07/01/2026
Il 5 gennaio 2025, esattamente un anno fa, a New York City è entrata in vigore una misura di rottura, soprattutto in un Paese strettamente dipendente dall’auto privata come gli Stati Uniti. Stiamo parlando di un pedaggio urbano da pagare per entrare nell’area a sud della Sessantesima strada, a Manhattan.
Introdotto dallo Stato di New York, il cosiddetto “congestion pricing” è simile ma non del tutto paragonabile alle Zone a traffico limitato (ZTL) delle città italiane ed europee, perché non prevede agevolazioni per le auto elettriche o a basse emissioni. L’obiettivo è ridurre il traffico (e di conseguenza l’inquinamento), migliorare la fluidità della circolazione dei bus e raccogliere fondi per la manutenzione stradale e il potenziamento del trasporto pubblico.
Nei primi 6 mesi della misura, stando a uno studio pubblicato su Nature, le concentrazioni di PM2,5 nell’area coinvolta dal pedaggio sono calate del 22%: siamo ancora in attesa dei dati annuali, ma i segnali sono incoraggianti.
Al netto dell’inquinamento, la Metropolitan transportation authority (MTA) - società responsabile del trasporto pubblico nello Stato di New York - ha pubblicato i risultati dei primi 11 mesi di “congestion pricing”. Stando ai dati, il pedaggio sta funzionando, nonostante i tentativi dell’amministrazione di Donald Trump di screditarlo e affossarlo.
Nella zona interessata dal pedaggio sono entrati in media 71.500 veicoli in meno ogni giorno (-11% rispetto allo stesso periodo del 2024). Un traguardo che, scrive Bloomberg, ha aiutato gli autobus ad accelerare il ritmo, rendendo il trasporto pubblico più efficiente.
Un altro risultato interessante riguarda le persone a piedi, che nel quartiere coperto dal pedaggio sono aumentate a un ritmo maggiore (+3,4% contro +1,4%) rispetto alla media di Manhattan. L’incremento del traffico pedonale ha reso la città più vivace: basti pensare che a sud della Sessantesima strada il tasso di riduzione dei negozi sfitti è stato molto più marcato rispetto al resto della metropoli. Ciò conferma che una città a misura di persona fa bene non solo all’ambiente, ma anche all’economia.