traffico non è insostenibile e mantenendoci SEMPRE in fila indiana, maciniamo questi primi 60km tranquilli e pianeggianti. Sarnico è affollata e fiorita: chi passeggia, un cane che abbaia, un gelato che cola. Scappiamo via dal caos del sabato mattina, per arrivare a Iseo in perfetto orario per un brunch al 18B: muffin, 🍣 , 🥞, 🍔 , smoothies credo di non aver mai trovato tutti i miei piatti preferiti radunati in un unico ristorante! Tutto lo staff è gentile e con le bici 🚲 ben in vista, consumiamo il nostro pasto chiacchierando con Gio 👸🏼, impegnata ad allenarsi per la sua prossima gara e agli esordi con la bici da corsa. Accompagniamo la super atleta al lavoro e ci rimettiamo in sella.

*Tappa 2: Lovere e(/è) il gelato 🍦 del Bar Centrale
Con vento a favore, l’ultima pedalata di sabato è scorrevole e senza intoppi. A Vello – dove salutiamo l’attacco della salita della Trentapassi Skyrace – imbocchiamo la pista ciclo-pedonale che ci porta a Toline, Pisogne. Il panorama è spettacolare, bisogna per forza fare due foto!
Arriviamo all’Ostello del Porto ⚓️ e l’accoglienza è calorosa: tutte le info che ci servono, ci vengono fornite con un sorriso 🙂 pieno. Anche qui ritrovo un sacco di persone amiche e come spesso accade, si rivelano dispensatori di ottimi consigli per vivere a pieno la nostra serata: nessuna esitazione per cena, si va alla Sagra del Casoncello di Castro. La passeggiata sul lungo lago ci riporta poi in centro, dove la notte romantica ❤️ impazza: proiezioni di luci, concerti, spettacoli di teatro itinerante. Le vecchie strade dell’antica borgata sono piene di persone, biscotti home-made vengono offerti ad ogni angolo, ma la festa non sarebbe tale senza un cono del miglior gelato del mondo: quello del Giorgio del Bar Centrale Lovere. Giorgio è una di quelle persone che adora il suo lavoro. Lo fa con passione, non so nemmeno da quanti anni, curando ogni dettaglio della sua lista con meticolosa attenzione. Se, a differenza mia, sapete apprezzare qualche buona etichetta 🍷, non perdete l’occasione di sedervi al bancone per un aperitivo, scambiando quattro chiacchiere con lui che vi racconterà di come ha visto crescere la sua cittadina, di come è migliorata e di quanto ancora ci sia da fare. Oppure vi parlerà della collezione della Tadini, del Corto Lovere e di altre bellezze locali. E magari, finirà per parlarvi di Parigi, città di cui entrambi siamo innamorati. E mentre tutti sono ancora fuori a far festa, pensando al programma di domani, noi ce ne andiamo a dormire.

*Tappa 3: dal lago a 1.300*
Prima di partire, è necessario fare rifornimento e l’Ostello del Porto ha pensato a tutto: colazione salata e dolce, ricca di torte e prodotti fatti in casa per accontentare tutti i gusti. Fatta scorta di energia, partiamo corricchiando per imboccare l’attacco del ⚪️🔴 : una tortuosa e ripidissima strada con scorci pazzeschi sul lago. Da cartolina e sicuramente super instagrammabile! Da Ceratello il percorso entra nel bosco, dove la luce filtra dai possenti rami creando un’atmosfera unica. Dopo due ore di salita, il bosco lascia spezio ai pascoli verdeggianti e ancora fioriti ai piedi del Rifugio Magnolini, la nostra meta. Quassù c’è un’aria frizzante e, fortuna nostra, pochissima gente in giro. Bevuta una Coca e scambiate quattro parole con il rifugista (lo stesso da 30 anni🔝), scendiamo da un altro sentiero, che mette in scena subito una vista pazzesca sul lago: peccato non avere una macchina adeguata, il cellulare 📱 non rende la bellezza di questa inquadratura. Discesa ripida su strada lastricata e mulattiera per tornare in paese giusto per fare spesa e gustare un pranzo veloce: insalata di farro, bresaola e fettona di anguria 🍉 !

*Tappa 4: la strada migliore*
Normalmente, dopo 21k e 1300 m di dislivello positivo, rientreremmo semplicemente in auto, annoiati dal traffico e mezzi addormentati. Questo giro prevede invece un rientro tutto green, a cavallo delle nostre biciclette. I pochi chilometri percorsi quest’anno si fanno sentire con l’indolenzimento del lato B, non ancora abituato ai carichi. Le gambe sono piene del dislivello in montagna e girano con un po’ più di fatica, ma questo non ci toglie la voglia di percorrere la strada più tranquilla e lontana dal traffico di rientro. Così, giunti a Endine, tagliamo per Ranzanico e la salita della Val Rossa, scollinando in Val Seriana. Tappa alla Gelateria Franca di Albino, per poi percorrere gli ultimi chilometri con la voglia di scendere presto dalla sella e dare tregua ai muscoli carichi di lavoro.
Finalmente, è ora di riposare 💤.



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Dopo l’ebbrezza di due gare veloci, velocissime, provando il piacere di arrivare a tutta forse per la prima volta dopo i...
28/05/2018

Dopo l’ebbrezza di due gare veloci, velocissime, provando il piacere di arrivare a tutta forse per la prima volta dopo i tempi delle staffette alle medie, domenica ho cercato di dare il mio meglio in una delle gare a cui sono affezionata: il Trail del viandante. Contesto spettacolare, fra la bellezza spiazzante del lago, presenza costante su gran parte dei 28k e l’intima frescura del bosco, dove un cammino antico rivive, ogni anno a fine maggio, nella passione dei trailer. Un cammino condiviso con altri viandanti dal passo lento, carichi di zaini e di sorrisi per noi, soprattutto noi donne, sostenute e festeggiate ad ogni passo.

Una formula nuova quella dell’edizione 2018, con partenza da Bellano e arrivo sul lungo lago di Colico per 28km e 1380 m D+ guadagnando una cornice festosa e davvero splendida per chiudere questa gara che, nonostante le novità, mantiene intatto il suo fascino antico e un’organizzazione impeccabile. Pronti via, alle 10:00 Maurizio Torri - la voce dello Skyrunning e dello Skyalp - apre le porte a quasi 500 trailers armati di materiali ad hoc e voglia di mettersi alla prova. Quasi subito si attacca la prima salita, il fiato si accorcia, le posizioni si delineano e io come al solito patisco i primi chilometri, soprattutto perché pure in salita. Armata di coraggio, imposto la mia corsa in un su e giù divertente, riposando le gambe nelle discese a rotta di collo e trovando un po’ di refrigerio nei boschi lecchesi: mi piace questo sentiero, c’è un contatto puro tra il lavoro dell’uomo nel tracciare questa antica via e la natura che lo accoglie, che si lascia modellare, mostrando di rado qualche tratto più selvaggio, dove alcune pietre in più rendono il gioco in discesa ancora più divertente.

I pochi i tratti di asfalto, presidiati attentamente dai 200 volontari che ci assistono lungo il tracciato di gara, buttano calore rendendo la prova – quanto meno la mia – un po’ più dura, ma la conquista, passo dopo passo, di migliori posizioni mi motiva e mi convince a non mollare. Con alcune ragazze giochiamo a rincorrerci per un po’ di chilometri, ribaltando più volte la situazione della testa della corsa, anche per questo le indicazioni di chi è sul percorso si fanno confuse e io e Marta capiamo soltanto a 200 m dall’arrivo che ci giochiamo i due gradini più bassi del podio. Non posso mollare alla fine, ho caldo, ho voglia di finire, ma sto bene e non posso non tentare una volata per prendermi il secondo posto. Allungo il passo, ci voglio provare, non sento i passi inseguirmi, mi volto per esserne sicura, prendo fiato dopo un ponticello in salita e rimetto un po’ di velocità per assicurarmi un piccolo distacco: uscirò male nelle foto di arrivo, ma almeno avrò un gradino leggermente più alto! E infine, arrivo sotto l’arco colorato, felice e grata.

E mentre divoro qualche spicchio di arancia, bevendo tutta l’acqua del ristoro, capisco ancor di più che una corsa non si corre mai da soli. Gli allenamenti, i consigli, l’esperienza del coach vengono fuori nella gestione, nella capacità di conoscersi grazie ad esercizi anche completamente diversi da una gara lunga, ma capaci di mettere in luce il proprio motore, i propri limiti e forze. Giovanni Bonarini, il mio allenatore, ha corso con me anche domenica e sempre di più capisco quanto abbia fatto alla mia corsa. A volte ci sono dei pazienti compagni di avventura, nel mio caso Alessandro, che con dolcezza mi ha sostenuto nella parte più difficile della gara: l’inizio. Per me che carburo dopo un po’ di chilometri, avere uno sguardo da incrociare sulle prime salite, un consiglio per non inseguire come una matta chi ha un passo più leggero e veloce fin da subito, è un aiuto prezioso. Come al solito non si è risparmiato, patendo poi la lunghezza e il caldo, ma comunque concludendo la sua gara! E poi ci sono gli avversari. Uomini, non rassegnati a cedere il passo a una donzella, ma poi grandi sostenitori e poi, donne. Le dinamiche sono sempre diverse, ma ogni volta è davvero bello confrontarsi con le altre runner. In qualcuna si trova un’amica, in altre la fatica non permette complicità, in altre ancora si trova persino sostegno. Marta Frittoli è stata un’avversaria impeccabile, l’ho ripresa negli ultimi faticosi e assolati chilometri e insieme abbiamo recuperato la seconda. Se non ci fosse stata lei non avrei ovviamente sprintato alla fine, scoprendo che, come al solito, un po’ di gas lo risparmio sempre! Mi auguro che anche per lei sia stata un’esperienza importante, per conoscersi e per migliorare ancora!

E poi ci sono le persone speciali, quelle che la montagna la portano nel cuore. La corsa regala anche questi incontri preziosi e ieri, ho avuto il privilegio di farne un altro. Marta Tresoldi

Maggio è per San Pellegrino Terme devota e riconoscente alla sua Madonna.
26/05/2018

Maggio è per San Pellegrino Terme devota e riconoscente alla sua Madonna.

Foto: vivere Bergamo Lentamente. Così si diffuse l’orrenda notizia, portando con sé paura e sconforto, amarezza e pianto. In tempo di g...

About this sunny 😎 morning! 23,5k and 1830 D+ in   for the amazing  ⛰⛱🌋! Extremely, hardly, irremediably   🔞😂! And what ...
06/05/2018

About this sunny 😎 morning! 23,5k and 1830 D+ in for the amazing ⛰⛱🌋! Extremely, hardly, irremediably 🔞😂! And what about your workout?
📸 by 🙏🏻😘






today with gel and recovery 🍫😋

Probabilmente se avessi avuto l’occasione di correre una mezza maratona su strada, in un weekend con previsioni meteo pe...
01/05/2018

Probabilmente se avessi avuto l’occasione di correre una mezza maratona su strada, in un weekend con previsioni meteo pessime e senza essermi né organizzata per il pernottamento, né preparata per correre, avrei gentilmente ringraziato, glissando l’invito. Ma come potevo rinunciare al prezioso regalo di correre la Val Bregaglia Trail?! 😝

Il mio weekend inizia venerdì dopo il lavoro, tra un caos totale per partire in orario e raggiungere in tempo Chiavenna, dove fare da spalla a Marco durante la sua serata organizzata dall’A.S.D. Amici Madonna della Neve (celebri per il loro km verticale da record del mondo!). Tutto fila e riesco persino a mangiarmi un’insalatona preparata con tutti i miei ingredienti preferiti: semi, bacche, avocado 🥑 e altre squisitezze. La serata è divertente e dopo una birretta – la mia sa di tè verde – si fila a letto.

Aperte le finestre su Comune di Piuro, sabato si rivela una giornata spettacolare che fa venir voglia di restare in Val Chiavenna. Comprati i tipici biscottini di Prosto, rientriamo a Chiavenna, un posto davvero da scoprire, per i suoi palazzi ricchi di storia, il corso vivace e pieno di bei negozi e le sue montagne, maestose e imponenti. Tentazioni troppo grandi che ci fanno cercare presto una soluzione per la notte presso l’ufficio turistico del Valchiavenna Turismo dove ritrovo una compagna di università 👩🏻‍🎓! Giovanna ci sistema presso un B&B e il gioco è fatto: domenica potrò partecipare alla gara!

Dopo aver farcito due panini di ottima bresaola 🥓 presso la Macelleria Del Curto, partiamo per una breve escursione tra Verceia e Novate Mezzola. Risaliamo un comodo sentiero fino a 900 m per raggiungere la Valle dei Ratti, da cui imboccare il Tracciolino, sentiero in quota scavato nella roccia per collegare due dighe. Percorriamo quindi il tratto fino a San Giorgio, borgo fiabesco arroccato su un promontorio erboso, da cui una mulattiera riconduce al punto di partenza. 13km di sviluppo adatti anche alle mountainbike, che potranno risalire lungo la strada carrozzabile e ridiscendere dalla mulattiera. Con i bimbi 👨‍👩‍👧‍👦, si può arrivare in quota con l’auto – c’è una piccola area parcheggio - e senza completare il giro ad anello, una volta arrivati a San Giorgio fare ritorno lungo il tracciato appena percorso. Poco sotto il parcheggio, un’area attrezzata con tavoli permette un pic-nic, oppure una base d’appoggio potrebbe essere il Rifugio Frasnedo.

Tornati a Chiavenna e ritirato il mio pettorale, ci regaliamo una cena tipica al Crotto al Prato: un locale rustico quanto vero, dove assaggiare i pizzoccheri bianchi di Chiavenna e altri gustosi piatti della tradizione. Un che dà proprio soddisfazione.

!

Ci siamo. Armata della mia pinkye ASICS Waterproof Jacket, parto con il bus navetta per Promontogno in Svizzera, da dove partirà : 22,5 k e 1.000 m D+. Appena scendiamo dal bus, uno scroscio degno delle migliori tempeste equatoriali 🌊 ci lava per bene prima di partire. Ho una gran voglia di percorrere parte della Via Val Bregaglia, una strada storica, terreno di contrabbandieri e per questo ancora più affascinante. Attraversiamo alcuni borghi che davvero meriterebbero una sosta, ma mi concedo giusto il tempo per un bicchiere di coca e uno di acqua, oltre al “grazie” 🙏🏻 per i volontari, che lo meritano davvero sempre. Mi diverto un sacco: saluto bimbi che ci accolgono con campanelli, grido “W gli alpini” e ringrazio chi, nonostante il tempo instabile ☂️, si presenta sul percorso per farci il tifo. Il trail è tutto un altro mondo.

Raggiungo il traguardo in 2:29:36 felice. Non m’importa un fico del tempo, perché sento di aver gestito bene la gara, perché ho visto dei posti pazzeschi e perché mi sono divertita correndo. Sì ok, anche perché ho superato un po’ di runner femmine (e anche un po’ di maschi!)😜!

Finalmente a casa, fra le mie montagne. Non vedo l’ora della prossima gara!!!

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Un racconto al mese. Aprile è per Zogno e per la sua voglia di Primavera. Un'antica tradizione che coinvolge e appassion...
30/04/2018

Un racconto al mese.
Aprile è per Zogno e per la sua voglia di Primavera. Un'antica tradizione che coinvolge e appassiona.

Aprile è per Zogno e per la tirada di töle, che caccia l’inverno nel fragore E’ già qualche giorno che una cauta primavera muove i ...

Giorno di festa, giorno di corsa!E cosa c’è di meglio di potersi finalmente dedicare a lunghe pascolate immersi nella be...
28/04/2018

Giorno di festa, giorno di corsa!
E cosa c’è di meglio di potersi finalmente dedicare a lunghe pascolate immersi nella bellezza? Il mio 25 aprile è stato celebrato in Brianza, a spasso per i sentieri e le strade bianche di Casatenovo, grazie alla perfetta organizzazione degli amici Sgurbat Runners. Il Ranzani non c’era, era a mettere la sua barca in mare.

Niente gara e niente ansia da tempi, ma solo il piacere di correre in mezzo a un mucchio di altra gente, nella campagna brianzola, tra campi coltivati, colline verdeggianti, rogge cristalline (sì, c’era anche un po’ di letame. Bucolici fino in fondo). Questo lo spirito della camminata Comitato Fiasp Como Lecco Sondrio Quater pas insema ai Sgurbat, che da qualche anno festeggia il giorno della Liberazione facendo alzare tutti dal divano per un invito a camminare, ciascuno al proprio passo, lungo i sentieri dietro casa. E chi si aspettava scorci da cartolina, rinfrancati dai colori di una giornata spettacolare?! Sempre restia ad abbandonare le mie Orobie, devo ammettere che anche questa volta, è stata una piacevolissima scoperta.

Come per ogni marcia non competitiva che si rispetti - nel gergo tecnico dei runners, tapasciate – anche quella degli Sgurbat prevedeva un riconoscimento alimentare, ma oltre l’iscrizione garantiva ristori con colombe e cioccolato di qualità, uno spazioso deposito borse, docce e spogliatoi e… servizio massaggi. E che massaggi! Un trattamento antistress orientale, associato ad alcune manipolazioni tipiche del massaggio sportivo per liberare gambe e schiena dai 23 luminosi chilometri appena percorsi.

L’aspetto che forse più mi è piaciuto di questa giornata, è stato il senso di comunità che ho trovato nella piccola frazione di Rogoredo. Gli Sgurbat Runners sono un gruppo di appassionati di corsa che, oltre alla marcia, ogni settimana organizza allenamenti di gruppo. Tutto ciò che viene raccolto è destinato a migliorare gli spazi dell’oratorio, garantendo ai loro figli un luogo sicuro in cui giocare.

Una visita per ritrovare dei compagni di viaggio, quello lungo e pazzesco, inaspettato e coinvolgente, unico e provante della MONZA - RESEGONE 2017! Grazie Luca e Doriano!

Ne ero convinta. Sarei partita coscienziosamente cauta, avrei ascoltato la mia lepre 🐰 (Alessandro Pelicioli) senza obie...
23/04/2018

Ne ero convinta. Sarei partita coscienziosamente cauta, avrei ascoltato la mia lepre 🐰 (Alessandro Pelicioli) senza obiezioni e avrei strappato il mio PB. Chi fa sport però lo sa, non è possibile prevedere tutto, controllare ogni variabile e sapere esattamente come il corpo reagirà alle condizioni esterne e interne (psicologiche, fisiche).
Almeno ci ho provato, una magra (anzi, anoressica) consolazione.

Domenica 22 aprile si è corsa la MMT mezza maratona di Trecate. Incredibile, vero che i media abbiano parlato soltanto della London Marathon, della mezza di Madrid o della gara di casa, la Sarnico Lovere Run? Per ovvie ragioni, i riflettori della corsa puntavano appunto altrove, ma il mio terreno di gioco erano i campi infiniti, le immense risaie e la piazza Cavour di Trecate, ridente cittadina nei pressi di Vigevano e della bella Novara. Un terreno che ogni mezzo maratoneta si augurerebbe: piatto e dritto, praticamente privo di cambi di direzione, senza dislivelli e ahimè sprovvisto pure di tifo, visto che era quasi completamente extraurbano. Un’inaspettata partecipazione, vista l’agguerrita concorrenza delle gare in programma, che premia la buona volontà dell’organizzazione.

Alle 9:00 lo sparo – le vie deserte del paese già ricordavano il far-west, ma la pistolettata 🔫 nelle orecchie mi ha convinta che dopo il sottopasso, gli indiani avrebbero fatto l’assalto al primo trenord di passaggio – e la piccola fiumana di podisti in canotta si è dissipata lungo il percorso, sotto lo sguardo di pochi curiosi e poi di pescatori attoniti, disturbati nella loro attività pacifica e silenziosa 🎣. In canotta🎽, perché se fosse stato possibile saremmo partiti anche solo in mutande visiti i 19° e il sole che ci ha accompagnati ininterrottamente lungo tutti 21,097 chilometri. Ed è qui che io mi sono confrontata con la mia ennesima caduta: al 5° km correvo già in un bagno di sudore💦, con battiti probabilmente alti e incapace di gestire un caldo a cui ancora non sono abituata. Al 7° km volevo ritirarmi. Ho pregato la lepre di lasciarmi, per permettergli di fare la sua gara, accodandomi al trenino dell’oraequaranta. Bello correre con i pacer: motivanti e tranquillizzanti come chiocce 🐔con il loro seguito di pulcini🐥🐥, anche se i pulcini, in questo caso, sono runner puzzoni, stravolti dalla corsa ma determinati ad arrivare in fondo. E io che ancora non mi ero convinta di essere alla frutta, talmente convinta di poter arrivare in fondo e di recuperare un po’ di asfalto, al 13° ci riprovo, riparto a un passo un po’ più veloce, ma dopo poco le mie chiocce vengono a riprendermi sotto la loro ala, fino a rilasciarmi al 17°, quando perdo terreno dopo il ristoro. Failed👾. Li inseguo per gli ultimi chilometri, recuperando qualche altro distrutto dal caldo💀, ma non faccio abbastanza per colmare il distacco e chiudo ben al di sopra dei miei tempi e con un minuto di ritardo da loro.

Mi ritrovo inaspettatamente 7° donna e 1° di categoria, il che restituisce il livello, ma soprattutto sottolinea quanto l’organizzazione tenga alla sua gara di casa, volendo premiare tutti, persino me! Una sacca con prodotti alimentari 🥫🥫🍝 che fa bene all’umore e che garantirà una bella mangiata con qualche altro amico della corsa. (Ho vinto anche la birra🍻, tranquilli).




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Seregno. Segno, bassa, campi, fabbriche, tristezza. Queste le parole che mi vengono in mente se mi dici Seregno. Eppure,...
20/04/2018

Seregno. Segno, bassa, campi, fabbriche, tristezza. Queste le parole che mi vengono in mente se mi dici Seregno. Eppure, come spesso accade, anche una cittadina provinciale può nascondere qualche sorpresa come una gara di 100 km di corsa su strada, che è pure Campionato Italiano! 👉🏻 Cento Chilometri di Seregno.
Niente paura, non ho corso , ma soltanto ! Essendo abituata a raccontare delle gare di trail o di skyrunning, a dire la verità mi trovo un po’ spaesata rispetto a una classica gara su asfalto, corsa in un contesto non propriamente caratteristico, pittoresco o di qualsivoglia rilevanza storico-artistica. Tuttavia, ho deciso di tenere un piccolo diario di corse per fissare ciò che, SEMPRE, si può imparare da un’esperienza sportiva, indipendentemente dal proprio livello.
E’ domenica mattina e il lazy wake up dovrebbe essere per legge. Non si sa come, il sabato sera si trova però la forza di puntare la sveglia a un orario assurdo in modo da avere tutto il tempo per il rito della colazione pre-gara. Non una qualunque, ma La colazione pre-gara. Così, ancora con le righe del sonno stampate in faccia, con gli occhi semichiusi, la maglia del pigiama ON e i pantaloncini da corsa pure, mi ritrovo sveglia, pucciando le gallette di mais e semi di chia indistintamente nella tazza di caffè d’orzo così come nel barattolo della marmellata (Rigoni di Asiago Docet). Poi realizzo che la tazza è ancora quella dell’acquaelimone e quindi è meglio posare le gallette prima di annacquarne altre.
Poi si parte. Come al solito, quando ti serve una mezza vicino a casa perché stai bene e senti di poter puntare al PB, minimo devi stare in auto un’ora/un’ora e mezza e così è stato. E’ strano, ma la solita tensione che mi si irradia sul volto meglio di una lampada abbronzante deve ancora fare la sua comparsa. Il ritrovo è presso il palazzetto e questo garantisce il top della comodità: spazio, docce, spogliatoi, toilette tutto vicino e a portata di zona arrivo e partenza. Sono inaspettatamente tranquilla. Segue il riscaldamento, gli allunghi, lo stretching e poi si va in griglia, come cavalli. E’ lì che sale un pochino di eccitazione, vista anche la faccia di Ale che sembra aver appena fatto una seduta di lifting.
Il via restituisce a tutti l’occasione di consumare la propria voglia di correre, galvanizzando i primi metri come in uno sprint su pista. Serve testa, ma come spesso accade, manca. Riduci quel passo, non riesci a tenerlo! Ma tu ci vuoi proprio sb****re il naso, anche perché l’oracolo GPS Garmin ha bisogno di un attimo per calibrarsi e rivelarti il tuo vero ritmo. Te vai dritta per la tua gara. Dritta… a dire la verità Lamezza di Seregno ha il primato del maggior numero di curve registrate nelle storia mondiale della mezza maratona. Curve o non curve, testarda come una capra, continuo con un passo al di sotto del ritmo prefissato e condiviso con il coach così come con Ale che, dopo vani tentativi di ti**re le mie briglie, mi molla al mio destino di runner cocciuta. Così, come poteva essere predetto persino dalle anatre del Brembo, dopo il decimo… crollo. E’ crisi. Dal settimo chilometro il percorso si fa più nervoso tra cambi di direzione e sottopassi spezzagambe e si sente tutto, ma anche qui è ancora e soprattutto la testa a mancare. Sono sul punto di fermarmi, quando la voce di Ale risuona come un categorico comandamento: “Zitta. E corri.” Terminiamo con 1’ e 7” al di sopra del mio PB, ma con la soddisfazione di non aver mollato, perché quando non si vince, s’impara.

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Un racconto al mese. Marzo è per San Giovanni Bianco e per la sua preziosa Spina. Ma è anche per la famiglia, per il non...
30/03/2018

Un racconto al mese.
Marzo è per San Giovanni Bianco e per la sua preziosa Spina.

Ma è anche per la famiglia, per il nonno Pipù. Per le sue fisse, per le sue tradizioni, per la Fede che ci ha donato. Nella foto, invece, c'è persino il mio bisnonno Giacomo.

Il pentolino del latte con il ma**co bruciacchiato dalla fretta delle mattine d’inverno era appena stato tolto dal fuoco, per consegnarne ...

16/03/2018

Un racconto al mese
E' il sapore delle tradizioni a rendere la storia gustosa. Non perderle è nostro diritto, tramandarle nostro dovere.

Grazie a Il carnevale di Valtorta per le atmosfere, gli scherzi e la foto.

Mucchi di neve bagnata, ceneri nel vento di lunghe serate d’inverno si alzano dai camini del borgo ancora addormentato, prima che il sole gi...

Un racconto al mese.Gennaio è per Carona Live e per i suoi inverni passati, quelli freddi, gelati che non fanno più sent...
01/02/2018

Un racconto al mese.
Gennaio è per Carona Live e per i suoi inverni passati, quelli freddi, gelati che non fanno più sentire le dita. E' per la sua bellezza, colta da un esploratore curioso - un grazie speciale a ValBrembanaWeb Alpi/Prealpi Orobiche per la splendida fotografia - è per la sua semplicità: vera e genuina.

Da http://forum.valbrembanaweb.com/ "Ciaspolata notturna nel Borgo di Pagliari" di IW2LBR. Un piccolo lago incastonato fra le roc...

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