15/06/2026
COMPAGNO BORGES, LA SALUTIAMO SENZA RISERVE!
Nel quarantennale del senza di lui
Gli unici paradisi non vietati all’uomo sono i paradisi perduti. Così parlò Jorge Luis Borges, definito da Ricardo Piglia il massimo scrittore argentino dell’Ottocento, dato che Borges i suoi paradisi perduti li cercò sempre là, nel secolo che l’aveva preceduto.
Il tango fu più puntuale di lui, nel nascere. L’irrispettoso anacronismo gli permise però di immaginarne la nascita con l’esattezza della poesia, nella Colchide dei sobborghi, tra eroi e semidei che parlavano, si sfidavano e combattevano come nell’Iliade, in onirici pas de deux, ricamati dai coltelli e dalle chitarre.
La missione del tango, scrisse ancora, era forse questa: dare agli argentini la certezza di essere stati coraggiosi, di aver già adempiuto i doveri del coraggio e dell’onore.
Con il tango meno onorevole che gli fu contemporaneo, Borges si concesse invece il lusso dell’imparzialità: riconobbe per primo che quella vasta e sconnessa commedia umana era come Shakespeare, che nel tango c’erano tutte le cose che muovono gli uomini a vivere e a morire.
Ma il destino, che ama le simmetrie, volle che a musicare le visioni di Borges fosse Astor Piazzolla, ovvero il massimo compositore di tango del suo secolo e di quelli a ve**re.
Il risultato fu un capolavoro degno dei suscettibili scaffali della Guida Sentimentale al Tango, ma non di quelli della Fondazione Nobel e del loro palato grosso.
"Non darmi il Premio Nobel - diceva ogni volta Borges - è diventata una tradizione scandinava."
Eppure se c’è un sostenitore della superiorità della letteratura sulla vita e gli altri compromessi, questo è lui.
L’anno in cui ci andò più vicino fu appunto il 1965. Mentre lassù, negli schivi Stati Uniti, il suo più fortunato collega Bob Dylan dava alle stampe il primo volume della Trilogia Elettrica, ecco che a Buenos Aires usciva una delle opere capitali del tango, da riascoltare in lungo e in largo tra elegie, raffiche, diavolerie e testi perfetti in versione originale, la cui unica magagna consiste nel non assomigliare alle traduzioni.
E dove avrà luogo quest’elegia granulare? Ma nella Guida Sentimentale al Tango vol. 3, för alla djävolen!, paradisiaca capitale del tango ritrovato che di compromessi svedesi neanche a parlarne.