14/06/2026
Mi chiamo Marco, ho 20 anni.
Lavoro da quando ho finito le superiori, a diciott'anni. Faccio l'apprendista idraulico per una piccola ditta della mia zona. Sveglia alle sei, freddo d'inverno nei cantieri aperti, caldo d'estate nei sottotetti a ti**re i tubi dei condizionatori. Mi spacco letteralmente la schiena per 1.200 euro al mese.
Il mio titolare continua a farmi contratti a tempo determinato. Sei mesi, poi rinnovo di altri sei, poi un anno. "Tranquillo Marco, appena si sblocca un po' il mercato ti faccio l'indeterminato, sei bravo". Sì, ciao. Intanto il tempo passa e io vado avanti a scadenze.
Negli ultimi due anni ho fatto la vita da eremita. Niente serate in discoteca da cento euro, niente vestiti firmati, niente vacanze a Ibiza. Volevo comprarmi la mia prima macchina. Una Volkswagen Polo usata del 2016, roba da 8.500 euro. Niente macchinoni per fare lo splendido, solo una fottuta auto mia per andare a lavorare la mattina senza dover elemosinare passaggi ai colleghi o a mia madre.
Arrivo a mettere da parte 3.500 euro da dare come anticipo. Vado in concessionaria, mi fanno vedere l'auto, la provo. Mi sentivo un re. Mi siedo alla scrivania del venditore, tiro fuori il bancomat per la caparra e gli do i documenti per fare il finanziamento dei restanti 5.000 euro.
Si parlava di una rata da 120 euro al mese. Centoventi euro. Una miseria.
Gli do le mie ultime tre buste paga. Il tizio inserisce i dati nel computer per la richiesta alla banca. Batte sui tasti, poi si ferma. Guarda lo schermo. Fa un sospiro, si toglie gli occhiali e mi guarda.
"Marco, mi spiace ma il sistema ha bloccato la pratica. Hai il contratto in scadenza tra otto mesi. Per la finanziaria non sei solvibile. L'algoritmo ti scarta in automatico. O mi porti un garante con l'indeterminato, o la macchina non te la posso dare".
C'è sceso il gelo. Io guadagno 1.200 euro, vivo ancora con i miei, non ho mezza spesa, non ho mai fatto un debito in vita mia. Potrei pagarla a occhi chiusi quella rata. Ma per il sistema bancario italiano, se non hai la parola "indeterminato" stampata in alto a destra sulla busta paga, a 20 anni sei praticamente un barbone. Un fantasma.
Sono dovuto tornare a casa con un nodo alla gola che non vi dico. Ho dovuto aspettare che mio padre tornasse da lavoro, prenderlo da parte e chiedergli, per favore, di ve**re con me in concessionaria il giorno dopo.
Mio padre, a 55 anni, ha dovuto sedersi a quella scrivania e mettere la sua firma per intestarsi il finanziamento della mia macchina. E io stavo lì, in piedi di fianco a lui, guardando le punte delle mie scarpe dalla vergogna, sentendomi un bambino delle elementari a cui il papà sta comprando il giocattolo nuovo.
Poi in televisione fanno i dibattiti. Si chiedono perché i ventenni di oggi restano a casa coi genitori, perché non fanno figli, perché non fanno girare l'economia.
Ma che economia vuoi far girare? Ti fai un mazzo così otto ore al giorno, ti sporchi le mani, cerchi di fare le cose in regola, e lo Stato e le banche ti sbattono la porta in faccia per centoventi euro al mese. La Polo adesso è parcheggiata sotto casa, ma vi giuro che ogni volta che la guardo mi ricordo che, in questo Paese, finché non avrò quel contratto a tempo indeterminato, sarò sempre e solo un cittadino di serie B.