Fallone Editore

Fallone Editore La Fallone Editore è una casa editrice indipendente. Distribuzione Nazionale tramite Libro Co Italia.

La Fallone Editore è una casa editrice indipendente fondata nella primavera del 2017, pugliese per tassonomie geografiche, e radicata nella storia e nella cultura millenarie di questa terra, ma proiettata su una linea d’azione nazionale, sia per la distribuzione del prodotto editoriale che per l’eterogeneità degli autori che intende pubblicare. Tra i segmenti di suo interesse, non solo prosa e poe

sia, pilastri della Letteratura, ma anche saggistica, letteratura per l’infanzia, scienze ermetiche e pubblicazioni a carattere vario, che spaziano dalla cinotecnica alla musicologia, passando per le arti figurative, la culinaria, la fumettistica e la botanica (per maggiori dettagli si rimanda al progetto editoriale). Se è vero, come forse è vero, che ‘il talento fa quello che vuole e il genio quello che può’ [C.B.], una casa editrice non può che essere una fucina, luogo in cui si forgia e si è forgiati al fuoco sacro del talento – che è dono di nascita e perciò divino – aristocraticamente elitario e perciò antidemocratico – indimostrabile, se non nell’evidenza di sé, e perciò innegabile. Se è vero, come certamente è vero, che un libro non è soltanto un oggetto, per quanto bello possa essere, ma ‘è anche un luogo oscuro di sfoghi e di rimozioni, dove si combatte un duello senza pietà, con la sola scelta di guarire o morire’ [G. Bufalino], la scrittura è un attraversamento di sé, un disvelamento delle ombre che richiede coraggio: chiede passi fermi e sguardo alto. In questi passi, i primi, in questo sguardo alto come il cuore, nasce la Fallone Editore. Per richiedere informazioni: [email protected]
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Su Poetarum Silva Annachiara Atzei scrive di Campagne di Giancarlo Busso: La campagna è molte cose, per Giancarlo Busso....
17/06/2026

Su Poetarum Silva Annachiara Atzei scrive di Campagne di Giancarlo Busso:

La campagna è molte cose, per Giancarlo Busso. È un sistema complesso che racchiude in sé imbratto, e cattivi odori, egoismo e menzogna, ed è anche il fiorire delle nebbie, le libellule, i salici, le domeniche in paese. Ma è soprattutto un attraversamento (fisico e del pensiero) e una attesa piena di dubbi. I testi contenuti nella raccolta – Campagne, Fallone Editore – sono la presa d’atto di un mondo in disfacimento, in cui nulla è idilliaco o rasserenante, e che, per questo, si fa territorio di interrogazione e di ricerca di senso. A cominciare dalle prose che occupano la prima parte del libro, fino ai versi della parte successiva, l’autore ragiona sulla evoluzione di quei luoghi (in particolare quelli di provenienza) e di chi li abita – sulla natura di entrambi – destreggiandosi tra l’attaccamento ad essi – in quanto oggetti identitari e affettivi – e ciò che li modifica e, in qualche modo, li contamina e ne segna il volto.

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Nel primo commento trovate il link alla recensione completa.

16/06/2026
Su Via Lepsius Antonio Devicienti scrive di Campane di Giancarlo Busso, con prefazione di Marco Giovenale.Le “campagne” ...
15/06/2026

Su Via Lepsius Antonio Devicienti scrive di Campane di Giancarlo Busso, con prefazione di Marco Giovenale.

Le “campagne” di Giancarlo Busso – Campagne (Fallone Editore, Taranto 2025) – nulla hanno a che fare con un eventuale idillio campestre o con vagheggiamenti più o meno nostalgici della civiltà contadina, ma appartengono a pieno titolo a un intervento di scrittura non-lirica e non-assertiva che si confronta in modo diretto e problematico con la contemporaneità industrializzata e postcapitalistica delle campagne (e della realtà) italiane (ed europee) e che nel farlo cerca forme adeguate sia per un tale confronto (critico e mai pacificato) sia per addivenire a strutture testuali efficaci, all’altezza delle esigenze espressive e innovative.

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♦️ dalla prossima settimana in distribuzione ♦️
11/06/2026

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10/06/2026

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Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Andrea Brioschi, che ha pubblicato con noi nel 2021 insieme a Mic...
08/06/2026

Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Andrea Brioschi, che ha pubblicato con noi nel 2021 insieme a Michelangelo Zizzi il volume La Cura Filosofica e nel 2025 la silloge Fallo di rigore (collana Il Drago Verde).
Ci occupiamo qui del lavoro saggistico La Cura Filosofica, che è quello che è stato poco compreso: è il gioco necessario di riportarsi a un ego non più umano, bensì divino.


Cos’è per te la letteratura?

L’espressione di una identificazione perduta e il conseguente tentativo, massimo, di essere ritrovata e ricostruita.

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Tendere di Francesco Elios Coviello è un poemetto legato alla cosalità anatomica del reale, nel quale l’analisi di un me...
04/06/2026

Tendere di Francesco Elios Coviello è un poemetto legato alla cosalità anatomica del reale, nel quale l’analisi di un meccanismo giunturale evoca un’interrogazione mai posta, raggiungendo un livello di antropologia, che qui è anche antropometria, costitutiva e inspiegabile.
Nei versi di Coviello le cose che farfugliano esigono uno statuto quasi metafisico, abbrunendo tra rumori di sottofondo di una fisica che non vista, anzi intravista, struttura la realtà nel luogo recondito di un inconscio efficiente.
Come scrive Roberto Masi nella prefazione, in Tendere «il linguaggio si spoglia del rigore semantico per approdare al dettaglio quale manifestazione di altro da sé», definendo quasi la ricostituzione di una neofisica che attende l’approvazione della nominazione.

Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo, incontriamo Gennaro Pollaro, che ha esordito nel 2025 con Café Panthéon, una...
03/06/2026

Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo, incontriamo Gennaro Pollaro, che ha esordito nel 2025 con Café Panthéon, una raccolta di racconti a sfondo surrealista che esplora l’immobilità contemporanea e la credenza fideista in divinità effimere: i protagonisti, intrappolati in mondi distorti, vivono l’illusione del progresso e del futuro, mentre cercano risposte in una realtà che si sfalda

«La letteratura è un senso aggiuntivo (il sesto) col quale osservo il mondo»

Nel primo commento trovate il link all'intervista completa.

La prosa poetica e le campagne, quest’ultime geograficamente intese ma non solo, hanno in comune il loro essere zone ibr...
01/06/2026

La prosa poetica e le campagne, quest’ultime geograficamente intese ma non solo, hanno in comune il loro essere zone ibride di confine: la prima tra la descrizione orizzontale e la sintesi tipicamente poetica, le seconde tra la natura incontaminata che sopravvive ai margini, e a volte ancora s’incunea tra gli artefatti, e l’azione trasformatrice della civiltà umana sul creato messo a disposizione per il sostentamento dell’Homo Sapiens che resiste alla città. Un confine ibrido che si rivela affascinante regione di indagine interiore, anche se la prosa poetica non spiega mai del tutto i suoi intenti e conserva un certo grado di indicibilità, così come la campagna non si concede interamente alla tecnica che plasma animali e terreni in vista di una produttività che va al di là dell’autosostentamento della società contadina.

C’è un confine, lo si avverte e va rispettato. “Dove andava la strada?” si chiede Giancarlo Busso, autore della raccolta (opera prima) di prose poetiche e poesie intitolata Campagne (Fallone editore, 2025), ma non c’è risposta certa perché il mistero che avvolge il destino di una strada di campagna è pari a quello di ogni esistenza: il cammino in sé è l’essenza del nostro esserci andando, non il nome della meta, della strada stessa (“l’enorme archivio di nomi delle campagne” e in seguito “si aprono strade infinite tra i campi”). Perché “Camminare in una direzione, forse, ha senso?” Dall’osservazione del territorio procedendo lungo il percorso si traggono i più genuini e spontanei insegnamenti di vita; ci si muove da vivi in un terreno vivo “con movimenti sincroni […] creando vibrazioni”. Dall’osservazione della natura (“L’occhio brama il paesaggio”), sia quella ancora selvaggia che quella piegata dall’uomo agricolo, si giunge alla descrizione del proprio mondo interiore, presente e passato fatto di ricordi e rivisitazioni; a volte siamo più soli di un borgo abbandonato e desertico (“visitando luoghi che ci hanno dimenticato”): a farci compagnia le memorie di generazioni operose, il loro riverbero nella storia locale e privata, e le diatribe tra vicini (“Nessuno conosce veramente il vicino…”) che entrano nel tessuto della tradizione di zona. Le stalle vuote, la siccità sono solo i sintomi di una involuzione eco-socio-economica o rappresentano i simboli di un decadimento valoriale che coinvolge l’intera umanità, persino quella contadina che credevamo protetta, isolata, distanziata per definizione dal caos di un mondo più avanzato?
Ma la terra ha una sua memoria: “Qualcuno era stato già qui nei tempi passati, decenni, poi secoli, poi millenni, di uccisioni e di nascite, di strati di terre sepolte, di occasioni p***e, di coincidenze miracolose, di eventi non ancora compresi e già dimenticati nel caotico succedersi delle loro vite”. È una memoria paziente, fatta di attese che si perdono nel tempo, senza cronaca, senza clamori, senza un trafiletto nella Storia ufficiale. Senza i social!

Il “Non sono mai stato niente. Non potevo non essere che niente…” (Il tesseratto, pag.53) ricorda il “Non sono niente. Non sarò mai niente…” di Pessoa e rappresenta quello spirito degli ultimi che al di là di ogni facile pessimismo diventa addirittura “filosofia di vita”, accettazione dell’inesorabilità della vita dei semplici che viene avvertita ma non colta, non percepita consapevolmente; come una nebbia che tutto avvolge, fagocita, rende democraticamente omogeneo annullando confini, differenze, precoci autoesaltazioni, ma al tempo stesso conferma una presenza costante nel tempo integrandola nel paesaggio. “Chiamare i morti, adesso che sei rimasto solo” è un esercizio necessario che si compie nelle contrade della solitudine: ma non è pratica f***e o ritardataria, è rito sacro ispirato da luoghi familiari, “nella stanza in fondo alle campagne”, quando ci ritroviamo in vestigia a noi prossime e terrene.

Michele Nigro

27/05/2026

da In-sectum di Paolo Pedrazzi

lettura a cura di Pasquale d'Attoma

Indirizzo

Via Colonnello Scarano, 27
Massafra
74016

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