26/05/2026
C’è una domanda che, prima o poi, strappa l’uomo alla sua quotidianità, costringendolo a guardare il cielo notturno o la complessità della propria mente: perché c’è qualcosa anziché il nulla? Questa non è un’invenzione della teologia, né un rifugio per menti pigre. È il punto di partenza inevitabile di ogni pensiero onesto.
Per decenni, il materialismo dogmatico ha cercato di derubricare l’universo a un semplice “fatto bruto”, un gigantesco e insensato colpo di dadi. Ma quando l’illustre filosofo analitico Antony Flew, dopo una vita passata a difendere l’ateismo, dichiarò di essersi ricreduto, non lo fece per un crollo emotivo. Lo fece perché, semplicemente, decise di «seguire l’evidenza ovunque essa conduca».
L’errore dello scetticismo moderno è cercare una singola prova matematica isolata, dimenticando che il metodo filosofico più robusto è l’Inferenza alla Spiegazione Migliore (IBE). Questo saggio non offre un singolo filo logico, ma un caso metafisico cumulativo. Prende le caratteristiche più profonde della realtà — l’esistenza, la contingenza, l’ordine, la matematica, la coscienza e il significato — e dimostra che il teismo classico non è una credenza cieca, ma l’unico quadro concettuale in grado di sostenerle tutte insieme, senza collassare nell’assurdo.
Di Sabri Ben Rommane
https://laluce.news/la-verita-dimenticata-un-breve-saggio-filosofico-sulla-necessita-metafisica-di-un-creatore/