16/07/2026
DA OGGI AL CINEMA “ODISSEA”,
CAPOLAVORO DI NOLAN CON CAST DA BRIVIDI
Colossal girato in Imax in sei paesi diversi – Dai pilastri Matt Damon e Anne Hathaway agli attori più giovani, fino al mitico cane Argo – Ulisse: un uomo in cerca di pace
Esce oggi in Italia il film capolavoro di Christopher Nolan “Odissea”, la versione cinematografica del noto poema di Omero. L’anteprima-stampa italiana del film è stata preceduta da dicerie, post sui social in molti casi non veritieri, corrispondenti a congetture o mere ipotesi, in un’attesa isterica quasi spasmodica. Un vero colossal girato con cineprese IMAX, per cui sono stati necessari 640.000 metri di pellicola (lunghezza superiore alla distanza tra Toronto e New York, sottolinea il regista) e 91 giorni di riprese in sei mesi.
Per una resa il più possibile realistica e completamente immersiva, inseguendo da tempo il sogno di girare un film interamente in Imax, il regista – già premio Oscar - ha preteso dall’azienda una cinepresa che fosse incapsulata, per non compromettere l’audio del film; quindi tra le varie Imax è nata la nuova The Keighley, che la produzione ha poi potuto utilizzare in aggiunta alle Imax tradizionali. La profondità di campo e l’altissima risoluzione sono già un plus di tali apparecchi, ma ad impreziosire la resa finale concorrono di certo il cast e i collaboratori chiamati dal regista. Con nomi quali Matt Damon nel ruolo di Ulisse e Anne Hathaway in quello della moglie Penelope (entrambi già premiati con l’Oscar in passate produzioni), Tom Holland nel ruolo del figlio Telemaco della coppia, Charlize Theron (altra attrice Oscar) nelle vesti della ninfa Calipso, il compito potrebbe apparire semplice.
Era tutt’altro che semplice, invece, sol che si pensi alle creature straordinarie e alle peripezie in cui l’eroe omerico si imbatte nel viaggio di ritorno a casa, benché il regista vantasse grande dimestichezza con approcci fantastici ed effetti speciali. In ogni modo però, la resa cinematografica imponeva di sintetizzare i 12.109 versi di Omero risalenti all’VIII secolo a.C., e renderli accessibili al pubblico servendosi di un eloquio terreno, comprensibile ai più. Ed in questo, nell’approntare una sceneggiatura convincente e aderente all’opera, Nolan ha compiuto probabilmente lo sforzo maggiore. Il poema è una lunga storia di forti chiaroscuri, che contiene altre storie; per le ambientazioni si è girato in più paesi: da quelli mediterranei (Grecia, Marocco e Italia) a quelli nordici (Islanda, Scozia e Stati Uniti) per rappresentare condizioni climatiche avverse.
Il naufrago Ulisse trascorre i giorni sull’isola della ninfa Calipso, di natura immortale, non ricorda da quanto tempo e come vi sia arrivato, ma il suo aspetto palesa il trascorrere del tempo. Nessuno direbbe che è un potente re di un’isola greca, vittorioso su T***a a favore di Agamennone (Benny Safdie, rappresentato come una sorta di Batman o supereroe) grazie ad un suo stratagemma: lasciare sulla battigia un grande cavallo come offerta votiva. Della guerra di T***a il poema omerico riporta solo ridotti feedback – tecnica d’altronde adorata dal regista, che per reperire ulteriori dettagli, sul punto ha consultato l’Agamennone di Eschilo e l’Eneide di Virgilio - risolvendosi ad immaginare un enorme cavallo in legno privo di ruote alla base, per rafforzare l’idea di una mera offerta statica. I troiani abboccano e trascinano il grande cavallo dentro le mura; il saccheggio e la mattanza che seguono faranno riflettere a lungo l’eroe omerico.
A guerra vinta, sulla via del rientro decide di distaccarsi dalle altre navi della spedizione e soprattutto da Agamennone che ha voluto la guerra, da cui vuole prendere le distanze; tuttavia la sua navigazione si prolunga oltremodo e le tappe del viaggio si rivelano assai problematiche o fatali, quasi il viaggio fosse inviso agli dei. Ulisse e i suoi sono costretti a fronteggiare creature mostruose, sortilegi, tempeste e disgrazie che aggravano il bilancio delle vittime. Intanto a Itaca (le relative riprese ritraggono l’isola di Favignana) il figlio Telemaco – che nulla ricorda del padre - vive nella speranza che egli sia ancora vivo e ritorni, in quanto serpeggia una crisi crescente che minaccia lui e sua madre Penelope per via del trono vacante; come un branco di lupi, principi e nobili gironzolano nel palazzo di famiglia e spronano la regina a risposarsi per brama di potere.
Ulisse a tratti ricorda qualcosa del passato, ma si risolve sempre di più a pensare che la guerra fu uno sbaglio, come pure aver usato l’inganno per sopraffare i troiani, e si convince che anche l’arroganza tipica dei guerrieri e del suo equipaggio sia maledetta dagli dei; il film offre quindi una lettura complessa e moderna dell’eroe omerico, che è preda di tormenti, disprezza sempre più la guerra e anela la pace. Il viaggio di Ulisse, quindi, non è solo fisico ma soprattutto interiore.
Magnifica la fotografia del film, curata da Hoyte Van Hoytema (altro premio Oscar), e la musica del tre volte vincitore dell’Oscar Ludwig Göransson. Il regista ha poi chiamato attorno a sé varie collaboratrici, tra cui diverse vecchie conoscenze: la scenografia è di Ruth De Jong, i costumi sono disegnati da Ellen Mirojnick, il trucco è affidato a Luisa Abel, l’hair style a Gloria Casny e il montaggio a Jennifer Lame, altro premio Oscar. Squadra vincente difficilmente si cambia.
Nel cast una menzione particolare merita John Leguizamo nel ruolo di Eumeo, un pastore non vedente fedele servitore del re Ulisse. Interessanti le interpretazioni femminili di Lupita Nyong’o (già premiata con l’Oscar) nel duplice ruolo di Elena, regina di Sparta, e della gemella Clitemnestra, regina di Micene, e da parte di Zendaya nelle vesti della dea Atena. Tra le altre, non sfigura affatto l’interpretazione del cane Argo, una storia commovente che si ricorda dai banchi di scuola; nel ruolo un podengo portoghese, antica razza italiana di cani, di cui al mondo esistono solo 75 esemplari.
ODISSEA (U.S.A.)
Regia: Christopher Nolan
Durata: 2 h e 53 min.
Genere: epico, avventuroso
Voto: 9 e mezzo