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Gianni Carchia,  “Arte e bellezza. Saggio sull’estetica della pittura”La pittura deve attendere il Rinascimento prima di...
01/06/2026

Gianni Carchia, “Arte e bellezza. Saggio sull’estetica della pittura”

La pittura deve attendere il Rinascimento prima di riuscire a inserirsi a pieno titolo nel canone occidentale delle arti. Anche in seguito la sua legittimità, determinata dall’incontro in seno al neoplatonismo fiorentino di arte e bellezza, rimane precaria e minacciata. In questo volume, Carchia ripercorre la storia dei difficili rapporti tra estetica e pittura fino alla nascita, fra Ottocento e Novecento, di un’autonoma «teoria dell’arte». Solo allora, finalmente, la nuova attenzione ai problemi specifici della pittura ne procura il risarcimento teorico. Nel contempo, si riaprono le questioni che le soluzioni idealistico-romantiche, liberandosi dell’idea di «classico», sembravano aver chiuso una volta per sempre: qual è il rapporto tra forma e norma, tra fatto e valore, tra arte e bellezza? Al di là dell’indagine storiografica, questo libro vuole riaffidare all’estetica e alla filosofia il compito di porre queste domande dimenticate.

La volontà di sapere | The Will to Knowledge«Vesper» No. 14Primavera-estate | Spring-Summer 2026Cinquant’anni fa Michel ...
29/05/2026

La volontà di sapere | The Will to Knowledge
«Vesper» No. 14
Primavera-estate | Spring-Summer 2026

Cinquant’anni fa Michel Foucault in La volonté de savoir (1976) descriveva il modo in cui i meccanismi dell’esame di coscienza della pastorale del XVII secolo si sono progressivamente estesi a tutti gli ambiti della società segnando la soglia di una modernità biopolitica. La “volontà di sapere” non è qui la spinta di ricerca del soggetto, ma l’ingiunzione a far entrare nel campo del sapere-potere quei luoghi limite della vita che ne erano esclusi: la morte, la nascita, la sessualità. Siamo oltre la metà degli anni Settanta, è chiaro ormai che il potere non è più questione di limitazione e negazione, ma di ingiunzione e stimolazione della vita. Incontriamo così, pochi anni dopo quello foucaultiano, un altro testo sull’inesauribile spinta verso il sapere, le sue risorse infinite di seduzione, le sue trappole letali. Con Il nome della rosa (1980) Umberto Eco ordisce un giallo alla cui origine è il voler sapere, al centro un libro e intorno, narrativamente, il desiderio degli aspiranti iniziati contro la strenua difesa dei custodi della tradizione. Il romanzo di Eco ruota spazialmente attorno a una biblioteca e diventa, come la costruzione dell’effimera Strada Novissima voluta, sempre nel 1980, da Paolo Portoghesi dentro le Corderie dell’Arsenale di Venezia, baluardo della post-modernità. Il progetto delle architetture che costudiscono libri e documenti è un esercizio sul rapporto tra corpi in moto nello spazio, oggetti e discorsi scritti che muovono le menti. Le biblioteche sono luoghi dell’immaginario. I libri, come personaggi di una storia, attendono di essere animati, consultati, dimenticati per essere poi riscoperti, di essere oggetto di discussione tra conoscenti o sconosciuti. Tra l’inquietante e il poetico, il monumentale e il fragile, l’effimero e l’eterno, la volontà di sapere ci sfida e ci irride.

Laure Limongi, “Effetto Elvis”A cura di Paolo Tamassia«Il King è nato, ha vissuto, è morto. Anche gli dei hanno una stor...
28/05/2026

Laure Limongi, “Effetto Elvis”

A cura di Paolo Tamassia

«Il King è nato, ha vissuto, è morto. Anche gli dei hanno una storia.»

Ecco, in 80 pagine, intense, nervose, ritmate come una canzone rock, tutto Elvis, tutti gli Elvis: il buon giovanotto del sud, il «volto d’angelo», «Presley labbra di velluto», «il bianco con la voce da nero», il figlio affettuoso, il demone sessuale, Elvis soldato, Elvis innamorato, Elvis vestito di paillettes dorate, Elvis con il giubbotto di cuoio nero, con la giacca a frange,«il primo cantante atomico», il belloccio di Hollywood, l’imperatore di Graceland e l’attrazione paffutella di Las Vegas, la leggenda, i misteri. Una vita.

"Al giornalismo, Ponti riconosce dunque un compito duplice e altissimo: non solo rappresentare «la vita “com’è”», ma anc...
28/05/2026

"Al giornalismo, Ponti riconosce dunque un compito duplice e altissimo: non solo rappresentare «la vita “com’è”», ma anche indicare come essa «dovrebbe essere», per non deludere le speranze dei lettori. Tale concezione, che si inscrive in una più ampia idea di responsabilità civile dell’architetto, ha informato l’intera attività pubblicistica di Ponti per il Corriere della Sera, conferendole un carattere di straordinaria coerenza anche nelle fasi di maggiore difficoltà". Cecilia Rostagni, "Accanto all’architettura. Gio Ponti scrittore e editore", p. 179.

  9 giugno 2026 ore 18:30
28/05/2026

9 giugno 2026 ore 18:30

"Cominciammo a immaginare architetture e oggetti colorati, fuori scala, per un mondo che si affacciava ad anni magici di...
28/05/2026

"Cominciammo a immaginare architetture e oggetti colorati, fuori scala, per un mondo che si affacciava ad anni magici di grandi sogni, di grandi passioni e cambiamenti, nel quale l’architettura avrebbe giocato un ruolo fondamentale. Questa era la conferma che le nostre ricerche e i nostri progetti erano una strada possibile, ricca di idee condivise con altri che come noi stavano sperimentando nuovi modelli... All’obiezione che spesso ci veniva rivolta: 'Questa non è architettura', rispondevamo: 'Perché?'” (Sandro Poli, Ipotesi di spazio due grandi ruote da Luna Park, 1966). MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Il 26 maggio del 1926, ad Alton nell'Illinois, nasce Miles Davis, oggi avrebbe compiuto 100 anni e tutto il mondo lo cel...
26/05/2026

Il 26 maggio del 1926, ad Alton nell'Illinois, nasce Miles Davis, oggi avrebbe compiuto 100 anni e tutto il mondo lo celebra, lo ricorda, lo suona.

Nel 2020 per Quodlibet Chorus è uscito un libro di Bob Gluck che racconta come il grande trombettista sia riuscito, dopo varie stagioni e all'apice del successo planetario, a trasformare nuovamente la sua musica, i suoi gruppi, le sue dinamiche collaborazioni, per approdare proprio come una navicella spaziale su un pianeta sonoro nuovo: elettrico, funky.

Sarebbero arrivate poi ancora altre stagioni, altre trasformazioni; sarebbero arrivati altri Miles Davis fino a quello degli anni Ottanta e i primissimi del Novanta.
Miles se ne è andato nel settembre del 1991.

Il libro racconta che alla fine dei Sessanta, Miles cambia di nuovo le carte sul tavolo imprevedibile del suo gioco musicale, sostituisce il suo Quintetto e ne forma un altro con una nuova sezione ritmica che suonerà ovunque nel mondo senza mai entrare però in uno studio di registrazione, e per questo la critica lo chiamerà "il Quintetto Perduto".

Con il trombettista, all'inizio di questa avventura aperta: Wayne Shorter, Chick Corea, Jack DeJohnette, Dave Holland.

Buona lettura

Giorgio Agamben, “Quaderni. Volume III. 1984-1988”A cura di Andrea Cavalletti, Elenio Cicchini, Nicoletta Di VitaContinu...
25/05/2026

Giorgio Agamben, “Quaderni. Volume III. 1984-1988”

A cura di Andrea Cavalletti, Elenio Cicchini, Nicoletta Di Vita

Continua con questo terzo volume l’edizione integrale dei quaderni di Giorgio Agamben. Di essi l’autore ha scritto che sono la parte più viva e preziosa della sua opera. Nei tre quaderni qui pubblicati si riconoscono i materiali di studio per La comunità che viene e Bartleby o della contingenza. Appunti di pensiero e note ai testi classici si affiancano al racconto di incontri con, tra gli altri, Jean-Luc Nancy, Jean-Claude Milner, Jacques Derrida, Emmanuel Levinas.

«Io ho usato, a volte, l’espressione “mettere il capo fuori dai limiti del linguaggio”. Che cosa può significare questa espressione? Poiché è chiaro che qui non può trattarsi di un limite nello spazio, come per chi, superato un ultimo pendio, raggiunge la cima di una montagna o, come nel nuotatore che, dopo essersi tuffato, riemerge oltre il pelo dell’acqua e si guarda intorno. Qui non c’è un altro mondo, un’altra terra in cui guardare o da cui guardare. Tutto il viaggio si compie in questo mondo, in questa terra nominata: è un’erranza nel linguaggio, dunque, che è in questione. Ma allora in che senso io posso usare l’espressione “mettere il capo fuori dai limiti del linguaggio”? In che cosa il filosofo si distingue da coloro che vivono prigionieri nel linguaggio, nella caverna del linguaggio? L’aletheia, l’apertura originaria in cui egli guarda, non è l’ingresso in un altro paese, un paese delle fate, colmo di cose diverse e meravigliose. Il filosofo abita nello stesso mondo del non-filosofo, si tiene nella stessa oscurità, nella stessa latenza.»

«Vivere nell’intimità di un essere estraneo, e non per avvicinarlo, per renderlo noto, per divulgarlo, ma per mantenerlo estraneo, lontano, anzi: inapparente. Così inapparente che il suo nome lo contenga tutto. E, pur nel disagio, giorno dopo giorno non esser altro che il luogo sempre aperto, l’intramontabile radura in cui quell’uno, quella cosa resta per sempre esposta e murata.»

22/05/2026

Tre volte l'anno L'Indiscreto stila, grazie a un pool di "grandi lettori" composto da critici/e, librerie, riviste letterarie, editor, traduttori/trici, giornalisti/e culturali, fumettisti e fumettiste, scrittrici e scrittori, delle classifiche librarie alternative a quelle di vendita, sulla base di

Isaak Babel’, “Storia della mia colombaia”A cura di Giovanni Maccari«Così ebbe inizio tredici anni fa quella mia vita st...
21/05/2026

Isaak Babel’, “Storia della mia colombaia”

A cura di Giovanni Maccari

«Così ebbe inizio tredici anni fa quella mia vita stupenda, colma di pensiero e di allegria.»

Otto racconti a tema autobiografico, connessi come in un romanzo che va dai sei ai diciott’anni. È l’infanzia e l’adolescenza di Babel’, piccolo ebreo di una famiglia sgangherata, prima a Nikolaev, poi Odessa, poi Kiev. Scritti dopo la Rivoluzione, negli anni Venti e Trenta, quando Babel’ era già famoso per l’Armata a cavallo e i Racconti di Odessa, parlano dei tempi prerivoluzionari, del pogrom di Nikolaev e del 1906, fino al viaggio verso Pietroburgo dove si unirà alla rivoluzione.
Sono testi magistrali, della grande tradizione russa (Gogol’, Čechov) che si innesta su quella ebraica; lo stile è rapido, pieno di immagini sorprendenti, estremamente godibile, fa ridere e orripilare, unendo una sorta di sbruffoneria a un ironico disincanto.
Qui per la prima volta in Italia i racconti sono riuniti e ordinati secondo il progetto di Babel’, che non fu portato a termine per l’arresto e l’esecuzione nel 1940.

Indirizzo

Via Giuseppe E Bartolomeo Mozzi, 23
Macerata
62100

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