31/07/2026
Cosa succede quando si sceglie di non avere il pieno controllo sulla musica che si compone? Lo si può mai avere davvero? Queste domande, nell’avanguardia post-bellica, se le pongono molti autori, e non solo sulla musica.
Allan Kaprow nel 1967 raduna a Los Angeles alcuni volontari che partecipino a “Fluids”, un happening per costruire una struttura in blocchi di ghiaccio; Italo Calvino nel 1968 scrive “Il castello dei destini incrociati”, affidando la narrazione alle carte dei tarocchi; Roland Kayn nel 1977 pubblica “Simultan”, album in cui l'esito sonoro di ciascun brano è affidato a circuiti cibernetici.
L’elettronica, il caso, gli interpreti, il pubblico: la musica aleatoria è un’occasione per confrontarci con l’impermanenza e l’imprevedibilità.
Nelle slides:
1.John Cage, tra i primi ideatori della musica aleatoria
2.“Fluids”, Allan Kaprow
3.Jackson Po***ck e la tecnica del dripping
4.Franco Donatoni
5.Roland Kayn
6.Bruno Maderna
7.Yoritsune Matsudaira
8.Sofija Gubajdulina
9.Henri Pousseur
-English version-
What happens when you choose to give up control over the music you compose? Is it ever really possible to be in complete control? These are questions that many artists of the post-war avant-garde began to ask themselves—and not only in music.
In 1967, Allan Kaprow gathered a group of volunteers in Los Angeles to take part in “Fluids”, a happening in which they built a structure out of blocks of ice. In 1968, Italo Calvino wrote “Il castello dei destini incrociati”, entrusting the narrative to the cards of a tarot deck. In 1977, Roland Kayn released “Simultan”, an album in which the sonic outcome of each piece is determined by cybernetic circuits.
Electronics, chance, performers, audiences: aleatory music offers an opportunity to engage with impermanence and unpredictability.