04/08/2026
Mi chiamo Andrea, ho 37 anni.
il vero test per misurare la tenuta psicologica di un essere umano non è lo stress lavorativo o un lutto al terzo grado. È l'assemblea di condominio. Un buco nero dove il tempo si dilata, la logica muore e il rancore regna sovrano.
Tutto inizia con un innocuo foglietto bianco nella cassetta della posta: «Assemblea straordinaria condominiale. Mercoledì, ore 21:00. Ordine del giorno: sostituzione citofono scala B. Preventivo allegato».
Un solo punto. Un preventivo da 340 euro. Nella mia ingenuità calcolo: per le 21:20 sono sul divano con Netflix.
Ore 21:00. Scendiamo nella sala sotto il garage. Sedie di plastica bianca, freddo umido. Dietro un tavolo traballante siede l'amministratore, il geometra Colombo. Davanti a sé non ha una cartellina, ma un faldone. Uno di quelli alti quattro dita che trasudano burocrazia.
Siamo in undici su ventiquattro unità. Non c'è il quorum. Colombo, imperturbabile, cala la prima carta:
«Non siamo in numero legale per le delibere ordinarie, ma per la straordinaria basta un terzo. Ci siamo. Dichiaro aperta la seduta.»
Apre il faldone.
«Prima di passare all'ordine del giorno, vi faccio un breve aggiornamento sulla situazione contabile.»
Breve. Tira fuori un foglio Excel stampato in formato A3 e inizia a salmodiare. Spese ordinarie. Straordinarie. Fondo cassa. Fondo ascensore. Fondo imprevisti.
Dal fondo della sala, il signor Righi lo interrompe: «Colombo, ma il citofono?»
«Ci arriviamo, Righi. Prima il bilancio, è nel regolamento. Punto preliminare.»
Legge per venti minuti ininterrotti. Ventitré voci. Ne cita una: "Spese varie, importo: 47,30 euro". Nessuno batte ciglio. Nessuno chiede cosa diavolo siano queste "spese varie". Colombo legge, noi subiamo. Nel mentre, una signora in prima fila lavora a maglia.
Finito. Chiude il foglio A3.
«Bene. Punto uno. Sostituzione citofono scala B. Il preventivo della ditta è di 340 euro più IVA. Totale 374. Diviso per i ventiquattro condomini, fa 15,58 euro a testa. Si vota.»
Dieci secondi netti. Stavo già alzando la mano per votare e fuggire, quando si alza la signora Pini. Terzo piano, Scala A.
«Io sono contraria.»
Gelo in sala.
«Signora Pini,» sospira Colombo, «lei abita nella scala A. Questo è il citofono della scala B.»
«Lo so benissimo. Ma se cambiamo quello della B, poi vorrete cambiare anche il mio. E io il mio lo uso, funziona perfettamente. È del 1987 e si sente benissimo.»
«Signora, non è all'ordine del giorno.»
«E lei ce lo metta.»
«Non posso. La convocazione è stata fatta con un punto solo. Se vuole, indiciamo un'assemblea separata per la scala A.»
«E quando?»
«La prossima. O quella dopo. Dipende da quando ci danno la sala.»
La signora Pini si siede. Riprende i ferri da maglia. Poi si rialza di scatto: «Comunque io ho detto la mia. Lo metta a verbale!»
Colombo, rassegnato, scrive a penna sul faldone: "La sig.ra Pini (scala A) esprime parere contrario pur non essendo interessata dall'intervento".
Andiamo avanti.
«Si vota. Chi è favorevole alla sostituzione del citofono scala B?»
Sette mani alzate.
«Contrari?»
Una sola mano. Il signor Righi. Che abita al piano terra.
«Io non lo uso il citofono. Ho la chiave, apro il portone ed entro. Non mi riguarda, quindi non devo pagare.»
«Righi,» dice Colombo massaggiandosi le tempie, «è una spesa comune. Pagano tutti. Anche i piani terra.»
«Non è giusto! È la stessa truffa dell'ascensore. Io sto al piano terra, l'ascensore non lo prendo mai!»
«Righi, lei paga l'ascensore perché lo dice il regolamento.»
«E io vi dico che non è giusto. Lo ripeto da sei anni!»
Lo dice da sei anni. È vero. Io vivo qui da tre e gliel'ho sentito dire a ogni singola riunione.
«Righi, l'ascensore non è all'ordine del giorno. Torniamo al citofono. Sette favorevoli, uno contrario. Maggioranza. Approvato.»
Una voce dal fondo, la signora del quarto piano: «Io mi astengo. Non mi sono fatta un'idea precisa.»
Colombo la guarda da sopra gli occhiali: «Non può astenersi dopo la votazione, signora. Ha alzato la mano prima?»
«No.»
«Allora non è né favorevole né contraria. La sua presenza in questo voto non conta. Sette a uno. Approvato. Chiudiamo il punto.»
Colombo fa per chiudere il faldone, ma commette l'errore fatale. Lo riapre.
«Varie ed eventuali. Qualcuno ha—»
«Le pulizie!» sbotta Righi.
«Non è all'ordine del giorno, Righi.»
«Lo so! Ma la signora delle pulizie salta il terzo piano da ottobre. Io pago la quota piena e voglio che pulisca tutto.»
«Ne parliamo alla prossima assemblea, oppure le scrivo io una mail di richiamo domani. Ora chiudiamo.»
«Non mi interessa della sua mail! Il terzo piano fa schifo e io lo dico qua, davanti a tutti i condomini!»
La signora Pini scatta di nuovo in piedi.
«Anche il mio pianerottolo fa schifo! Scala A, terzo piano. È sporco e io lo segnalo dal 2013!»
Dal 2013. E Colombo lo sa bene, perché nel suo faldone maledetto c'è lo storico di un decennio.
«Signora Pini, la sua segnalazione è agli atti dal 2013, glielo ripeto ogni volta. Non è all'ordine del giorno!»
«E allora ce lo metta!»
«Non posso, la convocazione l'ho già f—»
«E chi l'ha scritta la convocazione? Lei! Poteva mettercelo!»
Colombo sbatte il faldone.
«Allora. Ricapitoliamo per chiudere. Citofono scala B: approvato. I lavori partiranno entro fine mese. Pulizie: mando io una comunicazione scritta alla ditta. Scala A: la affrontiamo alla prossima assemblea. Se non c'è altro, dichiaro c—»
«Il parcheggio.» È di nuovo Righi. Inesorabile.
«Righi. Vi prego. No.»
«C'è una Golf grigia parcheggiata nel posto degli ospiti da tre settimane. La vedo dalla finestra del salotto. Ogni santa sera. Non si muove.»
«Righi, non è di competenza dell'assemblea, è una violazione del regolamento interno. Le rimando il regolamento via mail.»
«Io non me ne faccio niente del suo PDF! Voglio che quella Golf sparisca!»
«Ma non posso mettere ai voti la rimozione forzata di una Golf grigia, Righi! Non è materia di delibera assembleare!»
«E allora io l'amministratore cosa lo pago a fare?!»
Colombo non risponde più. Chiude il faldone con un tonfo sordo.
«La seduta è tolta. Ore 23:40. Buonanotte a tutti, il verbale vi arriverà via mail.»
Ore 23:40. Due ore e quaranta minuti. Per approvare un citofono da 15,58 euro a testa.
Salgo a casa mia. Scala B. Infilo la chiave nel portone ed entro in silenzio.
Il citofono è rotto dal 2023. Lo è da tre anni e lo sarà almeno per un altro mese abbondante, perché so bene che quando Colombo dice "i lavori partono entro fine mese", intende "probabilmente dopo l'estate".
Entro in casa. Mi butto sul divano. Guardo l'orologio: 23:47. Domani alle 8:00 inizio a lavorare.
Appoggio sul tavolo il foglietto della convocazione. Lo rileggo: "Ordine del giorno: sostituzione citofono scala B".
Poi, mi immagino già il prossimo foglietto che Colombo infilerà nella buca delle lettere tra un mese: "Prossima assemblea. Ordine del giorno: pulizie, parcheggio ospiti, citofono scala A".
Tre punti all'ordine del giorno.
Mi sa che per quella sera preparo direttamente il sacco a pelo in garage.