Talento Calcio

Talento Calcio Talento calcio nasce da un’idea di professionisti, tra cui Fulvio Collovati, campione del Mondo nel 1982 e altri esperti del settore.

Questa pagina vuole essere un osservatorio di notizie, curiosità ed opportunità per il calcio giovanile.

31/05/2026

LA FIORENTINA PRIMAVERA E' PER LA 4' VOLTA CAMPIONE D'ITALIA!

Battendo il Parma in finale 2-1 si aggiudicano il titolo che mancava da maggio 83.

Un grandissimo traguardo per una squadra che, ha battuto ben piu'favorite avversarie, almeno sulla carta, meritatamente.

In una societa' dove la 1'squadra proviene da un annata, a dire poco, deludente, potrebbe essere il momento di andare controtendenza e RIPARTIRE PROMUOVENDO QUALCHE DI QUESTI TALENTI.

Chi quasi sicuramente verra' "promosso" invece sara' il MISTER, Mr Galloppa invece e' pronto a fare il salto tra i "grandi", E'MOLTO FORTE IL PRESSING DELLA SAMPDORIA SUL TECNICO CAMPIONE D'ITALIA

VADO, IL PRESIDENTE MINACCIA: “LA PROMOZIONE IN C MI COSTA TROPPO, POTREI RIPARTIRE DALL’ECCELLENZA”Dalla festa alla pau...
16/05/2026

VADO, IL PRESIDENTE MINACCIA: “LA PROMOZIONE IN C MI COSTA TROPPO, POTREI RIPARTIRE DALL’ECCELLENZA”

Dalla festa alla paura, dal sogno Serie C all’incubo di dover ricominciare addirittura dall’Eccellenza. In casa Vado, a pochi giorni dalla storica promozione tra i professionisti, il clima è diventato improvvisamente pesantissimo.

Il presidente Tarabotto ha infatti lanciato un messaggio durissimo sul futuro del club rossoblù, mettendo in dubbio l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C. Una frase che, per una piazza che ha appena celebrato un ritorno atteso da decenni, suona quasi come una doccia gelata.

Il nodo è soprattutto economico e burocratico. Per il salto dalla Serie D alla Lega Pro, il Vado deve completare una serie di passaggi obbligatori: trasformazione societaria da ASD a S.r.l., fideiussione da 700 mila euro, documentazione economica in regola e disponibilità di uno stadio omologato per la categoria. Sullo sfondo resta anche il tema del Chittolina, impianto di casa dei rossoblù, per il quale al momento non sembrano esserci certezze concrete sugli interventi necessari, che costerebbero 800k!

Tarabotto non ha usato giri di parole. Il presidente ha spiegato di essere rimasto spiazzato da alcune situazioni emerse nelle verifiche e ha ammesso che, allo stato attuale, l’iscrizione non sarebbe scontata. Anzi, il patron ha dichiarato che, se i conti e le condizioni non dovessero convincerlo, potrebbe anche valutare una ripartenza dall’Eccellenza.

Una posizione che fa rumore, anche perché arriva subito dopo una stagione costruita per vincere. Il Vado ha conquistato sul campo un risultato storico, ha acceso l’entusiasmo della tifoseria e ha riportato la città davanti a una prospettiva che mancava da una vita sportiva intera. Proprio per questo, il rischio di vedere tutto svanire ora appare ancora più doloroso.

Il presidente ha comunque precisato di voler attendere risposte definitive dai professionisti incaricati di analizzare la situazione. Prima della decisione finale, quindi, ci saranno ancora controlli e valutazioni. Nel frattempo, Tarabotto ha anche rassicurato squadra e tesserati sul pagamento di stipendi e premi, parlando di una cifra importante da saldare tra il 25 e il 26 maggio.

Resta però il punto centrale: il Vado ha vinto il campionato, ma oggi non sa ancora se potrà davvero giocare in Serie C.

Ed è qui che nasce la domanda più scomoda. È giusto che il passaggio tra Serie D e professionismo costi così tanto da mettere in crisi una società appena promossa? La Lega Pro richiede garanzie, strutture, fideiussioni e solidità economica: requisiti comprensibili per evitare avventure improvvisate. Ma dall’altra parte il salto sembra ormai diventato un muro enorme per tante realtà dilettantistiche.

C’è poi un’altra riflessione inevitabile: perché costruire una squadra da promozione, sostenere un campionato di vertice, alimentare il sogno della Serie C, se poi non si hanno davvero i mezzi per affrontare il passaggio di categoria?

La tifoseria del Vado ha vissuto settimane di entusiasmo, festa e orgoglio. Ora però rischia di passare dal sogno di tornare tra i professionisti dopo 8decennii alla paura di ripartire dall’Eccellenza. E questo, per chi ha seguito la squadra tutto l’anno, è un colpo durissimo.

Forse allora bisognava chiederselo prima: era meglio costruire una squadra per vincere a tutti i costi, oppure programmare una Serie D più sostenibile, magari da metà classifica, senza promettere implicitamente un salto che oggi rischia di non essere sostenibile?

Il campo ha dato il suo verdetto. Il Vado la Serie C l’ha conquistata. Ora però deve arrivare il verdetto più difficile: quello dei conti, delle strutture e della programmazione. Perché una promozione senza possibilità di iscrizione non è solo un problema societario. È una ferita per una città, per una tifoseria e per tutti quelli che hanno creduto davvero nel sogno rossoblù.

12/05/2026

SERIE D :
Douglas Costa, un gol in 12 partite: il problema non è lui, ma il calcio italiano!

Questo nel video e' il primo goal in D di DOUGLAS COSTA, arrivato a maggio al Chievo.

Quando a gennaio il ChievoVerona annunciò l’arrivo di Douglas Costa, in molti parlarono di “colpo clamoroso” per la Serie D. Un nome internazionale, un passato tra Juventus, Bayern Monaco e Champions League, uno dei giocatori più tecnici e spettacolari transitati in Serie A negli ultimi dieci anni.

Il problema, però, è che il calcio non vive di highlights del passato.

I numeri della sua esperienza parlano chiaro: 12 partite, 1 gol, 1 assist. E quella rete è arrivata soltanto a maggio, nel playoff contro il Milan Futuro. Troppo poco per un giocatore che avrebbe dovuto spostare gli equilibri di una squadra costruita per vincere. Alla fine il Chievo ha chiuso al terzo posto, lontano da quella promozione che molti consideravano quasi obbligatoria.

Ed è qui che nasce la riflessione più ampia.

Perché in Italia, persino in Serie D, si continua a preferire il nome altisonante, il campione a fine carriera, il colpo mediatico, invece di investire su un ventenne affamato che sogna di emergere?

Sia chiaro: nessuno mette in discussione la carriera di Douglas Costa. Nel suo prime era devastante nell’uno contro uno, rapidissimo nello stretto, imprevedibile, capace di accendere una partita con una giocata. È stato un talento vero, forse anche sottovalutato rispetto alle qualità tecniche che possedeva.

Ma il punto è un altro: ha senso occupare uno slot importante, economico e tattico, con un giocatore che inevitabilmente oggi non può più garantire intensità, continuità e tenuta atletica da protagonista?

Nel calcio moderno, soprattutto nelle categorie inferiori, l’intensità vale quasi quanto la tecnica. La Serie D è un campionato fisico, aggressivo, sporco. Si gioca su campi difficili, con ritmi spesso altissimi e trasferte pesanti. Un giovane di 20-22 anni magari tecnicamente inferiore può compensare con corsa, pressing, recuperi, fame, disponibilità tattica e continuità settimanale.

E infatti spesso succede proprio questo: l’ex campione illumina per qualche minuto, il giovane invece regge la stagione.

C’è poi un altro aspetto che il calcio italiano continua a sottovalutare: il valore patrimoniale. Se lanci un ragazzo, magari dopo sei mesi hai creato un giocatore da categoria superiore, un asset tecnico ed economico. Se invece punti su un nome nostalgico, nella maggior parte dei casi stai semplicemente comprando visibilità momentanea.

Il rischio è che la Serie D diventi una vetrina di figurine più che un laboratorio calcistico.

E attenzione: non è solo una questione romantica o ideologica. È anche un problema strutturale. L’Italia continua a lamentarsi della mancanza di giovani pronti, della Nazionale in difficoltà, dei settori giovanili poco produttivi. Però poi, appena c’è da scegliere, si preferisce ancora il trentacinquenne famoso al ragazzo sconosciuto ma motivato.

Douglas Costa non è il colpevole. Anzi, probabilmente lui stesso ha accettato una sfida con professionalità e voglia di rimettersi in gioco. Il vero nodo è il sistema che continua a cercare scorciatoie mediatiche invece di costruire qualcosa.

E forse quel dato — 12 partite, 1 gol, 1 assist — racconta molto più del rendimento di un singolo giocatore. Racconta perfettamente una certa mentalità del calcio italiano.

MESSINA, DALLA C ALL’ECCELLENZA IN 2 ANNI!La caduta del Messina fa rumore. Non solo per il peso sportivo della retrocess...
11/05/2026

MESSINA, DALLA C ALL’ECCELLENZA IN 2 ANNI!

La caduta del Messina fa rumore. Non solo per il peso sportivo della retrocessione, ma perché racconta l’ennesimo capitolo complicato di una piazza che negli ultimi anni non è mai riuscita a trovare continuità. Nel giro di appena due stagioni, il club giallorosso è passato dalla Serie C all’Eccellenza, chiudendo una stagione tormentata con un playout che ha sancito un verdetto durissimo per città e tifosi.

A Ragusa è andata in scena una partita tesa, nervosa, con il Messina incapace di trovare quella vittoria che avrebbe evitato il crollo definitivo. Al triplice fischio, mentre i padroni di casa festeggiavano la salvezza, sul fronte giallorosso è rimasto soltanto silenzio e amarezza.

La retrocessione ha inevitabilmente acceso anche il dibattito politico, soprattutto in un momento delicato per la città, nel pieno della campagna elettorale. Il calcio, a Messina, continua infatti ad avere un peso enorme anche fuori dal campo, diventando tema di confronto tra candidati e amministrazione.

Il sindaco uscente Federico Basile ha parlato di una ferita che colpisce tutta la comunità sportiva cittadina, sottolineando quanto il Messina rappresenti ancora oggi un simbolo identitario per tanti tifosi.

Molto più duro il commento arrivato dal candidato del centrodestra Marcello Scurria, che ha definito la situazione “l’ennesimo fallimento del calcio messinese”. Nel suo intervento ha puntato il dito soprattutto sulla mancanza di progettualità e sulla gestione delle infrastrutture sportive, rilanciando il tema del futuro dello stadio Franco Scoglio, che secondo lui rischia di restare inutilizzato per il calcio vero, trasferendo la squadra a giocare, al "‘Giovanni Celeste’.

Dal centrosinistra è invece arrivata la posizione di Antonella Russo, che ha parlato di “una ferita profonda per la città”, chiedendo un confronto immediato tra istituzioni, imprenditori e realtà sportive per provare a costruire un progetto più stabile e credibile. Nel suo intervento ha anche richiamato le responsabilità della gestione sportiva degli ultimi anni, ricordando il pesante -14 in classifica che aveva già compromesso la stagione precedente.

In città cresce ora la paura di un’estate complicata, tra incertezza societaria, ipotesi di ripartenza e il rischio concreto di vedere il Messina sprofondare ancora più lontano dal calcio professionistico. Per una piazza abituata a vivere il pallone come parte della propria identità, il ritorno in Eccellenza rappresenta molto più di una semplice retrocessione.

09/05/2026

LA COPPA ITALIA DEI DILETTANTI VA AL BISCEGLIE.

Sul neutro di TERAMO e' andata in scena la FINALE DI COPPA ITALIA DEI DILETTANTI.

Il Bisceglie, grazie ad una rete del bomber Giuseppe Lopez, si aggiudica per la seconda volta il torneo.

Vincendo nuovamente la coppa, dopo il trionfo sul Pisa Sporting del 2012, il Biseglie raggiunge il Casarano, unico team, fin'oggi ad avere vinto 2 volte la coppa.

Il Bisceglie ha terminato il campionato di serie D in 2'posizione, dietro al Brindisi.

Nel Girone B di Prima Categoria Trento a far parlare non è stato il risultato del campo, ma una presa di posizione clamo...
08/05/2026

Nel Girone B di Prima Categoria Trento a far parlare non è stato il risultato del campo, ma una presa di posizione clamorosa. L’Ortigaralefre, ultima in classifica con appena nove punti raccolti in stagione, ha deciso di non presentarsi alla sfida contro il Telve, lasciando di fatto spazio al 3-0 a tavolino previsto dal regolamento.

Dietro alla scelta, però, non ci sarebbe alcuna motivazione tecnica o sportiva. La decisione sarebbe legata al forte malcontento interno nato attorno all’ipotesi di una possibile fusione con il Borgo, scenario che molti all’interno dell’ambiente rossoblù vivrebbero come un rischio concreto per l’identità e la storia della società.

Un gesto forte, che ha inevitabilmente acceso il dibattito nel panorama dilettantistico trentino. I giocatori avrebbero voluto mandare un segnale chiaro, scegliendo di protestare in maniera plateale contro un progetto che, secondo parte della squadra e dell’ambiente, potrebbe cancellare tradizione e appartenenza costruite negli anni.

Dal punto di vista sportivo le conseguenze saranno inevitabili, ma in questo caso il risultato passa quasi in secondo piano. La vicenda porta nuovamente sotto i riflettori un tema sempre più attuale nelle categorie locali: da una parte la necessità economica di unire forze e risorse, dall’altra la volontà di difendere la propria identità territoriale.

Adesso resta da capire quali saranno le prossime mosse della società e se questa protesta porterà a un confronto concreto sul futuro del club. Intanto, nel calcio dilettantistico trentino, il caso Ortigaralefre è già diventato uno degli episodi più discussi del finale di stagione.

GIOVANI D VALORE, ECCO LA CLASSIFICA PER I BONU$!Nel panorama della Serie D continua a crescere l’attenzione verso i gio...
06/05/2026

GIOVANI D VALORE, ECCO LA CLASSIFICA PER I BONU$!

Nel panorama della Serie D continua a crescere l’attenzione verso i giovani talenti e il lavoro dei vivai. Il Dipartimento Interregionale ha infatti diffuso le classifiche provvisorie del progetto “Giovani D Valore” relative al girone d’andata, iniziativa che premia le società capaci di valorizzare i calciatori under nel corso della stagione.

A incidere in maniera importante sul punteggio finale c’è anche il bonus aggiuntivo del 10% assegnato ai club che portano avanti l’intera attività del settore giovanile, elemento che può fare la differenza nella graduatoria finale.

Il regolamento prevede inoltre un contributo economico per le prime cinque società classificate di ogni girone: 25 mila euro alla prima, 15 mila alla seconda, 10 mila alla terza, 5 mila alla quarta e 2.500 euro alla quinta. Un incentivo importante soprattutto per le realtà che investono nella crescita dei ragazzi e nella programmazione.

Tra le squadre che si sono messe maggiormente in evidenza ci sono anche due club campani. Nel girone G spicca il percorso dell’Ischia, seconda in classifica e distante soltanto tre punti dal Trastevere capolista della graduatoria speciale. Ottimo risultato anche per l’Afragolese, che occupa il terzo posto nel girone H confermando l’attenzione della società verso i giovani e il lavoro sul territorio.

Segnali importanti che dimostrano come, oltre ai risultati di campo, molte società stiano cercando di costruire un progetto sostenibile puntando sui talenti del futuro.

Ecco la classifica completa:

Girone A: Derthona 951 punti, Club Milano 636, Novaromentin 626, Sanremese 618 e Asti 518.
Girone B: Casatese Merate 516 punti, Nuova Sondrio 355, Varesina 294, Breno 203 e Oltrepo 203.
Girone C: Legnago Salus 494 punti, Union Clodiense Chioggia 413, Este 407, Calvi Noale 351 e Bassano 265.
Girone D: Imolese 610 punti, Pro Sesto 432, Pistoiese 329, Crema 180 e Tuttocuoio 171.
Girone E: Sporting Trestina 1173 punti, Orvietana 922, Aquila Montevarchi 871, Ghiviborgo 634 e Tau Altopascio 432.
Girone F: Ostiamare 797 punti, Forsempronese 286, Inter SM Sammaurese 253, Maceratese 247 e Teramo 167.
Girone G: Trastevere 657 punti, Ischia 654, Cos Sarrabus Ogliastra 601, Atletico Lodigiani 232 e Real Monterotondo 227.
Girone H: Ferrandina 889 punti, Nardò 605, Afragolese 296, Virtus Francavilla 131 e Barletta 131.
Girone I: Sancataldese 363 punti, Ragusa 299, Reggina 208, Paternò 202 e Nuova Igea Virtus 174.0

05/05/2026

SAVOIA TORNA TRA I PRO: TORRE ANNUNZIATA IN FESTA DOPO 11 ANNI

Torre Annunziata si risveglia tra bandiere, cori e un entusiasmo che non si vedeva da anni. Il Savoia è di nuovo tra i professionisti: la vittoria netta contro la Sancataldese, 3-0, ha messo il sigillo su una stagione intensa, combattuta fino all’ultimo e vissuta sempre sul filo.

Allo stadio Giraud si respirava aria di grande occasione già prima del fischio d’inizio. Tribuna gremita, curva compatta e tutta vestita di bianco: novanta minuti vissuti con il fiato sospeso, fino a quando la partita ha preso la direzione giusta. Il vantaggio nel primo tempo ha fatto esplodere il pubblico, ma è nella ripresa che la sensazione è diventata certezza: il Savoia non si sarebbe fatto sfuggire questa occasione.

Il triplice fischio ha liberato tutta la tensione accumulata in mesi di battaglie. Dentro lo stadio, ma anche fuori, dove tanti tifosi si erano radunati per non perdersi un momento di quella che è diventata una giornata storica. Cori, fumogeni, clacson: la città si è trasformata in un’unica grande festa.

Un ritorno atteso 11anni, che ha un sapore ancora più speciale se si pensa al percorso del club. Tra difficoltà, rifondazioni e passaggi complicati, il Savoia ha dovuto ricostruire praticamente tutto. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato davvero.

Decisivo l’ingresso della nuova proprietà: Emanuele Filiberto di Savoia, che ha rilevato la società a fine 2022, ha dato una nuova direzione al progetto, riportando entusiasmo e ambizione in un ambiente che ne aveva bisogno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una squadra competitiva, una piazza ritrovata e una promozione che rappresenta molto più di un semplice salto di categoria.

Per Torre Annunziata è un ritorno che richiama anche ricordi importanti: il Savoia, infatti, ha già calcato palcoscenici di livello, partecipando anche al campionato di Serie B nella stagione 1999-2000. Un passato che torna a essere un riferimento, non più solo un ricordo.

Ora si apre una nuova fase. La Serie C porterà nuove sfide, nuovi avversari e soprattutto tanti derby, in un contesto sempre più competitivo e ricco di rivalità territoriali. Tutte sfide che la proprieta'ha intenzione d'affrontare nel migliore dei modi, allestendo una squada in grado di fare bene anche tra i PRO.

VADO : SENZA AIUTI PER LO STADIO A REGOLA RIFIUTERA'LA SERIE C!!!C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nella gio...
04/05/2026

VADO : SENZA AIUTI PER LO STADIO A REGOLA RIFIUTERA'LA SERIE C!!!

C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nella giornata più bella del Vado. Da una parte la festa, la promozione conquistata sul campo, il ritorno tra i professionisti dopo quasi ottant’anni. Dall’altra, nello stesso identico momento, la consapevolezza che tutto questo potrebbe non bastare.
Il presidente Franco Tarabotto non ha usato giri di parole: senza un intervento concreto sullo stadio, la Serie C rischia di restare solo un traguardo teorico. Un paradosso che nel calcio italiano non è nuovo, ma che ogni volta fa rumore.

UNA PROMOZIONE COSTRUITA, NON CASUALE
Il Vado non è arrivato fin qui per caso. Dietro questa salita c’è un lavoro portato avanti negli anni, una crescita graduale che ha riportato entusiasmo e identità attorno a una piazza storica. Non è una favola improvvisata, ma un progetto che ha trovato il suo punto più alto proprio con il ritorno nel professionismo.
E proprio per questo il rischio è ancora più amaro: quando il risultato arriva dopo un percorso solido, ci si aspetta che tutto il resto sia pronto a sostenerlo.

IL NODO VERO: LO STADIO
Il problema ha un nome preciso: Stadio Ferruccio Chittolina.
L’impianto, così com’è oggi, non risponde ai requisiti richiesti per la Serie C. Non si tratta di piccoli ritocchi, ma di interventi strutturali importanti: sicurezza, servizi, spazi, certificazioni. Tutti elementi che nel passaggio dai dilettanti ai professionisti diventano obbligatori.
Il conto è pesante: oltre 800 mila euro. Una cifra che una società di questo livello difficilmente può sostenere da sola in tempi rapidi.
Il messaggio del club è chiaro: il Vado è pronto a fare la sua parte, ma non può caricarsi da solo l’intero peso dell’operazione.

NON SOLO CALCIO: È UN PROBLEMA DI SISTEMA
Qui il discorso si allarga. Perché lo stadio non è solo della società: è un’infrastruttura pubblica, legata al territorio.
Se la promozione rappresenta un’opportunità per tutta la città, allora la risposta non può essere lasciata a una singola proprietà. Servono istituzioni, enti locali, imprenditori. Serve una visione condivisa.
Altrimenti il messaggio che passa è pericoloso: puoi vincere, puoi programmare, puoi meritarti il salto… ma senza strutture adeguate resti fermo.

L’IDEA “PONTE”: GIOCARE ALTROVE
Tra le opzioni sul tavolo c’è quella di una soluzione temporanea. Si guarda a impianti alternativi in regione, con l’ipotesi Sestri Levante come possibile sede provvisoria.
Ma è una strada che nessuno vuole trasformare in abitudine. L’idea è chiara: se si parte lontano da casa, deve essere solo per il tempo necessario a sistemare il Chittolina. Qualche mese, non una stagione intera.
Perché il Vado lontano da Vado perderebbe una parte della sua identità oltre ad avere costi di gestione rialzati come l'affiitto del campo e il fatto di essere, sempre, in trasferta!

UNA QUESTIONE CHE VA OLTRE IL VADO
Questa storia non riguarda solo una squadra. È il riflesso di un problema più ampio: il divario tra ciò che succede sul campo e ciò che esiste fuori dal campo.
In Italia spesso si arriva prima al risultato sportivo e solo dopo ci si accorge che manca la struttura per sostenerlo. E a quel punto tutto diventa più complicato, più lento, più incerto.

IL VERO MATCH INIZIA ORA
Il Vado la sua partita l’ha già vinta. Quella sul campo.
Adesso però ne inizia un’altra, forse ancora più difficile. Una partita fatta di tempi burocratici, investimenti, decisioni politiche e supporto del territorio.
Il rischio è concreto: trasformare una promozione storica in un’occasione mancata.
L'alternativa come ha detto lo stesso pres. e'quella di rinciare alla promozione, con grande amarezza per tifosi, giocatori e dirigenza

SERIE D NEL CAOS: ESPOSTO DELLA REGGINA CONTRO IL MESSINA : CLASSIFICA A RISCHIO STRAVOLGIMENTONel girone I di Serie D s...
29/04/2026

SERIE D NEL CAOS: ESPOSTO DELLA REGGINA CONTRO IL MESSINA : CLASSIFICA A RISCHIO STRAVOLGIMENTO

Nel girone I di Serie D si apre un nuovo fronte che rischia di cambiare gli equilibri della stagione. La Reggina Calcio 1914 ha deciso di rivolgersi alla procura federale della FIGC, presentando un esposto in cui si segnalano presunte irregolarità legate alla posizione dell’ACR Messina e dei suoi dirigenti.

Al centro della contestazione c’è la partecipazione del Messina al campionato nonostante una situazione economica compromessa già nella scorsa stagione, con una dichiarazione di insolvenza seguita da una pesante penalizzazione in classifica. Secondo quanto riportato dalla società amaranto, questo quadro avrebbe potuto incidere fin dall’inizio sulla regolarità dell’iscrizione e, di conseguenza, sulla validità dei tesseramenti dei calciatori utilizzati nel corso dell’anno.

Il punto più delicato riguarda proprio l’impiego di questi giocatori: nell’esposto si ipotizza che una parte rilevante delle gare disputate dal Messina – comprese quelle contro la Reggina – possa essere stata giocata con tesseramenti non pienamente regolari. Due sfide che hanno inciso anche sul campo, con un successo dei siciliani e un pareggio, risultati che ora finiscono inevitabilmente sotto la lente.

La questione, se confermata, non si limiterebbe a un singolo caso ma rischierebbe di allargarsi all’intero girone. L’eventuale irregolarità delle partite disputate potrebbe infatti alterare la classifica generale, con ripercussioni dirette su promozioni, playoff e playout. Non a caso, da ambienti vicini alla Reggina si parla della necessità di un intervento rapido da parte della federazione, anche per evitare che la fase finale della stagione venga condizionata da verdetti successivi.

Nel frattempo, altre società del campionato – tra cui la Sancataldese Calcio e l’Acireale Calcio – avrebbero presentato segnalazioni simili, segno che il tema non riguarda un solo club ma un malessere più diffuso all’interno del girone.

C’è poi un ulteriore elemento che rende il quadro ancora più complesso: una possibile indagine federale parallela su un numero significativo di partite disputate durante la stagione. Se le verifiche dovessero portare a una revisione dei risultati, lo scenario cambierebbe radicalmente. In quel caso, la Reggina potrebbe ritrovarsi in testa alla classifica e in posizione favorevole per il salto di categoria.

Per ora si resta nel campo delle ipotesi e degli accertamenti, ma una cosa è chiara: la vicenda ha già acceso i riflettori su un finale di stagione che rischia di essere deciso più nelle aule federali che sul terreno di gioco.

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Milan

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