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07/03/2025

STASERA ORE 18.00
SOLO PER CAPIRE: INSIEME A .....
🎙️𝘜𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘨𝘳𝘢𝘮𝘮𝘢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨 𝘥𝐚 NICOLA DI IORIO
con Michele Masuccio, presidente del CIPAAT- CIA per discutere sulla storia e sul fututo del mondo agricolo irpino con le sue produzioni di qualità e di pregio.
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28/02/2025

SOLO PER CAPIRE: INSIEME A .....
🎙️𝘜𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘨𝘳𝘢𝘮𝘮𝘢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨 𝘥𝐚 NICOLA DI IORIO
Francesco Vigorita, presidente del Consorzio di Bonifica dell'Ufita per discutere circa le iniziative consortili a favore del mondo agricolo per garantire la risorsa idrica e circa le iniziative progettuali volte a creare vasi di accumlo di acqua in previsione dei cambiamenti climatici.
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14/02/2025

🎙️𝘜𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘨𝘳𝘢𝘮𝘮𝘢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨 𝘥𝐚 NICOLA DI IORIOcon ANTONIO SANTOSUOSSO PRESIDENTE DEL COLLEGIO DEI GEOMETRI E DEI GEOMETRI...

FIRMATO L'ACCORDO SULLE RISORSE DA DESTINARE ALLA REGIONE CAMPANIA Finalmente la contesa si è chiusa. La presidente del ...
19/09/2024

FIRMATO L'ACCORDO SULLE RISORSE DA DESTINARE ALLA REGIONE CAMPANIA

Finalmente la contesa si è chiusa. La presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, ed il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, hanno sottoscritto l’Accordo che consente di assegnare e trasferire formalmente alla Campania un ammontare di risorse nazionali, tra Fondo di Sviluppo e Coesione e Fondo di rotazione, pari a circa 6,5 miliardi di euro per investimenti strategici per cittadini e imprese del territorio.

L'accordo viene a valle di un percorso accidentato per la Campania che ha visto uno scontro, a volte molto goliardico, tra i due governanti.

Se nella forma De Luca non sempre è stato elegante, nella sostanza e nel merito ha avuto ragione nella contesa con il Governo, come del resto è stato anche riconosciuto dalla magistratura amministrativa.

Una prima quota, di oltre 580 milioni era già stata assegnata nel 2021 per progetti di immediato avvio` presentati dalla Regione.

Successivamente, per rispondere alle esigenze emerse dal territorio, si è proceduto, ad assegnazioni puntuali del FSC 2021-2027 per il completamento degli interventi della precedente programmazione soprattutto di competenza dei Comuni per circa 388 milioni, per il risanamento e la riqualificazione dell`area della ex Italsider di Bagnoli e per la Piattaforma Logistica in Valle Ufita, per interventi infrastrutturali di pronta cantierabilità in campo ambientale, trasportistico e culturale e anche per rispondere all`emergenza del bradisismo nell`area dei Campi Flegrei. Dei 6,5 miliardi programmati per la Campania, quindi, il Governo aveva già finalizzato 4,3 miliardi, a cui si aggiungono questi fondi per il finanziamento di 181 interventi negli ambiti della riqualificazione urbana, incluso il potenziamento delle infrastrutture sportive, della salute, con interventi infrastrutturali sugli ospedali regionali, e della competitività delle imprese a cui si aggiungono altri 72 interventi in ambito culturale, per ridurre il costo del trasporto pubblico per gli studenti, per aiutare le famiglie e la natalità nonché per completare il programma di investimenti infrastrutturali.

In questi mesi, soprattutto sula vicenda della piattaforma Logistica, ho letto e visto il movimentismo di alcuni parlamentari nel tentativo di mettere cappello su una storia antica che risale alla pianificazione dell'ASI di Avellino, a trazione Foglia, il resto è mera esecuzione di un piano e di una idea già elaborata.

Insomma è una notizia positiva non solo per le casse regionali ma soprattutto per i cittadini campani rimasti al centro di picche e ripicche tra i maggiori vertici istituzionali.

E' bene precisare che questi fondi erano e sono sempre stati di pertinenza delle regione Campania e mi pare davvero strano che un Governo che ha fatto del federalismo regionale una bandiera per assecondare la Lega ed ottenere in cambio il premierato assuma comportameti centralistici. Queste risorse non erano e non sono mai state del Governo centrale..

I cittadini hanno bisogno di una attività di governo che non venga intesa come la gestione del proprio cortile di casa.

Ben venga questa intesa che ha avuto forti momenti di frizione, condito da qualche tranello amministrativo di troppoa e che avrà avuto evidenti necessità di mediazioni ma la politica è proprio l'arte della mediazione nell'interesse dei cittadini.

Devo ammettere che molte volte sono critico sullo stile di governo del presidente della regione ma nel merito raramente ha torto.

Sta di fatto che De Luca aveva ed ha avuto ragione.

10/07/2024
03/06/2024

TAURASI, L’ALFA E L’OMEGA DE L’AGLIANICA
La domenica mattina, mentre il paese dorme ancora, la rocca antica di Taurasi prende, quasi inaspettatamente, vita per merito delle signore che custodiscono gelosamente pietre antiche che parlano, ancora oggi, e che invocano rispetto e tutela. Non è difficile assistere al meraviglioso spettacolo di solidarietà tra vicini che, da una finestra all’altra, si passano suggerimenti e, a volte, qualche ingrediente.
Sul fuoco ardente delle cucine, purtroppo ormai quasi del tutto prive delle vecchie “fornacelle”, si comincia a sentire il dolce rumore di pentole che a fuoco lento sono costrette a ribollire e che sprigionano profumi anticipatori di sapori unici.
Da questo piccolo trambusto domenicale nasce, come un dipinto del Settecento napoletano, una pietanza che urla, grida, invoca la voracità di tanti commensali.
La pasta, lavorata dalle mani e dal cuore di abili massaie, incrocia il proprio destino con un gustoso sugo di salsa di pomodoro e di carne. Il nostro ragù, dopo ore di cura, si materializza in una vera opera d’arte, frutto della sapienza e delle conoscenze trasmesse dalle generazioni precedenti alle signore irpine e taurasine, in particolare.
La domenica mattina diventa, per tanti, non solo un modo per prepararsi ad un pranzo luculliano ma anche per ricordare. La memoria fa dei balzi acrobatici fino a giungere alle mattine domenicali in cui, di nascosto, i più piccoli cercavano di fare la prima colazione intingendo, perfidamente e profondamente, un pezzo di pane, non importa se raffermo, nella pentola piena che cantava la propria felicità.
Va bene, mi scuso…so bene che l’Aglianica, nel prendere il via proprio dal centro antico di Taurasi, non può di certo indulgere a profumi e sapori che vi si sprigionano e che torturano le narici anche dei più incalliti ciclisti. Cari amici ciclisti dimenticate i profumi, i sapori e fate prevalere lo spirito sportivo. Tuttavia, il momento conviviale finale può diventare una forte motivazione per percorrere i chilometri, faticosi e salutari al tempo stesso, dei due percorsi che sono proposti dalla ciclostorica.
Si parte, quindi, dal Centro storico di Taurasi. È un autentico gioiello, urbanisticamente intatto, che, nonostante le angherie del tempo e dei terremoti, si concentra intorno ad un decumano che ha l’ardire di collegare due porte che si affacciano, rispettivamente, sul paese di più recente costruzione, da una parte, e su un panorama di struggente bellezza, nel quale il fiume Calore diventa padrone assoluto del territorio verdeggiante, costeggiando vigneti a distesa e tanti paesi che sembrano tra loro gemelli, dall’altra parte.
Sul lungo decumano si affacciano, oltre che la Chiesa, di pregevole fattura settecentesca, intitolata al santo patrono, San Marciano Vescovo, decine di vicoli e vicoletti, tutti a spina di pesce a ricordare come, nel passato, tale modo di costruire serviva soprattutto per appagare il bisogno di sicurezza dei cittadini.
Ma, mentre la carovana parte, tra il vocìo dei partecipanti, i colori variopinti di maglie retrò e i rumori di catene, forse da oleare, montate su biciclette che sono piccoli capolavori di ingegneria ciclistica, non è possibile evitare di alzare lo sguardo verso il grande maniero e il suo dongione di pianta quadrata, di evidente origine normanna. Il Castello marchionale si è ampliato con il passar del tempo, fino ad arrivare ai nostri giorni, dopo un ultimo intervento con il quale il maniero è passato in proprietà del comune di Taurasi dopo aver finito i lavori di restauro e consolidamento, da parte della Comunità Montana Terminio Cervialto, il 23/11/2006. Il Castello, che oggi si presenta come un magnifico Palazzo Baronale è appartenuto soprattutto alla ricchissima famiglia dei Gesualdo. Tra quelle stanze, Geronima Borromeo, sorella del mitico e santo cardinale Carlo Borromeo, a metà del XVI secolo ha fatto sgambettare, durante l’infanzia del figlio, il piccolo Carlo Gesualdo, destinato a diventare sia un grande uomo di cultura internazionale, per aver scritto una musica diventata la base della musica polifonica dell’ Europa moderna, sia l’assassino della moglie, Maria d’Avalos, che concedeva le proprie grazie di donna bellissima ad un cavaliere, altrettanto bello e potente, come Fabrizio Carafa.
Il Principe Carlo, nel Castello di Taurasi ha sicuramente soggiornato anche con la sua seconda moglie, la virginea Eleonora d’Este come testimonia lo stemma araldico che sormonta il portone d’ingresso nel cortile diviso a metà tra quello dei Gesualdo e quello degli Estensi.
Nei suoi immensi possedimenti, tra i castelli di Gesualdo, Calitri, Taurasi, Venosa e la sua dimora napoletana, in piazza S. Domenico Maggiore, si è dipanata la storia di quest’uomo vissuto sul crinale di una vita in cui la dannazione della morte violenta si è contaminata, diabolicamente, con la bellezza della sua musica, dei tanti testi scritti, nientedimeno che da Torquato Tasso e con le sue indubbie qualità di amministratore di un patrimonio sconfinato. Mica male.
Carlo oggi non può essere ricordato per un delitto che all’epoca non era considerato tale ma deve essere ricordato per il suo ruolo di artefice del progresso di questo lembo d’Irpinia, ove radunò una corte di letterati, fondò una delle prime cantine e creò la prima tipografia del territorio. Egli ha lasciato in eredità all’Irpinia, castelli, palazzi, conventi, quadri, sculture che hanno sfidato il tempo e l’incuria per risvegliarsi a novella bellezza a partire dai primi anni del XXI secolo. Oggi Carlo è sepolto nella chiesa del Gesù Nuovo, a Napoli ai piedi del secondo altare nella navata di sinistra.
Taurasi, quindi, è soprattutto la figlia di questa storia che arricchisce quella di altre famiglie, più antiche e più recenti, ma soprattutto è il risultato dei tanti popoli che, fin dal periodo eneolitico, qui hanno calcato le loro orme come i Sanniti/Hirpini, i Romani, i Liguri Apuani, i Goti, i Bizantini, i Longobardi, i Normanni, gli Aragonesi, gli Angioini, gli Spagnoli, i Francesi di Giuseppe Napoleone e Gioacchino Murat, la casata reale dei Borboni e quella dei Savoia con l’Unità d’Italia. Tutti costoro hanno lasciato in eredità tracce indelebili della loro presenza come è possibile ammirare anche nello splendido Museo Archeologico, ospitato proprio nel Castello Marchionale, dove sono state raccolte, in modo ordinato e scientifico, i reperti archeologici trovati nel corso di alcune campagne di scavi nel territorio di Taurasi.
Perché questo nome di Taurasi? Il paese ha radici antichissime. Del resto, la presenza dell’acqua ha sempre favorito gli insediamenti umani, soprattutto di pastori e agricoltori. Tuttavia, risulta difficile immaginare ad una Taurasi risalente al mondo sannita e romano se non come spazio agrario della vicinissima Aeclanum, sulla via Appia Antica.
Il toponimo sembra venir fuori dalla lingua Osca che i romani recuperano per indicare “la terra di montagna” dove deportare quarantasette mila liguri provenienti dalla Alpi Apuane, nel 180 a.C.
Dati più certi fanno propendere all’esistenza di un primo nucleo urbano organizzato nel territorio dell’attuale Taurasi a partire dal II e III secolo d.C. quando inizia una storia autonoma del paese che arriva ai nostri giorni dopo aver attraversato i secoli con fatica, sudore, lavoro, miseria, tragedie e guerre. Quella storia riesce ad arrivare fino al momento in cui risplende la propria ricchezza agricola, fatta di produzioni di eccellenza e di assoluta qualità come le proprie ciliegie e la propria uva. Alla terra che oggi porta il nome di Taurasi viene riconosciuta, in modo storicamente accertato, una particolare vocazione nella produzione vitivinicola fin dal XVI secolo. Tale inclinazione è stata certificata, alla fine dell’Ottocento, dalla costruzione della ferrovia Avellino Rocchetta s. Antonio, denominata “la ferrovia del vino”, che divenne l’epicentro dell’intero commercio delle uve irpine per trasferirle al nord colpito dalla fillossera. Nel 1928 Taurasi ed il suo areale diventano, addirittura, il giacimento enologico più importante d’Italia. Le tante cantine che sono presenti nel paese, alcune delle quali di splendida fattura, e i tanti riconoscimenti ottenuti dai vini del paese nelle più rinomate manifestazioni nazionali di settore, stanno a testimoniare il crescente successo del proprio vino che è diventato una DOCG nel 1993. Ma soprattutto, Il Castello Marchionale ospita l’Enoteca Regionale dei Vini d’Irpinia caratterizzata dal percorso sensoriale che fa immergere i visitatori in mare di profumi tipici dei vini d’Irpinia come il Taurasi, il Fiano di Avellino ed il Greco di Tufo, tutti e tre Docg.
Questo, per difetto, è il paese da cui parte e poi arriva l’Aglianica.
Taurasi è il paese dei profumi, dei sapori ma anche dell’ebrezza che si coniuga con la felicitas latina. Qui c’è tutta l’intenzione di conservare questo mondo per offrirlo intatto ai nostri fratelli visitatori, italiani e non che accogliamo con un sorriso all’arrivo e facciamo ripartire con un grande abbraccio.

03/06/2024

L’AGLIANICO: IL SIGNORE DELLE TERRE IRPINE
Il 23 giugno è il giorno fatidico, parte la seconda edizione della Ciclostorica de “l’Aglianica”.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché questo nome. Cercherò di spiegarlo in rapida sintesi.
È del tutto evidente che il nome vuole essere un omaggio al vitigno che caratterizza le terre che i ciclisti, sudati ed ansimanti, avranno modo di attraversare nei due circuiti proposti da “l’Aglianica”.
Il vitigno che porta il nome di Aglianico entra nella storia, per la prima volta, con la descrizione che ne fece il bottigliere del papa Paolo III, Sante Lancerio, in una lettera scritta nel lontano 1559 indirizzata al Cardinale Ascanio Sforza, nipote del Pontefice.
La lettera, recante il suggestivo titolo “Della qualità dei vini”, è di fatto diventata una sorta di guida enologica dei vini del periodo rinascimentale in quanto per ogni vino veniva riportato il giudizio di papa Paolo III Farnese il quale così lo descriveva: “il vino Aglianico viene dal regno di Napoli dalla montagna di Somma, dove si fa il buon Greco. Tale vino è rosso… anco carico di colore…di tale vino (il Pontefice) beveva molto volentieri”.
Da allora l’Aglianico ha conosciuto sempre maggiore fortuna, tanto da suscitare un incremento di interesse, soprattutto all’interno del mondo degli intenditori e cultori del sistema enologico nazionale. Oggi, il panorama produttivo irpino, in campo enologico, presenta oltre trecento aziende vitivinicole che allevano, producono e commercializzano con sapienza ed amore ben tre docg (Taurasi, Greco e Fiano).
L’arrivo del vitigno Aglianico in Campania è avvolto dal mistero, sebbene eminenti studiosi abbiano cercato una sua improbabile radice in uve importate dall’antica Grecia. Il vitigno, nel corso del tempo e seguendo anche gli spostamenti delle popolazioni alla ricerca di maggiore sicurezza, si è radicato in Campania e in Basilicata, nella zona del Vulture. Ma è sicuramente in Irpinia che tale vitigno ha trovato la sua terra d’elezione, tra dolci colline, terreni argillosi ed escursioni termiche, dovute soprattutto alla ricchezza di acqua, che rendono l’Irpinia una vera eccezione nel Mezzogiorno italiano.
L’11 marzo del 1993, finalmente, giunse a coronamento la procedura di riconoscimento della massima onorificenza enologica nazionale all’aglianico che, da tempo, aveva assunto il nome di “Taurasi”. La denominazione d’origine Controllata e Garantita arrivò dopo che, per il Taurasi, era già arrivato il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata il 26 marzo del 1970.
Pertanto, la denominazione di origine controllata e garantita «Taurasi» oggi è riservata ai vini rossi ottenuti dal vitigno Aglianico presenti in un areale che comprende i territori dei borghi, tutti in provincia di Avellino, di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, S. Angelo all’Esca, S. Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano.
Sulla ragione che ha condotto all’attribuzione del nome di “Taurasi” al vino ritengo che essa sia da ricercare, oltre che sulla particolare vocazione del territorio di Taurasi che anticamente costituiva l’area agricola dell’antica città irpina di Aeclanum, soprattutto nella costruzione della linea ferroviaria che collegava Avellino a Rocchetta Sant'Antonio che poi si sarebbe dovuta collegare alle ferrovie pugliesi, seguendo un vecchio disegno dei Borboni, risalente addirittura al 1846.
Il tracciato della ferrovia, voluta fortemente da Francesco De Santis e da Giustino Fortunato, dopo feroci contestazioni dei territori interessati che ambivano ad avere ognuno la propria stazione, entrò in esercizio nel 1895 e attraversava la provincia di Avellino seguendo il percorso dei fiumi Calore e Ofanto. Su questa tratta, impervia e piena di opere ferroviarie ingegnose ed ardite, come il ponte “Principe” che attraversava il Calore tra Lapio e Taurasi, c’era la piccola stazione di Taurasi che avrebbe dovuto essere anche il fulcro di un analogo collegamento ferroviario verso Ar**no. In questa piccola stazione fu posizionata una grande pesa che servì agli agricoltori, commercianti e produttori per il trasporto delle uve irpine destinate a compensare la scarsità di uve dovuta al flagello della fillossera nell’Italia del nord e in Francia.
La stazione di Taurasi divenne un vero hub commerciale e col tempo entrò nel linguaggio comune tra gli addetti ai lavori. Fu quasi automatico assegnare il nome di “Taurasi” al vino generato dall’aglianico.
L’Aglianica attraversa una terra ricca di storia, ma soprattutto di odori e di sapori.
Cari amici ciclisti non potrete andare via senza aver degustato questo nettare che pareggia per qualità i grandi vini mondiali. L’Aglianica intende brindare all’amicizia e alla solidarietà di territori diversi che fanno la ricchezza di una nazione.
Prosit!

Indirizzo

Via G. Galilei
Mariglianella
80030

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