27/11/2024
𝐈𝐥 𝐠𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨
Matteo viveva con la terra sotto le unghie e il sole sulla schiena, curvo sul suo piccolo appezzamento ai piedi di una collina. Era un uomo di poche parole, abituato a dialogare con semi e zolle, a contare le piogge e i giorni di sole. Ma contro il vento, Matteo era sempre sconfitto.
Il vento arrivava senza preavviso, strappava i semi appena deposti, spezzava i rami delle piante più fragili, rovesciava l’ordine paziente del suo giardino. Matteo si fermava, il sudore che gli bruciava gli occhi, e gridava al cielo. “Perché, Signore? Perché lasciare che tutto il mio lavoro venga distrutto?”
Un giorno, dopo l’ennesima tempesta, si sedette esausto sul bordo del campo. Guardava il disastro con il cuore pesante, incapace di muovere un passo. Una vecchia si avvicinò. Camminava lenta, appoggiata a un bastone, e il suo sorriso era quieto come l’acqua di un lago.
“Perché sei così arrabbiato, figlio mio?” gli chiese.
Matteo indicò il caos attorno a sé. “Il vento distrugge tutto. Io costruisco, e lui spazza via. Come posso andare avanti?”
La donna guardò il giardino devastato. Poi alzò lo sguardo verso un vecchio ulivo al centro del campo, l’unico rimasto intatto. “Guarda quell’albero,” disse. “Il vento non lo ha spezzato. Perché?”
Matteo sollevò gli occhi. L’ulivo stava lì, saldo e integro. “Non lo so,” rispose, scuotendo la testa. “Forse è solo più forte.”
“No,” disse la donna. “Non è forza, è saggezza. L’ulivo non si oppone. Si piega, ma non si spezza. Le sue radici affondano nel profondo, e così il vento può solo accarezzarlo.”
Matteo restò in silenzio. “Vuoi dire che non devo combattere il vento?”
La donna annuì. “Non puoi fermarlo, né cambiarlo. Ma puoi decidere come vivere con lui. Gesù ci ha insegnato a non opporci, ma ad affidarci. Guarda il vento, lascialo passare. Non ti spezzerà se impari a piegarti.”
Quelle parole si fermarono dentro Matteo, come semi in una terra arata. Nei giorni seguenti, il vento tornò. Ma lui smise di lottare. Lo osservava. Guardava i rami piegarsi, le foglie danzare. Piantò i semi più in profondità, costruì ripari. Scoprì che il vento portava via solo ciò che non poteva reggere, lasciando spazio per crescite più forti.
Con il tempo, Matteo non lo temette più. Il vento soffiava, e lui pregava: “Grazie, Signore, per questo vento. Aiutami a piegarmi, ma non spezzarmi.”
E così il vento continuò a soffiare. Ma Matteo, come l’ulivo, rimase saldo.
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