MilanoVibra

MilanoVibra MilanoVibra è la rivista stagionale che racconta, in edicola, la Milano di adesso. Un fil rouge, una città, tante storie: adesso è il momento giusto.

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03/06/2026

🪡 ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

𝐅𝐫𝐚 𝐚𝐠𝐨, 𝐟𝐢𝐥𝐨 𝐞 𝐬𝐨𝐫𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐜𝐮𝐜𝐢𝐫𝐞
𝐢𝐥 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚

Ci sono realtà che hanno osservato negli anni Milano cambiare. Merceria Grassi continua a guardare la città dalla sua vetrina in via Piero della Francesca 29. Ma mentre il mondo fuori corre veloce, l’interno intimo e compresso di questo negozio storico a conduzione familiare resta lo stesso di sempre. Aperta il 7 dicembre 1945 (proprio il giorno di Sant’Ambrogio) grazie al duro lavoro di Piera Grassi, la merceria è diventata nel tempo punto di riferimento per il quartiere, con il suo vastissimo assortimento di bottoni, pizzi, merletti, ma anche sorrisi, risate e consigli di chi lì dentro ci lavora da anni. Qui esiste e persiste un valore ancora importantissimo, quello dello scambio, tra persone e storie di vita. Un valore tramandato da generazioni. Mentre Piera e il marito Elio avviavano l’attività, il figlio Marco cresceva nel negozio, imparando nomi e funzioni degli strani oggetti che occupavano ogni angolo delle stanzette. E così, naturalmente, la strada si è costruita da sola: oggi la merceria è gestita da nonna Roberta (la moglie di Marco), sua figlia Katia e Riccardo (25 anni), il nipote. Sono quattro le generazioni che hanno abitato queste mura: quattro epoche diverse, quattro diverse visioni di una città complessa, ma con la stessa voglia di preservare il tempo e la pazienza, che spesso si perdono per la troppa fretta.

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26/05/2026

🥐 ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

«𝐒𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐢. 𝐂𝐨𝐫𝐫𝐨 𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐨𝐢»

Non sempre la vita segue un percorso lineare: si parte convinti verso una direzione, poi ci si trova ad andare controcorrente, in una direzione opposta a quella che sembrava essere una strada già scritta. Tutto per inseguire una passione. Cesare Murzilli - executive pastry chef del 10_11 al Portrait Milano - si è sentito così, controcorrente, solo una volta nella vita: quando ha deciso che non avrebbe dato seguito ai suoi studi di medicina e non avrebbe fatto il medico come tutto il resto della sua famiglia, bensì il pasticcere. Oggi, invece, fa andare in direzione opposta tutta Milano con la sua proposta di colazione al Portrait Milano, quartier generale dell’eleganza e del lusso firmato Ferragamo. Qui, dove c’era l’ex Seminario Arcivescovile, ha di nuovo fermato il tempo di chi di solito viaggia sostenuto. Ed è un po’ come se a tutti i suoi ospiti dicesse: «Fermatevi qui, lasciate fare a me».

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19/05/2026

🌏 ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

«𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐨𝐫𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐢𝐞𝐥𝐨?»

L’appuntamento doveva essere a Cologno Monzese, tra un caffè veloce e il viavai frenetico degli studi televisivi di Mediaset. È un luogo strano, Cologno: un non-luogo dove il tempo è dettato dai cronometri della regia, dal ticchettio dei palinsesti e dove l’unica natura che vedi è quella dei giardini curati, quasi finti, incastrati tra un blocco di cemento e l’altro. Qui la realtà è mediata da telecamere e luci LED. Ma Milano, fedele alla sua natura di città che non aspetta, che corre sempre un minuto avanti agli altri e che rimescola le carte all’ultimo secondo, ha imposto un cambio di programma. Finisce così che Serena Giacomin ed io ci ritroviamo faccia a faccia attraverso uno schermo. È un paradosso perfetto, quasi poetico nella sua freddezza: parliamo di natura, di terra, di nuvole e di cicli vitali filtrati dalla tecnologia, chiusi in quelle “bolle” digitali che sono diventate la nostra seconda pelle.

Serena - meteorologa, climatologa, presidente dell’ e volto noto di .it - ha la calma di chi è abituato a osservare fenomeni che superano di gran lunga la scala umana, eventi che si misurano in millenni e non in like. Ma la sua missione non si ferma agli schermi televisivi. Serena è entrata nelle classi di tutta Italia con il progetto editoriale “Che meraviglia la scienza” (Deascuola), un percorso che sfida i ragazzi della Secondaria di Primo Grado a riscoprire il legame tra fisica e quotidianità. È proprio questa sua anima di divulgatrice scientifica a emergere subito, quasi viscerale. Mentre la città fuori corre per risparmiare secondi, lei racconta di decenni sprecati. «Non è un matrimonio, è un divorzio», esordisce. E lo dice con una fermezza che non lascia spazio a repliche romantiche. Si riferisce al rapporto tra Milano e la natura.

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11/05/2026

🏛️ ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

𝐒𝐨𝐬𝐩𝐞𝐬𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐭𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚

L’immagine di un gatto che con il suo passo rapido e felpato cammina sul tetto della Galleria Vittorio Emanuele II rende la nostra visita ad Highline Milano ancora più poetica, come se guardare Milano da quassù non lo fosse già abbastanza. Siamo a 40 metri d’altezza, in un percorso che si snoda accanto e sopra alla struttura in vetro e ferro del salotto di Milano. Da qui c’è persino un piccolo spazio da dove sbirciare direttamente sotto le persone passeggiare in Galleria. Highline Milano è un’esperienza che si divide in tre: la passeggiata panoramica, chiamata Skywalk, «che è la zona più turistica», spiega Matteo Occhipinti, head of creatività di Highline Milano, che ci accompagna lungo tutto il percorso, la sala degli Orologi, «sala storica nascosta sopra l’arco d’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele, per la prima volta aperta al pubblico, che rappresenta la parte culturale» e la terrazza panoramica, «dove si fanno le foto con vista sulla Madonnina».

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🗣️ .occhi
📖 da pagina 30
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✍🏻 .lens

07/05/2026

𝐿𝑎𝑠𝑐𝑖𝑜 𝑙𝑎 𝑓𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎
𝑎 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜.
𝐼𝑜 𝑚𝑖 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑜, 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑖𝑟𝑜 𝑒 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜.

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📕 da “PAS - Persone Altamente Speciali”

04/05/2026

🃏 ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐥𝐨𝐠𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐧𝐚

Tutto è nato due anni e mezzo fa grazie a Paola Moro, marketing manager che ha sentito l’esigenza di «riprendere il nostro tempo, rallentare la nostra vita, trovare uno spazio per conoscere le persone, fare amicizia, creare una community». Il meccanismo è semplice, si cerca una location adeguata dove i costi non siano esagerati - una bocciofila, un circolo - e si fanno partire gli inviti precisando che occorre essere maggiorenni e non è consentito il gioco d’azzardo. In certe serate sono arrivate anche 180 persone, a significare che l’iniziativa Burraco Milano ha colto nel segno e che la sfida a carte e poco più di un pretesto per stare insieme.

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✍🏻 Giovanni Seu

𝐋𝐀 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄𝐍𝐃𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈𝐍𝐔𝐀 🍹 La leggenda vuole che al Bar Basso di Milano, storico locale simbolo della nightlife cittadina, i...
29/04/2026

𝐋𝐀 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄𝐍𝐃𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈𝐍𝐔𝐀 🍹

La leggenda vuole che al Bar Basso di Milano, storico locale simbolo della nightlife cittadina, il barman Mirko Stocchetto (scomparso nel 2016) abbia sostituito per errore il gin con lo spumante mentre preparava un Negroni. Da quell’improvvisazione sarebbe nato un drink diventato internazionale: il Negroni Sbagliato.

Proprio il Bar Basso, aperto da 79 anni e punto di riferimento dell’aperitivo milanese, è stato recentemente incoronato Miglior Bar del Mondo da Food&Wine, prestigiosa rivista di enogastronomia con una forte presenza anche su web, social ed eventi internazionali. Nell’introduzione della classifica si sottolinea come questi locali stiano guidando una nuova rinascita globale della cultura del cocktail, da Milano a Tokyo.

Il primato del Bar Basso è stato attribuito grazie alla qualità del servizio, a una drink list che supera i 500 cocktail e a un’atmosfera rimasta fedele nel tempo.Quando Stocchetto acquistò il locale nel 1967, lo trasformò mantenendo un’eleganza da grande hotel: lampadari di cristallo, tende rosse e divise impeccabili per il personale. Proprio nel 1972, sempre secondo la tradizione, nacque per caso il Negroni Sbagliato, oggi presenza fissa nelle drink list di tutto il mondo.

Ora l’attività è portata avanti da , figlio di Mirko, già protagonista su MilanoVibra nel primo numero del 2025. Per questo, lo vogliamo celebrare con alcuni scatti realizzati proprio in occasione di “DoM”, issue dedicata al design dalla cui comunità il Bar Basso è stato meritatamente adottato nel corso dei decenni.

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📸 per MilanoVibra
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27/04/2026

🔭 ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

«𝐋’𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞’ 𝐦𝐚𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨»

Ci incontriamo nel tardo pomeriggio, quando la luce inizia a mollare la presa sulle colline della provincia biellese e tutto scivola lentamente verso il buio. Il sentiero sale senza fretta, tra tratti morbidi e improvvisi strappi, mentre l’aria si raffredda e il paesaggio perde dettagli. Valerio Minato cammina davanti, ogni tanto si ferma, guarda, misura, riparte. Non sembra cercare un punto: sembra già sapere che esiste. L’idea è semplice solo sulla carta - fotografare l’alba lunare con lo skyline di Milano -, ma nella pratica è una rincorsa che va avanti da anni. Quando arriviamo, è tutto coperto. Milano non si vede. La luna nemmeno. Ci sono solo attesa, silenzio e una macchina fotografica puntata verso qualcosa che potrebbe succedere. O no. Anche stavolta, nonostante tanta determinazione, non succede. Ma è esattamente qui che il lavoro di Minato prende forma: in questo spazio sospeso tra visione e fallimento, tra calcolo e ostinazione, tra il tempo che passa e quello che si decide di trattenere.

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📖 da pagina 20
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✍🏻 .pradelli

21/04/2026

🪸 ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

«𝐀𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐨»

Se c’è un artista che ha deciso di vivere seguendo il proprio tempo, nonostante la frenesia e la velocità di Milano, è senza dubbio Venerus. Originario di San Siro e d’animo cosmopolita (ha vissuto anche a Londra), Andrea - vero nome dell’artista - preferisce nascondersi e crogiolarsi in uno spazio temporale proprio, soprattutto quando si tratta di scrivere e produrre. Da una fuga dalla metropoli è nato l’album Il Segreto (2023), mentre l’ultimo progetto - Speriamo (2025) - è più frutto di nuove consapevolezze, di natura sempre e comunque controcorrente rispetto ai tempi odierni. Speriamo - un titolo, ma anche una dichiarazione di intenti - contiene quattordici tracce (quindici, contando il brano bonus Sentire con Angelina Mango). Partito da Perugia, il tour del 2026 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐥𝐜𝐚𝐭𝐫𝐚𝐳 𝐝𝐢 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐬𝐞𝐫𝐚, 𝟐𝟏 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞, dopo aver attraversato la pen*sola: un viaggio dal vivo, in un momento particolare del suo percorso. Non quello dell’esplosione improvvisa, della rincorsa alla hit, della necessità di esserci sempre e comunque, ma quello di una maturità che sembra aver imparato a convivere con le pause, con i silenzi e persino con il dubbio.

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🕰️  ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐫𝐨𝐧𝐨Dal cammino asimmetrico delle lancette ai numeri lum...
20/04/2026

🕰️ ǝʇuǝɹɹoƆoɹʇuoƆ

𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞
𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐫𝐨𝐧𝐨

Dal cammino asimmetrico delle lancette ai numeri luminosi sui quadranti digitali, la quotidianità milanese vive in perenne rincorsa al tempo: l’orario di un appuntamento, la partenza di un mezzo di trasporto, il rispetto di una deadline. Talvolta sfugge che, come tutte le misure del mondo, anche il tempo è una convenzione che decidiamo di far funzionare e che ha bisogno di persone che se ne prendano cura. Tra di esse spicca il maestro orologiaio Rodolfo Saviola che, tra i rintocchi e i ronzii metallici degli ingranaggi di innumerevoli orologi che popolano la sua risuonante bottega, ci ricorda che il tempo è primariamente questione di calcolo: «L’orologio è un contatore: conta la frequenza dell’organo regolatore. Ad esempio, nell’orologio da polso c’è un bilanciere che da fa organo regolatore». Si tratta quindi, dal polso al campanile, di adeguarsi a una frequenza e iniziare a scorrere sincronizzati ad essa. E non è un’attività solo teorica quella che sta dietro alla regolazione del tempo. Ci si scontra con la realtà degli elementi, si cerca di misurare qualcosa che, inevitabilmente, sfugge: «Faccio in modo che i calcoli siano il più precisi possibile, perché poi ci sono sempre delle belle tolleranze che purtroppo non puoi evitare. Nell’orologio meccanico, ma anche nell’elettronico, bisogna tenere conto della temperatura, della pressione atmosferica, di tante cose che possono influire su quello che poteva essere il tuo calcolo bello preciso. Ci perdiamo o guadagniamo del tempo, a seconda del difetto».

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🥇 Rodolfo Saviola
📖 da pagina 48
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Indirizzo

Corso Di Porta Vittoria, 46
Milan
20122

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