04/06/2026
«Il sogno che, al mattino, si fatica a ricordare. La letteratura di Can Xue lo ripropone appieno, la sua è un’atmosfera onirica, in cui la causa e l’effetto si ribaltano, in cui il domani è spesso un ricordo sfocato.
Di quest’autrice, che torna in libreria il 12 giugno con una quarta opera, stavolta un romanzo, abbiamo già imparato a conoscere la vita e gli scritti negli ultimi anni. Una surrealista col gusto del macabro i cui personaggi sono metafore nitide della vita, alla ricerca di un senso profondo anche quando tutto sembra superficie. Ogni anno la si nomina tra i potenziali vincitori del Nobel, ogni anno la leggete in migliaia e vi dividete: chi la ama, perché non pretende di capire tutto appieno, come quando ci si lascia avvolgere da una poesia ermetica, che dice e non svela; chi non la ama affatto, diversa com’è, e remota, rispetto al canone occidentale e alle letture da classifica. A tradurla, come sempre, è stata Maria Rita Masci, una delle maggiori sinologhe d’Europa. Nessuno è tenuto all’impossibile, tranne la traduttrice di Can Xue: e per questo la ringrazio, perché tradurre un’autrice così è come tradurre il viola, o il profumo del glicine, o il ruvido al tatto. È tradurre la parola pura, le lettere che si inseguono sulla pagina e sono più di una lettura, sono la sinestesia nella sua forma più alta.
Come Anne Carson, Can Xue richiede a chi la legge un lungo inseguimento, prima di rivelarsi. È la cantrice della vigilia, ma in lei l’ultimo giorno si rivela fatalmente il penultimo, e ogni mattina il sole torna a sorgere dopo l’addio della notte prima. È la cantrice dell’assurdo, che ci ricorda dei limiti della logica, uno strumento fallace per chiunque si proponga di comprendere il senso della vita. Ma è anche una donna di lettere che sta rivoluzionando il canone, che la critica associa a Kafka, a Ortese, a Lispector, a Calvino, a Ishiguro, e che invece è lei soltanto, un’autrice che si riconoscerebbe anche se le copertine dei suoi volumi non ne proponessero ogni volta il nome.
Che altro si può chiedere, alla letteratura? Io in Can Xue moltiplico tutte le mie domande. È una narratrice che risponde a colpi di punto interrogativo».
Gerardo Masuccio
Editor di Utopia