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DA OGGI AL CINEMA “ODISSEA”,CAPOLAVORO DI NOLAN CON CAST DA BRIVIDIColossal girato in Imax in sei paesi diversi – Dai pi...
16/07/2026

DA OGGI AL CINEMA “ODISSEA”,
CAPOLAVORO DI NOLAN CON CAST DA BRIVIDI

Colossal girato in Imax in sei paesi diversi – Dai pilastri Matt Damon e Anne Hathaway agli attori più giovani, fino al mitico cane Argo – Ulisse: un uomo in cerca di pace

Esce oggi in Italia il film capolavoro di Christopher Nolan “Odissea”, la versione cinematografica del noto poema di Omero. L’anteprima-stampa italiana del film è stata preceduta da dicerie, post sui social in molti casi non veritieri, corrispondenti a congetture o mere ipotesi, in un’attesa isterica quasi spasmodica. Un vero colossal girato con cineprese IMAX, per cui sono stati necessari 640.000 metri di pellicola (lunghezza superiore alla distanza tra Toronto e New York, sottolinea il regista) e 91 giorni di riprese in sei mesi.

Per una resa il più possibile realistica e completamente immersiva, inseguendo da tempo il sogno di girare un film interamente in Imax, il regista – già premio Oscar - ha preteso dall’azienda una cinepresa che fosse incapsulata, per non compromettere l’audio del film; quindi tra le varie Imax è nata la nuova The Keighley, che la produzione ha poi potuto utilizzare in aggiunta alle Imax tradizionali. La profondità di campo e l’altissima risoluzione sono già un plus di tali apparecchi, ma ad impreziosire la resa finale concorrono di certo il cast e i collaboratori chiamati dal regista. Con nomi quali Matt Damon nel ruolo di Ulisse e Anne Hathaway in quello della moglie Penelope (entrambi già premiati con l’Oscar in passate produzioni), Tom Holland nel ruolo del figlio Telemaco della coppia, Charlize Theron (altra attrice Oscar) nelle vesti della ninfa Calipso, il compito potrebbe apparire semplice.

Era tutt’altro che semplice, invece, sol che si pensi alle creature straordinarie e alle peripezie in cui l’eroe omerico si imbatte nel viaggio di ritorno a casa, benché il regista vantasse grande dimestichezza con approcci fantastici ed effetti speciali. In ogni modo però, la resa cinematografica imponeva di sintetizzare i 12.109 versi di Omero risalenti all’VIII secolo a.C., e renderli accessibili al pubblico servendosi di un eloquio terreno, comprensibile ai più. Ed in questo, nell’approntare una sceneggiatura convincente e aderente all’opera, Nolan ha compiuto probabilmente lo sforzo maggiore. Il poema è una lunga storia di forti chiaroscuri, che contiene altre storie; per le ambientazioni si è girato in più paesi: da quelli mediterranei (Grecia, Marocco e Italia) a quelli nordici (Islanda, Scozia e Stati Uniti) per rappresentare condizioni climatiche avverse.

Il naufrago Ulisse trascorre i giorni sull’isola della ninfa Calipso, di natura immortale, non ricorda da quanto tempo e come vi sia arrivato, ma il suo aspetto palesa il trascorrere del tempo. Nessuno direbbe che è un potente re di un’isola greca, vittorioso su T***a a favore di Agamennone (Benny Safdie, rappresentato come una sorta di Batman o supereroe) grazie ad un suo stratagemma: lasciare sulla battigia un grande cavallo come offerta votiva. Della guerra di T***a il poema omerico riporta solo ridotti feedback – tecnica d’altronde adorata dal regista, che per reperire ulteriori dettagli, sul punto ha consultato l’Agamennone di Eschilo e l’Eneide di Virgilio - risolvendosi ad immaginare un enorme cavallo in legno privo di ruote alla base, per rafforzare l’idea di una mera offerta statica. I troiani abboccano e trascinano il grande cavallo dentro le mura; il saccheggio e la mattanza che seguono faranno riflettere a lungo l’eroe omerico.

A guerra vinta, sulla via del rientro decide di distaccarsi dalle altre navi della spedizione e soprattutto da Agamennone che ha voluto la guerra, da cui vuole prendere le distanze; tuttavia la sua navigazione si prolunga oltremodo e le tappe del viaggio si rivelano assai problematiche o fatali, quasi il viaggio fosse inviso agli dei. Ulisse e i suoi sono costretti a fronteggiare creature mostruose, sortilegi, tempeste e disgrazie che aggravano il bilancio delle vittime. Intanto a Itaca (le relative riprese ritraggono l’isola di Favignana) il figlio Telemaco – che nulla ricorda del padre - vive nella speranza che egli sia ancora vivo e ritorni, in quanto serpeggia una crisi crescente che minaccia lui e sua madre Penelope per via del trono vacante; come un branco di lupi, principi e nobili gironzolano nel palazzo di famiglia e spronano la regina a risposarsi per brama di potere.

Ulisse a tratti ricorda qualcosa del passato, ma si risolve sempre di più a pensare che la guerra fu uno sbaglio, come pure aver usato l’inganno per sopraffare i troiani, e si convince che anche l’arroganza tipica dei guerrieri e del suo equipaggio sia maledetta dagli dei; il film offre quindi una lettura complessa e moderna dell’eroe omerico, che è preda di tormenti, disprezza sempre più la guerra e anela la pace. Il viaggio di Ulisse, quindi, non è solo fisico ma soprattutto interiore.

Magnifica la fotografia del film, curata da Hoyte Van Hoytema (altro premio Oscar), e la musica del tre volte vincitore dell’Oscar Ludwig Göransson. Il regista ha poi chiamato attorno a sé varie collaboratrici, tra cui diverse vecchie conoscenze: la scenografia è di Ruth De Jong, i costumi sono disegnati da Ellen Mirojnick, il trucco è affidato a Luisa Abel, l’hair style a Gloria Casny e il montaggio a Jennifer Lame, altro premio Oscar. Squadra vincente difficilmente si cambia.

Nel cast una menzione particolare merita John Leguizamo nel ruolo di Eumeo, un pastore non vedente fedele servitore del re Ulisse. Interessanti le interpretazioni femminili di Lupita Nyong’o (già premiata con l’Oscar) nel duplice ruolo di Elena, regina di Sparta, e della gemella Clitemnestra, regina di Micene, e da parte di Zendaya nelle vesti della dea Atena. Tra le altre, non sfigura affatto l’interpretazione del cane Argo, una storia commovente che si ricorda dai banchi di scuola; nel ruolo un podengo portoghese, antica razza italiana di cani, di cui al mondo esistono solo 75 esemplari.

ODISSEA (U.S.A.)
Regia: Christopher Nolan
Durata: 2 h e 53 min.
Genere: epico, avventuroso
Voto: 9 e mezzo

J.LO NE ‘IL BACIO DELLA DONNA RAGNO’DIRETTO DA BILL CONDONSi tratta di un remake dell’omonimo musical “Il bacio della do...
10/07/2026

J.LO NE ‘IL BACIO DELLA DONNA RAGNO’
DIRETTO DA BILL CONDON

Si tratta di un remake dell’omonimo musical “Il bacio della donna ragno”, tratto dal noto romanzo di Manuel Puig, a cura di Bill Condon, regista e sceneggiatore specialista in biopic e già premio Oscar® per “Demoni e dei”. Uscito nelle sale italiane verso fine giugno, ora disponibile in noleggio e sulle piattaforme, si diversifica dal film gemello precedente, uscito nel 1985 e che fece scalpore, per la regia di Héctor Babenco; allora la vicenda era stata ambientata nel Sudamerica negli anni Settanta senza ulteriori dettagli.

In questa nuova versione il regista guida in modo sapiente la trama, ambientando credibilmente la vicenda nella dittatura militare argentina del 1981 – dove il popolo è allo stremo -, e narra l’arresto e la detenzione del combattente rivoluzionario Valentin (impersonato da Diego Luna) che condivide la cella con Luis Molina (interpretato da Tonatiuh), un vetrinista gay condannato per presunta corruzione su un minore, verso cui pare avere una certa avversione. Due detenuti dal carattere estremamente diverso: uno spigoloso, pragmatico e intransigente, l’altro morbido, creativo e accogliente. La tematica di fondo è quindi una mescolanza di istanze socio-politiche e di genere.

Per non cedere agli orrori del carcere, delle varie pressioni e torture inflitte, Luis si rifugia nell’immaginazione e inizia a raccontare al compagno di cella la trama di un film che vede protagonista l’attrice in voga Ingrid Luna (ruolo in cui brilla la superstar Jennifer Lopez), da lui super-ammirata. Una storia scintillante ed avvincente, condita da fantasia musicale; nel remake la parte musicale è affidata quindi solo ai sogni ad occhi aperti di uno dei protagonisti, che col suo entusiasmo cerca di coinvolgere il riluttante compagno di cella.

Mentre il racconto prende vita, trasformandosi in un’esplosione di colori vibranti e danza e in una distrazione dalla penosa condizione carceraria, il confine tra realtà e immaginazione si dissolve. Quello che era iniziato come un semplice passatempo diventa legame profondo, atto di resistenza spirituale che pian piano coinvolge anche Valentin. La dimensione del sogno è tra i pochi elementi in grado di mantenere l’umanità, laddove essa pare smarrita. Il racconto trascende le sbarre del carcere per regalare un afflato di speranza, grazia e dolcezza ed instaurare un’inaspettata connessione umana tra i due detenuti. Il gesto diventa simbolo, il simbolo premonizione.

I due protagonisti in bilico tra i loro ideali, il mondo reale e il cambiamento interiore. Dal premio Oscar® Bill Condon (tra i suoi successi “Chicago”, “Dreamgirls”) una nuova e visionaria interpretazione del capolavoro di Puig. Pur immaginando il paragone inevitabile dello spettatore con la magnifica interpretazione di William Hurt nel ruolo di Luis (che gli valse il massimo riconoscimento ad Hollywood), va dato merito al giovane Tonatiuh – attore americano 31enne, nato da immigrati messicani – di aver impersonato tale personaggio in modo convincente e moderno. Da lodare poi la robusta prova di Diego Luna, candidato agli Emmy®, e la duttilità e centratura della star J.Lo.

Il bacio della donna ragno (U.S.A.)
Regia: Bill Condon
Durata: 128 minuti
Genere: thriller, musicale
Voto: 7/8

AL MUDEC “MARILYN MONROE - BEYOND THE ICON”A INGRESSO LIBERO, FINO AL 24 GIUGNOUltimi giorni per visitare una delle più ...
22/06/2026

AL MUDEC “MARILYN MONROE - BEYOND THE ICON”
A INGRESSO LIBERO, FINO AL 24 GIUGNO

Ultimi giorni per visitare una delle più belle mostre a Milano, “Beyond the icon - Marilyn Monroe” (con orario 9.30-19.30 compresa la domenica, chiusura di lunedì), mostra tributo allestita dal marchio Guess ad ingresso libero e con omaggio finale, accessibile fino a mercoledì 24 giugno compreso. Al MUDEC (www.mudec.it, via Tortona 56) il percorso espositivo ripercorre l’immaginario della diva attraverso gli scatti da parte di illustri fotografi, da quando era una sconosciuta ragazzina fino ai suoi successi cinematografici e all’istituzione di una propria casa di produzione, svelando un buon tratto della sua biografia, qualche segreto e i suoi pensieri.

L’occasione è data dal centenario della nascita della star (nacque a L.A. il 1° giugno 2026), senza dubbio una figura emblematica del secolo scorso. Il percorso è sospeso fra fotografia, cinema e cultura dell’immagine ed esplora l’evoluzione personale di colei che ha ridefinito i canoni della femminilità e dello star-system. Tre gli sguardi d’eccezione: il lavoro di Bernard of Hollywood (fotografo rifugiatosi nel 1937 negli States dalla Germania, in quanto di origini ebraiche e con un dottorato in psicologia criminale) ne racconta gli esordi, l’obiettivo di Sam Shaw ne svela l’umanità e la fragilità dietro l’immagine pubblica e infine quello di Milton H. Greene, suo socio, ne definisce la consacrazione di icona senza tempo.

Marilyn fu intanto la prima a comprendere che la fotografia non era un sottoprodotto del cinema, ma l’unica arte che poteva introdurla negli ambiti Studios di Hollywood. Lei fu la prima modella nel vero senso del termine, nel senso moderno del termine ed è grazie alla sua fotogenia ed espressività che venne assoldata da registi e produttori, impegnandosi da quel momento nello studio della recitazione. Non mancano alcuni scatti durante riprese di celebri film: quello della gonna bianca sollevata sopra la grata o quello dentro la vasca da bagno.

Al di là della bellezza e del glamour, il progetto pone l’accento sulla modernità di una donna – al secolo Norma Jeane Mortenson - che dal nulla si reinventò con un nome in parte suggerito da esperti cinematografici (Marilyn), in parte legato alle sue origini (Monroe era il cognome della madre), non disdegnando un ritocco chirurgico. Al culmine della sua carriera arrivò a fondare una propria casa di produzione, sfidando il sistema dell’epoca e rivendicando la propria autonomia professionale; una donna dallo spirito indipendente e carismatico, che ancora oggi ispira la cultura contemporanea e che ha ispirato più brand di moda e artisti come Andy Warhol.

Così Guess, che dalle origini vanta un legame identitario con la star tanto da averne riprodotto pose e intenzioni attraverso modelle come Eva Herzigova, Claudia Schiffer o Anna Nicole Smith (la prima e la terza compaiono nelle ultime 3 foto della campagna Guess) ed essersi ispirato a lei su capi iconici del brand, presenta nell’ultima sala la Marilyn capsule: tra camicette annodate in vita, top ultra-femminili e pantaloni a sigaretta fino al polpaccio in stile Capri, emerge una femminilità nuova, che si compone di grazia e di un sapore ben definito. Non ultimo, a cura del brand Guess il bell’omaggio da ritirare nella sala finale. Da non perdere.

www.mudec.it
orario continuato 9.30-19.30
chiuso il lunedì
www.guess.com

NELLE SALE “DISCLOSURE DAY”,IL NUOVO FILM DI SPIELBERGUscito la scorsa settimana (esattamente il 10 giugno) nelle sale i...
16/06/2026

NELLE SALE “DISCLOSURE DAY”,
IL NUOVO FILM DI SPIELBERG

Uscito la scorsa settimana (esattamente il 10 giugno) nelle sale italiane, il nuovo film di Steven Spielberg “Disclosure Day” divide pubblico e critica. Basato su soggetto originale di Spielberg, a curarne la sceneggiatura è stato chiamato David Koepp, prezioso collaboratore del regista (in “Jurassic Park”, “Il mondo perduto – Jurassic Park”, “La guerra dei mondi” e “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo”).

Eppure, diversamente da altri capolavori cui ci ha abituati uno dei registi più titolati della storia del cinema (con 3 premi Oscar, 4 Golden Globe, 4 BAFTA, 12 Emmy per citare solo i principali) e nonostante il buon cast, si esce dalla sala frastornati e dubbiosi e non tanto sulle esistenze di alieni nell’universo, ma sul messaggio che il regista voleva trasmettere allo spettatore.

L’idea del film nasce quando trova un articolo in prima pagina sul ‘The New York Times’ nel dicembre 2017, intitolato “Glowing auras and ‘black money’: the Pentagon’s mysterious U.F.O. program”; l’articolo svelava che il dipartimento della Difesa U.S.A. stava finanziando un programma segreto di intelligence militare per indagare fenomeni anomali non identificati (l’acronimo usato negli States è UAP: unidentified anomalous phenomena) e includeva video di incontri ravvicinati con velivoli misteriosi, ripresi dai caccia della Marina militare. L'articolo si concludeva citando l'affermazione dell’ex direttore del programma, per cui tale prova “non è qualcosa che un governo o un'istituzione dovrebbe classificare al fine di mantenerlo segreto ai più”.

Se forse il giornalista ha pensato che i lettori avessero il diritto di sapere come venivano impiegati fondi statali, a colpire Spielberg fu il regime di estrema segretezza di certe notizie e certi materiali. Quindi andando a ritroso dalle ultime scene, le prime ad essergli venute in mente, annotate scrupolosamente sul suo smartphone, ha costruito il film sulla falsariga di ansia e adrenalina con l’ausilio dello sceneggiatore.

Due i protagonisti, estranei l’uno all’altro: Margaret Fairchild (Emily Blunt), giornalista televisiva che si occupa del meteo per una stazione locale di Kansas City e che ad un certo punto inizia a parlare lingue straniere mai studiate, e Daniel Kellner (Josh O'Connor), esperto di cybersicurezza per la WARDEX, un'oscura agenzia all'interno del complesso militare-industriale che custodisce prove sulle visite degli alieni. Attori di pregio si trovano anche tra i personaggi secondari: Noah Scanlon (Colin Firth), capo della WARDEX che per raggiungere i suoi scopi è pronto a tutto, Hugo Wakefield (Colman Domingo), fuoriuscito dalla WARDEX, e Jane Blankenship (Eve Hewson), ex novizia e ora fidanzata di Daniel.

Tra inseguimenti e intercettazioni, la pellicola ha i connotati di una spy-story e ingloba temi e suggestioni di varia natura: violazione di privacy e uso di data-base, fede e religione, segretezza militare e governativa, standardizzazione di massa delle coscienze, potenza dei mass-media, violenza e manipolazione, incomprensione. Qui e là qualche omaggio a Pollack e a Hitchcock, tra i suoi registi preferiti; nel complesso il film risulta però lungo e ripetitivo, poco dosato nel mix dei suoi ingredienti, ingenuo in alcuni passaggi. Più che di fantascienza parla di un complotto su uno sfondo di guerre e minacce di attacchi letali. Le citazioni fantascientifiche vengono relegate ad alcuni filmati sull'incidente di Roswell (NDR classificato come operazione segreta del 1947, per sondare test atomici e missili URSS) o sui cerchi nel grano, sulla ricerca CIA avente ad oggetto la chiaroveggenza controllata (sorveglianza psichica) o altri esperimenti militari. Il regista visionario tratteggia il futuro che non vorrebbe per la nostra terra.

Alla soglia degli 80 anni, che Spielberg compirà a dicembre, il celebre regista americano di origini ebraiche dimostra di nutrire una sostanziale paura verso la situazione geopolitica in atto e verso l’uso distorto di dati. Paure che esorcizza con la fantasia, senza esser d’altronde sicuro che essa possa bastare.

Disclosure Day (U.S.A.)
Regia: Steven Spielberg
Durata: 145 minuti
Genere: Thriller fantastico
Voto: 7 +

AGRICOLTURA 5.0: il futuro della Terra al centro dell’agenda politicaMILANO - Nella cornice dell’hub dell’innovazione mi...
13/06/2026

AGRICOLTURA 5.0: il futuro della Terra al centro dell’agenda politica

MILANO - Nella cornice dell’hub dell’innovazione milanese ossia al palazzo della Triennale, si è tenuto il mese scorso l’atteso forum "Agricoltura e futuro", appuntamento promosso da Confagricoltura che ha tracciato la rotta del settore economico agricolo, un asset di fondamentale importanza nel nostro paese tra sfide climatiche e transizione tecnologica. L'evento ha vissuto il suo momento apicale nell’intervento del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la cui partecipazione ha sottolineato la centralità del comparto agricolo anche come pilastro dell’identità nazionale.

La sovranità alimentare come difesa della libertà
Accolta dai rappresentanti delle principali associazioni di categoria e da una platea di giovani imprenditori agricoli, la premier ha esordito ribadendo il cambio di paradigma nella sua visione: l’agricoltura non è un retaggio del passato, ma una frontiera strategica.

"Non c’è libertà senza sovranità alimentare," ha dichiarato Meloni dal palco. "Difendere i nostri prodotti significa difendere il nostro paesaggio, la nostra cultura e la nostra capacità di non dipendere da decisioni prese altrove. L'agricoltore è il primo vero ambientalista, il custode del territorio che più di chiunque altro ha interesse a proteggere la natura." La premier ha poi espresso la sua ferma opposizione ai cibi sintetici, ribadendo il valore dell'eccellenza naturale contro le produzioni di laboratorio.

Innovazione e tradizione: un binomio possibile
Il cuore del dibattito si è concentrato sull'integrazione delle nuove tecnologie. Non più solo terra e sudore, ma droni, intelligenza artificiale e monitoraggio satellitare. Tra l’altro è solo grazie a nuove tecnologie che si possono ridurre gli sprechi idrici ed è grazie ad esse che l’uso dei fertilizzanti viene ottimizzato.

Ricambio generazionale
Annunciati nuovi incentivi per i giovani che scelgono di tornare alla terra e all’agricoltura, con focus sulla semplificazione burocratica e l'accesso al credito.

Le sfide globali
Oltre ai successi dell'export che continua a segnare numeri record, l'evento ha affrontato il tema del cambiamento climatico. Su tale fronte il governo si è impegnato a potenziare le infrastrutture irrigue e a sostenere le aziende colpite da eventi estremi; non è mancata qualche critica a posizioni europee, talvolta ingiuste verso i nostri produttori.
L'evento si è chiuso con un messaggio chiaro: l'agricoltura italiana è pronta a guidare la transizione ecologica, a patto che questa sia molto pragmatica e non basata su mere ideologie. La presenza della Meloni ha blindato un patto con gli operatori, confermando che il made in Italy parte, prima di tutto, da radici antiche e dai prodotti del nostro territorio.

A Milano eventi dedicati alla bioeconomia e alle coltivazioni

IN ITALIA BUONO L’ECOSISTEMA
FORESTALE – E LA COLTURA
SI CONTROLLA DALLO SMARTPHONE

Se qualche anno fa ci avessero detto che i coltivatori avrebbero monitorato i propri campi dallo smartphone, avremmo sorriso; ora questo è realtà. La nuova impostazione tecnologica dell’agricoltura moderna è emersa nell’incontro tenutosi a Milano ad aprile promosso da Combi Mais, il protocollo d’eccellenza per la coltivazione del mais. Coltivazione che con solo riferimento alla regione lombarda copre il 40-41% del fabbisogno nazionale; seguono il Piemonte col 21% e il Veneto col 19%.

L’attuale copertura di terreni coltivati a mais equivale a quella degli anni Sessanta, si potrebbe però incentivarne la produzione, viste le qualità nutrizionali del nostro prodotto e la crescita delle esportazioni; le previsioni indicano che nel prossimo anno la quota lombarda potrebbe raggiungere il 46%, appare difatti eccessiva la quota di mais importata nel nostro paese.

Il protocollo, che quest’anno ha inglobato altri tre partner, si avvale dell’esperienza dell’agronomo dott. Leonardo Bertolani e del dipartimento di Agronomia dell’Università di Torino guidato dal professor Amedeo Reyneri, e ancora della moderna tecnologia dei droni negli step di coltivazione e in particolare nella fase di protezione delle piante con biostimolanti. Le coltivazioni attuali sono improntate all’insegna della sostenibilità e dell’agricoltura di precisione che, tenendo conto dei cambiamenti climatici grazie a macchinari evoluti, droni e monitoraggio da remoto, sfrutta meno risorse – soprattutto idriche e chimiche - per ottenere eccellenti risultati in modo green. Il mais di cui parliamo è ottimo e completamente esente da microtossine.

Sempre a Milano a metà aprile si è tenuto un altro importante simposio. In occasione dei 25 anni di FIPER (Federazione Italiana Produttori di Energia da fonti Rinnovabili, con sede a Milano in viale Tunisia 46), a palazzo Edison al convegno dal titolo “Sicurezza energetica, innovazione e comunità” hanno partecipato accademici come Anna Giorgi di Unimont, ambientalisti come Antonio Nicoletti di Legambiente, esperti di energie rinnovabili come Franco Cotana di RSE, Irene Di Padua di Bioenergy Europe, Francesco Demichelis e Angelo Marzullo di Edison Next.

Oltre agli interventi del ministro Pichetto Fratin, dell’assessore regionale Massimo Sertori e del presidente Fiper Michele Colli, il focus si è concentrato sulla promozione delle energie pulite. “Un’occasione di confronto tra i massimi esponenti del settore energetico rinnovabile, sul quale è necessario investire e fare ricerca per procedere spediti verso l’abbandono delle fonti fossili” ha dichiarato Colli. “Fiper lavora senza sosta da 25 anni per promuovere l’utilizzo delle biomasse legnose vergini per la produzione di energia elettrica e termica come fonte pulita e rinnovabile e per una gestione forestale sostenibile. Bagaglio di esperienza che, insieme alla situazione geopolitica internazionale, ci porta a chiedere con forza la massima attenzione delle istituzioni per la promozione di tale settore strategico”.

A tal proposito citiamo un recente regolamento UE (n. 1115/2023 Deforestazione zero) che impedisce l’ingresso nel mercato europeo di prodotti e materie collegati alla rarefazione di foreste e diritti umani, e riportiamo considerazioni trattate nel convegno: la situazione in Italia è decisamente migliore di quella globale mondiale (si pensi che negli ultimi 50 anni il globo ha perso 12 milioni di ettari di foresta all’anno e dal 1980 sono andate distrutte foreste tropicali per oltre 1 milione di chilometri); gli ecosistemi forestali coprono il 36,4% del nostro paese, per quasi 11 milioni di ettari e anzi, secondo dati recenti la superficie forestale italiana continua ad aumentare (Carta Forestale d’Italia 2020, dati ripresi da Legambiente). La foresta principalmente ricopre terreni agricoli abbandonati anche grazie ad una legislazione che consente il rinnovo e il rimboschimento; per tale effetto la superficie forestale si è quasi raddoppiata rispetto al 1970 a fronte della riduzione della superficie agricola in uso, diminuita in quasi 20 anni del 21% circa (dati ripresi da Legambiente).

In particolare i boschi coprono il 14,8% della Sicilia, il 9,8% della Puglia fino al 73,3% della regione Liguria; in tutte le altre regioni italiane – con esclusione di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – la superficie boschiva supera il 30% del territorio. Buone nuove quindi, visto che le foreste sono serbatoi indispensabili per lo stoccaggio di CO2 e contribuiscono a mitigare i cambiamenti climatici.

A MILANO CI SI SPOSA,SI ORGANIZZANO LE FESTE D’ADDIOAGLI AMICI E I PARTY PRE-NUZIALIMatrimoni religiosi in calo, il tren...
02/06/2026

A MILANO CI SI SPOSA,
SI ORGANIZZANO LE FESTE D’ADDIO
AGLI AMICI E I PARTY PRE-NUZIALI

Matrimoni religiosi in calo, il trend recupera con le seconde e terze nozze – Dai dati statistici su unioni certificate e di fatto, la fotografia sociale del paese - La collezione dell’atelier Gabrielli ispirata ai luoghi iconici di Milano – Dagli abiti incantevoli ai gioielli

Milano svela il suo lato romantico quando incroci per la strada qualche coppia di novelli sposi, o qualche gruppo di sole donne o soli uomini che scorrazzano per le vie del centro muniti di qualcosa di distintivo: che sia una t-shirt, un cappello, una sciarpa o una fascia da miss. Il capoluogo lombardo è di gran lunga la meta prediletta per gli addii al celibato/nubilato, anche quando si scelgono location più attraenti per pronunciare il fatidico “sì”.

Nel matrimonio c’è ancora chi ci crede, a quanto pare, anche se negli ultimi 20 anni è cambiato praticamente tutto. Nella città di Milano si celebrano circa 2.500 matrimoni all’anno, dato ancora ridotto rispetto a quello nazionale (173.272 nozze celebrate nel 2024, comunque oltre un terzo in meno rispetto agli anni Novanta). I matrimoni religiosi sono in calo, in gran parte rimpiazzati dalle unioni civili (il 61,3% nel 2024), mentre circa il 20% delle coppie sono conviventi, per l’Istat trattasi di 1,8 milioni (nel Duemila erano solo 500mila) e la convivenza spesso precede il matrimonio. Le seconde nozze e quelle successive sfiorano il 25% della quota globale; nei casi di seconde nozze o successive le unioni civili sono spesso scelta obbligata (95,1%). Il rito civile è prevalente al nord Italia (58,5%), scelta residuale invece nel sud Italia (26%).

I bambini nascono nel 40% dei casi fuori dal matrimonio e fra le nozze spicca la fetta del 17% di unioni miste, dove uno dei coniugi è straniero (percentuale più alta al centro-nord); nei matrimoni misti si predilige la celebrazione civile nel 92% circa dei casi, forse anche a motivo dei credi religiosi differenti, e 7 su 10 riguardano l’unione tra un italiano con una donna straniera, solo 3 su 10 riguardano un’italiana con un uomo straniero. Anche l’età, come si sa, è slittata: se negli anni settanta l’età media per sposarsi era di 27 e 24 anni rispettivamente per l’uomo e la donna, i dati 2024 evidenziano un’età media di 35 e 33 anni a riconferma del perseguimento della stabilità lavorativa e dell’autorealizzazione personale. Questi i dati Istat emersi nel recente summit milanese “Sposarsi oggi”, esposti e analizzati dalla sociologa prof.ssa Scramaglia, presidente dell’ISTUR (Istituto di ricerca Francesco Alberoni); summit promosso dal tour operator Astrolabio viaggi.

Molte le coppie straniere che scelgono l’Italia per la celebrazione, o per un fine-settimana di addio con gli amici più stretti o per party pre-nuziali (quelli che al sud sono pranzi/cene per le pubblicazioni) e a sorpresa anche Milano rientra tra le mete predilette dagli stranieri forse in ragione dei buoni collegamenti con il resto dell’Europa e del mondo. A tal proposito, è curioso notare l’impennata post-pandemica di matrimoni stranieri in Italia (circa 10.000–12.000 all’anno per un valore economico stimato tra 600 milioni e 1 miliardo di euro); negli ultimi anni il dato è persino in ascesa, così nel 2025 si è registrato un incremento del 9,8% (dato AISE). Quasi sempre si desiderano eventi che possano essere esteriorizzati sui social.

Il bisogno di legame stabile persiste, le unioni civili completano il sistema che ha connotati sempre più pluralistici, inclusivi e di maggiore flessibilità, e questo grazie al cd. ‘divorzio breve’ (cui ha fatto da apripista il Tribunale di Milano). Il modello familiare italiano evolve quindi verso una configurazione meno rigida e, proprio mentre il matrimonio perde i connotati di obbligatorietà sociale, aumenta il suo valore simbolico. Numerosi i nubendi che per il magnifico giorno non badano a spese. Il business si estende dalle grandi fiere di settore a sfilate dedicate, eventi specifici – come The love affair nella bergamasca – oltre ai convegni, tutti focalizzati in periodi dell’anno che possano agevolare i flussi maggiori. È assodato infatti che prescelti per le nozze sono i mesi da aprile a ottobre e per l’organizzazione pratica occorrono dai 6 ai 12 mesi. Ampie le realtà coinvolte: grandi maison, PMI o ditte artigianali, fino alle wedding planner a partita IVA.

Tra gli stilisti di abiti da sposa e da cerimonia l’atelier Marco Gabrielli (via Vincenzo Monti 92), che in due eventi milanesi nell’ultimo scorcio d’inverno e primavera ha presentato il suo concept ‘Architettura fluida’, soprattutto una filosofia progettuale; l’abito viene concepito come una struttura morbida, capace di assecondare il movimento naturale del corpo e adattarsi alla personalità di chi lo indossa. Un concetto sartoriale che conserva il rigore della tecnica artigianale, ma si apre a una nuova idea di leggerezza, volume, libertà ed espressività.

Per la nuova collezione lo stilista si è ispirato a luoghi iconici ed affascinanti della città di Milano, a strade nobiliari come la via Borgonuovo o edifici storici come il Teatro alla Scala, attribuendone i nomi alle sue affascinanti creazioni, alcune esposte, altre indossate dalla top-model Emma Giaconi (in foto anche con lo stilista; credits make-up Alessandra Villa); cocktail allietati dall’elegante e raffinato catering Papillon, sulla piazza di Milano da oltre 35 anni, ingaggiabile per eventi. Nella collezione introdotto pure l’abito tubino da sposa, per chi preferisce una cerimonia più informale.

Non possono poi mancare le fedi; al riguardo gli sposi maturi impiegano anche più tempo per una scelta ponderata e ricercata, assicura Roberto Ricci del brand storico Rubinia, con sede milanese in via Vincenzo Monti 26. A suo parere accanto ai grandi classici, non manca chi osa e sempre maggiore è la richiesta di personalizzazione da parte della clientela. Un’ampia gamma di proposte, capsule coordinate, lineari/minimaliste o arricchite da diamanti e gemme, tra fili e intrecci o nodi quale idea ancestrale.

Fedi e alta gioielleria accompagneranno gli sposi nel fatidico giorno e gioielli ricercati saranno ambiti anche dagli invitati e sfoggiati nelle feste prenuziali. Fantasiose le proposte di Belleke Gioielli, marchio creato dalla designer Isabelle Gandini, artigiana e gemmologa formatasi alla Scuola Orafa Ambrosiana, che in gran parte si ispira alla natura. La ricerca della designer si incentra sul rapporto diretto con la materia e sul valore del gesto, sul vasto uso della tecnica della cera persa e sulla predilezione per lavori dove emergano naturali e magiche irregolarità o tocchi di colore grazie a pietre preziose.

www.marcogabrielliatelier.itatelier



www.papillon1990.com
www.astrolabiogroup.com

www.rubinia.com
www.bellekegioielli.com

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