16/04/2026
Ieri per la prima volta ho visto da vicino alcuni pezzi della collezione di Chanel di Matthieu Blazy.
Il livello di artificio, di ricercatezza, di studio sulle tecniche di lavorazione e i materiali non è paragonabile a niente di esistente. Semplicemente. L’imprinting ricevuto quando si occupava di Margiela Artisanal e poi sviluppato da Bottega Veneta, qui è esploso portando l’idea di artigianalità a un livello che credo non abbia mai raggiunto prima, nè da Chanel, nè da nessun’altra parte. L’ossessione di Blazy per i materiali e le decorazioni fa riflettere su ciò che il massimalismo nella moda sarebbe potuto essere ma non è mai stato.
Siamo tutti abituati a vedere improbabili incrostazioni di paillettes su pizzo usate per classicissimi abiti da sera o da sposa ma difficilmente associamo l’esagerazione formale nella decorazione a qualcosa di intellettuale, alto, degno di rispetto.
Il minimalismo è intellettuale. L’oversize è intellettuale. Il resto è cattivo gusto lievitato nella pasta madre.
Unica rappresentante del decorativismo ascetico è sempre stata nostra signora Miuccia Prada che ne ha però abbandonato la via da quando è arrivato Raf Simons.
Questo approccio così dissacrante e nuovo verso tutto ciò che viene considerato orpello, esagerazione, stratificazione incontrollata è una delle cose più interessanti che stanno succedendo nella moda. Traccia una nuova via che potrebbe abbattere lo stereotipo più gigantesco e più interiorizzato sull’abbigliamento: ciò che è semplice, pratico e maschile è buono e giusto mentre ciò che è decorato, colorato e femminile è superfluo.
Più volte nella newsletter ho parlato del fatto che stiamo uscendo da un periodo di disastroso appiattimento minimalista e che quello che sarebbe venuto subito dopo sarebbe stato molto interessante. Ecco. Il massimalismo intellettuale di Blazy è una delle cose più interessanti che ci sono in giro adesso.