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tarallosi Un viaggio alla scoperta delle tradizioni culturali,delle radici storiche, dei valori che ci uniscono

Il lato nascosto della Luna Il lato nascosto della Luna è stato finalmente mappato. Le nuove immagini mostrano una super...
07/04/2026

Il lato nascosto della Luna

Il lato nascosto della Luna è stato finalmente mappato. Le nuove immagini mostrano una superficie completamente diversa da quella che vediamo dalla Terra – quasi nessuna pianura lavica, ma crateri antichissimi rimasti intatti per miliardi di anni. È come sfogliare l’archivio della storia del Sistema Solare.

Eppure la Luna non è mai stata solo una destinazione scientifica.

Prima degli orologi e dei calendari, era la Luna a insegnare all’umanità a contare il tempo. Le sue fasi regolavano semine, raccolti, maree e ritmi della vita. Nel cielo notturno rappresentava ordine, stabilità e ciclicità.

In ogni cultura ha assunto un volto diverso: dea, guida, simbolo femminile, promessa di rinascita. A differenza del Sole, distante e accecante, la Luna è sempre stata vicina, fragile e mutevole. Ogni mese scompare e ritorna, ricordando all’umanità che anche la fine può essere un nuovo inizio.

Oggi torniamo alla Luna per prepararci a missioni future e nuove esplorazioni. Ma non è solo tecnologia, è anche un ritorno alle nostre origini di esploratori.

Dalle orbite lunari abbiamo visto per la prima volta la Terra sorgere nel buio dello spazio – una piccola sfera blu, fragile e solitaria. Forse è anche per questo che continuiamo a guardare la Luna, per capire meglio il nostro posto nell’universo.

Il lato nascosto della Luna non è solo un territorio sconosciuto. È il prossimo capitolo della storia umana.

05/04/2026

Pasqua diversa, Pasqua nella neve.

Oggi abbiamo fatto una bellissima passeggiata con le ciaspole al Passo del Tonale, accompagnati dalla guida. E devo dire che da soli non saremmo mai riusciti a vedere tutta questa incredibile bellezza del territorio.

La nostra figlia si è divertita tantissimo insieme al cane, correndo nella neve e scoprendo il bosco come una piccola esploratrice.

Durante il percorso abbiamo visto il capolavoro del picchio, attraversato un suggestivo sentiero nel bosco, scoperto un tunnel della Prima Guerra Mondiale, incontrato un pettirosso e camminato immersi in tantissima neve… uno spettacolo davvero emozionante!

Una Pasqua piena di natura, storia e meraviglia.

Grazie Odoardo per la fantastica passeggiata e per averci fatto scoprire questi luoghi così speciali!

03/04/2026

Venerdì Santo in Italia

Il giorno in cui le campane tacciono.
Secondo la tradizione, dal Giovedì Santo “volano a Roma” e il silenzio avvolge paesi e città.

Ma questo silenzio viene spezzato da un suono antico. Raganelle e strumenti di legno chiamati nei dialetti locali petèlecc, tàtole o scütüm, riempiono l’aria di un fragore arcaico e affascinante. Spesso sono i bambini a percorrere le strade, annunciando le funzioni religiose e unendo tutta la comunità in un unico ritmo.

Un rito che affonda le radici in tradizioni antichissime: il rumore diventa lutto, preghiera e, allo stesso tempo, risveglio della primavera.

Oggi abbiamo avuto la fortuna di viverlo in un piccolo villaggio alpino e sentirci, anche solo per un giorno, parte di questa comunità. Vezza d'Oglio Turismo

Cosa direbbe Dante alla Firenze contemporaneaEntrerebbe non dalle porte dei turisti, ma dal vecchio quartiere vicino a S...
26/03/2026

Cosa direbbe Dante alla Firenze contemporanea

Entrerebbe non dalle porte dei turisti, ma dal vecchio quartiere vicino a Santa Croce. Si fermerebbe presso la Pietra di Dante — il masso piatto accanto alla parete del Duomo dove, secondo la tradizione, amava sedersi a guardare il Battistero. E probabilmente resterebbe in silenzio a lungo. Poi direbbe così.

«Avete trasformato la mia città in una scenografia. La bellezza è rimasta, perché è immortale, perché non siete stati voi a crearla. Ma vive ancora qui qualcuno che pensa alla legge e alla giustizia? Oppure tutte le vostre menti sono occupate a capire come vendere più caro il panorama dalla finestra?

Non tornai qui nel 1315 per subire un’umiliazione. Pensate che sia stato facile? Ho avuto nostalgia di queste pietre ogni notte. Ma esistono cose più preziose della casa — e si chiamano Verità e Onore.

La Firenze dei miei sogni era piccola e severa, la vostra è enorme e vuota. L’avete riempita di turisti invece che di cittadini, di marchi invece che di mestieri, di rumore invece che di pensiero.

Ma questo vi dirò, prima di andar via: Beatrice mi sorrise proprio qui, su questo ponte. Dunque la luce non è scomparsa del tutto. Cercatela — e tornate a essere una città, non un museo».

Buon Dantedì, amici!Nel mezzo del cammin di nostra vita… — e ci ritroviamo ancora una volta nella selva oscura insieme a...
25/03/2026

Buon Dantedì, amici!

Nel mezzo del cammin di nostra vita… — e ci ritroviamo ancora una volta nella selva oscura insieme a Dante. Ma oggi voglio raccontarvi di un libro speciale. Uno di quelli che riescono nell’impossibile: trasformare la Divina Commedia in un’avventura appassionante per bambini, senza tradire Dante. A mio avviso, è la migliore Divina Commedia per bambini.

Autori hanno adattato il testo in versi scegliendo gli ottonari con rima alternata. È elastico, musicale, invita alla lettura ad alta voce. L’intero libro è composto da 400 quartine. Il ritmo accompagna il bambino come un’onda: dall’Inferno al Purgatorio, dal Purgatorio fino alle stelle. Ogni pagina è una storia. Senza sovraccaricare. Il bambino ha il tempo di vivere ogni incontro.

Dante parla ai bambini del XXI secolo. Gli autori non hanno paura della modernità e il libro diventa vivo. Prendiamo il terzo cerchio dell’Inferno, quello dei golosi. In Dante giacciono nel fango sotto una pioggia gelida e maleodorante, puniti per aver trasformato il cibo nel senso della loro vita.

Gli autori trovano un’immagine immediata per i bambini di oggi — il cibo spazzatura, simbolicamente rappresentato dalla Coca-Cola:

Maledetta, eterna neve
giù dal cielo scuro cola.
Il goloso se la beve,
come fosse Coca-Cola.

Il contrappasso, cioè la punizione che rispecchia il peccato, diventa improvvisamente chiaro anche per un bambino di sette anni: volevi solo dolce e piacere? Ricevi una eterna poltiglia fredda.

Nel libro ci sono molte intuizioni simili. Tra i peccatori compaiono immagini che richiamano vizi moderni: vanità, avidità, pigrizia. I bambini ridono. E intanto pensano.

Le illustrazioni di Maria Distefano

Le illustrazioni sono davvero splendide. Un mondo visivo in cui perdersi. L’Inferno è immerso in toni scuri e profondi. I mostri sono spaventosi, ma in modo fiabesco, come nei migliori incubi dell’infanzia.

Poi, cerchio dopo cerchio, i colori si schiariscono. Il Purgatorio respira. E il Paradiso esplode in oro e luce bianca.

Il viaggio verso la luce è letteralmente disegnato sulle pagine e i bambini lo percepiscono benissimo. Ogni doppia pagina è piena di dettagli nascosti: alcuni li noteranno prima i genitori, altri i bambini.

Un piccolo segreto del libro

All’interno ci sono le mappe di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Per i bambini è un vero artefatto: possono seguire il viaggio di Dante come su una mappa turistica. E per i genitori… riemergono improvvisamente i ricordi delle lezioni di letteratura.

Il libro è consigliato dai 6 anni, ma, a dire il vero, conquista anche gli adultiÈ uno di quei rari casi in cui una “versione per bambini” non semplifica l’originale, ma apre la porta a Dante.

Oggi si celebra la Festa del Papà.Per l’occasione, condivido alcune idee dal libro di Daniele Novara Il papà peluche non...
19/03/2026

Oggi si celebra la Festa del Papà.

Per l’occasione, condivido alcune idee dal libro di Daniele Novara Il papà peluche non serve a nulla (Rizzoli, 2026).

Negli ultimi decenni, la figura del padre è cambiata radicalmente: dall’autorità distante al “papà amico”, presente, affettuoso, sempre sulla stessa lunghezza d’onda dei figli. Un cambiamento importante, ma secondo Novara non sempre un progresso.

Il problema non è la tenerezza, ma la rinuncia al ruolo educativo: essere guida, dare limiti, offrire punti di riferimento.

Chi è il “papà peluche”?
È un padre che evita il conflitto, dice raramente “no”, non stabilisce regole chiare e finisce per essere soprattutto un compagno di giochi. Spesso lascia alla madre la funzione educativa principale.

Alla base c’è anche una difficoltà più profonda: la crisi del ruolo maschile e la mancanza di modelli chiari di paternità.

Cultura e società
Molti padri di oggi sono cresciuti tra TV, intrattenimento e social, dove prevalgono empatia, leggerezza e bisogno di piacere. Anche sui social si mostra soprattutto il lato “bello” della paternità, mentre limiti, fatica e responsabilità restano invisibili.

La proposta di Novara
Non tornare al passato autoritario, ma costruire una terza via: il padre educativo.

Tre principi:
• mantenere una giusta distanza (autorevolezza, non autoritarismo)
• collaborare con la madre
• stabilire regole e confini chiari

I limiti non sono una punizione, ma uno strumento per crescere. Perché un padre non è solo presenza o affetto: è anche orientamento.



Daniele Novara

A Sanremo ha vinto il cantante napoletano Sal Da Vinci. Che cosa ci dice questa vittoria?In Italia è evidente un trend c...
02/03/2026

A Sanremo ha vinto il cantante napoletano Sal Da Vinci. Che cosa ci dice questa vittoria?

In Italia è evidente un trend crescente di nostalgia. Nostalgia per “quell’Italia lì”, per una giovinezza spensierata, per l’amore romantico, per sogni semplici. Nostalgia della vecchia canzone italiana, cantata da un artista maturo (ha 56 anni), e non dall’ennesimo prodotto perfettamente confezionato dell’industria musicale.

Sembra che gli italiani siano ormai stanchi di giovani cantanti tutti uguali, delle stesse canzoni, del rap infinito, dell’imitazione dell’America, dell’ossessione di “essere trendy”, delle voci deboli e delle immagini sterili. Su questo sfondo piuttosto sbiadito, il cantante napoletano è apparso improvvisamente familiare, autentico, “uno di casa”. E il pubblico lo ha sentito.

Non dimentichiamo che il suo successo dell’anno scorso, Rossetto e caffè, è esploso quasi all’improvviso ed è stato davvero amato dalla gente. La canzone in gara, Per sempre sì, le somiglia molto: nel mood, nella melodia, nelle emozioni. Per questo la vittoria non sembra affatto casuale.

Tutti sono stanchi di problemi, instabilità e ansia permanente. C’è voglia di qualcosa di comprensibile, caldo, umano. Di una canzone d’amore semplice, senza drammi psicologici, senza sofferenza ostentata, senza relazioni tossiche da analizzare. La gente vuole innamorarsi, sposarsi e (forse) fare figli. È troppo? È troppo poco? Non è abbastanza “alto” per gli intellettuali? Non è abbastanza “trendy” per i giovani? Chissà.

Una cosa però è certa: c’è una nostalgia diffusa per tempi felici e spensierati.

Che fastidio!La moda di Milano (io però la seguo)Lo snob romano (ma ci esco)Il sogno americano (ma lo sogno)Il politico ...
25/02/2026

Che fastidio!

La moda di Milano (io però la seguo)
Lo snob romano (ma ci esco)
Il sogno americano (ma lo sogno)
Il politico italiano (ma lo cito)
La musica tribale (mai sentita)
I cani alle dogane (non viaggio)
Il pilates mi deprime
Ma senza pilates ingrasso (che ansia!)

Stasera vado a una festa
Che odio, ma ci vado
Perché se non vado
Poi mi sento esclusa (che fastidio!)

Facciamoci una foto (che fastidio!)
Che fai tu di lavoro? (che domanda violenta!)
Scambiamoci il numero
Non ti scriverò
Ma sentiti fortunato

Cento cover Bossa Nova
Cantate tutte
Con la stessa voce
Che dice
“Non sono come le altre”

Non posso sopportare
Gli arrivisti
I giornalisti perbenisti
I tronisti presentati come artisti

L’inno nazionale al piano bar
Gli F24
Lo spam
Il capitalismo
Ma solo quando non paga me

Che fastidio!
Che fastidio!
Che fastidio!

Guardate come, nella prima metà del XX secolo, il giornale La Domenica del Corriere contribuiva a formare l’interesse pe...
21/02/2026

Guardate come, nella prima metà del XX secolo, il giornale La Domenica del Corriere contribuiva a formare l’interesse per gli sport invernali attraverso le illustrazioni. Il loro obiettivo era molto più ampio del semplice racconto di gare o di curiose attività sulla neve.

Si trattava di una strategia visiva ben studiata: mostrare ai milanesi che cosa si faceva in altri paesi, considerati più “avanzati”. Lo sport invernale veniva presentato come un segno di modernità, progresso e buon gusto. Se scii, se gareggi, se sperimenti qualcosa di nuovo, significa che sei al passo coi tempi, che sei alla moda e attuale.

In mostra è presentata una serie di illustrazioni della prima metà degli anni Venti, in cui l’artista raffigiona sport invernali praticati in diverse parti del mondo: dalle corse con gli aeroslitte negli Stati Uniti alla vela su ghiaccio e alle competizioni equestri sul ghiaccio nelle località alpine. Attraverso questi soggetti si costruiva una moda non solo per lo sport in sé, ma per tutto ciò che gli ruotava attorno, compresi l’abbigliamento, lo stile di vita e il modo di trascorrere il tempo libero.

È particolarmente significativo che nella maggior parte delle illustrazioni le protagoniste siano donne. Proprio loro, in quel periodo, erano le più desiderose di apparire moderne, visibili, “in prima linea” nel nuovo stile di vita. Per questo la figura femminile sul ghiaccio e sulla neve non è casuale, ma un simbolo di un’epoca in cui moda, sport e cambiamenti sociali si intrecciavano in modo particolarmente stretto.

18/02/2026

Mentre guardavamo lo spettacolo, alcuni italiani accanto a noi sussurravano: «Ma sembra un simbolo massonico!» E se non avessero tutti i torti?

Oggi vi propongo di giocare insieme a uno dei miei giochi intellettuali preferiti: la caccia ai significati nascosti. Proviamo a guardare il braciere olimpico attraverso le lenti dell’era digitale.

Guardate il logo di OpenAI, soprattutto dopo il recente rebranding, con lo spazio interno dell’anello ampliato. In questo simbolo convivono in modo sorprendente:

• una struttura a stella / esagonale
• un anello chiuso
• una catena che ricorda i nodi di Leonardo da Vinci (infiniti, intrecciati, senza inizio né fine).

È un “Occhio che tutto vede”, non divino o mistico, ma algoritmico. Seguendo questa logica, la coppa del fuoco olimpico a Milano può essere letta come il simbolo di una nuova fase della civiltà:

• dentro non c’è una fiamma, ma un occhio;
• non l’occhio di Dio, ma quello della tecnologia;
• non la rivelazione, ma il calcolo;
• non teocrazia né democrazia, ma algocrazia: il potere degli algoritmi.

Le aziende che sviluppano intelligenza artificiale stanno diventando sempre più spesso i nuovi “architetti del mondo”. Forse il fuoco olimpico di Milano non parla più degli dèi dell’Olimpo, ma del nuovo pantheon del XXI secolo.

Che ne pensate? Coincidenza… o segno dei tempi?

Indirizzo

Castello Sforzesco
Milan
20121

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