27/07/2026
Ho avuto la fortuna di frequentare a lungo Mary. Pensavo che in Italia non ci fosse miglior interprete per affrontare “il mistero” dei Cantos. Così le scrissi mandandole una manciata di poesie per un giudizio. Mi invitò a salire al castello di Brunnenburg che aveva restaurato pietra su pietra insieme al marito, l’egittologo Boris de Rachewiltz, e che era (ed è) un vero “santuario” poundiano, pieno di libri e ricordi. Mary mi offrì il più indimenticabile tè della mia vita. Mi spiegò che eravamo seduti su una sedia che era stata di Yeats e su una che aveva realizzato suo padre perché nel castello non c’erano sedie comode... Mi mostrò delle lettere di Hemingway. I disegni di Henri Gaudier-Brzeska. La mandibola di uno squalo che sempre Hemingway aveva mandato a Pound. Degli appunti dei Cantos su foglietti. Era un mosaico di storie da raccontare e che ho cercato di raccogliere nel libro Ho cercato di scrivere paradiso. Ezra Pound nelle parole della figlia. Una conversazione che mi richiese nove estati di lavoro ma che risultò la mia vera università: “Scriva bene, chiaro, preciso, secondo le regole di Ezra Pound”, “niente pettegolezzi”, “non usi parole inutili”, “incontri i maestri, finché sono vivi”).
Così mi compendiò i Cantos: “Pound ha dato all’America, e in un certo senso al mondo, un’epica che equivale alla Divina Commedia di Dante… è l’epica necessaria per il futuro”. Mary è sempre stata innamorata dei Cantos, ma è sempre stata innamorata della poesia e come poetessa andrebbe riscoperta); e per fortuna, l’editore Bertoni ha pubblicato Processo in verso, il corpus delle sue poesie italiane curato da Massimo Bacigalupo). Quando le chiesi perché prediligesse la poesia alla prosa mi confidò: “Perché è più concentrata, perché il poeta non tergiversa. Scava, dialogando con sé stesso e chiarificandosi la coscienza. Nella grande poesia si può dire tutto una volta per sempre. Così come hanno fatto i Tragici greci o Shakespeare”. Nell’ultimo messaggio che conservo mi scrisse: “Caro A.R. sono contenta che sia tornato alla POESIA: toccare il buio per avere luce”. Mi sembra un congedo bellissimo. Addio, dolce Mary i cui occhi azzurri ricordavano due laghi alpini.
Ar