Società e Storia

Società e Storia Rivista di storia dal Medioevo all'età contemporanea. I, n. 1, 1978).

"Società e Storia" si caratterizza nel panorama delle pubblicazioni periodiche di storia per coprire un ampio arco cronologico, dal medioevo all’età contemporanea. Sin dalla sua fondazione, nel 1978, pone al centro dei propri interessi la «storia della società», intesa come «un tipo di ricerca storica che intenda ricondurre all’unità di un processo globale tutte le linee e tendenze di sviluppo ind

ividuabili attraverso le più diverse ricerche specialistiche» (Da Presentazione, a. Ampio e plurale è pertanto lo spettro degli interessi della rivista: dalla demografia storica alla storia della cultura materiale e dell’agricoltura, dall’analisi dei ceti e gruppi sociali allo studio delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche, dalla storia di genere alla storia della politica, dallo studio dei linguaggi, della cultura visuale e delle rappresentazioni sociali e politiche alla storia economica, urbana, militare, culturale, orale. Al cuore della rivista sta la sezione Saggi, che presenta gli esiti di lavori ricerca originali su temi di storia italiana e internazionale. Questa sezione è stabilmente affiancata da Orientamenti e dibattiti, in cui si presentano rassegne di studi, oppure si discutono questioni storiografiche o libri. Si alternano poi nei fascicoli altre sezioni: Beni culturali e organizzazione della ricerca, in cui si affrontano problemi di natura metodologica e didattica e questioni inerenti la conservazione e fruizione del patrimonio documentario (archivi e biblioteche); Il mestiere di storico, in cui si propongono contributi che hanno per oggetto l’attività, le opere, la formazione di storici sia del passato che del nostro tempo. Completano la rivista la sezione dei Libri ricevuti e un ampio apparato di Schede di libri di recente pubblicazione. Oltre ad articoli in lingua italiana, "Società e storia" ospita saggi in lingua inglese, francese, sp****la e tedesca.

23/10/2022

Michele Di Giorgio, Educare il poliziotto. Programmi, metodi e materiali per la formazione delle guardie di Pubblica sicurezza (1961-1970).

In questo articolo l’autore analizza la genesi e lo sviluppo del sistema di arruolamento e formazione per le guardie di pubblica sicurezza. La riforma del comparto di formazione fu probabilmente la più importante tra quelle che interessarono la polizia della Repubblica negli anni successivi al boom economico. L’autore dimostra come la Ps, partendo da un sistema di formazione per il personale di base embrionale e inefficiente, si dotò nel corso degli anni '60 di un comparto scuole piuttosto articolato ed efficiente, giungendo a strutturare programmi di formazione e materiali di studio complessi e originali. Nonostante questa imponente trasformazione del sistema di addestramento (che in parte interessò anche le modalità di reclutamento), come l’autore dimostra, la polizia non riuscì ad assicurare alle guardie di Ps una formazione adeguata a rispondere alle sfide di una società in rapido cambiamento. Ciò avvenne, oltre che per una scarsa selezione del personale arruolato, soprattutto per una serie di disfunzioni organizzative e strutturali che comprimevano in maniera eccessiva il tempo di formazione e minavano l’efficienza delle nuove scuole di polizia.

23/10/2022

Umberto Signori, Il consolato ereditato: possesso di un titolo veneziano di merito nel Regno di Napoli d’epoca vicereale.

Questo articolo si propone di esaminare il possesso duraturo e la disposizione ereditaria di alcuni consolati. Da un lato il saggio mostra che la rimozione del consolato dalle dinamiche concorrenziali e carrieristiche definisse sia la costruzione di un’identità familiare sia l’affiliazione del titolare a un gruppo sociale e di discendenza. Dall’altro rivela che la rivendicazione di diritti possessori e successori sul bene consolare fosse materia di tutela pubblica. Nel caso scelto, relativo ai consoli veneziani nel Regno di Napoli d’età vicereale, la modalità patrimoniale di possesso consolare si realizzò sia con esponenti appartenenti all’élite della Repubblica, sia con famiglie che fondarono la loro condizione sociale privilegiata nei territori regnicoli dell’Adriatico. L’autore mira a dimostrare che durante l’età moderna l’associazione al consolato di un titolo astratto, immateriale e individuale come il “merito” attribuisse alle famiglie consolari un’identità sociale ereditabile ed estendibile all’intero lignaggio.

Il fasc. 175 di Società e Storia si presenta in una veste leggermente inusuale: il fulcro ruota stavolta attorno alla se...
23/10/2022

Il fasc. 175 di Società e Storia si presenta in una veste leggermente inusuale: il fulcro ruota stavolta attorno alla sezione Orientamenti e dibattiti.

Al suo interno, una riflessione di Olimpia Capitano sulle più recenti tendenze storiografiche in merito alla storia del lavoro, ed una discussione sul volume Re-Imagining Democracy in the Mediterranean (1780-1860) animata da Gianluca Albergoni, Daniele Di Bartolomeo, Franscesca Sofia ed Antonio Trampus.

Da non perdere anche il focus dedicato alle strategie con cui archivi e biblioteche di area germanica hanno risposto alle sfide poste dal Covid-19, per non parlare delle pagine in cui il compianto Mario Mirri ha ricordato gli esordi della sua carriera ed il rapporto con un altro maestro della storiografia italiana, Franco Della Peruta.

09/10/2022

Alberto Stramaccioni, L’eredità di Raniero Panzieri. Una nuova cultura anticapitalistica

L’autore ricostruisce l’azione politica e l’elaborazione teorica compiuta da Raniero Panzieri (1921-1964) negli anni della modernizzazione economica e sociale del secondo dopoguerra al fine di individuare le principali tematiche che, sulla base di una consistente produzione memorialistica e di un altrettanto rilevante indagine storiografica, hanno costituito i riferimenti per una nuova cultura anticapitalistica alternativa a quella della sinistra storica.
Il dirigente socialista-secondo l’autore- esprimendo forti critiche alle politiche del Pci e del Psi, considerate riformiste, propone di realizzare una nuova sinistra per una migliore efficacia nella difesa degli interessi dei lavoratori. In questa prospettiva ritiene che si debba superare il modello leninista nella gestione del partito per dar vita ad una struttura organizzativa realmente al servizio della classe operaia; intende poi affermare nuove forme di democrazia diretta contro la tradizionale mediazione sindacale e politico-parlamentare; sostiene inoltre di dover rileggere la teoria marxista oltre il dogmatismo storicista al fine di elaborare una nuova sociologia della classe operaia.
Queste tematiche – secondo l’autore – non trovano consenso nell’area della sinistra storica ma alimentano l’azione politica di una nuova generazione di militanti attiva nel biennio ‘68-’69 e poi trovano spazio negli anni Settanta e Ottanta in molteplici riviste e gruppi politici e ancora oggi, fuori da ogni anacronismo o analogia comparativa, possono comunque suscitare un qualche interesse difronte ai profondi mutamenti del sistema capitalistico indotti dal rapido progresso tecnologico.

09/10/2022

Christopher Calefati, «Gli abbiamo tagliato la testa». Repertori e attori dell’iconoclastia politica nelle Puglie del 1848-49

L’articolo si focalizza sulle forme di violenza iconoclasta durante la mobilitazione del 1848-49 nelle province di Puglia. Al centro dell’analisi vi è l’attenzione sulle pratiche simboliche di dissenso politico, che vedono nelle immagini reali il loro bersaglio per il recupero di spazi d’azione. La presenza del regime nelle aree periferiche del Regno delle Due Sicilie era spesso determinata da un ampio repertorio di busti, statue e ritratti che diventano obbiettivi sensibili durante le proteste nei confronti del sovrano. Il pattern iconoclasta è riletto attraverso la risemantizzazione di questa pratica in chiave politica, in quanto evoluzione delle manifestazioni collettive popolari che in passato fungono da strumento di risoluzione delle controversie locali, e che nell’ottocento assumono una rilevante portata comunicativa. La rottura definitiva dei rapporti politici tra le élites locali e la monarchia, dopo gli eventi del 15 maggio a Napoli, porta ai tentativi di liberazione dello spazio pubblico provinciale dai simboli reali con la successiva instaurazione di nuove idee e forme politiche che mirano a coinvolgere la maggioranza della popolazione attraverso l’esecuzione figurata del sovrano.

09/10/2022

Massimiliano Vaghi, Charles de Bussy e gli avventurieri “francesi” in India (1746-1806)

Nonostante sia impossibile considerare l’antico impero coloniale della Francia come un insieme omogeneo, l’Autore sostiene che nel subcontinente indiano vi sia una sostanziale continuità fra le politiche asiatiche di Antico regime e quelle della Rivoluzione: la rivalità coloniale e commerciale con la Gran Bretagna, infatti, ha prevalso sulla politica rivoluzionaria, con una prassi che è rimasta nella sostanza invariata. A questo proposito, in questo articolo si fornisce un approccio comparatistico dell’attività politica e militare degli ufficiali e aventuriers francesi nel contesto delle guerre anglo-franco-indiane. In particolare ci si sofferma sulla figura di Charles de Bussy (1718?-1785), ufficiale della Compagnie des Indes e quindi governatore generale francese in India, tentando di raffrontare la sua politica indiana sia con quella del suo più celebre contemporaneo Joseph-François Dupleix (1697-1763), sia con quella degli avventurieri “francesi” che hanno operato al servizio dei sovrani indiani fra il 1763 e il 1806.

Il fasc. 174 di Società e Storia è da tempo disponibile in versione cartacea e digitale!Non perdetevi il contributo di C...
09/10/2022

Il fasc. 174 di Società e Storia è da tempo disponibile in versione cartacea e digitale!

Non perdetevi il contributo di Christopher Calefati, che ha ricevuto una menzione speciale alla terza edizione del Premio Articolo di giovani studiosi della SISSCO.

E lasciatevi condurre da Gianluca Albergoni e Gian Luca Fruci nella Venezia rivoluzionaria del 1848, attraverso una disamina di un recente volume di Piero Brunello... si annunciano "Colpi di scena"!

25/05/2022

Irene Piazzoni, Il Pci e il “governo” delle televisioni negli anni del compromesso storico (1976-1979)

Negli anni della “solidarietà nazionale”, per tutte le forze politiche italiane il “governo” del sistema televisivo, investito da un terremoto che ne disarticolava la geografia ridefinendo gli equilibri tra “mano” pubblica e soggetti privati, si pose come un ineludibile cimento. Tanto più ne fu investito il Pci, giunto nell’area della maggioranza e forte di una folta rappresentanza parlamentare. Qual fu il suo ruolo in quello snodo? Quali obiettivi il partito si proponeva? Quale la coesione interna con cui si mosse? Quali furono le strategie messe in campo? Quali i presupposti ideologici che le sostenevano? Quali gli alleati? Sono le questioni su cui l’articolo si interroga, ricostruendo la sintassi della concertazione tra i partiti cui il Pci si affidò e di cui fu protagonista. Ne emergono i nodi e le ragioni che portarono, anziché a una legge di regolamentazione, a un appeasement che si rivelò brodo di coltura di quelle storture che avrebbero generato l’anomalia del caso italiano.

25/05/2022

Maddalena Moglia, I milites dimenticati. Salimbene, la quarta crociata e la memoria cittadina a Parma.

Il contributo intende analizzare l’immaginario della cavalleria cittadina di Parma nella seconda metà del XIII secolo, muovendo da alcuni passi della cronaca di Salimbene de Adam. Si vedrà come la partecipazione dei milites alla quarta crociata venne utilizzata da Salimbene non solo come elemento nobilitante (in linea con la tradizione aristocratica italiana ed europea), ma anche con lo scopo di rivendicare il ruolo della militia all’interno della città. L’analisi sarà condotta su un doppio binario: quello culturale, attraverso le parole di due cronisti (Salimbene de Adam e l’Anonimo parmense) e quello politico-istituzionale, seguendo l’evolvere della configurazione politica del secondo duecento parmigiano. Il quadro che ne emerge offre spunti per una riconsiderazione della militia nella società urbana duecentesca: partendo da modelli culturali differenti, Salimbene e l’Anonimo permettono di mettere in luce alcuni sviluppi della memoria civica, e di osservare come l’autorappresentazione di una parte delle famiglie di milites convisse con il mutato clima culturale e politico che si affermò a Parma in seguito all’affermazione del popolo.

Nel fasc. 173 di Società e Storia, disponibile in versione cartacea e digitale sul nostro sito, si segnala per ricchezza...
25/05/2022

Nel fasc. 173 di Società e Storia, disponibile in versione cartacea e digitale sul nostro sito, si segnala per ricchezza la sezione "Orientamenti e dibattiti": ad una discussione a più voci sugli sviluppi della storia delle polizie segue tre letture del volume L'Italia come storia. Primato, decadenza, eccezione, a cura di F. Benigno ed E. I. Mineo.

Ma non dimenticate i due studi di Maddalena Moglia e Irene Piazzoni che aprono il fascicolo!

13/06/2021

Andrea Podini, Il contrabbando di armi a Marsiglia: legislazione
e pratiche illecite (1885-1939)

L’autore si propone di studiare i contrabbandi di armi avvenuti durante la Terza repubblica francese a Marsiglia. L’indagine da una parte analizza le disposizioni normative che oscillarono tra la completa liberalizzazione e il rigido controllo, suddividendo il periodo repubblicano in tre distinte fasi cronologiche; dall’altra, le pratiche con cui i contrabbandi di armi venivano organizzati, suddividendoli, a seconda del mercato a cui erano diretti, in traffici di natura locale - destinati al milieu urbano - o internazionale - rivolti a zone di guerra dove il commercio lecito era stato sospeso. L’autore mostra infine il caso di studio di Marcel Seytres, importante trafficante d’armi di Marsiglia, ricostruendone i traffici illeciti.

Parole chiave: Francia, Terza Repubblica, Marsiglia, contrabbando, armi, illegalismo

Andrea Podini, Arms Smuggling in Marseille: Legislation and Illegal Practices (1885-1939)

The author aims to study guns smuggling in Marseille during the French Third Republic. On one hand, the essay analyses the legislation which oscillated between complete liberalization and strict control, dividing the Republican period into three distinct chronological phases; on the other hand, the author outlines how the trafficking was organized, by dividing it, according to the market where it was directed, into traffics of local nature - destined to the urban milieu - and international - aimed at war zones where legal trade had been suspended. In the end, the author shows the case study of Marcel Seytres, an important arms trader from Marseille, reconstructing his smuggling.

Keywords: France, French Third Republic, Marseille, smuggling, guns, crime

13/06/2021

Stefano d'Atri, «Fin qui il popolo n[ost]ro si è cibato con li fichi et con le uve». Carestie e annona nella Ragusa (Dubrovnik) del XVI secolo

Perché studiare le carestie nel Mediterraneo di età moderna? L’autore cerca di rispondere a questa domanda proponendo l’analisi di una carestia ma all’interno di un approccio comparativo che abbraccia il lungo cinquecento, nel tentativo di costruire il modello d’intervento della Repubblica di Ragusa (Dubrovnik) non solo di fronte alle crisi, ma anche in relazione al sistema annonario nel suo insieme.
Quel “sistema raguseo” costruito con un misto di “genio politico” e intraprendenti iniziative mercantili, che ha il suo fondamento e la sua ragione d’essere nel rapporto privilegiato con l'Impero ottomano. Un rapporto che ne costituisce un indubbio punto di forza ma anche, come si vedrà nel saggio, la sua potenziale debolezza.

Parole chiave: Ragusa, Mediterraneo, annona, carestia, sistema, diplomazia

Stefano d’Atri, «Fin qui il popolo n[ost]ro si è cibato con li fichi et con le uve». Famine and Food Supply in 16th-century Dubrovnik

What are the reasons for studying famines in the Mediterranean in the early modern age? The author attempts to answer this question proposing an analysis of a famine from a comparative approach that embraces the long sixteenth century, trying to build the model of intervention by the Republic of Ragusa (Dubrovnik) not only in the face of crises, but also in relation to the food system as a whole.
That "Ragusa system" built with a mixture of "political genius" and commercial enterprise, which has its foundation and raison d'etre in the privileged relationship with the Ottoman Empire. A relationship that constitutes an undoubted strength but also, as it will be argued in the paper, its potential weakness.

Keywords: Ragusa, Mediterranean, annona, famine, system, diplomacy

Indirizzo

Via Festa Del Perdono 7, Dipartimento Di Studi Storici Università Degli Studi Di Milano
Milan
20122

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