Tracking Extinction Lions - Kgalagadi Wilderness

Tracking Extinction Lions - Kgalagadi Wilderness Sulle tracce del futuro del leone africano nella Kgalagadi wilderness. Luglio 2018.

Il nostro Pianeta è entrato in una epoca di estinzione di massa che gli esperti paragonano alla scomparsa dei dinosauri 60 milioni di anni fa. Noi ( Elisabetta Corra' giornalista ambientale Free lance per La Stampa e Davide Cisterna, fotografo professionista esperto di fotografia naturalistica) abbiamo deciso di raccontare quanto sta accadendo da reporter ambientali indipendenti perché crediamo n

el giornalismo ben documentato, eticamente libero e sperimentale. Il prossimo 8 luglio partiremo per la Kgalagadi wilderness, 37mila chilometri quadrati di praterie sabbiose e semi-desertiche tra il Sudafrica e il Botwsana. Vogliamo esplorare un territorio tagliato fuori dai racconti africani pubblicati sui grandi media, e soprattutto dai soliti reportage sui leoni. Il Kgalagadi non è il Masai Mara e neppure il Serengeti; ci aspettano interminabili ore di jeep in spazi piatti e aridi. Ma questo è un incredibile bacino di biodiversità per mammiferi e uccelli rapaci. Il Kgalagadi appartiene allo Okavango-Hwange Ecosystem : un habitat immenso in cui lo spazio torna ad essere ciò che è stato fino a 10mila anni fa. Una mappa geografica senza confini se non nella storia della espansione di Homo sapiens.

18/12/2020

Jeff Bezos. Una volta i capitalisti erano persone che producevano beni: Olivetti, Ford, Agnelli. Oggi producono servizi. Bezos consegna pacchi. Sembra incredibile ma è così. Oggi, se produci un bene e vuoi che la gente lo conosca e lo acquisti, devi essere lì: su Amazon. Puoi essere “di sinistra” finché vuoi che non ti liberi dell’abbraccio mortale di Amazon. Alla fin fine, Amazon è come uno degli iperoggetti di Timothy Morton: ci sei dentro. Alla fine lo utilizzi perché funziona, perché è utile, perché…E così eccoti, con tutta la tua etica, avvalerti della piattaforma mondiale che controlla i dipendenti con braccialetti elettronici e che consuma territorio con i suoi hub, ovvero magazzini di stoccaggio. Vale lo stesso per i libri: qualsiasi pubblicazione lì la trovi, anche rara, talvolta. E poi, suvvia, in un periodo come questo in cui il Covid invita a starsene in casa, chi te lo fa fare di andare alla tua libreria di fiducia? Meglio Amazon, così non rischi. E poi chissà se tornerai dalla tua libreria di fiducia dopo che avrai provato il brivido di avere il libro scontato, a casa, e magari il giorno dopo…Bene, fatta questa premessa, BELLE PERSONE su Amazon non c’è! Né sappiamo se mai ci sarà. Probabilmente lo troverete su IBS fra qualche giorno. Nel frattempo, accontentatevi di acquistarlo richiedendolo alla casa editrice, come talvolta si faceva nei tempi andati: bei tempi!?!

Per la prima volta negli ultimi 20 anni sono stati avvistati dei leoni nel Virunga NP, il parco icona della DRC - Repubb...
11/12/2020

Per la prima volta negli ultimi 20 anni sono stati avvistati dei leoni nel Virunga NP, il parco icona della DRC - Repubblica Democratica del Congo. E la causa potrebbe essere che quasi 600 elefanti si sono spostati dal Queen Elizabeth NP in Uganda nel Virunga ecosystem.

580 elephants have been seen moving again between Queen Elizabeth NP in Uganda and Virunga NP in DR Congo - and other species are following

Ecco, nelle parole di Fabio Balocco ( IL FATTO QUOTIDIANI ) le ragioni per cui siamo stati scelti in un racconto controc...
09/12/2020

Ecco, nelle parole di Fabio Balocco ( IL FATTO QUOTIDIANI ) le ragioni per cui siamo stati scelti in un racconto controcorrente di vite controcorrente.

Gli intervistati.

Nessuno di loro vivaddio lo vedrete mai nel programma di Fabio Fazio.
Questo per due ragioni: la prima è che nessuno probabilmente assurgerà a tal fama da esservi invitato. Ma soprattutto, la seconda, perché in un programma buonista in cui “tutto va bene” le loro parole suonerebbero stonate.

Parlare di poveri negli U.S.A., che sono la nostra nazione di riferimento, è bene evitarlo.
Parlare della polizia che carica i No TAV che combattono contro l’opera inutile è bene evitarlo.
Parlare di estinzione delle specie animali e magari anche della nostra è bene evitarlo.

Sono solo alcuni esempi, ma tutti i personaggi coinvolti sono a loro modo scomodi e cozzano contro una visione del mondo faziana o faziosa che dir si voglia.

Ma comunque non è per il loro essere contro che li ho scelti: li ho scelti perché ciascuno incarna letteralmente una passione o un ideale e non ditemi che è una cosa da poco in questo mondo (lo posso dire? lo dico!) di m***a.
In cui dominano gli influencer, sui quali non vale la pena di spender parole.

Ho dovuto – anche per ragioni editoriali – fare una scelta. Potevano essere di più.
Oppure potevano anche essere altri: potevo intervistare persone già famose, tipo Luca Mercalli o Stefano Mancuso. Ma non l’ho fatto perché volevo che fossero persone e non star, persone con cui potersi anche identificare. Persone che possiamo incontrare per strada e che non sono sotto i riflettori. Persone che si sono messe volentieri a n**o per parlare di loro, per parlare a noi.
Affinché noi ne parliamo ad altri.

Questo libro deve essere letto e diffuso. La prossima volta parlerò di chi siamo noi che lo abbiamo fatto.

(Fabio Balocco)

Ebbene sì, faccio parte della rosa di eccentrici, visionari e dissidenti intervistati da Fabio Balocco nel suo libro in ...
09/12/2020

Ebbene sì, faccio parte della rosa di eccentrici, visionari e dissidenti intervistati da Fabio Balocco nel suo libro in uscita a Natale: BELLE PERSONE.

Un primo privilegiato sguardo a di Fabio Balocco, in attesa della disponibilitá per tutti...a breve...

Il razzismo nei confronti dei neri Africani ha le stesse origini della crisi di estinzione. Ricalca gli stessi schemi ps...
09/12/2020

Il razzismo nei confronti dei neri Africani ha le stesse origini della crisi di estinzione. Ricalca gli stessi schemi psichici dell’indifferenza istituzionalizzata per il destino delle specie animali. Appartiene allo stesso schema di civiltà. Tutte le ferite sono state suturate in una unica cicatrice. Questo è il nostro presente nel terzo decennio del XXI secolo.

Finora, abbiamo pensato l’estinzione come un fenomeno automatico, un riflesso lungo, condizionato dalla rapacità umana. Dalla nostra demografia f***e e narcisistica. Un effetto collaterale imprevedibile, che nessuno avrebbe mai previsto semplicemente perché nessuno lo aveva mai tenuto in conto. Ma l’era del SarsCov2, portando nel suo grembo la rivolta nera contro il perdurare della discriminazione razziale – assorbita dalle società occidentali con la stessa faciloneria e trascuratezza con cui inaliamo particolati tossici e assumiamo conservanti, addensanti, coloranti e microplastica – ha reso pubblica una condizione storica globale che non avevamo ancora avuto il coraggio di guardare fin faccia. La catastrofe di estinzione del nostro presente è avviluppata nella storia raccapricciante del capitalismo moderno, dello schiavismo, della messa in catene di una parte dell’umanità allo scopo di rifondare l’umanità. Per diventare moderni, democratici, civili. Dediti, a scadenza regolare, al genocidio, è vero, ma lontano da casa. Nei distretti periferici di un impero extra-nazionale che ancora oggi usa le regioni di prelievo degli schiavi e degli animali come distretti di ricreazione per ricchi: le terre selvagge, i tropici, le savane africane, le foreste primarie, gli oceani profondi, popolati di squali, balene, capodogli.

Il razzismo nei confronti dei neri Africani ha le stesse origini della crisi di estinzione. Ricalca gli stessi schemi psichici dell’indifferenza istituzionalizzata per il destino delle specie anima…

Jean Paul Sartre riteneva che “noi siamo abbandonati, senza scusanti. Questo è ciò che intendo quando dico che l’uomo è ...
09/12/2020

Jean Paul Sartre riteneva che “noi siamo abbandonati, senza scusanti. Questo è ciò che intendo quando dico che l’uomo è condannato alla libertà”. Non ci sono santi in Paradiso né metafisiche salvifiche. Abbiamo solo noi stessi, per tirarci fuori dal guaio di esistere così come siamo. Una eco di questa concezione modernissima della responsabilità umana risuona nel libro di Telmo Pievani LA TERRA DOPO DI NOI, edito da Contrasto e arricchito dalle fotografie del fotografo naturalista Frans Lanting, un libro che di questi tempi sarebbe bene leggere e rileggere. Con la chiarezza cristallina che gli è propria, Pievani spiega perché l’esperimento globale chiamato Antropocene è così pericoloso per noi, che lo abbiamo costruito lungo un percorso evolutivo lungo, considerando solo noi Sapiens, almeno 200mila anni. Non potremo dire di non averlo saputo, scrive Pievani, immaginando il momento in cui dovremo, tutti, fare i conti con le conseguenze dei cambiamenti climatici e della sesta estinzione di massa. I numeri sono chiari, le evidenze scientifiche altrettanto. Ma, per concedere un futuro al Pianeta e alle prossime generazioni, dobbiamo accettare che “il punto di partenza è l’ambivalenza della nostra natura”.

Professor Pievani, vorrei cominciare da un grande merito di questo suo testo: lei riesce a portare nella discussione un concetto che di solito è oscurato anche dagli ambientalisti. Il concetto di identità evolutiva: è vero, siamo una specie altamente pensante, il Novecento ci ha insegnato che siamo soggetti e individui, ma noi siamo soprattutto una specie. È dalla identità evolutiva, dunque, che bisogna partire per capire che cosa ci è successo, che cosa ci sta succedendo e che cosa potrebbe succederci. Avremmo bisogno di una “rivoluzione copernicana” nel pensiero? Di cominciare a pensarci non come soggetti, ma come specie, anche dal punto di vista filosofico?

Sì sono d’accordo, per due ragioni. La prima è che questo è un po’ quello che è mancato nel pensiero ecologista, giustamente militante, che per altro già 10 anni fa denunciò la crisi ambientale, crisi che oggi, purtroppo, galoppa. Hanno tutti i meriti possibili. Adesso però bisogna andare avanti, anche nella elaborazione filosofica dell’ambientalismo. Il difetto di fondo, che io ho sempre visto, è quello di considerare con una certa distinzione il destino umano da quello dell’ambiente, come se ci fossimo noi, con tutte le nostre responsabilità, e dall’altra parte un ambiente da difendere.

Il problema è che, invece, noi siamo parte di questa storia. Ci vuole un ecologismo umanista, che non contrappone più gli interessi umani e quelli della natura, non pone più questa dicotomia, ma sottolinea il contrario, che oggi gli interessi della natura coincidono con i nostri. Se vogliamo davvero essere umanisti, difendere l’esperienza umana e le prossime generazioni, dobbiamo difendere i diritti della natura. I nostri diritti sono quelli che noi stessi applichiamo alla natura. Il secondo punto è che la coscienza di specie ci fa capire che i problemi che abbiamo davanti sono problemi universali, che riguardano la specie umana in quanto tale, che deve imparare ad essere lungimirante, perché altrimenti noi scarichiamo sui nostri figli e i nostri nipoti il debito ambientale e questo è un grande problema di giustizia.

Jean Paul Sartre riteneva che “noi siamo abbandonati, senza scusanti. Questo è ciò che intendo quando dico che l’uomo è condannato alla libertà”. Non ci sono santi in Paradiso né metafisiche salvif…

L’Africa è a un bivio. La crisi globale innescata dalla pandemia ha portato allo scoperto il lento declino della biodive...
09/12/2020

L’Africa è a un bivio. La crisi globale innescata dalla pandemia ha portato allo scoperto il lento declino della biodiversità del continente e potrebbe rivelarsi una perfetta tempesta di amplificazione esponenziale per le minacce di matrice umana alla più spettacolare wildlife rimasta sulla Terra. Questa la denuncia di uno studio di eccezionale importanza, ed estremamente accurato, uscito a metà agosto su NATURE Ecology & Evolution, Conserving Africa’s wildlife and wildlands through the Covid-19 crisis and beyond, firmato da un team di ricercatori di punta, tutti esperti di spazi selvaggi e di megafauna africana. Lo studio analizza i due principali fattori di “collasso interno” della conservazione così come finora è stata disegnata e pianificata sul continente: l’enorme dipendenza dal turismo internazionale, che genera proventi di 29 miliardi di dollari all’anno e ha finora funzionato come generatore di posti di lavoro ben qualificati e come supporto alle economie locali; e le donazioni internazionali, provenienti da una costellazione di soggetti, come organizzazioni non governative, filantropi, fondazioni, i quali, tutti insieme, arrivano a coprire il 32% dei costi delle aree protette, fino addirittura al 90% in alcuni Paesi. Entrambe queste fonti di sostentamento si sono prosciugate a causa del freno sull’economia globale dovuto all’emergenza sanitaria. All’incirca il 90% dei tour operator ha messo in conto una contrazione di affari del 75%. Le donazioni saranno al minimo per almeno i prossimi due anni. Durante la crisi del 2008, riporta lo studio, le transizioni di questo comparto crollarono del 40%. Forse per il 2020 e il 2021 andrà anche peggio. È quindi indispensabile rivedere e riformulare i flussi di finanziamento che garantiscono le aree protette, e inventarne di nuovi, per rendere il “sistema della conservazione” più autonomo.

La conservazione della biodiversità africana è una questione globale, e non periferica o secondaria. Allo stato attuale delle cose, il futuro appare quanto mai incerto, e fosco, considerato che “l’Africa ha 2000 Key Biodiversity Areas e supporta le popolazioni di grandi mammiferi più diversificate e abbondanti del mondo”. E infatti questo studio contiene alcune riflessioni di svolta rispetto al modo tradizionale in cui, anche nel contesto scientifico, viene analizzata l’importanza dell’Africa negli scenari ecologici a ve**re del nostro Pianeta. Gli autori affermano che “la wildlife africana ha anche un considerevole valore esistenziale, il valore che le persone ricavano dal semplice sapere che essa esiste”. Le società civili delle nazioni più ricche dovrebbero sentirsi coinvolte dal destino della wilderness africana anche per un altro motivo: gli habitat del continente forniscono “servizi ecosistemici” di cui tutti beneficiamo: “il mondo intero beneficia dei servizi eco-sistemici forniti dall’Africa attraverso il sequestro di carbonio; gli ecosistemi africani giocano un ruolo critico nel salvaguardare la salute mentale e fisica dell’umanità”. In gioco non c’è quindi solo una svolta nella struttura internazionale che regge la conservazione (finanziamenti, regolamentazioni globali come gli accordi CITES, collaborazioni tra Ngo, Università e istituti di ricerca e progetti sul campo, turismo, donazioni da privati), ma, forse con ancora maggiore urgenza, una svolta morale da parte dell’opinione pubblica nelle nazioni più benestanti. Una svolta morale che diventi pressione politica.

L’Africa è a un bivio. La crisi globale innescata dalla pandemia ha portato allo scoperto il lento declino della biodiversità del continente e potrebbe rivelarsi una perfetta tempesta di amplificaz…

Ciao a tutti 🙂Benché il progetto che dava linfa e carburante a  questo progetto sia finito ( potete trovare il racconto ...
11/02/2020

Ciao a tutti 🙂
Benché il progetto che dava linfa e carburante a questo progetto sia finito ( potete trovare il racconto di questa spedizione su La Stampa e su TrackingExtinction.com ) nulla si ferma e nulla è come prima.

Da oggi infatti Tracking Extinction è anche un PODCAST.
Apple Podcast e Spotify.

Ecco i 10 motivi per cui questo podcast è diverso:
I dati scientifici sono indispensabili. Ma non sono TUTTO
L’estinzione condiziona la percezione che abbiamo della nostra esistenza: progetti, tempo, speranze, prospettive
L’estinzione, quindi, è racconto scientifico e narrazione antropologica. Insieme.
Viviamo in una epoca esausta a causa del collasso della biodiversità Anche quando non ce ne rendiamo conto
L’estinzione è nichilismo, disfattismo, inerzia intellettuale e morale
Siamo cittadini della nostra epoca storica. Da questo e solo da questo dipende la nostra responsabilità verso le altre specie
Incontrare l’estinzione implica coraggio, non cinismo
Non c’è cambiamento politico che non sia cambio di rotta interiore
L’estinzione è peggio del cambiamento climatico
Stiamo rimanendo soli su un Pianeta sovraffollato

Buon viaggio, e buon ascolto 🙂
Elisabetta

Sulle tracce dell'estinzione

24/10/2018

Ci fermiamo qui. La spedizione nel Kgalagadi è ora conclusa e sta on online su La Stampa.
Elisabetta Corrà ne parlerà ancora a BookCity a Milano il prossimo 18 novembre alla libreria HellisBook di via Losanna 6. Trovate il programma sul sito di BookCity .
Si comincia alle ore 16.30 e sarà con noi PAOLO CREPET.
grazie a tutti coloro che ci hanno seguiti lungo questo anno di avventure e rischio di impresa.

La nostra pagina FB è ufficialmente chiusa.

BUON FUTURO A TUTTI

Terza e ultima puntata del nostro racconto del grande Kgalagadi su LA STAMPA.
24/10/2018

Terza e ultima puntata del nostro racconto del grande Kgalagadi su LA STAMPA.

Terza e ultima parte del Viaggio nel parco di Kgalagadi, sul lato del Botswana, dove vive il leone dalla criniera nera

Indirizzo

Milan

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Tracking Extinction Lions - Kgalagadi Wilderness pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi