18/08/2026
L’ondata di calore (la quarta da maggio ad agosto) sta finalmente terminando, e tra giovedì e venerdì - soprattutto nelle Regioni del Nord Italia - è attesa una perturbazione che porterà più fresco alla popolazione e più acqua a fiumi e laghi. Tuttavia, non basteranno pochi giorni di pioggia per risolvere una siccità che ha colpito circa il 50% dell’Unione europea e del Regno Unito (il 9% è in massima allerta).
Quest’anno il gran caldo è iniziato a maggio e non ha quasi mai dato tregua. Le temperature massime hanno spesso toccato e superato i 40°C (in Austria, il 4 agosto, è stato raggiunto un nuovo record nazionale di 40,8°C).
Le precipitazioni sono state abbondantemente sotto la media in quasi tutto il territorio europeo, soprattutto in Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito. Settimana dopo settimana, i grandi fiumi del continente sono diventati irriconoscibili, proprio come tanti luoghi iconici delle nostre città. Po, Reno, Danubio e Loira, spiega Copernicus, sono ai minimi storici, con conseguenze gravissime sull’agricoltura, il commercio e la produzione di energia.
Sul Po, per dire, si è fermata temporaneamente la centrale idroelettrica di Isola Serafini. Romania, Francia e Ungheria hanno rallentato o spento alcune centrali nucleari: l’acqua per il raffreddamento è insufficiente o troppo calda. Sul Reno, le imbarcazioni stanno viaggiando a carichi ridotti e alcune regioni tedesche, per compensare il rallentamento del traffico fluviale, hanno eliminato i vincoli estivi per la circolazione dei camion su strada; la navigazione è di fatto interrotta nel tratto centrale del fiume.
Le piogge dei prossimi giorni, insomma, daranno un po’ di sollievo ma non risolveranno una situazione emergenziale che si è aggravata nel giro di tre mesi. La siccità europea, stando al Joint Research Centre della Commissione UE, è cominciata all’inizio della primavera a causa delle scarse precipitazioni e delle temperature superiori alla media, alimentando i gli incendi che hanno colpito Francia, Spagna, Italia, Grecia e Belgio tra luglio e agosto. Tutto ciò è una diretta conseguenza della crisi climatica causata dalle emissioni antropiche di gas serra.