06/08/2026
Autismo, ADHD e sindrome di Ehlers-Danlos
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse scientifico per la possibile associazione tra Autismo, ADHD e condizioni caratterizzate da ipermobilità articolare, in particolare la sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile e i disturbi dello spettro dell’ipermobilità.
Molte persone Autistiche o ADHD raccontano infatti di avere anche articolazioni particolarmente mobili, dolori muscoloscheletrici, stanchezza cronica, difficoltà di coordinazione, disturbi gastrointestinali, alterazioni della propriocezione o sintomi di disautonomia.
Allo stesso tempo, nei centri che seguono persone con sindrome di Ehlers-Danlos o ipermobilità sintomatica viene osservata una presenza significativa di caratteristiche Neurodivergenti.
La ricerca indica che una correlazione esiste, soprattutto tra Neurodivergenze e ipermobilità articolare; tuttavia, non è ancora stato dimostrato che una condizione provochi direttamente l’altra, né che tutte le persone Autistiche o ADHD abbiano una sindrome di Ehlers-Danlos.
Le sindromi di Ehlers-Danlos, abbreviate con la sigla EDS, sono un gruppo di condizioni ereditarie che interessano il tessuto connettivo.
Il tessuto connettivo è presente in quasi tutto l’organismo e contribuisce a sostenere e collegare articolazioni, legamenti e tendini, pelle, muscoli, vasi sanguigni, organi interni, sistema gastrointestinale, pavimento pelvico.
Esistono diversi tipi di Ehlers-Danlos, con caratteristiche e rischi differenti.
Quando si parla di associazione con Autismo e ADHD, la maggior parte degli studi riguarda soprattutto la sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile (hEDS), i disturbi dello spettro dell’ipermobilità (HSD) e l’ipermobilità articolare generalizzata.
La hEDS può comprendere ipermobilità articolare generalizzata, instabilità delle articolazioni, sublussazioni o lussazioni, dolore cronico, pelle morbida o lievemente iperestensibile, facilità alla formazione di lividi, affaticamento e difficoltà propriocettive. Possono inoltre essere presenti disturbi gastrointestinali, emicrania, neuropatie, alterazioni autonomiche, disturbi del sonno e problemi uro-ginecologici.
A differenza di molte altre forme di Ehlers-Danlos, per la hEDS non è stato ancora identificato un singolo gene diagnostico. La diagnosi rimane quindi clinica e richiede il rispetto di criteri precisi, oltre all’esclusione di altre condizioni che possono provocare lassità articolare.
È importante distinguere tre situazioni:
• Ipermobilità articolare asintomatica
Una persona può avere articolazioni molto flessibili senza dolore, instabilità o altri problemi. In questo caso l’ipermobilità può rappresentare semplicemente una caratteristica individuale.
• Disturbo dello spettro dell’ipermobilità
Si parla di HSD quando l’ipermobilità è associata a problemi come dolore, instabilità, lesioni ricorrenti, affaticamento o riduzione della funzionalità, ma non sono soddisfatti tutti i criteri per una specifica sindrome di Ehlers-Danlos.
• Sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile
La hEDS è una diagnosi più complessa, che non dipende soltanto dalla flessibilità articolare. Negli adulti devono essere presenti: ipermobilità articolare generalizzata; specifiche manifestazioni sistemiche, familiarità o complicazioni muscoloscheletriche; esclusione di altre diagnosi genetiche, reumatologiche, neuromuscolari o scheletriche.
Il punteggio di Beighton può essere utilizzato come parte della valutazione, ma non basta da solo per diagnosticare la hEDS.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025 ha esaminato venti studi riguardanti Autismo, ipermobilità articolare, HSD ed EDS.
In quindici studi che valutavano direttamente l’associazione, dodici hanno riportato risultati significativi. La prevalenza complessiva dell’ipermobilità articolare nelle persone Autistiche è risultata pari a circa il 22,3%, salendo al 31% quando venivano considerate soltanto le valutazioni cliniche e non le semplici autosegnalazioni.
La stessa meta-analisi ha stimato che, nei campioni di persone Autistiche esaminati, la prevalenza complessiva di HSD o EDS fosse del 27,9%. Nei pochi studi in cui HSD ed EDS venivano valutati direttamente da professionisti, la stima saliva al 39%. Gli autori sottolineano però l’elevata eterogeneità degli studi e la necessità di ulteriori ricerche prima di applicare questi numeri indistintamente a tutta la popolazione autistica.
In uno studio caso-controllo condotto su 199 adulti Autistici e 419 persone non Autistiche, l’Autismo risultava associato a una probabilità maggiore di ipermobilità articolare generalizzata e, soprattutto, di ipermobilità sintomatica. Dopo la correzione per età, sesso ed etnia, l’associazione rimaneva statisticamente significativa. Gli stessi ricercatori hanno però evidenziato che molti partecipanti Autistici erano anche ADHD, rendendo difficile separare completamente l’effetto delle due Neurodivergenze.
Questi dati indicano una relazione che merita attenzione clinica, ma non significano che il 30 o il 39% di tutte le persone Autistiche abbia necessariamente la sindrome di Ehlers-Danlos. Gli studi spesso raggruppano condizioni differenti: semplice ipermobilità, HSD, hEDS e altre forme di EDS.
Anche tra ADHD e ipermobilità articolare è stata osservata un’associazione.
Uno studio retrospettivo svedese ha analizzato le cartelle cliniche di 201 bambini e adolescenti con hEDS o HSD. I ricercatori hanno rilevato una presenza di ADHD e Autismo superiore a quella attesa nella popolazione generale, suggerendo l’utilità di valutare eventuali caratteristiche Neurodivergenti nei bambini con ipermobilità sintomatica. Trattandosi di pazienti seguiti in un ambulatorio specialistico e non di un campione casuale della popolazione, i risultati non permettono però di stabilire la prevalenza generale con assoluta precisione.
Altri studi sugli adulti Neurodivergenti hanno riscontrato una forte relazione tra ipermobilità, dolore e sintomi di disautonomia. In questi lavori, la presenza di ipermobilità sembrava contribuire alla maggiore frequenza di dolore e sintomi autonomici osservata nei gruppi di Autistici o ADHD.
La letteratura scientifica considera quindi l’ADHD una delle condizioni neuroevolutive che potrebbero presentarsi più frequentemente nelle persone con ipermobilità sintomatica, HSD o hEDS. Tuttavia, gli studi sono ancora relativamente pochi e utilizzano campioni, criteri diagnostici e metodi di valutazione non sempre omogenei.
Al momento non esiste una spiegazione unica e dimostrata. Sono state proposte diverse ipotesi, probabilmente complementari:
1. Propriocezione e consapevolezza corporea
La propriocezione è la capacità di percepire la posizione e il movimento del proprio corpo senza doverlo guardare.
Nell’ipermobilità, i legamenti possono fornire informazioni meno precise sulla posizione delle articolazioni. Il sistema nervoso deve quindi compiere uno sforzo maggiore per controllare il movimento e mantenere la stabilità.
Questo può contribuire a goffaggine, difficoltà di coordinazione, urti frequenti, cadute, postura instabile, bisogno di guardare mani e piedi mentre si eseguono alcuni movimenti, difficoltà a dosare la forza, affaticamento durante le attività motorie.
Difficoltà propriocettive e motorie sono descritte anche in una parte delle persone Autistiche e ADHD. Autismo e ipermobilità condividono inoltre possibili manifestazioni come alterazioni propriocettive, difficoltà motorie, ipersensibilità sensoriale e disfunzioni autonomiche.
Ciò non dimostra che una condizione causi l’altra, ma potrebbe spiegare perché alcuni sintomi si sovrappongano o si amplifichino reciprocamente.
2. Sistema nervoso autonomo e disautonomia
Il sistema nervoso autonomo regola funzioni automatiche quali frequenza cardiaca, pressione sanguigna, temperatura, sudorazione, digestione, respirazione, adattamento alla posizione eretta.
Nelle persone con hEDS o HSD possono comparire intolleranza ortostatica, tachicardia, capogiri, sensazione di svenimento, problemi gastrointestinali e alterazioni della termoregolazione. La disfunzione autonomica è riconosciuta tra le manifestazioni frequentemente associate alla hEDS.
Anche alcune persone Autistiche o ADHD presentano difficoltà nella regolazione autonomica. Un organismo costantemente impegnato a compensare instabilità articolare, dolore, pressione sanguigna, stimoli sensoriali e fatica può raggiungere più facilmente uno stato di sovraccarico.
Questo può aumentare irritabilità, difficoltà di concentrazione, bisogno di riposo, sensibilità sensoriale, brain fog, difficoltà nella regolazione emotiva, frequenza di shutdown o meltdown nelle persone Autistiche.
In questi casi, non sempre un peggioramento del funzionamento dipende esclusivamente dalla Neurodivergenza. Potrebbe essere aggravato da dolore, disautonomia, sonno insufficiente, emicrania o affaticamento.
3. Dolore cronico e affaticamento
La hEDS e gli HSD possono provocare dolore articolare, muscolare, miofasciale o neuropatico. Instabilità, microtraumi e compensazioni posturali possono rendere anche le attività quotidiane fisicamente impegnative. Dolore cronico, stanchezza e disturbi del sonno sono frequenti nella hEDS.
Nell’ADHD, il dolore o la stanchezza possono peggiorare: attenzione, memoria di lavoro, capacità organizzativa, controllo degli impulsi, gestione del tempo, tolleranza alla frustrazione.
Nell’Autismo possono aumentare: rigidità, necessità di prevedibilità, difficoltà comunicative, sensibilità agli stimoli, bisogno di isolamento, difficoltà nel riconoscere e descrivere il proprio stato interno.
Una persona potrebbe quindi apparire “più Autistica” o “più ADHD” durante una fase di dolore intenso, mentre in realtà sta affrontando un carico fisico e neurologico maggiore.
4. Interocezione
L’interocezione è la capacità di percepire e interpretare segnali interni come fame, sete, bisogno di urinare, temperatura, dolore, stanchezza, nausea o battito cardiaco.
In alcune persone Autistiche l’interocezione può essere ridotta, ritardata oppure estremamente intensa. La presenza di dolore cronico, disturbi gastrointestinali o disautonomia può rendere questi segnali ancora più difficili da riconoscere e distinguere.
La persona potrebbe accorgersi della stanchezza soltanto quando è ormai esausta, non riconoscere subito una sublussazione, percepire un malessere generale senza riuscire a localizzarlo, confondere ansia, tachicardia, dolore e sovraccarico sensoriale, faticare a descrivere i sintomi durante una visita medica.
Questo può contribuire a ritardi diagnostici e alla sottovalutazione del dolore.
5. Sviluppo motorio e ipotonia
In alcuni bambini Autistici, ADHD o ipermobili possono essere presenti: ipotonia, ritardo nelle tappe motorie, difficoltà nella motricità fine, scrittura faticosa, presa instabile della penna, difficoltà nello sport, scarsa resistenza fisica, disprassia o disturbo dello sviluppo della coordinazione.
Un bambino molto flessibile può inizialmente essere considerato semplicemente “maldestro”, “pigro” o “poco sportivo”. Allo stesso modo, una difficoltà nel rimanere seduto potrebbe essere interpretata soltanto come iperattività, quando il bambino sta continuamente cambiando posizione per ridurre dolore, pressione o instabilità articolare.
6. Meccanismi genetici e biologici condivisi
Le sindromi di Ehlers-Danlos sono condizioni del tessuto connettivo, mentre Autismo e ADHD sono condizioni del neurosviluppo.
La possibile associazione potrebbe dipendere, almeno in alcuni sottogruppi, da fattori genetici o biologici che influenzano contemporaneamente: sviluppo del sistema nervoso, struttura del tessuto connettivo, percezione sensoriale, coordinazione motoria, regolazione autonomica, risposta allo stress.
Questa rimane però un’ipotesi di ricerca. Non è stato identificato un unico “gene dell’Autismo e dell’Ehlers-Danlos” e, per la stessa hEDS, non esiste ancora un test genetico diagnostico specifico.
7. Possibili distorsioni diagnostiche
Una parte dell’associazione osservata potrebbe dipendere anche da fattori clinici.
Le persone con una condizione complessa entrano più spesso in contatto con medici e specialisti e hanno quindi maggiori probabilità di ricevere altre diagnosi.
Inoltre, alcuni sintomi possono essere scambiati tra loro: irrequietezza dovuta al dolore interpretata come iperattività; stanchezza e brain fog interpretati come disattenzione; evitamento sociale dovuto al dolore interpretato esclusivamente come difficoltà Autistica; goffaggine attribuita soltanto alla disprassia senza valutare l’instabilità articolare; sovraccarico autonomico interpretato come attacco di panico; difficoltà a stare in piedi interpretata come mancanza di motivazione; bisogno di muoversi interpretato come comportamento oppositivo.
Per questo è necessaria una valutazione multidisciplinare.
In una persona Autistica o ADHD può essere utile richiedere una valutazione quando sono presenti diversi tra questi elementi: articolazioni molto flessibili; capacità attuale o passata di fare la spaccata o assumere posizioni insolite; pollici che arrivano facilmente all’avambraccio; gomiti o ginocchia che si estendono all’indietro; frequenti distorsioni; caviglie instabili; sensazione che le articolazioni “escano” o “cedano”; sublussazioni o lussazioni; dolore articolare o muscolare ricorrente; dolore diffuso senza una spiegazione chiara; forte stanchezza; difficoltà a mantenere la postura; bisogno di sedersi in posizioni particolari; scrittura dolorosa; facilità alla comparsa di lividi; pelle particolarmente morbida o elastica; cicatrici insolite; ernie; prolassi; reflusso, stipsi o disturbi gastrointestinali persistenti; capogiri o tachicardia quando ci si alza; emicrania; difficoltà propriocettive; familiarità per ipermobilità, dolore o lussazioni.
La presenza di uno o più segnali non permette di autodiagnosticare la sindrome di Ehlers-Danlos.
Nelle persone già diagnosticate con ipermobilità sintomatica può essere utile approfondire: difficoltà attentive persistenti fin dall’infanzia, iperattività interna o motoria, impulsività, disorganizzazione, difficoltà nelle funzioni esecutive, percezione alterata del tempo, interessi intensi, bisogno marcato di routine, difficoltà sociali presenti fin dall’infanzia, masking, sensibilità sensoriale, comportamenti ripetitivi o autoregolatori, difficoltà a interpretare segnali sociali, forte affaticamento dopo le interazioni, storia di ansia o depressione che non spiega completamente il funzionamento della persona.
La revisione GeneReviews sulla hEDS include Autismo e ADHD tra le condizioni cliniche frequentemente riportate in associazione, pur non facendole rientrare nei criteri diagnostici fondamentali della sindrome.
Il riconoscimento può essere particolarmente difficile nelle donne e nelle persone adulte.
Una persona può aver imparato a nascondere il dolore, la fatica, la necessità di muoversi, le difficoltà sociali, il sovraccarico sensoriale, le strategie necessarie per mantenere la postura, le difficoltà organizzative.
Alcune persone ipermobili sviluppano inoltre un’elevata tolleranza al dolore o considerano normali sintomi presenti fin dall’infanzia.
Frasi come: “Sono sempre stata così”; “Anche mia madre ha le articolazioni così”; “Pensavo fosse normale avere sempre male”; “Credevo che a tutti girasse la testa alzandosi”; “Sono solo pigra”; “Sono soltanto ansiosa”; possono nascondere una condizione mai riconosciuta.
Non esiste un singolo specialista universalmente responsabile della diagnosi di hEDS o HSD. A seconda del territorio e dei sintomi possono essere coinvolti: genetista medico, reumatologo, fisiatra, ortopedico, pediatra, internista, neurologo, cardiologo, fisioterapista esperto in ipermobilità.
La valutazione dovrebbe comprendere: storia clinica personale, storia familiare, valutazione dell’ipermobilità attuale e passata, esame della pelle e delle cicatrici, storia di dolore, lussazioni e instabilità, valutazione delle manifestazioni sistemiche e esclusione di altre patologie del tessuto connettivo.
Negli adulti, il punteggio di Beighton previsto dai criteri per la hEDS è generalmente pari o superiore a 5 fino ai cinquant’anni e pari o superiore a 4 oltre i cinquant’anni. Il punteggio deve comunque essere interpretato insieme alla storia clinica, perché l’ipermobilità può ridursi con l’età, il dolore, gli interventi chirurgici o gli infortuni.
Per Autismo e ADHD la valutazione deve essere effettuata da professionisti con esperienza nel neurosviluppo, considerando la storia fin dall’infanzia e non soltanto il funzionamento attuale.
Quando Neurodivergenza e ipermobilità coesistono, limitarsi a una sola diagnosi può portare a interventi incompleti.
Una persona Autistica con dolore e disautonomia potrebbe ricevere esclusivamente un trattamento psicologico, senza che vengano valutati i problemi fisici.
Una persona con hEDS e ADHD potrebbe ricevere indicazioni fisioterapiche difficili da seguire perché non adattate a difficoltà di pianificazione, discontinuità, sovraccarico, problemi di memoria di lavoro, difficoltà nel creare abitudini, percezione alterata del tempo.
Allo stesso modo, una persona con forte sensibilità sensoriale potrebbe non tollerare alcuni tutori, tessuti, ambienti riabilitativi o tecniche manuali.
Riconoscere l’intero quadro permette di personalizzare: fisioterapia, gestione del dolore, attività fisica, supporti ortopedici, accomodamenti scolastici o lavorativi, trattamento dell’ADHD, supporto comunicativo, strategie di autoregolazione, gestione della disautonomia, ritmi di recupero.
Nella hEDS l’obiettivo non è aumentare ulteriormente la flessibilità, ma migliorare stabilità articolare, forza muscolare, propriocezione, controllo del movimento, resistenza, distribuzione equilibrata del carico.
Sono generalmente preferibili programmi graduali e personalizzati, evitando di forzare le articolazioni oltre il loro normale raggio di sicurezza.
Le attività ad alto impatto possono aumentare il rischio di dolore, sublussazioni e lussazioni. Anche yoga e manipolazioni non sono necessariamente vietati, ma devono essere adattati per evitare movimenti estremi e danni provocati dall’eccessiva escursione articolare.
Per una persona Autistica o ADHD il programma dovrebbe inoltre tenere conto di motivazione, interessi, sensibilità sensoriale, bisogno di prevedibilità e difficoltà nelle funzioni esecutive.
Sui social si incontrano spesso affermazioni come: “Tutte le persone Autistiche hanno l’Ehlers-Danlos”; “L’EDS causa l’Autismo”; “L’ADHD è un sintomo dell’ipermobilità”; “Se sei flessibile hai la hEDS”; “La POTS, la MCAS e la hEDS si presentano sempre insieme”. Queste affermazioni non sono scientificamente corrette.
I dati sostengono una associazione statistica e clinica, non un rapporto obbligatorio o una causa unica.
Inoltre, correlazione non significa causalità: due condizioni possono presentarsi insieme perché condividono alcuni fattori di rischio, perché una rende più visibili i sintomi dell’altra oppure per ragioni non ancora comprese.
Quando una persona Autistica o ADHD presenta ipermobilità accompagnata da dolore, instabilità, stanchezza o altri sintomi sistemici, è importante che questi segnali non vengano ignorati. Allo stesso modo, nelle persone con hEDS o HSD può essere utile riconoscere eventuali caratteristiche Neurodivergenti.
Osservare la persona nella sua interezza permette di evitare che dolore, disautonomia e fatica vengano considerati “soltanto ansia”, e che difficoltà attentive, sensoriali o comunicative vengano attribuite esclusivamente alla condizione fisica.
Non si tratta di collezionare diagnosi ma di comprendere meglio il funzionamento della persona, riconoscere le sue difficoltà reali e costruire interventi più adeguati, rispettosi e personalizzati.
©2026
Francesca Tria